Medico di formazione e professione, fu un fervente sostenitore del movimento anti-zoghista e partecipò alla Rivoluzione democratica di Fan Noli nel 1924, seguendolo in esilio fino al 1939. Nonostante le simpatie verso il comunismo, aderì convintamente al Partito Fascista Albanese dopo l'invasione italiana dell'Albania, che con la messa in fuga di re Zog gli consentì di tornare in patria, salvo poi decidere di unirsi al Movimento di Liberazione Nazionale (LANÇ) antifascista. Durante la guerra di liberazione dell'Albania divenne Presidente del Consiglio antifascista di liberazione nazionale (divenendo de facto capo di Stato dell'Albania antifascista) nel 1944, rimanendo in carica come Presidente del Presidium dell'Assemblea popolare fino al 1953 e ricoprendo, dal 1944 al 1946, anche la carica di Ministro degli affari esteri.
Dopo essere caduto in disgrazia nel 1953, morì in circostanze misteriose il 25 maggio 1954; la versione ufficiale inizialmente resa pubblica indicò che Nishani sarebbe morto in seguito ad una grave malattia non meglio specificata ma le indagini e la successiva autopsia appurarono che morì a causa di due ferite da arma da fuoco. Le indagini, tenute segrete, archiviarono la sua morte come suicidio, nonostante diversi elementi lasciassero intendere un possibile omicidio.
Biografia
Primi anni Nacque il 5 febbraio 1887 ad Argirocastro, nel vilayet di Giannina dell'Impero ottomano, nel quartiere Palorto in una famiglia contadina; ebbe almeno un fratello minore, Besim, anche detto Beso. Diplomatosi nella città natale, proseguì gli studi in medicina presso l'Università di Istanbul. Nel 1914 fu medico militare, venendo poi inviato a Vienna per prestare servizio nelle cliniche locali. Tornò in patria nel 1918 e prestò servizio inizialmente come medico a Ballsh; nel 1922 fu nominato medico internista presso l'ospedale di Tirana, dove fu amico del direttore Osman Jonuzi, mentre tra il 1923 e il 1924 lavorò come dermatologo a Durazzo.
Fu un fervente oppositore del regime di Ahmet Zogu e nei primi mesi del 1924 fu imprigionato per aver partecipato ad un attentato contro Zogu; aderì alla Rivoluzione di giugno guidata dal vescovo Fan Noli ma col ritorno di Zogu ripiegò con Noli a Valona, dove con l'aiuto di Isuf Hamzari poterono fuggire prima in Italia e poi in Austria, dove Nishani fu tra i fondatori del Comitato Rivoluzionario Nazionale (KONARE). Tra il 1926 e il 1932 fu direttore del Liria Kombëtare, periodico del Comitato di Liberazione Nazionale (KÇN) nolista in esilio; secondo l'intelligence britannica in questo periodo Nishani si sarebbe avvicinato all'Internazionale Comunista, che sosteneva il movimento nolista. Per la sua intensa attività anti-zoghista fu condannato a morte in contumacia, venendo costretto a vivere in esilio per i successivi 15 anni. In Austria conobbe e sposò Rozvita von Woler, poetessa e scrittrice mentre tra il 1933 e il 1939 avrebbe soggiornato a Zante.
L'attività politica tra fascismo e comunismo Tornò in Albania insieme alla moglie il 9 aprile 1939 durante l'invasione italiana del paese, che portò alla fuga di Zogu (che era divenuto nel frattempo re), e aderì al Partito Fascista Albanese, venendo nominato nel 1940 presso il Consiglio di Stato dal luogotenente Francesco Jacomoni di San Savino; scrisse inoltre diversi articoli sul quotidiano fascista Tomori. Intorno al 1943 si unì tuttavia al Movimento di Liberazione Nazionale comunista e col congresso di Përmet fu eletto membro e poi presidente del Presidium del Consiglio antifascista di liberazione nazionale, organo direttivo del movimento antifascista divenuto poi detentore del potere legislativo ed esecutivo; in questa maniera Nishani divenne quindi de facto il primo capo di Stato dell'Albania antifascista. Dopo la liberazione dell'Albania dall'occupazione tedesca, Nishani fu nominato Ministro degli affari esteri nel Governo Democratico di Enver Hoxha e nel 1945 fu eletto come deputato dell'Assemblea costituente per Argirocastro, divenendone Presidente del Presidium e mantenendo tale carica fino al 1953. La sua elezione a capo di Stato de facto è stata considerata dall'intelligence britannica come una mossa di vicinanza all'Unione Sovietica, che avrebbe direttamente richiesto la nomina di Nishani.
