Il tema dei diritti delle donne si è sviluppato giuridicamente sul finire del XVIII secolo grazie alla Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina ("Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne", 1791) di Olympe de Gouges, la quale si ispirò al modello della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (1789) e della Rivendicazione dei diritti della donna (A Vindication of the Rights of Woman1792) di Mary Wollstonecraft.

La rivendicazione per le donne dei diritti civili, della condizione economica femminile e dei diritti politici (suffragio femminile), nonché di un miglioramento della condizione femminile costituiscono la base del femminismo a partire dal XIX secolo attraverso la prima ondata femminista e sviluppatasi nel corso del XX secolo.

In alcuni paesi questi diritti sono istituzionalizzati o supportati dalla legge, dall'abitudine locale e dal comportamento, mentre in altri vengono ignorati e soppressi. Essi si differenziano dalle nozioni più ampie dei diritti umani attraverso le pretese di un giudizio storico e tradizionale inerente all'esercizio di tali diritti a favore della controparte maschileHosken, Fran P., 'Towards a Definition of Women's Rights' in Human Rights Quarterly, Vol. 3, No. 2. (May 1981), pp. 1–10..

I problemi comunemente associati alla nozione di diritti femminili includono, tuttavia non limitandosi ad essi, al diritto all'integrità e all'autonomia corporea, di essere liberi dalla paura di violenza sessuale (più in genere violenza contro le donne), di votare e reggere pubblici uffici, di stipulare contratti legali, di avere uguali diritti nel diritto familiare, di lavorare ed ottenere una retribuzione equa o uguale a quella maschile, di avere diritti riproduttivi, di possedere proprietà ed infine di avere accesso all'istruzioneLockwood, Bert B. (ed.), Women's Rights: A "Human Rights Quarterly" Reader (Johns Hopkins University Press, 2006), ISBN 978-0-8018-8374-3..

Storia

Culture antiche

Anche se i maschi sembrano aver dominato in molte culture, vi sono alcune eccezioni. Ad esempio nella cultura nigeriana degli Aka le donne hanno la possibilità di andare a caccia, anche da sole, spesso controllando la stessa distribuzione delle risorse. L'antico Egitto ebbe più di una volta dei governanti donne, l'ultima delle quali fu Cleopatra VII, a suo tempo amante sia di Giulio Cesare che di Marco Antonio.

Cina Le donne in tutta la Cina storica e antica furono considerate inferiori e avevano uno status giuridico subordinato sulla base della legge promulgata dal Confucianesimo. Nella Cina imperiale (dopo il 221 a.C.) le cosiddette "Tre Obbedienze" insegnavano alle figlie ad obbedire ai loro padri, alle mogli ad obbedire ai propri mariti e alle vedove ad obbedire ai propri figli. Le donne non potevano ereditare né imprese né ricchezze e gli uomini dovevano semmai adottare un figlio per tali fini finanziari.

La legge di epoca imperiale più tardiva ha inoltre caratterizzato sette tipi differenti di divorzio possibile: una moglie poteva essere abbandonata se non fosse riuscita a dare al marito un figlio maschio, se commetteva adulterio, se disobbediva ai suoi genitori, se parlava eccessivamente, se rubava, se fosse stata gelosa e avesse prodotto incantesimi e infine se avesse avuto una malattia maligna o un disordine incurabile. Vi erano però dei limiti anche per il marito, ad esempio non poteva divorziare se lei osservava il culto degli antenati, se non avesse avuto alcuna famiglia a cui tornare o se la famiglia del marito fosse stata inizialmente povera e poi si fosse arricchita per merito suo.

Lo status delle donne in Cina è stato sempre subordinato ai maschi anche a causa dell'abitudine di legare i piedi (vedi loto d'oro): circa al 45% delle donne cinesi veniva imposta una tale pratica ancora nel XIX secolo; ma per le classi superiori questa percentuale arrivava a sfiorare il 100%. Nel 1912 il governo ordinò la cessazione di questa tradizione. Il Loto d'oro era responsabile di un'alterazione della struttura ossea in modo che i piedi potessero rimanere piccoli; i piedi così legati causavano difficoltà di movimento, limitando notevolmente le attività delle donne.

