Una delle più antiche comunità ebraiche del Nordafrica fu quella degli ebrei d'Algeria. La storia di questa comunità inizia nell'antichità, anche se non è possibile risalire con certezza al tempo esatto dell'arrivo dei primi ebrei nel territorio della moderna Algeria. Diverse ondate di immigrazione contribuirono ad aumentare il numero degli ebrei algerini. È possibile che ci fossero degli ebrei durante il periodo cartaginese dell'Algeria, ma lo sviluppo delle comunità ebraiche iniziò con la dominazione romana. Le rivolte ebraiche del I e del II secolo nella Giudea causarono l'arrivo in Algeria di immigrati ebrei in fuga dalla repressione romana. Il proselitismo che gli ebrei fecero tra i berberi è un fatto storico accertato, ma la sua importanza è ancora dibattuta.
La conquista musulmana del Nord Africa, e quindi dell'Algeria, venne completata nell'VIII secolo. Gli ebrei sotto il nuovo dominio islamico, in quanto "Gente del Libro", ottennero lo status di dhimmi e fu garantita loro la libertà religiosa. Nuove ondate di immigrazione ebraica successivamente rafforzarono le comunità ebraiche algerine: gli ebrei in fuga dalla Spagna a causa delle persecuzioni visigote del VI e VII secolo, e nuovamente a causa delle persecuzioni legate alla Reconquista cristiana della Spagna, dal XIV al XVI secolo; quindi è chiaro che l'ebraismo sefardita iberico influenzò in maniera molto forte l'ebraismo algerino.
Nel XVIII secolo altri ebrei, per lo più livornesi, arrivarono in Algeria, giocando un ruolo molto importante nel commercio con l'Europa e l'impero ottomano. Più tardi, nel XIX secolo, l'Algeria accolse molti ebrei marocchini della città di Tétouan.
Invasione araba e resistenza berbera
La resistenza contro l'invasione araba nel VII secolo fu organizzata nei pressi di Biskra e nelle montagne dell'Aurès, dove la Kahina, la regina berbera della tribù degli Jarawa, inflisse severe sconfitte agli Arabi. La morte della Kāhina nel 693 coincise con la fine dell'indipendenza berbera. La maggior parte dei berberi Jarawa si convertì all'Islam, mentre altri fuggirono a ovest e a sud, rafforzando le locali comunità ebraiche. Gli ebrei arabi, che seguirono gli eserciti arabi in gran numero, ricostruirono le comunità ebraiche algerine. Gli ebrei nei centri urbani, come Medjana e M'Sila, erano Rabbaniti, così come gli ebrei delle capitali dei vari regni berberi quali Achir, Tiaret, (dove visse il filologo Judah ibn Quraysh), Tlemcen, e Qal'at Banu Hammad, (dove probabilmente nacque Isaac Alfasi, in arabo Isḥāq al-Fāsī). Queste comunità erano in contatto con le comunità di Fès a ovest e Qayrawan a est, nonché con il gaon di Babilonia e Palestina. In parte fu grazie a loro che gli insegnamenti delle accademie talmudiche di Sura e Pumbedita, e più tardi di Qayrawan, poterono diffondersi in Marocco, e in al-Andalus. Vi furono diversi grandi maestri ebrei sparsi nelle regioni a nord del deserto del Sahara. Le tribù ebraiche della regione di Wargha erano Caraiti, erano nomadi guerrieri come i loro simili musulmani. I loro discendenti furono chiamati "Bahusim" e sono rimasti nella parte orientale dell'Algeria fino ai tempi moderni. Nel X secolo, un ebreo di nome Abū l-Faraj fomentò una grande rivolta delle tribù berbere della regione di Sétif contro gli emiri della dinastia Ziride. Venne sconfitto, catturato e torturato a morte nel 989.
Dominazione islamica Sotto il governo tollerante delle dinastie islamiche dei Fatimidi, degli Ziridi, dei Hammadidi e degli Almoravidi le comunità ebraiche ebbero un periodo di fioritura culturale ed economica, gli ebrei servivano i sultani come tesorieri, consiglieri, diplomatici, mercanti e in alcuni casi anche come visir. Questo periodo di tolleranza venne bruscamente interrotto dall'avvento al potere della dinastia almohade: all'inizio del XII secolo apparve tra le tribù berbere di montagna sedentarie installate nell'Anti Atlante, un personaggio carismatico che impose una teologia morale rigorosa, puritana e ferocemente monoteista. Usando la lingua berbera per la diffusione delle sue idee e basandosi su una piccola cerchia di credenti, il "Mahdi" Ibn Tūmart rivoluzionò il rapporto dei berberi con la religione. Dopo la sua morte intorno al 1128, il suo fedele più vicino, ʿAbd al-Muʾmin prese il titolo di califfo in riferimento al primo compagno del Profeta, Abū Bakr, cinque secoli prima.