Il 1º agosto 1953, su pressione di Enver Hoxha, presentò le sue dimissioni nell'ambito di un più ampio programma di riorganizza, venendo sostituito da Haxhi Lleshi; già l'anno precedente suo fratello Besim era stato arrestato con l'accusa di agitazione e propaganda contro lo Stato, venendo inizialmente condannato a quattro mesi di reclusione e 11 di lavori forzati e poi assolto. Nello stesso periodo, prima delle sue dimissioni, si sarebbe inoltre separato dalla moglie; la coppia non ebbe figli.
La morte Il 27 maggio 1954, il giorno prima delle elezioni parlamentari, i principali quotidiani del paese, Zëri i Popullit e Bashkimi, diedero notizia della morte di Nishani "dopo una grave malattia" e poco dopo si tenne una semplice cerimonia funebre, a cui parteciparono diversi esponenti del governo e dell'Assemblea popolare, tra cui Hysni Kapo, Gogo Nushi, Myslim Peza, Aleksandër Xhuvani, Behar Shtylla, Sami Baholli e Medar Shtylla.
La versione ufficiale fu tuttavia contraddetta da un rapporto redatto dalla sezione investigativa della Sigurimi, guidata da Nevzat Haznedari, e rimasto segreto fino al 2007. Haznedari concluse che Nishani si sarebbe "suicidato alle 23:00 del 25 maggio 1954 con due colpi di pistola al cuore", pur confermando che egli soffriva di "cirrosi e atrofia epatica"; secondo il rapporto la pistola, di fattura tedesca con calibro 7,65 mm, apparteneva a Nishani, e sulla scena del crimine sarebbe stata rinvenuta una sorta di lettera d'addio, confermando la tesi finale del suicidio.
In una relazione stilata il 26 maggio 1954 dal Procuratore generale Siri Çarçani si sostiene che intorno alle 23:30 del 25 maggio gli intervenuti sulla scena, in particolare il medico Petro Cani, avrebbero trovato Nishani ancora vivo ma senza battito, con diverse ferite e un foro di proiettile nel muro; secondo il rapporto di Cani e del dottor Aleks Bozo, Nishani soffriva di ascite cronica. L'intervento medico avrebbe portato tuttavia ad un inquinamento della scena del delitto.
L'autopsia sul cadavere si tenne alle 10:45 del 26 maggio presso il Dipartimento di anatomia normale dell'Istituto Superiore di Medicina, sotto la direzione del medico sovietico Efim Nikul'čenko, e accertò la presenza di due ferite d'arma da fuoco, distanti 1,1 centimetri l'una dall'altra; l'autopsia conclusa che la causa della morte fosse stata l'eccessiva emorragia con conseguente shock pleuropolmonare.
Eredità La sua figura rimase relativamente in ombra durante buona parte del regime socialista. Nel 1989 gli fu intitolato l'ospedale regionale di Argirocastro, mentre nel corso degli anni gli sono state intitolate una strada a Tirana e un'altra strada a Priština. Era un parente lontano di Bujar Nishani, più volte ministro e Presidente della Repubblica d'Albania dal 2012 al 2017, che durante il regime socialista, probabilmente a causa della caduta in disgrazia dell'ex capo di Stato, utilizzò il cognome Mehmeti.
Note
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