Lusignano (Lüxignan in ligure) è una frazione di circa abitanti del comune di Albenga, in provincia di Savona.
La località è situata a e a circa dal centro abitato, in un lembo di pianura stretto tra il fiume Centa e le propaggini delle ripide colline che delimitano la piana a meridione. I monti vengono chiamati ancora con termini dialettali, quali a rocca du pistulè o il monte piscia vin. Il toponimo deriva dai fondi rustici, come Antognano, Aregliano, Velirano, Verano, tutti di vaste proporzioni e che sfruttavano la fertile piana ingauna.
Il paese è attraversato da un torrente dal nome rio Carpaneto. L'abitato si sviluppa lungo la dorsale collinare con un impianto piuttosto articolato, probabile testimonianza di una origine più antica rispetto alle altre ville della piana.
Durante gli scavi per la costruzione di un nuovo complesso residenziale, nella regione di Rusineo, sono emerse delle rovine di una villa romana di notevoli dimensioni, che segnalano una presenza nella zona sicuramente di epoca romana.
Geografia fisica Lusignano si trova nel primo entroterra del territorio comunale di Albenga, nella Riviera di Ponente. La sua parte storica si trova nella prima parte collinare, comprese le parti di espansione, ostenta ad allargare l'abitato nella pianura circostante, anche se dagli anni novanta del XX secolo è in atto un'espansione di villette nella zona circostante.
Tuttavia la parte significativa coincide con quella storica, che si sviluppa con una via principale, via Enrico Riva, che partendo dalla parte bassa attraversa tutto il paese rastremandosi; durante il suo percorso sono presente diverse piazze, anche di dimensione limitata. La parte alta di tale via è stata soggetta di riqualificazione nel 2011 con un progetto e fondi da parte della Regione Liguria.
Il carattere è di un borgo edificato su un terreno scosceso, nella zona di fondovalle del rio Carpaneto. Il punto di riferimento del paese è sicuramente il campanile, anche se viene sovrastato dalla presenza del vicino monte Pisciavino.
Storia
I primi insediamenti trovati sono di epoca romana, ma è possibile che Lusignano fosse una delle zone in cui i primi abitanti della pianura si fossero stanziati: il terreno leggermente rialzato permette un riparo sicuro dalle piene del fiume Centa che attraversa la piana di Albenga; tutto questo fa presumere che addirittura in epoca preromana la zona fosse già abitata o per lo meno frequentata.
Con la fine dell'epoca romana, se pur senza testimonianze, è alquanto probabile che anche la zona di Lusignano si sviluppò. Si è sicuri che la chiesa è antecedente al XIII secolo, poiché la chiesa parrocchiale, dedicata a santa Margherita d'Antiochia, ha al suo interno un fonte battesimale e il presbiterio di tale periodo storico. Nel libro dei confratelli della locale Confraternita di San Bartolomeo Apostolo, i primi iscritti risalgono al XV secolo, anche se viene scritto che non sono presenti tutti i confratelli. Uno dei primi testi in cui viene fatto riferimento è un atto redatto nel 1242 dove parla di Segnoro de Mercato che sarebbe stato alla testa del Borgo. Negli Statuti di Albenga del 1288 ci sono vari riferimenti al paese, che viene chiamato Luxignanum. In particolare si fa riferimento alla chiesa di Santa Maria, nella zona inferiore, ma non si capisce se la santa protettrice fosse diversa dall'attuale Santa Margherita.
Si ha riferimento che con un decreto del 13 gennaio 1313, l'arcidiacono della cattedrale avesse la prebenda di Santa Maria di Lusignano; non si capisce se si riferisse a qualche chiesa o convento oggi andata perduta, oppure fosse un errore ortografico e si ci riferiva alla chiesa di Santa Margherita.
Verso la metà del XIV secolo si hanno notizie certe che Lusignano, assieme a San Fedele, Villanova, Ligo, Marta e Bossoleto erano amministrativamente sotto il controllo del quartiere di San Siro della città di Albenga, delle sue leggi e dei suoi magistrati. Nel 1418 per rappresentare la Città di Albenga presso il doge di Genova, tra gli altri, venne scelto un certo Emmanuele Riva di Lusignano. Nel periodo che va dal XV secolo al XIX secolo si ha il sorgere di alcune ville come quella "del Vescovo"; in special modo si hanno notizie dal testo di Gio Ambrogio Paneri, Descrizione della cittade e contado di Albenga, pubblicato nel 1625 dove indica Lusignano come luogo d'otium (trad. d'ozio), descrivendola come villa assai deliziosa, dove sono molte case e belli giardini de cittadini, fra quelli porta il vanto quello del fu Prospeto Cepolla, che ora è del signor Gio Francesco de signori conti Della Lengueglia. In questi anni si ha la divisione delle frazioni sotto l'egida dei signori della città, dove Lusignano era sotto i Cepolla.
Nel 1615 il notaio Enrico Riva lasciava la sua eredità per fare la dote a tutte le zitelle di Lusignano.Testamento del 2 maggio 1615, notaio Antonio Della Valle Nel 1680 si ha la notizia che tale Bonifacio Bamonte, canonico della cattedrale e rettore della chiesa di Lusignano che fu accusato di compiere atti di sozzurre e di delitti, per la quale dovette intervenire con un'assolutoria, il papa Clemente XII.
Nel 3-4 ottobre del 1744 una importante alluvione del fiume Centa devasta la città di Albenga, vengono messe in atto alcuni interventi anche sul rio del paese, allora conosciuto col nome di Carpanea per far convogliare le acque nell'Avarenna. Sappiamo di una lite avvenuta con i proprietari della vicina San Fedele che arrivò a processo, difatti questi che riceverono molti danni, addirittura con case distrutte dalle acque, diedero la colpa agli abitanti della vicina Lusignano che a loro dire erano colpevoli di non averle regimentate.
