Kana o alfabeto sillabico giapponese è un termine generico per indicare i due sillabari fonetici giapponesi hiragana (平仮名) e katakana (片仮名), come pure l'antico sistema man'yōgana. Tutti questi si svilupparono dagli ideogrammi di origine cinese conosciuti in Giappone con il nome di kanji (漢字, pronuncia cinese "hanzi"), in alternativa o in aggiunta a questi; la parola kana significa "carattere prestato", perché derivato dal kanji. L'invenzione dei kana è tradizionalmente attribuita a Kūkai, monaco buddista vissuto tra l'ottavo e il nono secolo d.C.
I due tipi di alfabeto sillabico (hiragana e katakana) ideati nel periodo Heian (794-1185) attraverso la semplificazione dei corsivi di un ideogramma (hiragana) e attraverso l'utilizzazione di una parte di un ideogramma (katakana).
Tranne che per le cinque vocali e la "ん", si tratta di segni fonetici monosillabici. Quindi, eccetto la "ん", non esistono lettere che esprimono solo una consonante. Oggi le 47 lettere dello hiragana, insieme con i circa 2.000 ideogrammi (kanji), sono i caratteri fondamentali della scrittura giapponese; i katakana vengono usati per scrivere i nomi stranieri come ローマ (Roma), アントニオ (Antonio), ecc.
Tabella dei kana giapponesi hiragana e katakana (accostati, l'hiragana a sinistra e il katakana a destra) con la traslitterazione secondo il sistema Hepburn. vocalekstnhmyrwあア かカ さサ たタ なナ はハ まマ やヤ らラ わワ んンakasatanahamayarawanいイきキしシちチにニひヒみミ りリゐヰikishichinihimi ri(wi)うウくクすスつツぬヌふフむムゆユるル ukusutsunufumuyuru えエけケせセてテねネへヘめメ れレゑヱekeseteneheme re(we)おオこコそソとトのノほホもモよヨろロをヲokoso tonohomoyoro(wo)
Le sillabe tra parentesi sono arcaiche; le sillabe ye, yi, wu non sono presenti nella lingua giapponese.
Pronuncia in dettaglio Nella tabella sottostante si spiega la pronuncia in giapponese, suono per suono, tale per cui i suoni sono poi combinabili tra loro. Sotto la tabella si forniscono alcune informazioni sugli allungamenti vocalici, sui dittonghi arcaici e su alcuni accomodamenti dal Primo Cinese Medio. +Lettera/ dittongo
(roomaji)HiraganaKatakanaTrascriz. IPASpiegazioniaあア/a/È una "a" di albero, come in italiano.iいイ/i/È una "i" di interno, come in italiano. Questa vocale deriva dall'assimilazione di due diverse tipologie di vocali dall'Old Japanese, trascritte come i1 e i2. Su che suoni rappresentassero queste vocali è ancora attivo un dibattito molto acceso. Queste distinzioni valgono solo in alcune sillabe.uうウ/ɯ/ < */u/È una "u" di uno, ma non è arrotondata/procheila. In altre parole, oggi si pronuncia tenendo le labbra non
arrotondate ma rilassate. Anticamente, si pronunciava arrotondata, come in italiano.eえエ/e/È una "e" di evento, come in italiano. Anche questa vocale deriva dall'assimilazione di due diverse tipologie di vocali dall'Old Japanese, e1 e e2.oおオ/o/È una "o" di occhio, chiusa e arrotondata e come in italiano. Anche questa vocale deriva dall'assimilazione di due diverse tipologie di vocali dall'Old Japanese, o1 e o2.yaやヤ/ja/È una "ia" di già, come in italiano: è un dittongo. In generale, la /j/ semivocalica non si raddoppia: la
confusione può derivare per un'interferenza con l'italiano (e.g. con parole come "aglio", diversa da
"ahio". Peraltro, il suono in questione non è nemmeno /j/, ma /ʎ̩/ tensificato/raddoppiato/geminato).
