La Scuola semiotica di Tartu-Mosca è una scuola di pensiero scientifica attiva nell'ambito della semiotica e delle scienze umane sovietiche negli anni 1960, settanta e ottanta. La scuola raccoglieva studiosi di Tartu (in particolare provenienti dall'Istituto di letteratura russa dell'Università di Tartu) e di Mosca, e anche di Erevan, Riga, Vilnius e altre città.

Fondata nel 1964 da Juri Lotman, la Scuola semiotica di Tartu-Mosca annovera tra i suoi membri più prominenti intellettuali quali Boris Uspensky, Vyacheslav Ivanov, Vladimir Toporov, Mikhail Gasparov, Alexander Piatigorsky, e Isaak I. Revzin. Come risultato del loro lavoro collettivo, i membri della Scuola hanno fornito una cornice teorica agli studi attorno alla semiotica della cultura. L'approccio della scuola prevede una combinazione di metodi informatici, linguaggi e i sistemi di segni culturali, interpretati come un codice universale costituito da opposti binari.

La Scuola di Semiotica di Tartu-Mosca ha sviluppato un metodo innovativo e multidimensionale di analisi culturale. In questo approccio i linguaggi della cultura sono interpretati come sistemi di modellizzazione secondari in relazione al linguaggio verbale. Questo metodo permette una comprensione produttiva dell’uso di diversi linguaggi all’interno della cultura.

La Scuola è in particolare conosciuta per la produzione della rivista Sign System Studies, inizialmente pubblicata in russo con il nome Труды по знаковым системам. La rivista, fondata nel 1964 e pubblicata dalla University of Tartu Press, è la più antica rivista del mondo nell'ambito degli studi semiotici.

Storia della Scuola I fondatori della Scuola si sono fondati sulle opere dei formalisti russi (Tynjanov, Šklovskij, Propp), collegando diversi campi di analisi, dalla letteratura alla musica, dalla pittura (e in genere la rappresentazione visiva) alla mitologia, dal folklore alla religione. Più in particolare, è possibile far risalire le idee di base della Scuola all'inizio del XX secolo, periodo in cui Tinyanov, assieme a Šklovski ed Eichenbaum, dà vita ad una scuola formale di strutturalismo russo.

È possibile individuare, nello sviluppo della Scuola, diverse fasi. Durante la sua prima fase, nel decennio tra il 1960 e il 1970, la Scuola di Semiotica di Tartu-Mosca ha seguito un approccio prevalentemente strutturalista, fortemente influenzato dal formalismo russo. Dal 1964 si sono tenute scuole estive sui sistemi di modellizzazione secondaria (fino al 1970), sono stati pubblicati i «Труды по знаковым системам» (Sign Systems Studies), sono stati fatti tentativi di conciliare il metodo matematico e quello linguistico.

Alcuni ricercatori sottolineano il carattere esoterico e chiuso della scuola di Tartu. I temi principali indagati dagli esponenti della Scuola riguardano le opposizioni binarie all'interno della cultura (vista come un macrotesto o, nei termini di Lotman, "semiosfera"), i rituali e gli archetipi.

Dagli anni '80 in poi, l’approccio della Scuola può essere definito come post-strutturalista. In questi anni la Scuola risente fortemente dell’influenza del concetto di semiosfera teorizzato da Juri Lotman. A metà degli anni 1980 la scuola semiotica di Tartu-Mosca si scioglie.

A partire dagli anni '90, gli studi della Scuola di Semiotica di Tartu-Mosca sono portati avanti dalla Scuola di Semiotica di Tartu, che ha luogo nel Dipartimento di Semiotica dell’Università di Tartu. Alla sua guida, tra gli altri, figurano Kalevi Kull, Peeter Torop e Mihhail Lotman.

La Scuola ha inoltre contribuito alla riscoperta dell'opera di Michail Bachtin e Pavel FlorenskijChiara Cantelli, La filosofia russa, in Virgilio Melchiorre (a cura di), Filosofie del mondo, Milano: Bompiani, 2014, pp. 217-19..

