L'Ebraismo è primariamente una religione basata sull'Alleanza tra Yahweh ed il popolo di Israele. Secondo la Tōrāh, Yahweh stabilì tale alleanza iniziandola con Abramo e rinnovandola con Isacco, Giacobbe, Giuseppe e Mosè. Secondo la tradizione ebraica, questa alleanza fu formalizzata con la consegna della Torah sul Monte Sinai e, da allora, il popolo ebraico ha usato la Torah come guida di vita.Howard Schwartz, The Mythology of Judaism, Oxford University Press, 2004, pp. XLVI-L.

Dio nascosto e Dio manifesto

Naturalmente, c'è stato un grande impulso nell'Ebraismo per capire meglio la natura del Dio che ha creato il mondo e stabilito un'alleanza con popolo ebraico. Tra i primi ebrei mistici, ciò ha portato ad una serie di resoconti visionari, noti come testi Heikhalot,I testi Heikhalot non fanno tecnicamente parte degli Pseudoepigrafi poiché non si focalizzano su narrative di figure bibliche, ma piuttosto su rabbini come Rabbi Akiva e Rabbi Ishmael. Per ulteriori informazioni sui testi Heikhalot, cfr. The Hidden and Manifest God: Some Major Themes in Early Jewish Mysticism di Peter Schäfer. che descrivono escursioni di alcuni rabbini famosi in Paradiso (Pardes) con lo scopo preciso di ottenere una più profonda conoscenza di Dio. Tali escursioni paradisiache sono molto pericolose, poiché si afferma che ci siano fiere guardie a ciascuno dei sette livelli del Cielo e la guardia alla sesta porta non esiterebbe a tagliare la testa di colui che non conosce il nome segreto da usarsi come parola d'ordine per accedere a questi reami celesti.

Quindi ogni aspetto di Dio era prono a speculazioni mitiche: la statura di Dio e la Sua apparenza; cosa Dio faccia durante il giorno e la notte; come sia la voce di Dio e come l'abbiano sentita coloro che si trovavano sul Monte Sinai; quale sia la relazione di Dio con la Sua Sposa; come Dio preghi e perché lo faccia; come si sia addolorato Dio alla distruzione del Tempio di Gerusalemme - nonostante il fatto che Egli ne abbia permesso la distruzione. Né è il rapporto di Dio con Israele così unilaterale come uno possa immaginarselo: esiste infatti un mito talmudico su certi rabbini che rifiutarono l'interpretazione della Legge a favore della loro propria, dopodiché si dice che Dio abbia riso ed esclamato: "I miei figli Mi hanno confutato!"B. Bava Metzia 59b. Si veda “The Rabbis Overrule God”, p. 67. Il termine ebraico nitzhuni significa “sconfitto” o, in senso giuridico, “invalidato/annullato“. Questo tipo di interazione tra Dio ed il Suo popolo, Israele, rende chiaro che, come asserisce lo studioso Yehuda Liebes, “il Dio di Israele è un dio mitico, e come tale mantiene una relazione d'amore e odio con le sue creature.”Yehuda Liebes, “Myth vs. Symbol in the Zohar and in Lurianic Kabbalah”, in Essential Papers on Kabbalah, curato da Lawrence Fine, p. 212.

In alcuni di questi miti Dio non solo soffre come il Suo popolo, ma a volte dimostra una grande tenerezza. Un mito descrive Dio assiso in un circolo con molti spiriti di bambini che stanno per nascere.“God and the Spirits of the Unborn”, p. 140. Un altro narra che nell'era messianica Dio farà sedere ogni persona tra le Sue ginocchia, l'abbraccerà e bacerà e la riporterà in vita nel Mondo a venire.“The Dew of Resurrection”, p. 504. Un altro mito ancora, descrive un Dio amorevole che si prende cura dei figli maschi degli Israeliti dopo che sono stati abbandonati a causa del decreto del Faraone contro i figli primogeniti. Dopo averli cresciuti, ritornano dalle rispettive famiglie. Quando vien loro chiesto chi si sia preso cura di loro, rispondono: “Un bel giovane si è preso cura di tutte le nostre necessità”. Quando gli Israeliti arrivano presso il Mar Rosso, questi figli sono là anche loro e, vedendo Dio sul mare, esclamano ai propri genitori: “Ecco colui che si prese cura di noi quando eravamo in Egitto.”“God's Presence at the Red Sea”, p. 385.