La /j/ semivocalica in roomaji (il sistema più diffuso in assoluto è il sistema Hepburn, dal nome del
missionario che lo inventò) si scrive con la "y".ye𛀁 / いぇイェ/je/È una "ie" di iena, come in italiano: è un dittongo che si reperisce in prestiti. Ufficialmente, esiste solo la
versione in katakana. In hiragana il dittongo, largamente in disuso, si ottiene affiancando due vocali.
Una seconda versione di scrittura è una sillaba rarissima, 𛀁, che deriva dalla stilizzazione di 江, un
sinogramma e kanji che indica il concetto di "grande fiume" (radicale dell'acqua 水 e, come chiave di
lettura, la squadra da carpentiere 工).yuゆユ/jɯ/ < */ju/È una "iu" di iuta, come in italiano ma tenendo la "u" non arrotondata. Anticamente, il dittongo era
pronunciato arrotondato.yoよヨ/yo/È una "io" di sciolto, arrotondata.waわワ/ɰa/ < /wa/È una "ua" di quaglia, ma con la "u" semivocalica non arrotondata. La versione semivocalica di /ɯ/ si scrive /ɰ/, pertanto il dittongo è /ɰa/. Anticamente, la semivocale era arrotondata come in italiano, pertanto il dittongo era /wa/. La /w/ semivocalica si romanizza con la lettera "w". Il dittongo è ancora in uso in giapponese ma in isolamento: nei kanji, è caduto. wiゐヰ/ɰi/ < /wi/È una "ui" di qui, sempre con le labbra rilassate. Anticamente, era /wi/. Oggi questa sillaba è in disuso pure negli anglicismi/wasei-eigo in Japanglish, ma è utile se si affronta la pronuncia storica in particolare dei
kanji, con cui si può fare un confronto con i prestiti cinesi in altre lingue e con il cinese stesso. In più, siccome questo dittongho si è ridotto in /i/, molti kanji non rispecchiano la pronuncia cinese e sino-xenica,
ragion per cui solo in apparenza sembrano avulsi e scollegati dal cinese. Lo stesso discorso vale per "-wa",
ridotto in /a/.weゑヱ/ɰe/ < /we/È una "ue" di quelli, sempre con le labbra rilassate. Anticamente, era /we/. Oggi questa sillaba è in disuso, ma la sua utilità è analoga a "wi" e a "-wa" usato dentro una sillaba.woをヲ/ɰo/ < /wo/È una "uo" di uomo, sempre con le labbra rilassate. Anticamente, era /wo/. Oggi, la sillaba è in disuso
eccetto per la particella che indica il complemento oggetto diretto, を, che anticamente si pronunciava
/wo/ e oggi si riduce in /o/: pertanto, la pronuncia è irregolare.k--/k/È una "c" di cane/"ch" di chela/"k" di koala. La consonante si combina con ogni vocale, generando una distinta sillaba, ognuna con il suo segno grafico in katakana e hiragana (i due sillabari/kana sono nati
da una stilizzazione di una serie di kanji). Il suono resta invariato di fronte a ogni vocale e dittongo. Al
massimo, di fronte alla /i/ e /j/- si palatalizza leggermente. La /k/- e la versione palatalizzata /kʲ/- si
riconoscono se si pronuncia alla massima velocità "ko-ku-ko-ku-ko-ku" e "ke-ki-ke-ki-ke-ki", lasciando la
lingua libera di muoversi. La palatalizzazione è leggera: non diventa /t͡ʃ/, come nell'italiano "ciao"), ma più
semplicemente il dorso della lingua si spinge più in avanti. Quando a una consonante si aggiunge il
dittongo che inizia con /j/-, si usa come "base/perno/sedia" la versione in /kʲ/- e accanto si aggiunge il
dittongo in dimensioni rimpicciolite. La "k" non cambia romanizzazione di fronte a nessuna vocale.
