Domenicano e docente di teologia, fu autore del poema allegorico di ispirazione dantesca Anima Peregrina, composto tra il 1494 e il 1515.

Biografia I dati biografici su Tommaso Sardi sono ricavabili principalmente dall’autocommento allAnima Peregrina (Firenze, Archivio Domenicano di Santa Maria Novella, ms. I B 59, cc. 13r-192r) e dalle cronache conventuali di Santa Maria Novella.

Nacque a Firenze il 25 luglio 1458Il giorno è riferito da Sardi nell'autocommento: «nacque per san Iacopo» (glossa a a II 5 46-48). L’anno 1458 è condiviso dagli interpreti, sulla scorta del passo del proemio I in cui l’autore afferma «quasi già giunti, chome dixe el mio dilecto maestro nel principio del suo primo libro nel mezo del canmin di nostra vita [...] assaltai la presente scordante musica et caffeggiante arismeticha» (cfr. Nardello 2002, p. 119 e p. 140, n. 2). Si ricordi che l’opera fu iniziata il 9 marzo 1494 (1493, secondo il calendario fiorentino; la data è riportata alla c. 192r di SMN e alle cc. 210v di M, 202v di S e 199v di C). da Matteo Sardi e da una figlia di Matteo Pandolfini. Fu battezzato con il nome di Tommaso e fu votato a entrare nell’Ordine domenicano già prima della sua nascitaLa glossa dell'autocommento a II 5 46-48 è esplicita: «qui è da sapere chome l’auctore si chiamò Thomaso, et [...] mai mutò nome benché fussi religioso. [...] Quando la madre era gravida di lui et udendo messa nella cappella di san Tomaso d’Aquino in Sancta Maria Novella et dando grande movimento et alteratione alla madre di non dovere sopragiungnerli el parto qui, la botò a san Tomaso se gli era mastio di porli nome Thomaso et farlo religioso del suo habito et così fu».. Una volta entrato nel convento di Santa Maria Novella, fu forse allievo del poeta Domenico da Corella, incaricato del commento pubblico della Commedia nel 1469-1470. Durante la quaresima del 1485, fu incaricato di predicare a PratoL’episodio è narrato nell’autocommento (glossa a I 24 67-69).. Ottenne il baccellierato nel 1486 e il decanato verso la fine del 1486 o l’inizio del 1487.

Il 5 novembre 1489 iniziò a compilare l’inventario della biblioteca del Convento di Santa Maria NovellaBiblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ms. Conv. Soppr. F.VI.294; edizioni moderne in Orlandi Stefano, La Biblioteca di S. Maria Novella in Firenze dal sec. XIV al sec. XIX, Firenze, Il Rosario, 1952, pp. 25-75, e Pomaro Gabriella, Censimento dei manoscritti della biblioteca di S. Maria Novella, parte II: secoli XV-XVI in., in «Memorie Domenicane», n. s., 13 (1982), pp. 315-353., in seguito alla visita del maestro dell'Ordine Gioacchino Torriani (settembre-ottobre 1489).

Il 9 marzo 1494 iniziò la composizione dellAnima Peregrina, che lo impegnò fino all’ottobre 1515. Nonostante la cacciata di Piero il Fatuo il 9 novembre 1494, Sardi rimase fedele ai Medici, anche se interruppe temporaneamente la stesura dell’opera. Il 23 maggio 1498 fu tra i frati incaricati di spogliare Girolamo Savonarola dell’abito domenicano al momento della sua condanna a morteLa fonte è l’autocommento a II 13 56: «l’auctore, quando fra Ieronimo fu degradato, sempre gli stette appresso, perché hebbe in commissione da’ commissari del papa, cioè el generale [Gioacchino Torriani, generale dei Domenicani dal 1487 al 1500] e ’l Romolino facto poi cardinale [lo spagnolo Francisco de Remolins, al tempo commissario apostolico, cardinale dal 1503], che lui insieme con uno maestro Bastiano Buontempi [priore del Convento di Santa Maria Novella dal febbraio 1496], frati di Sancta Maria Novella, dovessino adomandar l’abito a fra Ieronimo et a’ compagni; et così feciono; et questo fu mentre andavono a morire a capo le scale del palazo dove si suggiellono le lectere della Signoria. Quivi rendé l’abito, poi l’auctore el seghuitò sempre perfino fu degradato et condemnato a morte»..

Nel 1500 e nel dicembre 1506, Sardi fu eletto priore del Convento di Santa Maria Novella. Nel settembre 1507 fu eletto «camarario et sindacho» del monastero.

Il 25 marzo 1511, Sardi consegnò ufficialmente una copia del poema – l'attuale Banco Rari 17 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze – alle autorità politiche fiorentine e a Pier Soderini, gonfaloniere a vita. Nell'autocommento, Sardi dichiara di aver portato un'altra copia dell'opera contenente il «saggio del comento» – l'attuale cod. Corsiniano 612 – al già eletto papa Leone X, in presenza dei cardinali Lorenzo Pucci e Francesco Minerbetti. L'incontro dovrebbe essere avvenuto tra il settembre 1513 e l’ottobre 1515.

Nell'ottobre 1515, fu eletto priore del Convento per la terza volta. Morì, mentre era ancora in carica, al ritorno da un viaggio a Roma, il 27 ottobre 1517.

