Cassìbile (localmente Cassìbbili o Jascìbili) è una frazione di Siracusa (e, fino al 2018, una sua circoscrizione amministrativa) sita sulla SS 115 a circa a sud del capoluogo comunale.

Il borgo ha avuto, nel corso del tempo, una continua espansione, fino a raggiungere circa abitanti.

La località è nota anche per la firma dell'armistizio di Cassibile, reso noto l'8 settembre 1943 ma siglato cinque giorni prima tra i generali Castellano e Bedell Smith.

Geografia fisica Territorio

La geografia fisica di Cassibile è determinata dalla sua vicinanza con Cava Grande del Cassibile. Essa infatti, dichiarata riserva naturale protetta, conferisce a Cassibile una parte montuosa composta da canyon e una parte fluviale composta dal lungo fiume che attraversa il canyon, ovvero il fiume Cassibile, il quale segna altresì il confine naturale tra i territori di Siracusa e di Avola.

Questo fiume, per 10 km del suo percorso, forma dei laghetti dai colori diversi che vanno dal verde scuro al verde smeraldo e sono conosciuti come "I Laghetti di Cava Grande" o in alternativa come "Laghetti di Avola". Il percorso del fiume continua fino a sfociare a mare, precisamente nella località costiera conosciuta come "La Marchesa di Cassibile".

Il restante territorio appartiene alla pianura siracusana.

La costa è sabbiosa e frastagliata, così come lo è quella del restante litorale meridionale di Siracusa.

Origini del nome Il nome dell'insediamento, così come quello del fiume, è attestato in antichità come YhassibilisAmico 1, 81. Esso deriva da *Gacyparis, ovvero dal greco Κακύπαρις ποταμός Kakýparis potamósTucidide; si tratta di un nome dall'origine e dal significato incerto, da accostare al sostrato e del quale non si può escludere un passaggio attraverso l'arabo (specie per -p- > -b-). Giovanni Alessio lo confronta con Κυπάρα Kypára, ‘fonte’Esiodo.

Storia Dalle origini all'epoca moderna

La storia di Cassibile ha inizio in tempi antichi, nelle sue vicinanze è stata rinvenuta una grande necropoli contenente tombe risalenti al IX e VIII secolo a.C., il periodo dei Siculi e dei Sicani. Tale necropoli, denominata Necropoli di Cassibile, è considerata tra le più importanti di Sicilia, seconda solamente a Pantalica.

Nel 413 a.C., nel contesto della Spedizione ateniese in Sicilia, il generale Demostene con i suoi soldati ateniesi si arrese alla città di Syrakousai nei pressi di Cassibile, vicino alla foce del fiume omonimo (località di Cava Grande del Cassibile).

Del feudo cassibilese si ha già notizia dalla fine del XIV secolo d.C. quando la baronia locale era di pertinenza di Guglielmo Raimondo Moncada, conte di Augusta. La baronia poi passò di mano in mano: agli Arici, Lanza, Speciali.

Dal 1580 al 1785 fu dei Branciforte: Salvatore Branciforte, Principe di Butera, dopo averla conquistata ne divenne marchese.

Nel 1797 Ferdinando I di Borbone concede il territorio di Cassibile – il quale comprendeva le località di Mortillaro, Contessa, Cugno di Cassero, Stallaini, Gallina – a Silvestro Loffredo di Messina, che ne divenne marchese. Loffredo ne condusse i lavori stradali per valicare agevolmente i colli e i valloni che intersecavano la tenuta. Nel 1850 iniziò la costruzione dell'antica borgata rurale, allora chiamata Longarini, che fu completata dal figlio Gaetano I e nel 1870 inaugurò una chiesa dedicata alla Sacra Famiglia.

I primi abitanti di Cassibile giunsero da località montane e pedemontane come Monterosso Almo, Canicattini Bagni e Palazzolo Acreide, ed erano contadini dediti alla pastorizia giunti fin lì accogliendo l'offerta del marchese, il quale aveva dato loro un'abitazione e un pascolo per il bestiame. Suo figlio Gaetano I fece costruire 99 case, e non di più, per evitare di pagare i tributi.

Il borgo ospitò in seguito la sua prima caserma dei Carabinieri a cavallo e un'osteria dove chi veniva di passaggio a Cassibile poteva trovare riposo e ristoro.

Cassibile passò poi a Gaetano II e da lui a sua nipote, Maria Emanuela Pulejo che alla fine della prima guerra mondiale sposò l’ufficiale russo-polacco di nobiltà slava Giorgio Gutkowski, incontrato in uno dei suoi viaggi in Russia. Così il marchesato di Cassibile continuò la sua storia sotto la famiglia Gutkowsky, stirpe originaria del Ducato di Mazovia, tra gli altri, con Silvestro Gutkowski Pulejo Loffredo. Nel 1930 sorse un insieme di case al centro, costruite dai cassibilesi desiderosi di avere più spazio, i quali per ottenerlo acquistarono degli appezzamenti di terreno a nord della vecchia borgata, facendo così nascere il primo centro urbano di Cassibile. Qui vi venne edificata la Chiesa di San Giuseppe.

L'economia cassibilese a quei tempi era fornita principalmente dai proprietari terrieri, i quali davano ai cassibilesi dei terreni da lavorare. Inoltre un'altra fonte di lavoro era data dall'estrazione della pietra ricavata dalle vicine cave.

Il paese non disponeva ancora della luce elettrica, che venne messa solo nel 1951, fino ad allora si usarono dei lumi a petrolio.

Seconda guerra mondiale: lo sbarco da Ognina a Cassibile Durante il secondo conflitto bellico mondiale la località di Cassibile e tutte le zone che la circondavano - dal centro di Siracusa a est fino ad Avola a ovest - divennero il fulcro degli sbarchi Alleati messi in atto dall'VIII Armata britannica.