A causa dell'abitudine sociale che voleva che gli uomini e le donne non dovessero stare vicini, le donne cinesi erano riluttanti ad essere visitate da dottori che praticavano la medicina occidentale; ciò ha comportato un'enorme necessità di importare medici femminili. Una missionaria medica, la dottoressa Mary Hannah Fulton (1854–1927) venne inviata dalla "Commissione per le Missioni Estere" della Chiesa statunitense rifacentesi al Presbiterianesimo per fondare la prima università medica per le donne cinesi.

Conosciuta come "Hackett Medical College for Women" (夏葛女子医学院) questo istituto era situato a Canton ed è stato abilitato grazie ad una generosa donazione effettuata da Edward A.K. Hackett (1851–1916), residente nell'Indiana: il collegio si prefisse anche la diffusione del cristianesimo e della medicina moderna oltre che l'elevazione dello status sociale delle donne cinesiRebecca Chan Chung, Deborah Chung and Cecilia Ng Wong, "Piloted to Serve", 2012..

Durante la Repubblica di Cina (1912-1949), ma anche durante i governi precedenti, le donne vennero acquistate e vendute legalmente - in un vero e proprio status di schiavitù - sotto forma di domestiche. Queste donne erano conosciute come Mui Tsai; la loro esistenza venne registrata dalla femminista americana Agnes Smedley nel suo libro intitolato Portraits of Chinese Women in RevolutionParte di questo libro è consultabile online su .

Tuttavia nel 1949 la repubblica cinese venne rovesciata dai guerriglieri comunisti comandati da Mao Zedong e venne così fondata in quello stesso anno la repubblica popolare cinese. Nel maggio del 1950 essa adottò una nuova legge sul matrimonio per affrontare il problema della compravendita delle donne ridotte in schiavitù; questo matrimonio per procura venne reso legale fintanto che entrambi i partner vi acconsentissero. Venne inoltre innalzata l'età legale per poter contrarre matrimonio, a 20 anni per gli uomini e a 18 per le donne. Questa fu una parte essenziale della riforma voluta per le campagne, poiché da allora in poi le donne non poterono più essere vendute legalmente: lo slogan ufficiale era: "Uomini e donne sono uguali per tutti vale la propria pena e ricompensa".

Antica Grecia

Anche se alla maggior parte delle donne dell'antica Grecia mancavano uguali diritti politici, esse godettero di una certa libertà di movimento fino all'età arcaica. Esistono anche registrazioni di donne che nelle antiche Delfi, Gortina, in Tessaglia, a Megara e nell'antica Sparta risultavano in possesso della terra, la più prestigiosa forma di proprietà privata all'epoca. Tuttavia dopo l'età arcaica la situazione delle donne generalmente peggiorò, implementate il legislazioni giuridiche in cui si attuava la segregazione e la disuguaglianza di genere.

Le donne nell'Atene classica non avevano nessuna personalità giuridica e si supponevano come esser parte dell'oikos (casa. famiglia) guidata dai kyrios maschi. Fino al matrimonio le donne rimanevano sotto la tutela dei padri o di un altro parente maschio; una volta sposato il marito diventava kyrios della donna. Poiché alle donne venne impedito di condurre azioni giudiziarie, i kyrios si assumevano il compito di farlo per conto loro.

Le donne ateniesi avevano un limitato diritto di proprietà e quindi non vennero mai considerate come delle cittadine complete in quanto la cittadinanza e i diritti civili e politici furono sempre definiti in relazione alla proprietà e ai mezzi di sussistenza posseduti. Le donne avrebbero potuto tuttavia acquisire diritti sulle proprietà attraverso doni, doti e eredità, anche se i suoi kyrios mantenevano sempre il diritto di disporre della proprietà di una donna.