Le combinazioni in hiragana e katakana sono:
か ka, き ki, く ku (non arrotondata), け ke, こ ko; きゃ kya, きゅ kyu (non arr.), きょ kyo.
カ ka, キ ki, ク ku (non arr.), ケ ke, コ ko; キャ kya, キュ kyu (non arr.), キェ kye, キョ kyo.g--/g/È una "g" di galera/"gh" di ghiro; a differenza di /k/, la consonante è sonora (coinvolge cioè la vibrazione delle corde vocali: si metta il palmo della mano intorno alla gola e si pronunci prima "ffff" e poi "mmm").
Si ottiene aggiungendo due trattini in alto alle sillabe con k-. Il doppio trattino in alto si chiama "dakuten"
o "nigori", cioè "impurità", e fa nascere le sillabe "impure", che sono sonore a prescindere. Prima del Periodo
Edo (corrispondente allo shogunato Tokugawa/Primo Giapponese Moderno), in scrittura non era usanza comune disambiguare l'impurità.
La /g/ si palatalizza di fronte alla /i/ e /j/ semivocalica, diventando /gʲ/.
la /g/, se pronunciata in una parlata veloce, colloquiale e poco curata può ridursi in /ɣ/, cioè una "g" di galera
senza contatto tra organi., come in spagnolo sia castigliano che latinoamericano.
Le combinazioni in hiragana e katakana con roomaji sono:
が ga, ぎ gi, ぐ gu, げ ge, ご go; ぎゃ gya, ぎゅ gyu, ぎょ gyo.
ガ ga, ギ gi, グ gu, ゲ ge, ゴ go; ギャ gya, ギュ gyu, ギェ gye, ギョ gyo.s--/s/ di baseÈ una "s" di senza, sorda. Davanti alla /i/ e /j/- semivocalica, si palatalizza in /ɕ/. Cioè, si pronuncia una "sc" di scienza ma con la lingua già in posizione di "gn" di gnomo (/ɳ/), senza esagerare. in passato, non si
palatalizzava: era */si/. La palatalizzazione è stata poi assunta anche di fronte alla /e/, poi caduta.
La "s" palatalizzata cambia grafia in "sh-", grafia unica.
Le combinazioni in hiragana e katakana con roomaji sono:
さ sa, し shi, す su, せ se, そ so; しゃ sha, しゅ shu, しょ sho.
サ sa, シ shi, ス su, セ se, ソ so; シャ sha, シュ shu, シェ she, ショ sho.z--/d͡z/È una "z" di zero, sonora, come si pronuncia nel Nord Italia. Davanti a /i/ e /j/- semivocalica, si palatalizza in /d͡ʑ/, cioè una "g" di gioco pronunciata con a lingua già in posizione di "gn" di gnomo. In passato, non si
palatalizzava: era */d͡zi/. La versione palatalizzata cambia grafia in "j-", grafia unica.
Le combinazioni in hiragana e katakana con roomaji sono:
ざ za, じ ji, ず zu, ぜ ze, ぞ zo; じゃ ja, じゅ ju, じょ jo.
ザ za, ジ ji, ズ zu, ゼ ze, ゾ zo; ジャ ja, ジュ ju, ジェ je, ジョ jo.t--/t/ di baseÈ una "t" di tavolo, sorda. Di fronte alla /i/ e /j/- semivocalica, si palatalizza in /t͡ɕ/, cioè una "c" di ciao ma con la lingua già in posizione di "gn" di gnomo; la romanizzazione poi cambia in "ch-", grafia unica. In più, davanti
a /ɯ/ non arrotondata, si lenisce diventando /t͡s/, cioè una "z" di zero, stavolta sorda; cambia pure la
latinizzazione della sillaba: "tsu" (<*/tu/). In passato, la pronuncia era */t/ di fronte a ogni suono. Le combinazioni in hiragana e katakana con roomaji sono:
た ta, ち chi, つ tsu, て te, と to; ちゃ cha, ちゅ chu, ちょ cho.