Sotto la direzione di ʿAbd al-Muʾmin, gli Almohadi in 20 anni rovesciarono l'Impero almoravide, estendendo il loro potere su tutto il Maghreb e al-Andalus (la Spagna islamica) e imposero un Islam intollerante ed estremistaCharles-André Julien, op. cit., pp. 92-131.. La dottrina del Mahdi non poteva che rafforzare l'intolleranza verso le altre religioni. L'applicazione di questa politica creò un profondo terrore fra le comunità ebraiche e ci furono molte esecuzioni e conversioni forzate: c'è un documento che menziona l'esecuzione di 150 ebrei a Sigilmassa, il capo della comunità ebraica di Fès, Rabbi Judah ibn Hacohen Shoushan venne giustiziato nel 1165. Alcune famiglie ebraiche riuscirono a fuggire, tra cui quella di Maimonide che fuggì in Egitto. In altre parti del Nord Africa, gli ebrei vennero autorizzati ad andare in esilioAndré Chouraqui, op. cit., pp. 117-124..
Dopo le prime grandi ondate di conquista, l'atteggiamento degli Almohadi divenne meno intransigente. Molte sinagoghe precedentemente distrutte, chiuse o convertite in moschee vennero ricostruite o riaperte, molte famiglie convertite con la forza all'islam vennero autorizzate a riconvertirsi al giudaismo, alcune anche dopo due o tre generazioni.
La decadenza della dinastia almohade iniziò nel XIII secolo, dopo la loro sconfitta nella battaglia di Las Navas de Tolosa, il loro impero iniziò lentamente a sgretolarsi, quindi nel Maghreb e nella Spagna islamica presero il potere delle dinastie locali. In Algeria prese il potere la dinastia zayyanide, che fondò il Regno di Tlemcen.
Immigrazione sefardita Dal XIV fino al XVII secolo, ci fu verso il Regno di Tlemcen un'immigrazione di massa di ebrei iberici sefarditi, soprattutto dopo i moti anti-ebraici del 1391 in Catalogna, Aragona, Maiorca e Valencia. Gli ebrei in fuga dalla persecuzioni cristiane si rifugiarono in particolar modo in Algeria, tant'è vero che Algeri divenne un grande ed importante centro di cultura ebraica nel XV secolo. Gli immigrati spagnoli sbarcavano ad Algeri, Orano, Mostaganem e Bijaya, per poi raggiungere le città dell'interno, dove si stabilirono definitivamente, con il permesso delle autorità musulmane. Una cronaca dell'epoca dice:
Nel complesso, gli ebrei vennero ben accolti dalle comunità ebraiche native, ma per un periodo di tempo iniziale formarono due gruppi separati.
Gli ebrei algerini nativi erano conosciuti come "portatori di turbanti", i nuovi arrivati invece erano chiamati "portatori di birettas". Notevolmente superiori agli ebrei nativi dal punto di vista culturale e nell'attività commerciale, gli ebrei sefarditi presero presto il sopravvento sulle comunità, e già nei primi anni del XV secolo i rabbini di origini spagnole si trovavano a capo della maggior parte delle comunità ebraiche algerine: ad Algeri, i rabbini capi furono Isaac ben Sheshet Barfat, noto come "Ribash", e Simon ben Zemah Duran I, detto "Raṣhbaẓ", a Orano, Amram ben Merovas Ephrati, a Costantina, Joseph ben Menir e Maimun ben Saadia Najar, a Médéa, Saadia Darmon, a Tlemcen, Abraham ben Hakin ed Efraim Ankawa, a Bijaya, Benjamin Amer, e così via.