I primi a sbarcare sul suolo siracusano furono gli scozzesi del 2º battaglione dei Royal Scots Fusiliers e del 6º battaglione del Seaforth Highlanders: entrambi della 17ª brigata, appartenente alla 5ª divisione fanteria britannica del maggiore-generale Horatio Berney-Ficklin; XIII Corps..

Le loro navi, che calarono i mezzi da sbarco ponendovi dentro i soldati ancora afflitti dal mal di mare, approdarono intorno alle 2:25 di notte (9/10 luglio), ma a causa del vento lo fecero sulla spiaggia sbagliata: erano finiti vicino alla foce del fiume Cassibile, presso Punta del Cane; situata all'inizio della spiaggia da essi denominata How Beach, che si trovava qualche chilometro più a sud dell'adiacente baia sabbiosa nella quale erano invece attesi: alla George Beach, ovvero a Fontane Bianche.

Gli scozzesi ripulirono la spiaggia dalle mine e si incamminarono verso il borgo di Cassibile (il loro obiettivo principale era prenderlo e raggiungere Siracusa, dove gli aliantisti li attendevano).Frederick Clarence Campbell Graham, History of the Argyll & Sutherland Highlanders, 1st Battalion (Princess Louise's) 1939-1945, 1948, p. 66.

Insieme ai commando sbarcò alla foce del fiume Cassibile pure un altro squadrone del SAS (le medesime forze speciali che stavano prendendo in quelle stesse ore d'assalto la penisola della Maddalena); Il 1º squadrone del 2º reggimento. Questi erano nativi del Sudafrica britannico e in breve tempo erano riusciti a impadronirsi del ponte detto di Cassibile; punto di collegamento della SS 115.Bernard Fergusson, The Watery Maze: The Story of Combined Operations - Pagina , 1961, p. 243..

Sempre alle 3:00 sbarcarono tra la George e la How anche i primi carri armati M4 Sherman della corazzata 4th Infantry Brigade and Headquarters North East (soprannominati "The Black Rats"; "I Ratti Neri"), con il 3rd County of London Yeomanry. Lo squadrone B degli Sherman si unì al 2º battaglione Northamptonshire Regiment (17ª brigata) e marciò con essi verso Siracusa, mentre lo squadrone C di questi carri armati venne diretto verso Floridia. Il resto della brigata sbarcò l'11 luglioR. M. P. Carter., The History of the 4th Armoured Brigade () m 1997, pp. 39-41..

Concluse la prima ondata degli sbarchi nella zona il 1º battaglione fanteria del Yorkshire Regiment (detto anche Green Howards), appartenente alla 15ª brigata, anch'essa facente parte della 5ª divisione, i cui uomini toccarono la sabbia della spiaggia How alle ore 3:45.

La caduta dei capisaldi A difendere l'immediata area sud di Siracusa, da Masseria Palma (dopo Punta Milocca) a Vendicari (Riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari), nella quale era compresa tutta la zona litornea che va dall'Arenella a Cassibile, vi era il 430º battaglione del 146º Reggimento Fanteria Costiero (206ª Divisione costiera del generale Achille d'Havet). Il 430º battaglione copriva quattro capisaldi principali: il più a nord del suo settore era Santa Teresa Longarini (nell'entroterra di Ognina e non distante dall'omonima stazione); scendendo si trovava Torre Cuba, seguita da Fontane Bianche e infine il fortino posto alla foce del fiume Cassibile; intorno a questi ruotavano una serie di postazioni difensive minori.

Questo fu il settore dove i soldati italiani che si opposero allo sbarco vennero decorati con delle medaglie al valore militare: costoro affrontarono una lotta oggettivamente impari: circa 10 battaglioni contro 1; tra l'altro sparpagliato su un vasto terreno e privo di adeguato armamento.. Nei pressi di masseria Cafici ci fu la prima uccisione di un civile siracusano per mano britannica: un contadino che aveva imprudentemente sparato con il suo fucile contro i commando.

Un caposaldo, dato dall'80ª batteria di masseria Scatà, nelle immediate vicinanze del bordo di Cassibile, venne conquistato da un plotone di aliantisti (finiti lì per errore di lancio): vi fu una lotta con gli italiani che la presidiavano e comportò per i difensori 6 morti, 6 feriti e 40 prigionieri (tra costoro diversi decorati).

Anche Torre Cuba venne assalita dalle forze della 1ª AD, insieme ad altre forze della 17ª brigata: qui si trovavano circa 50 soldati italiani, i quali resistettero da soli per diverse ore e cedettero le armi solo quando vennero sopraffatti dai commando. La spiaggia di Fontane Bianche cadde in mano degli scozzesi, che faticarono per fiaccare la resistenza del presidio composto da 26 uomini, 13 dei quali vennero uccisi. Il fortino di Foce del Cassibile veniva piuttosto investito dalla forza dei commando e del SAS: qui caddero 7 italiani.

La presa della contrada Santa Teresa Longarini Mentre i principali capisaldi iniziavano a cadere (e con essi diversi altri presidi: a Capo Ognina i caduti italiani furono 8, attaccati dai due battaglioni degli scozzesi della 17ª brigata), resistette per tutto il giorno del 10 luglio il presidio di Santa Teresa Longarini: assaltato da altri gruppi di aliantisti, esso venne tenacemente difeso.

Santa Teresa Longarini si arrese alle prime ore del mattino dell'11 luglio, quando i sopraggiunti carri armati non le lasciarono altra alternativa. Con la caduta dell'entroterra di Ognina, entrò in possesso degli Alleati anche un antico maniero fortificato detto di San Michele, dove avevano la propria residenza dei nobili del luogo, la famiglia Grande, originari di Avola.