Le donne ateniesi avrebbero potuto stipulare un contratto che valesse meno del valore di una misura (medimno) di grano, permettendo così alle donne d'impegnarsi in piccoli scambi. Gli schiavi, allo stesso modo delle donne, non erano ammissibili alla piena cittadinanza nell'antica Atene, anche se in rare circostanze almeno gli schiavi avrebbero potuto diventare cittadini se liberati. L'unica barriera permanente alla cittadinanza, quindi i diritti politici e civili, nell'antica Atene era costituita dal genere sessuale: nessuna donna ha mai acquisito la cittadinanza ateniese e pertanto le donne sono sempre state escluse sia in linea di principio sia in pratica dall'antica democrazia.

Al tempo Atene era anche la culla della filosofia e chiunque poteva diventare poeta, studioso, politico o artista a condizione che non fosse una donna. Lo storico statunitense Don Nardo ha affermato che per tutta l'antichità la maggior parte delle donne greche ebbe pochi o nessun diritto civile e che molte di loro ebbero sempre una scarsa libertà di movimento e di scelta autonoma.

Durante il periodo conosciuto come ellenismo ad Atene il famoso filosofo Aristotele pensava che le donne, se lasciate libere, avrebbero inevitabilmente portato al disordine generale; elle erano "assolutamente inutili e causano più confusione del nemico". A causa di ciò Aristotele pensava che tenere ben separate le donne dal resto della società fosse la cosa migliore da fare.

Questa netta separazione comportava il vivere in un ambiente apposito della casa chiamati gineceo, prendendosi cura dei doveri domestici e avendo un ben poco contatto con il mondo maschile; questo fatto era anche inteso a proteggere la fertilità femminile da uomini diversi dal marito, di modo che la fertilità della donna potesse garantire la legittimità dei figli nati. Le donne ateniesi furono anche educate molto poco, tranne che per l'insegnamento, tramite un tutore, di abilità di base quali la tessitura, l'arte culinaria e qualche labile conoscenza del denaro.

Al contrario delle contropari ateniesi le donne nell'antica Sparta godettero di uno status, di un potere e di un rispetto che era del tutto sconosciuto nel resto del mondo classico. Sebbene le donne spartane furono formalmente escluse dalla vita militare e politica, esse godettero di un notevole status come madri dei guerrieri spartiati. Come gli uomini erano impegnati nelle attività militari, così le donne assumevano la piena responsabilità di gestire i beni.

A seguito dello stato di guerra prolungata del IV secolo a.C. le donne spartane giunsero a possedere approssimativamente tra il 35 e il 40% di tutte le terre di proprietà. Dal periodo ellenistico in poi alcuni tra i più ricchi spartani erano donne; esse controllavano le loro proprietà, così come le proprietà dei parenti maschi che erano lontani con l'esercitoSarah B. Pomeroy, Goddess, Whores, Wives, and Slaves: Women in Classical Antiquity. New York: Schocken Books, 1975. pp. 60–62..

Le donne spartane si sposavano raramente prima dell'età di vent'anni; a differenza delle donne ateniesi che indossavano abiti pesanti atti a nasconderne la figura e che raramente potevano esser intraviste al di fuori dell'ambiente domestico, le spartane indossavano vesti corte e potevano muoversi ove meglio le aggradava.

Nonostante la mobilità relativamente maggiore il loro ruolo nella politica era altrettanto uguale a quello delle donne ateniesi, non potevano cioè parteciparvi. Gli uomini vietavano alle donne di parlare nelle assemblee pubbliche e le escludevano da qualsiasi attività politica. Aristotele pensava anche che l'influenza delle donne spartane peccasse di malizia e che ciò evidenziasse il fatto che la maggiore libertà legale concessa alle donne spartane costituisse anche la conseguente rovina dello stato.