La più grande ondata di immigrazione ebraica in Maghreb si ebbe dopo che i Re cattolici di Spagna, Isabella di Castiglia e Ferdinando II di Aragona decretarono l'espulsione degli ebrei da tutti i territori soggetti alla corona spagnola nel marzo 1492. Questi nuovi immigrati una volta arrivati in Algeria si stabilirono inizialmente nelle città costiere e nelle principali città dell'interno, fondendosi gradualmente con gli ebrei indigeni. Si stabilirono principalmente lungo la costa di Honaïne, ad Orano, Mostaganem, Ténès, Algeri e Bijaya. Molti ebrei si stabilirono a Tlemcen e in altre città di pianura, come Costantina, Miliana e Medea. Dal XVI secolo iniziò l'immigrazione di un flusso costante di marrani di origini portoghesi, di ebrei dalla Francia, dall'Italia (Livorno soprattutto) e da Costantinopoli.
Gli ebrei di origini spagnole (sefarditi), introdussero la liturgia ebraica spagnola nell'ebraismo algerino. Tra le famiglie di ebrei espulsi dalla Spagna che si rifugiarono ad Algeri, ci furono le famiglie Stora, Duran, Seror, Benhaim, Oualid e Ayache. Queste famiglie rivendicano un'ascendenza puramente spagnola.
Gli spagnoli occuparono Orano dal 1509 al 1709 e Bijaya dal 1509 al 1555, durante questi periodi le proprietà ebraiche vennero saccheggiate e molti ebrei vennero venduti come schiavi.
Organizzazione delle comunità I rifugiati sefarditi del 1391 stimolarono il commercio algerino e portarono prosperità economica anche alle comunità ebraiche più remote. Gli ebrei iniziarono ad esportare all'Europa piume di struzzo del Mzab e l'oro africano di Tuat, così come burnus, tappeti, cereali, lana e pelli, mentre i prodotti europei venivano a loro volta venduti in Africa dagli stessi mercanti ebrei. Durante questo periodo relativamente tollerante sotto il governo della dinastia zayyanide, gli ebrei avevano il diritto di possedere proprietà, schiavi, e bestiame. Nelle regioni soggette al potere centrale, gli ebrei pagavano la jizya, l'imposta applicata a tutti i non musulmani. I loro rabbini erano esenti da essa, come lo erano i mercanti, soprattutto i discendenti degli esuli spagnoli, perché pagavano già un'imposta doganale sulle importazioni. Gli ebrei nativi avevano quindi una posizione inferiore rispetto ai sefarditi. Inoltre, i sefarditi avevano un quartiere separato, nonché la sinagoga, e persino il cimitero. Anche il loro abbigliamento era anche diverso da quello degli ebrei nativi, essi indossavano dei berretti o dei cappucci, mentre gli ebrei indigeni indossavano dei turbanti. Per questo, gli ebrei di origine iberica (chiamati in Maghreb megorashim) erano chiamati anche ba'alei ha-Kappus o kabbusiyyin, in contrasto con i ba'alei ha-mi'nefet, gli ebrei nativi.
L'organizzazione ufficiale delle comunità venne creata nel XIV secolo e rimase in vigore fino al 1830. A capo di ogni comunità vi era uno shaykh al-Yahūd, o Zaken ha-Yehudim, chiamato anche Muqaddam, che veniva nominato dalle autorità musulmane. Aveva a disposizione una prigione e un corpo armato, per punire i criminali (ebrei) e coloro che non seguivano le regole religiose ebraiche ufficiali. Egli nominava dei funzionari (gedolei ha-Kahal, hakahal ziknei) che raccoglievano gestivano i fondi di beneficenza, la sinagoga e le istituzioni caritative. I tribunali rabbinici erano formati da tre giudici scelti e pagati dalla comunità.
Anche se i tribunali rabbinici erano disponibili per gli ebrei algerini, gli ebrei tendevano a rivolgersi spesso a tribunali civili musulmani. Per scoraggiare questa pratica i rabbini minacciavano, e spesso effettuarono, decreti di scomunica.
Le relazioni tra ebrei e musulmani erano, nel complesso, buone. Ci furono occasionalmente scoppi di intolleranza che dettero luogo a persecuzioni locali. In alcune città, in quei momenti, gli ebrei avevano il diritto di rifugiarsi nelle moschee, anche se generalmente, in situazioni normali, era vietato l'ingresso ai non musulmani. I leader religiosi musulmani a volte difesero gli ebrei, ad esempio, il marabutto (santo musulmano) di Blida, fermò un pogrom e costrinse i saccheggiatori a restituire il bottino che avevano predato agli ebrei.
Dominio ottomano
Sotto la dominazione turca, dal 1519 fino al XIX secolo, gli ebrei della reggenza d'Algeri godettero di una relativa sicurezza, essendo praticamente garantito loro il libero esercizio della loro religione e la libertà di amministrare i propri affari.