タ ta, チ chi, ツ tsu, テ te, ト to; チャ cha, チュ chu, チェ che, チョ cho.d--/d/ di baseÈ una "d" di dente, sonora. Di fronte alla /i/ e /j/- semivocalica, si palatalizza in /d͡ʑ/, cioè una "g" di gioco pronunciata con a lingua già in posizione di "gn" di gnomo. Per non confondere la grafia con "ji" じ <*/d͡zi/ e
tenere distinto "ji" ぢ <*/di/, in roomaji si può trascrivere questa nuova sillaba con "dji". Lo stesso discorso
vale con ず zu e la nuova sillaba ヅ zu /d͡zɯ/ (<*/du/), che si può trascrivere "dzu" per non confonderla.
Le combinazioni in hiragana e katakana con roomaji sono:
だ da, ぢ (d/ji, づ (d)zu, で de, ど do; ぢゃ (d)ja, ぢゅ (d)ju, ぢょ(d)jo.
ダ da, ヂ (d)ji, ヅ (d)zu, デ de, ド do; ヂャ (d)ja, ヂュ (d)ju, ヂェ (d)je, ヂョ (d)jo.h--/h/ < */ɸ/È un'aspirazione sorda, come nell'inglese "have". Cambia grafia davanti alla /ɯ/ siccome si pronuncia come una effe "soffiata", cioè /ɸ/: è uno sbuffo d'aria che esce dalle labbra rilassate, senza che gli incisivi
dell'arcata dentale superiore siano a contatto con il labbro inferiore, come nella /f/ italiana. La grafia è "fu".
L'aspirazione si palatalizza di fronte a /i/ e /j/-, diventando /ç/: il suono si distingue da /h/ se si pronuncia
alla massima velocità "kho-khu-kho-khu" e "khe-khi-khe-khi" focalizzandosi sull'aspirazione. Le combinazioni in hiragana e katakana con roomaji sono:
は ha, ひ hi, ふ fu, へ he, ほ ho; ひゃ hya, ひゅ hyu, ひょ hyo.
ハ ha, ヒ hi, フ fu, ヘ he, ホ ho; ヒャ hya, ヒュ hyu, ヒェ hye, ヒョ hyo.
In giapponese, は ha usato come particella indicante il tema/topic di cui si parla si pronuncia e latinizza come
"wa": la grafia, di contro, rispecchia la pronuncia arcaica, /ha/.
Lo stesso vale per へ "e", che indica il moto da luogo: anticamente si pronunciava /he/.
La terza e ultima irregolarità è presente, come detto in precedenza, nella particella del complemento oggetto diretto, "wo" /o/ </wo/. L'aspirazione è nata nel Primo Giapponese Medio ed era sempre pronunciata */ɸ/b--/b/È una "b" di balena, sonora. Si ottiene aggiungendo il doppio trattino in alto/dakuten/nigori/impurità alle sillabe in "h"-.
Le combinazioni in hiragana e katakana con roomaji sono:
ば ba, び bi, ぶ bu, べ be, ぼ bo; びゃ bya, びゅ byu, びょ byo.
バ ba, ビ bi, ブ bu, ベ be, ボ bo; ビャ bya, ビュ byu, ビェ bye, ビョ byo.p--/p/È una "p" di pallone, sorda. Si ottiene aggiungendo un cerchiolino in alto alle sillabe in "h"- al posto dell'impurità, Il pallino si chiama "handakuten/maru". Anch'esso prima del Primo Giapponese Moderno non si
disambiguava in scrittura.
Le combinazioni in hiragana e katakana con roomaji sono:
ぱ pa, ぴ pi, ぷ pu, ぺ pe, ぽ po; ぴゃ pya, ぴゅ pyu, ぴょ pyo.