Sebbene il secondo comandamento affermi chiaramente che Non ti farai... immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo (), la letteratura rabbinica è colma di immagini di Dio, delle mani di Dio, degli occhi e orecchie di Dio, di Dio che cammina, si siede, parla. Tali immagini sono spesso accompagnate da una nota di disconoscimento, kivyakhol, "come se ciò fosse possibile".“The Term Kivyakhol and its Uses” in Biblical Myth and Rabbanic Mythmaking di Michael Fishbane, pp. 325-401. Tuttavia questo disconoscimento non elimina la ferma impressione che Dio possa esser descritto in termini umani. Come asserisce lo studioso Henry Slonimsky: “In verità non esiste altra parte dove Dio venga reso così totalmente umano, abbracciato dall'uomo in maniera così stretta, considerato come un fratello maggiore, o padre appena più anziano, come qui nel Midrash. La tendenza antropomorfica qui raggiunge il suo apice. Dio non solo diventa uomo, ma anche ebreo, un anziano ebreo barbuto.”“On Reading the Midrash” di Henry Slonimsky, p. 6. O, come sostiene il Midrash Tehillim a : “Egli è tuo padre, tuo fratello, tuo congiunto.”

Aspetti divini I commentatori rabbinici dovettero spesso affrontare le descrizioni contraddittorie dell'aspetto di Dio. Per esempio, si dice che Dio sia apparso come uomo anziano sul Monte Sinai, mentre viene descritto come possente guerriero presso il Mar Rosso. Nel commentare il secondo comandamento: "Io sono il Signore, il tuo DIO", che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù" (),Questo versetto di solito viene tradotto “Io sono il Signore Dio tuo", in cui "il Signore" sostituisce YHWH, il nome primario di Dio, che viene reso in italiano con "Yahweh" o anche "Geova". Tradizionalmente era proibito pronunciare YHWH e venivano quindi usati nomi come Adonai o ha-Shem, 'il Nome' (vedi Nomi di Dio nella Bibbia). Tuttavia queste sostituzioni oscurano l'identità mitica di Yahweh e fanno quindi parte della tendenza demitologizzante dell'Ebraismo. In questo libro sia “Yahveh” che "il Signore" sono stati usati per tradurre YHWH. Rashi esamina la questione citando Dio che dice "Poiché Io cambio il mio aspetto davanti al popolo, non dire che ci sono due esseri divini, dato che sono Io solo che ti ha condotto via dall'Egitto e sono Io che ero al Mar Rosso."

Manifestazioni

Al polo opposto si trova il ritratto cabalistico di Dio come Ein Sof, l'Infinito/Senza Fine, da cui sono emanate le dieci fasi della manifestazione divina, note come le dieci Sefirot. A ciascuna di queste Sefirot è assegnato uno degli attributi primari di Dio e insieme formano il reame della manifestazione di Dio in questo mondo. Qui, in contrasto con una veduta altamente personificata di Dio, se ne ha una che è totalmente impersonale, sebbene le Sefirot rappresentino attributi che sono identificati con qualità umane, come la comprensione, la saggezza, il giudizio e la bontà (si veda l'immagine col diagramma delle Dieci Sefirot a lato). Mentre una scuola cabalistica identifica il vero Dio come Ein Sof, che è oltre il reame delle Sefirot, un'altra scuola sostiene che l'essenza divina di Dio si possa trovare nelle dieci Sefirot, poiché sono identiche alla Divinità e dovrebbero essere considerate come fasi della vita nascosta di Dio.Moshe Idel, Kabbalah: New Perspectives pp. 137-141. La teoria delle Sefirot ha avuto i suoi oppositori. Uno di questi, Rabbi Isaac ben Sheshet Parfat, noto col soprannome di “Ribash”, nel XIV secolo citava un critico che dei cabalisti asseriva: “Gli idolatri credono nella Trinità e i cabalisti credono in un Dio decimale!”Responsa Ribash nr. 157. Cfr. Decoding the Rabbis di Marc Saperstein, p. 269, nota 95, dove il termine del Dio delle dieci volte viene chiamato “la Decimità”.

Shekhinah come mito