Nel 1778 si è a conoscenza che vengono redatti i Capitoli novi della Confraternita di San Bartolomeo Apostolo, e via nave da Alassio vengono mandati a Genova per essere approvati dal Senato della Repubblica. Nel 1780, a Lusignano, dei quaranta uomini maggiori di 25 anni, tredici portano il cognome Rolando, e i Bruno, i Tomati e gli Enrico - gli altri tre gruppi familiari con un'articolazione complessa - sono meno della metà. Nel 1778 inizia la ristrutturazione edilizia dell'oratorio che termina nel 1782 quando i due priori, Agostino Rolando e Bartolomeo Tomati saranno i primi a prenderne possesso.
Quando nel 1796 Napoleone Bonaparte soggiornò ad Albenga, depredò tutte le comunità, tra queste anche quella di Lusignano che vide sparire molti dei suoi tesori: si salvarono alcuni oggetti sacri e la statua di San Bartolomeo. Le casse e le relative statue processionali sono della metà dell'Ottocento, inoltre la statua del Cristo sopra l'altare della parrocchia è stata attribuita ad Anton Maria Maragliano o alla sua scuola.
Quando tutta la comunità di Albenga passò nel 1797 sotto il nuovo governo della Repubblica Ligure formò una municipalità separata da Albenga assieme a San Fedele, che ritorneranno sotto l'ente amministrativo albenganese solo con l'annessione al Primo Impero francese nel 1804.
Testimonianza settecentesca Il piccolo paese ha la fortuna di ospitare nel corso del XIX secolo Madame de Genlis, scrittrice e pedagogista, dotata di un'educazione liberale, espose la sua teoria pedagogica nel trattato Adéle e Theodore, pubblicato nel 1782, romanzo scritto proprio a Lusignano. Prende l'aspetto delle giornate che vive tra qua e la vicina Albenga, descrive che le pastorelle erano solite ornarsi i capelli con i fiori colti dal campo e anche se umili sono molto eleganti nel loro portamento.
Età contemporanea Nell'Ottocento vive a Lusignano la famiglia dei Rolandi, da cui discende Vittorio Rolandi Ricci, probabilmente nato nella loro villa del paese nel 1860. Il paese fu risparmiato dal grande terremoto del 1887 che distrusse alcune delle torri ingaune e per questo per alcuni decenni il 23 febbraio, anniversario del terremoto, il paese faceva una grande festa con processione per ringraziare san Bartolomeo per aver risparmiato il paese. Il 2 febbraio del 1880 nasce a Lusignano, nella villa Prospera di proprietà della famiglia Cepollini, Luisa Cepollini d'Alto e Caprauna; il Giovedì Santo del 1897 ricevette la chiamata al servizio religioso, quindi il 9 aprile del 1900 entra nell'Istituto di Torino e l'11 giugno a Lione per il noviziato. Nel settembre del 1905 emise i voti perpetui con il nome di Suor Giuseppina di Gesù suora del Sacro Cuore di Gesù. Morì a Torino il 21 giugno del 1917 ed è sepolta nella cappella dell'Istituto. È soggetta al processo di beatificazione dal 1966, con la nomina a Servo di Dio.
Il 25 gennaio del 1897 alcuni ragazzi della vicina San Fedele si recarono a Lusignano, dove c'era una festa privata, chiamata festino. Non furono ben accolti, e ben presto furono obbligati ad abbandonare la sala. Appena fuori giunsero alle parole con i ragazzi di Lusignano e si passò ai fatti: un certo Calvi Giovanni riceve otto fendenti con la lama che lo portarono a morte immediata, mentre Bruno Antonio ferito gravemente fu portato per le prime cure nella vicina osteria, oltre a Rolando Giacomo che ricevette dieci ferite ed entrambi a letto sorvegliati dalle forze dell'ordine, mentre un altro ragazzo, Carpe Pietro, fu ferito ad un braccio. I carabinieri giunti sul posto interrogarono 23 persone, arrivando in breve ad imprigionare Carpe Pietro e Re Giuseppe.
Il 10 aprile del 1900 si ha notizia di un grande incendio scoppiato sopra i monti di Lusignano, nel quale in breve tempo arriva nei comuni di Villanova d'Albenga e di Alassio; i borghi vennero messi in sicurezza grazie all'intervento delle guardie forestali, dei militari, del genio civili e di tutti i cittadini che in breve arrivarono sul posto.
Durante la prima guerra mondiale diede il suo grande contributo alla vittoria dell'Italia, e durante la seconda fu un paese le cui colline diedero rifugio ai partigiani, che secondo leggende e ritrovamenti depositarono nelle abbondanti grotte molti del loro armamento. Durante la guerra nella piazza principale i nazisti eseguirono delle condanne a morte di alcuni partigiani e civili: il 6 dicembre 1944 di fronte alla fornace Perseghini vennero fucilati Giovanni Gitotta e Francesco De Paoli. Il 31 dicembre 1944 Luciano Luberti, assieme all'ex partigiano Luciano Ghio. ed al tenente tedesco Willy Angel, saccheggiò l'abitazione e la stalla di Andreino Bruno che poi venne ucciso per mano del Luberti con la pistola di Angel.
La seconda Guerra Mondiale e la lotta partigiana Lusignano e San Fedele erano il collegamento tra la città di Albenga e i combattenti delle montagne. Per questo tra il novembre 1944 e il febbraio 1945 le località furono soggette alle ingerenze tedesche. Le truppe tedesche occuparono Lusignano e il tenente Willy Angel fu a capo del gruppo. I tedeschi occuparono diversi luoghi, come l'oratorio di San Bartolomeo o abitazioni private.