Laftitalite (simbolo IMA: Att) è un minerale non molto diffuso del gruppo omonimo appartenente alla famiglia dei "solfati" con composizione chimica K3Na(SO4)2.
Da un punto di vista chimico è un solfato di potassio e sodio.
Etimologia e storia L'aftitalite prende il nome dal greco άφθητος (àfthetos, 'inalterabile') e άλας (àlas, 'sale') in relazione alla sua stabilità all'aria.
Fu descritta per la prima volta nel 1832 da François Sulpice Beudant, che parlò del minerale descrivendolo come un sale inalterabile a causa delle sue permanenza e stabilità nell'aria; successivamente nel 1847 anche Johann Friedrich Ludwig Hausmann studiò il minerale e gli diede il nome di glaserite, nome che nel 2006 non è stato ratificato dalla Commission on New Minerals, Nomenclature and Classification dell'IMA perché il diritto di dare il nome al minerale spettava a Beudant, avendolo studiato per primo.
Classificazione La classica nona edizione della sistematica dei minerali di Strunz, aggiornata dall'Associazione Mineralogica Internazionale (IMA) fino al 2009, elenca l'aftitalite nella classe "7. Solfati (selenati, tellurati, cromati, molibdati, tungstati)" e nella sottoclasse "7.A Solfati (selenati, ecc.) senza anioni aggiuntivi, senza H2O"; questa viene più finemente suddivisa in base alla dimensione dei cationi coinvolti, in modo tale da trovare l'aftitalite nella sezione "7.AC Con cationi di media e grande dimensione" dove è l'unico membro del sistema nº 7.AC.35.
Tale classificazione resta invariata anche nell'edizione successiva, proseguita dal database "mindat.org" e chiamata Classificazione Strunz-mindat, nella quale l'aftitalite è in compagnia dei minerali belomarinaite, natroaphthitalite e möhnite.
Nella Sistematica dei lapis (Lapis-Systematik) di Stefan Weiß l'aftitalite si trova nella classe dei "solfati, cromati, molibdati e tungstati" e nella sottoclasse dei "solfati anidri [SO4]2-, senza anioni estranei"; qui è nella sezione dei minerali con "cationi molto grandi" dove forma il sistema nº VI/A.08 insieme ad anidrite, bubnovaite, glauberite, kalistronzite, ivsite, möhnite e palmierite.
Anche la classificazione dei minerali di Dana, usata principalmente nel mondo anglosassone, elenca l'aftitalite nella famiglia dei "solfati, cromati e molibdati"; qui è nella classe dei "solfati" e nella sottoclasse degli "acidi e solfati anidri (A+)2XO4" dove forma il sistema nº 28.02.02 come unico membro.
Abito cristallino L'aftitalite cristallizza nel sistema trigonale nel gruppo spaziale Pm1 (gruppo nº 164) con i parametri reticolari a = 5,677 Å e c = 7,3331 Å, oltre ad avere 1 unità di formula per cella unitaria.
Origine e giacitura L'aftitalite ha la caratteristica di essere stata trovata in due ambienti molto diversi tra loro, sia come incrostazione nelle fumarole vulcaniche, che come costituente di depositi salini oceanici e lacustri. L'aftitalite è anche un componente dell'evaporite e può essere trovata anche nei depositi di guano, quindi in ambienti tipicamente ricchi di ammoniaca.
La paragenesi è con thénardite, jarosite, silvite ed ematite nelle fumarole; nelle evaporiti è associata a blödite, syngenite, mirabilite, picromerite, borace e halite. Infine nei depositi di guano l'associazione è con syngenite, whitlockite, monetite, nirtrato di potassio e gesso.
L'aftitalite non è un minerale molto comune, pur essendo stato trovato in diverse località sparse per il mondo. Si ricordano la sua località tipo, il Vesuvio (provincia di Napoli, Italia), e altri siti italiani, quali per esempio la miniera di sale di Racalmuto o la miniera di Realmonte (entrambe in Sicilia) e la miniera di "Accesa" presso Massa Marittima (Toscana), solo per citarne alcuni.
Ritrovamenti anche nella miniera di sale presso Absam (Austria); a Lens (Francia); in diversi luoghi della Germania quali per esempio, tra i molti, Wathlingen e Uetze (Sassonia), Börde-Hakel e Staßfurt (Sassonia-Anhalt), Krayenberggemeinde (Turingia). Ritrovamenti anche in Spagna, Svezia e Gran Bretagna.
Fuori dall'Europa, sempre per citare solo alcuni siti, l'aftitalite è stata trovata in diverse miniere o vulcani della Cina e della Russia; è stata rinvenuta anche negli Stati Uniti, in Messico e Perù, oltre che in Arabia Saudita, Nicaragua, Namibia, Giappone, Indonesia e Australia.
Forma in cui si presenta in natura L'aftitalite si rinviene per lo più sotto forma di incrostazioni, piccoli cristalli o masse.
I cristalli sono in genere sottili, di aspetto tabulare con un evidente sviluppo trigonale. Si rinvengono anche cristalli distorti di aspetto pseudo-ortorombico, in aggregati lamellari, masse mammellonari, incrostazioni o in forma massiva.
Il minerale possiede opacità che va da trasparente, a traslucida, a opaca con una lucentezza da vitrea a resinosa; il colore può essere bianco, grigio, bluastro, verdastro o rossastro, raramente incolore, così come è incolore quando è in luce trasmessa. Il colore del suo striscio è bianco.
Proprietà chimico-fisiche L'aftitalite è fortemente solubile in acqua e negli acidi, formando una soluzione salina dal gusto amaro. pp. 477-478 Non è magnetica e la sua radioattività è appena rilevabile.
Sotto la luce ultravioletta sia a onde corte che a onde lunghe assume colore bianco-giallino.
Note
Bibliografia
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Collegamenti esterni
Categoria:Solfati, selenati, tellurati, cromati, molibdati e tungstati (minerali) Categoria:Minerali del potassio Categoria:Minerali del sodio Categoria:Minerali dello zolfo