Zindīq (, dal ) significa letteralmente "libero pensatore", ma ha presto acquistato in contesto islamico il senso traslato di "ateo" o "eretico" rispetto al pensiero considerato ortodosso dell'Islam.The new encyclopedia of Islam, a cura di Cyril Glassé e Huston Smith, p. 491: «Zindiq, dal persiano zand, "libera interpretazione", nel senso di "eresia" islamica. Un libero pensatore, ateo o eretico.»È ovvio che l'ortodossia islamica sia, come in ogni altro contesto, quanto stabilito dalla maggioranza, che tende a relegare ogni minoranza nella sfera dell'"eterodossia" o, meno gentilmente, dell'eresia. "Colpevoli" di zandaqa sono quindi quanti sono considerati dai pensatori musulmani sostenitori di vecchie pratiche religiose, in contrasto con i dogmi islamici.Bernard Lewis, Islam in history: ideas, people, and events in the Middle East (p. 287): «In legal parlance the Zindiq is the criminal dissident—the professing Muslim who holds beliefs or follows practices contrary to the central dogmas of Islam and is therefore to be regarded as an apostate and an infidel. The jurists differ as to the theoretical formulation of the point of exclusion, but in fact usually adopt the practical criterion of open rebellion». A partire dalle epoche più antiche della storia islamica, i musulmani cominciarono a riferire questo termine ai manichei, agli apostati, ai pagani e agli eretici strictu senso, che s'erano coscientemente allontanati da quella che, al momento, era considerata la "retta via" dell'ortodossia sunnita, e a tutti gli avversari aperti e attivi dell'Islam, per i quali la giurisprudenza decretò la pena di morte.John Bowker, s.v. «Zindiq», The Concise Oxford Dictionary of World Religions. 1997 Verso la fine dell'VIII secolo, i Califfi abbasidi cominciarono a dare la caccia e a sterminare in larga misura ogni sostenitore del "libero pensiero", anche solo per il sospetto che fosse zindiq. La repressione di al-Mahdi proseguì coi suoi successori, al-Hadi e Hārūn al-Rashīd, sebbene vi fosse un'intensità alquanto diminuita durante il califfato di quest'ultimo. A partire dal successore di Rashīd, al-Maʾmūn, la persecuzione religiosa nell'Islam prese una diversa direzione, con l'istituzione della miḥna.

In età moderna si tende occasionalmente ad abusare del termine "zindīq" per indicare membri di religioni, sette o culti che siano stati originati dal grande alveo islamico, ma che abbiano espresso idee diverse dal contesto sunnita o sciita. Per alcuni militanti radicali musulmani, il termine è stato varie volte usato, in modo del tutto improprio, per qualificare in tal modo gli sciiti, specialmente in Libano, Iraq e Siria.

Etimologia Il termine zendiq deriva dalla parola del Medio Persiano 𐭦𐭭𐭣𐭩𐭪 zandik zandik o zendik (), composta dalla parola zand e dalla desinenza īk (suffisso d'attribuzione della lingua pahlavi), riferita a chi faceva ricorso allo strumento dell'interpretazione per la comprensione della propria fede zoroastriana. Secondo il celebre dizionario della lingua persiana, il Dehkhoda, zand deriva dal termine avestico zanda, che si trova in due ricorrenze nell'Avestā,Yasna 61, 3; Vendidad 18, 53-55. la cui radice linguistica è tuttavia sconosciuta finora, per quanto sia ipotizzabile il significato di "peccatori", quali i banditi, i ladri, i maghi, i rinnegati e i mentitori. Un'altra ipotesi etimologica abbastanza diffusa è appunto quella che allude al "libero pensiero" interpretativo dei passi coranici spesso oscuri (si tratterebbe del significato del titolo dello Zand, che si riferisce alla tarda esegesi dell'Avestā).Francis E. Peters, The Monotheists: The peoples of God, 2003, p. 194Cyril Glassé e Huston Smith, The new encyclopedia of Islam, p. 491Annemarie Schimmel, Islam, 1992, p. 72Traduzione del Taʾrīkh al-rusul wa l-mulūk di Ṭabarī, a cura di Clifford Edmund Bosworth, E. Yarshater (ed.), Albany, State University of New York Press, 1999. The Sāsānids, the Byzantines, the Lakhmids, and Yemen, p. 38Guy Monnot, Penseurs musulmans et religions iraniennes: ʻAbd al-Jabbār et ses devanciers. 1974, p. 98Carsten Colpe, Iranier, Aramäer, Hebräer, Hellenen: iranische Religionen und ihre Westbeziehungen: Einzelstudien und Versuch einer Zusammenschau, 2003, p. 129

Personaggi definiti come zindīq Abu Nuwas Muḥammad ibn Zakariyā al-RāzīJennifer Michael Hecht, Doubt: A History: The Great Doubters and Their Legacy of Innovation from Socrates and Jesus to Thomas Jefferson and Emily Dickinson, pp. 227-230; Capitolo su zindīq e pensatori materialisti. Lisān al-Dīn Ibn al-KhaṭībAwṣāf al-nās fī tawārīkh wa ṣilāt, talīhā al-zawājir wa l-ʿiẓāt, a cura di Mohamed Kamal Chabana, Maṭbaʿat Faḍālat al-Maḥmadiyyah, al-Dār al-Baydāʾ ?, s.d., p. 19. Ibn al-Muqaffa' Abu Shakir Abu Tammar Muttabib Muhammad al-Warraq Ibn al-Rawandi Al-Ma'arri Yazdan ibn Badhan () Bashshar ibn Burd Yazdanbakht Abd al-Karim ibn Abi l-Wuja' Khalid al-Qasri

Note

Bibliografia Melhem Chokr, Zandaqa et Zindīqs en islam au second siècle de l’Hégire, Damasco, Presses de l’Ifpo, 1993. Thomas Patrick Hughes, Dictionary of Islam, Chicago, IL, Kazi Publications Inc. USA, 1994. ISBN 0-935782-70-2

Voci correlate Ghulat

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