Il sole dell'avvenire è un romanzo di Valerio Evangelisti, pubblicato nel 2013 da Mondadori Editore. Racconta le vicende di alcune famiglie di braccianti e contadini romagnoli, dall'epoca post-risorgimentale alle soglie del 1900.
Trama Il romanzo si divide in tre parti che recano nel titolo il nome di uno dei tre protagonisti: Attilio, Rosa, Canzio.
Attilio
Nello scenario dell'Italia post-risorgimentale Attilio Verardi, trentenne ravennate ex-garibaldino, prova a far fronte agli innumerevoli disagi che affliggono tutti i membri della classe proletaria, primo fra tutti la miseria del precariato. Il forno di famiglia è stato venduto per poco a causa dei debiti contratti dal padre, incline a vendere a credito alle famiglie in difficoltà ed incapace di reggere l'urto della tassa sul macinato. Attilio riesce fra alterne vicende, spesso crude se non tragiche, a costruirsi una famiglia e ad avere due figli, CanzioDal cognome del luogotenente di Garibaldi a Digione. ed EleuteriaIn greco, libertà., con Rosa Minguzzi, figlia di mezzadri del Ravennate, repubblicani mazziniani e per questo fieramente avversi agli ideali internazionalisti del neonato Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna di Andrea CostaI mazziniani si erano dissociati dalla Prima Internazionale, mentre Garibaldi aveva mantenuto il proprio appoggio.. Attilio, inizialmente scettico, si avvicina progressivamente al Partito, suggestionato dal potente esempio di Amilcare Cipriani, ex garibaldino che aveva combattuto tra i Mille in Sicilia, sull'Aspromonte, nella Comune di Parigi, ed aveva aderito alla Prima Internazionale. Attilio, grazie a Gaetano (Tanino) Zirardini, socialista vicino ad Andrea Costa ed instancabile organizzatore del Partito in Romagna, riesce a sbarcare il lunario, distribuendo copie de Il sole dell'avvenire, l'organo ufficiale del Partito Socialista Rivoluzionario. Attorno al 1880, l'affermarsi del movimento cooperativo sia socialista che anarco-collettivista apre nuove prospettive di partecipazione politica, ma anche di lavoro e reddito, soprattutto nell'Italia centro-settentrionale, per le masse di lavoratori giornalieri e precari come Attilio. Le forze reazionarie del giovane Stato Italiano non tarderanno, però, ad intervenire col pugno di ferro: anche le prospettive di commesse pubbliche per le cooperative di lavoratori incontrano resistenze e boicottaggi da parte della classe padronale e del ceto politico ad essa solidale. In questo clima repressivo in molti, per i propri ideali, si trovano davanti al bivio “vivere lavorando o morire combattendo”, ma la vita di Attilio Verardi viene sconvolta da un evento inaspettato: dopo l'aggravarsi delle condizioni di salute della figlioletta, già fragili, la moglie Rosa, esausta per la miseria e le “scelleratezze” del marito, sotto l'ala protettrice e autoritaria del fratello maggiore Riccardo Minguzzi, che non ha mai gradito il matrimonio della sorella con un uomo senza arte né parte e per giunta internazionalista, abbandona Attilio per tornare in famiglia. Eleuteria, piccolissima, la seguirà, ma non Canzio, affezionato al padre e, seppur ancora piccolo, conscio dei sacrifici a cui quest'ultimo ha dovuto far fronte per il sostentamento della famiglia. Padre e figlio rimarranno ancora poco insieme, perché Attilio, sconvolto dagli accadimenti ed incapace di provvedere a tutti e due per mancanza di lavoro, decide di partire alla volta dei territori malsani dell'Agro Romano, la cui bonifica è stata appaltata da cooperative socialiste, grazie ad un accordo fra liberali democratici, ansiosi di sbarazzarsi di masse di disoccupati potenzialmente pericolose per l'ordine sociale, e Andrea Costa, desideroso di dimostrare la capacità del Partito di intervenire sui problemi concreti del proletariato. Canzio verrà affidato ad un amico del padre, Giovanni Zambelli.
Rosa
Contemporaneamente Rosa si trova di nuovo catapultata nel mondo dei mezzadri fieramente avverso ai socialisti sul tema della proprietà privata della terra e gestito autoritariamente dai capofamiglia, nella fattispecie da suo fratello Riccardo, il quale con il tacito consenso della sorella riesce attraverso espedienti legali a sottrarre Canzio alla tutela del padre, approfittando dell'assenza di quest'ultimo. Canzio dovrà così abbandonare anche la scuola e soprattutto le lezioni del maestro Romeo Mingozzi, un anarchico seguace del pensiero di Bakunin. Ma il futuro della famiglia Minguzzi non sarà roseo: prima l'escomioLo sfratto dalla casa e dalla terra che gestivano come mezzadri., poi le assurde condizioni del nuovo contratto, nel Forlivese, come mezzadri ed in seguito come terziari nel podere detto Ov Binidet. Canzio, divenuto taciturno e rancoroso nei confronti della madre, svolge le funzioni di stalliere nella nuova casa. Rosa partecipa all'economia familiare, lavorando nella filanda di Meldola, dove avrà che fare con i soprusi del padronato sotto forma di multe che scattano per ogni errore nello svolgimento delle mansioni, fino a cancellare l'intero salario. Il fratello Giosuè Minguzzi, lavoratore giornaliero, accostatosi agli ideali socialisti dopo aver lasciato il nucleo famigliare, partirà per un progetto di bonifica in Sardegna. Il lavoro nella filanda e la conoscenza di Romeo Mingozzi, che all'oscuro di Riccardo continua a seguire il ragazzo nei suoi studi, avvicinano Rosa alla dimensione libertaria, ma ella si manterrà comunque scettica nei confronti di queste idee che non capirà mai fino in fondo. Ciò non le impedirà di sperimentare la durezza della lotta per i propri diritti nella filanda, quando insieme ad una compagna, Edvige, organizza una protesta improvvisata contro le multe ed il licenziamento di una operaia. Dopo il successo momentaneo, infatti, Rosa ed Edvige verranno escluse dalle riassunzioni stagionali. La svolta per i Minguzzi arriverà con la modernizzazione: la trasformazione agricola della regione, imposta da una giovane classe dirigente più attenta alle novità della tecnica e ad una gestione scientifica dell'agricoltura, manda sul lastrico intere famiglie contadine con la stipula dei nuovi contratti di terzeria. Dopo l'ennesimo sopruso del padrone, il conte Domenico Guarini, Canzio, ribelle per indole, lo ferisce con la fionda e si dà alla macchia.
Canzio