Semiotica della cultura La semiotica della cultura, portata in auge dalla Scuola di Tartu-Mosca, è un campo di ricerca all'interno della semiotica generale. La nozione si ispira alla linguistica strutturale di Ferdinand de Saussure, alle idee del formalismo russo e dal Circolo linguistico di Praga, assieme ad altre linee teoriche individuali le cui successive iterazioni si allontanano talvolta radicalmente da queste influenze.

Juri Lotman è considerato il principale rappresentante della semiotica della cultura. Alla base dello studio della semiotica della cultura ci sono le nozioni di "testo", "sistema di modellazione", "linguaggio", la teoria lotmaniana della "semiosfera" e lo stesso concetto di "cultura".

I concetti fondanti della semiotica della cultura vengono formulati a partire dagli anni '60, ma è possibile definire come anno di nascita ufficiale per la semiotica della cultura il 1973, anno in cui Lotman, assieme a Vjacheslav Ivanov, Aleksandr M. Pjatigorskij, Vladimir N. Toporov e Boris A. Uspenskij pubblicò per la prima volta il manifesto Tesi sullo studio semiotico delle culture (applicato ai testi Slavi). Il testo, considerato prodotto fondante della scuola, è utilizzato per identificare i confini di creazioni materiali, esperienze, occorrenze e di numerose altre entità culturalmente integrate o artistiche. La definizione dei limiti e l'analisi delle interrelazioni tra queste creazioni permette di esaminare in maniera dettagliata le dinamiche alla base della cultura. Dal momento che i confini di tali entità sono variabili, non ne viene fornita una definizione chiusa; al contrario, viene enfatizzata la significazione culturale alla base del confronto tra un testo ed il suo uso all'interno della società.

Da un punto di vista generale, il programma di ricerca della semiotica della cultura mira a esaminare l'intero aggregato di sistemi di segni in quanto entità unite dalla cultura, in modo tale da conoscerne la quantità, la gerarchia, l'influenza reciproca o la loro correlazione funzionale, sia da un punto di vista sincronico che diacronico.

Le fasi di sviluppo della Semiotica della cultura La semiotica della cultura si è sviluppata a partire dalla semiotica linguistica unita alla semiotica del testo. La combinazione di questi indirizzi di pensiero ha portato alla definizione del concetto di semiosfera.

Prima fase La semiotica della cultura nasce da una concezione semiotica della nozione di cultura. La cultura è vista come un sistema multilinguistico in cui, parallelamente ai linguaggi naturali, esistono sistemi di modellazione secondaria (mitologia, ideologia, etica, etc.) che si basano sui linguaggi naturali o che impiegano i linguaggi naturali per la loro descrizione o spiegazione (come musica o balletto) o per un'antologizzazione del linguaggio ("linguaggio" filmico, "linguaggio" teatrale, etc.).

Diversamente dalla tradizione europea e statunitense, la semiotica sovietica pone le sue radici non solo nelle teorie sviluppate dalla linguistica pura, ma anche dalle idee emerse da studi letterari come quelli condotti dall'OPOYAZ, dal Circolo linguistico di Mosca e da altri gruppi formali e informali che, negli anni venti, combinavano interessi linguistici e letterari.

A partire dagli anni sessanta, la Scuola di semiotica di Tartu-Mosca cerca attivamente di incorporare elementi di eredità formalista in un'ottica innovativa e più aperta, rispetto ad una semplice ripresa del formalismo. All'interno del primo volume di Trudy po znakovуm sistemam (Sign System Studies), Lotman stesso si dimostra piuttosto critico nei confronti del puro metodo formalista.

Seconda fase La seconda fase ha visto l'introduzione del concetto di testo come elemento principale alla base della semiotica culturale. La nozione di testo può, in questo senso, denotare al tempo stesso sia un prodotto distinto, sia un'entità astratta e non visibile (come ad esempio un costrutto mentale insito nella coscienza collettiva o nel subconscio individuale). Il testo e la testualizzazione simboleggiano la definizione dell'oggetto preso in esame; l'aspetto puramente testuale dell'analisi di un testo include operazioni effettuate con sistemi di segni chiaramente definiti, testi o combinazioni di testi. L'aspetto processuale dell'analisi testuale presuppone la definizione, la costruzione o la ricostruzione di una totalità. In questo modo l'analisi, nella sua interezza, contribuisce a combinare astrazione e completezza, staticità e dinamismo in un unico concetto: il testo.