Nonostante alcune menzioni nei paratesti dellAnima Peregrina, non sono sopravvissute altre sue opere oltre all’Inventario e al poema.

L'Anima Peregrina LAnima Peregrina è un poema allegorico-didattico in terza rima, diviso in tre libri e costituito da 100 capitoli. Il primo e il terzo libro sono composti da 35 capitoli ciascuno, mentre il secondo libro è composto da 30 capitoli. Il numero delle terzine è fisso per ciascun capitolo: 33 terzine per i capitoli del primo e terzo libro (tranne i capitoli I 17 e I 23, che hanno rispettivamente 34 e 32 terzine); 50 per quelli del secondo libro (eccetto i capitoli II 1 e II 4 che hanno 48 terzine). Il poema contiene un totale di 11.528 endecasillabi.

Sinossi

Libro I L'Anima Peregrina si apre con il poeta che, in un momento di dormiveglia, si appresta a scalare il monte della teologia. È accompagnato da Mosè, figura che inizialmente confonde a causa del suo aspetto particolare (seduto sulle tavole della Legge e con il volto incorniciato da saette). Mosè consegna a Sardi una profezia oscura, un bastone appuntito e un vaso di vetro, strumenti che si riveleranno cruciali.

I capitoli iniziali (1-14) narrano l'attraversamento dei quattro elementi, ognuno personificazione di un vizio capitale. La terra è associata alla superbia, simboleggiata da un gigante sconfitto prima con il bastone e poi con il vaso di vetro, usato come specchio per la contrizione e poi come specchio ustorio, simboleggiando l'apertura alla grazia divina. L'acqua rappresenta la lussuria, raffigurata come una donna bellissima e una tempesta, vinta grazie a una gemma istoriata con scene della vita di Cristo. L'aria è il regno dell'invidia e dell'ira, un luogo offuscato da fumo denso dove si celano angeli ribelli e due demoni che rivelano a Sardi di aver tentato due fiorentini. Infine, il fuoco simboleggia l'avarizia; qui Sardi, grazie a un anello donatogli dai demoni, incontra Simonetta Vespucci, personificazione della simonia, e si lancia in invettive contro l'avarizia fiorentina.

Successivamente (capitoli 15-18), Sardi e Mosè dialogano con la Morte, un cavaliere incoronato e armato, discutendo della sua natura e della brevità della vita umana, contrapposta alla longevità dei patriarchi. Durante il viaggio verso il cielo della Luna, osservano gli scheletri che accompagnano la Morte, tra cui le sorelle Dianora e Lucrezia Tornabuoni, rispettivamente madri di Pier Soderini e Lorenzo il Magnifico, con accenni al futuro glorioso dei loro discendenti cardinali.

La parte finale del libro (capitoli 20-35) descrive l'ascesa attraverso i nove cieli: Luna (instabilità), Mercurio (scienze e arti, con incontro di teologi come Tommaso d'Aquino e poeti come Dante e Petrarca), Venere (amore, con Pico della Mirandola e Carlo VIII), Sole (fortuna umana, allegoria della Natura), Marte (gloria militare, con condottieri contemporanei), Giove (influssi positivi, con Giuliano della Rovere futuro papa), Saturno (influssi funesti, con Lamberto dell'Antella e Piero de' Medici), il Firmamento (stelle e costellazioni, con Lorenzo della Volpaia) e il Primo Mobile. In quest'ultimo cielo, il dialogo con Mosè verte sul libero arbitrio e la natura dell'anima, e Sardi assiste all'ascesa delle anime dei caduti nella battaglia di Fornovo. Il libro si conclude con la scomparsa di Mosè dietro una cortina di fumo, lasciando Sardi in lacrime alle soglie dell'Empireo.

Libro II Questa sezione dell'opera vede Sardi intraprendere un viaggio, in forma di visione onirica, attraverso i regni ultraterreni: il Limbo dei Padri, il Limbo dei fanciulli, il Purgatorio, l'Inferno e il Paradiso. La sua nuova guida è San Paolo, armato, che lo aiuta ad accedere all'Empireo e gli fornisce un borsello con oggetti allegorici: occhiali (la teologia), un pentacolo (contro i demoni), l'anello della castità e un guanto di diamanti (la fede).

La porta del Paradiso è in cima a una scala di trentatré gradini, simboleggianti i pilastri della fede, con l'acronimo PVLSA ("bussa"). Sardi immagina il Limbo dei Padri sopra il Purgatorio, a sua volta sovrastante il Limbo dei fanciulli e l'Inferno.

Nel Limbo dei Padri, svuotato da Cristo e ora abitato da demoni, incontra Montebello, interroga Salomone (ancora lì presente) e vede Origene pentirsi.

Il Limbo dei fanciulli è un prato fiorito per i non battezzati, dove si discute dell'infanticidio e si incontrano Innocenzo III e Sisto IV, legati all'Arcispedale di Santo Spirito.

Il Purgatorio è un luogo di rumore e fuoco. Sardi dialoga con la donna amata in gioventù e osserva l'allegoria della Penitenza. Le anime scontano pene specifiche per i loro peccati (superbi, avari, lussuriosi, iracondi, golosi, invidiosi, accidiosi). Tra questi ultimi, Sardi incontra e ha un serrato dialogo con Girolamo Savonarola. Si assiste poi all'uscita delle anime purgate, che attraverso tre antiporti raggiungono il Paradiso, dove si incontra nuovamente Piero il Fatuo.