I medici dell'impossibile (Les Médecins de l'impossible) è un saggio storico, scritto da Christian Bernadac, giornalista e scrittore francese, basato su libri e articoli di carattere medico, e su testimonianze e manoscritti inediti di medici, infermieri e deportati sopravvissuti dai campi di concentramento nazisti.

Il libro Il libro, la cui prima edizione è risalente al 1968, è costituito da 35 capitoli nei quali, attraverso testimonianze inedite e riferimenti ad opere già pubblicate, l'autore si propone di ricostruire un aspetto decisamente ignorato e poco conosciuto dei Lager: l'aspetto medico. Il libro fa parte di una coppia di volumi intitolati I medici maledetti e, appunto, I medici dell'impossibile. Il primo riguarda i medici SS e i terribili esperimenti da loro compiuti sui prigionieri, vere e proprie cavie umane. Il secondo invece si occupa dei medici deportati assegnati al lavoro all'interno dei Revier (termine tedesco che tradotto letteralmente significa "area"), le infermerie dei campi di concentramento, i quali in pessime condizioni igieniche, in assenza di strumenti e medicinali adeguati e sottomessi alla brutalità dei medici SS, hanno cercato di salvare il maggior numero possibile di deportati, a volte mettendo in pericolo o sacrificando la loro stessa vita.

Le motivazioni Le ragioni che hanno spinto l'autore a scrivere quest'opera sono chiarite nella prefazione: Bernadac riporta la risposta ricevuta da coloro i quali richiesero ai centri della Croce Rossa informazioni riguardanti le condizioni di vita dei deportati:

L'autore ha voluto parlare di quali fossero le effettive condizioni sanitarie all'interno dei campi di concentramento. Grazie al trattamento di favore nei confronti dei medici deportati per la loro professione circa metà di essi sono sopravvissuti, e le testimonianze raccolte sono numerose. Ciò ha permesso all'autore del libro di ricostruire con precisione gli avvenimenti, inserendo episodi riguardanti i campi più noti, ma senza trascurare quelli minori e meno conosciuti. Particolare attenzione è dedicata ai medici francesi, i quali, dopo essere stati costretti ad esercitare la loro professione in assenza di medicinali e sottomessi ai medici SS, ai kapò, o ad altri infermieri ed inservienti, negli ultimi mesi prima della liberazione sono riusciti ad eliminare dai Revier chiunque non lavorasse davvero per il bene dei detenuti, arrivando a gestire otto infermerie su dieci. Dal 1933 al 1942, i primi anni delle deportazioni, quando lo scopo dei campi di concentramento era esclusivamente quello di rieducare ed eliminare gli oppositori, i detenuti non avevano diritto ad ammalarsi e le infermerie non esistevano. Coloro i quali non risultavano adeguati a lavorare perché deboli o feriti venivano semplicemente eliminati con iniezioni di benzina. Con l'inizio della Seconda Guerra Mondiale gli interessi cambiarono, e i detenuti nei campi di concentramento divennero un'importante fonte di manodopera per la produzione bellica. Da quel momento in poi medici deportati vennero impiegati per lo svolgimento della loro professione, diventando così «i Medici dell'Impossibile». L'obiettivo dell'autore è proprio quello di rendere note le loro azioni all'interno dei campi di concentramento.

I capitoli del libro