Terza fase L'analisi di un oggetto definito è tuttavia statica: questa consapevolezza, unita alla necessità di tenere in considerazione la mutevolezza delle dinamiche culturali, ha portato Lotman all'introduzione del concetto di semiosfera. Nonostante sia caratterizzata da attributi molto simili a quelli alla base del concetto di testo (definibilità, struttura, coerenza), l'introduzione della semiosfera costituisce un passo importante dal punto di vista dell'analizzabilità della cultura. La cultura umana costituisce la semiosfera, un sistema globale che consiste a sua volta di semiosfere correlate e provenienti da epoche differenti (diacronicità della semiosfera) e livelli diversi (sincronicità della semiosfera). Ogni semiosfera può essere esaminata in quanto singola totalità, ma è necessario tenere a mente che, all'interno della cultura, ogni totalità analizzata è frutto di una totalità superiore. Questo principio metodologico, alla base del concetto di semiosfera, costituisce un dialogo infinito tra la totalità di un sistema, ciascuna delle sue parti e i processi dinamici della dimensione in cui essi operano.

Le Scuole estive a Kääriku L'attività culturale della Scuola di Semiotica di Tartu-Mosca ha incluso l'istituzione di Scuole estive a Kääriku, Estonia. A dare vita alle Scuole estive è stato lo stesso Lotman, il quale, ispirato dal primo Simposio di Studi Strutturali sui Sistemi di Segni (Mosca, 1962), propose una cooperazione ai suoi colleghi di Mosca.

In una lettera a Vyacheslav Ivanov risalente al 31 gennaio 1964, Lotman espone quelli che, secondo lui, sarebbero stati i principi alla base delle Scuole estive:

In conformità con lHamburg Score di Viktor Shklovsky, i partecipanti sarebbero stati tenuti ad esprimersi onestamente e in maniera non deduttiva. La partecipazione alle Scuole estive sarebbe stata possibile solo su invito: partecipanti esterni non sarebbero stati accettati. Il numero massimo dei partecipanti avrebbe dovuto oscillare tra le 35 e le 40 persone. Prima dell'inizio del simposio, Lotman riteneva opportuno pianificare un elenco di argomenti preliminari e delle questioni che si intendeva discutere.

Il nome scelto per la Scuola estiva fu quello Scuola estiva sui Sistemi di Modellizzazione Secondaria. Secondo V. Uspensky, il titolo scelto era dotato delle seguenti qualità:

era dotato di un'allure scientifica; era completamente incomprensibile; se necessario, sarebbe stato possibile spiegarlo: i sistemi di modellizzazione primaria sono costituiti dai linguaggi naturali, mentre tutti quelli costruiti su di essi sono classificabili come secondari.

La prima Scuola Estiva: 19-29 agosto 1964 La prima summer school è stata caratterizzata da presentazioni riguardanti ambiti diversi, ma unite da un'inclinazione semiotico-strutturalista. Nonostante gli argomenti presi in esame fossero per la maggior parte legati all'ambito della semiotica, l'approccio semiotico non ha rappresentato l'unico alla base delle analisi presentate.

Gli argomenti discussi provenivano da diversi campi del sapere, alcuni di essi avvolti da un'aura esoterica: mito, rituale, tarocchi, Atharveda, Buddismo, gioco, insegnamento, pittura, icona, musica indiana, inno Rigveda, poesia, linguaggio cinematico, personologia. Nonostante l'eterogeneità dei temi trattati, le idee fondamentali alla base di tutte le presentazioni erano legate dall'approccio ereditato dalla linguistica strutturale e dal tentativo di rendere scienze esatte le scienze umane.

La seconda Scuola Estiva: 16-26 agosto 1966