Il Volo di Alessandro è un episodio letterario fantastico della vita di Alessandro Magno, frutto di un'elaborazione avvenuta nell'ambito della tradizione letteraria del Romanzo di Alessandro dello Pseudo-Callistene. La popolarità dell'aneddoto letterario è strettamente legata alla fortuna medievale di quest'ultimo: l'evento, un viaggio immaginario, fu assorbito e trasceso quale tema iconografico allegorico nelle arti plastiche e figurative, alimentando un fenomeno di ricezione dell'antichità che rimanda soprattutto all'arte medievale dell'Occidente latino (con almeno 90 raffigurazioni) e all'arte bizantina, con connotazioni semantiche a volte diverse.
Genesi letteraria Dal punto di vista mitopoietico, l'episodio narrativo dell'ascesa al cielo di Alessandro Magno non appartiene allo Pseudo-Callistene originale (forse del 200 d.C.). Anche se è in quella tradizione letteraria che nasce e si innesta, l'episodio si rinviene, invece, in due versioni greche, conosciute attraverso due tardi testimoni manoscritti. Il racconto è tramandato in un solo ramo della tradizione testuale dello Pseudo-Callistene (la variante L della recensio β).
L'episodio non è menzionato neppure nella versione latina fattane da Giulio Valerio (III o IV secoloL'opera di traduzione di Giulio Valerio (secondo alcuni collocabile alla fine del III secolo) è tradìta insieme all'Itinerarium Alexandri. Alcuni studiosi propendono per l'identificazione del traduttore con il più tardo Giulio Valerio Polemio, del IV secolo, console romano nel 338, con Costanzo II).), mentre compare nella Historia de preliis Alexandri Magni, cioè la versione latina medievale di Leone Arciprete di Napoli (X secolo, tra il 951 e il 969) e in quelle da essa derivate. È solo con l'opera di Leone che del tema dell'ascensione al cielo si appropria la tradizione latina occidentale, che trasfonderà l'episodio in manifestazioni artistiche e letterarie.
Da un punto di vista cronologico, tuttavia, il contenuto e la tradizione narrativa erano già sicuramente formati nel IV secolo, visto un accenno di Rabbi Jona nel Talmud di Gerusalemme. Tema letterario
Il tema iconografico si rifaceva a un episodio leggendario della vita del re macedone, non appartenente alla tradizione della storiografia classica di Plutarco, Arriano e Curzio Rufo, ma elaborato dalla tradizione letteraria espressa dallo Pseudo-Callistene.
Alessandro, conquistata tutta la terra conosciuta, padrone di tutti i beni terreni, ritiene che gli manchi ancora solo l'immortalità. Per ottenerla Alessandro deve ascendere al cielo. Progetta quindi un'ascensione in cielo assiso su uno strano velivolo: un congegno volante (ingenium), costituito da un trono (nella tradizione occidentale, ma in alcune raffigurazioni anche un cesto o un paniere) o da un cocchio o una biga (nella tradizione bizantina). Cattura due grifoni e li lascia per tre giorni senza cibo. Quindi sale sul cocchio/trono speciale che ha preparato per la sua apoteosi e viene portato velocemente in cielo dai due grifoni spinti a librarsi in volo dalla fame, all'inseguimento di esche di carne da lui infilzate su due lance protese verso l'alto. Per questo motivo, Alessandro è sempre raffigurato sul cocchio con le braccia aperteChiara Frugoni, La fortuna di Alessandro nel Medioevo, 1995 (p. 168).. Arrivato nelle sfere superiori del cielo, l'imperatore macedone è però fermato da un angelo, che gli consiglia di tornare indietro.
In greco, la narrazione letteraria dell'ascensione in cielo di Alessandro Magno si rinviene in due sue tarde versioni manoscritte: una è tramandata da un testimone del XV secolo conservato a Leida (Zacher L), l'altra da un manoscritto parigino (C, 1567). Nella latinità occidentale, invece, il tema letterario è presente nella Historia de preliis Alexandri MagniQuesto è il titolo tradizionale, che risale a un incunabolo pubblicato a Strasburgo nel 1486. Il titolo originale, probabilmente, era Nativitas et victoria Alexandri Magni, come riportato nel testimone più antico, il codice Msc.Hist.3 della Biblioteca di Stato di Bamberga: si veda Paolo Chiesa, , DBI - Volume 64 (2005). (X secolo, tratto da un codice greco per noi perduto) di Leone di Napoli, diplomatico al servizio della corte del Duca di Napoli Giovanni III, e di suo figlio Marino IIPaolo Chiesa, , Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 64 (2005), Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani..
Elaborazione iconografica
Le prime manifestazioni di questa iconografia risalgono al IX secolo, mentre la fortuna si prolungò per tutto il Medioevo, nell'Europa latina e nell'Oriente bizantino, con numerose realizzazioni nella scultura, nella miniatura, nell'arazzeria, nelle arti suntuarie. Numerosi sono gli esempi in sculture e rilievi romanici, apposti sugli esterni delle chiese dell'epoca. Nei manufatti scultorei, la ricezione del tema si esaurì durante il XIII secolo, ma la sua persistenza si tramandò attraverso le miniature nei manoscritti medievali. In seguito, il tema fu ripreso perfino nell'arazzeria, come è il caso dei magnifici Arazzi di Alessandro Magno, di manifattura fiamminga della seconda metà del XV secolo, ora nella Villa del Principe a Genova.
La fortuna andò calando nel XVI secolo, quando un diffuso scetticismo mise in dubbio la storicità dei contenuti dell'opera letteraria sul condottiero macedone. Fu sotto l'Umanesimo che andò compiendosi la rimozione dell'episodio dalla tradizione letteraria, in uno dei tipici processi di "pulizia umanistica" che tendevano a sfrondare la ricezione dell'antichità dagli elementi fantastici, leggendari, cavallereschi, che si ritenevano aggiunte posticce della tradizione medievale, rivolgendosi invece alle fonti antiche. Nel caso del volo, l'operazione di "pulizia" e di ritorno alle fonti antiche ha finito per compiere l'inconsapevole errore di escludere , dalla ricezione della letteratura greca su Alessandro, perché ritenuto apocrifo, un elemento che, seppur tramandato dalla tradizione medievale, si rifaceva, in realtà, a una genuina e perduta tradizione anticaMonica Centanni, Il lungo volo di Alessandro, «La Rivista di Engramma», n. 76, dicembre 2009, pp. 278-306..
Diffusione e funzione allegorica nei diversi contesti La popolarità del tema lo portò a diffondersi in vari contesti geografici dell'Occidente latino, soprattutto Italia, Francia, e Germania.
Cristianità occidentale
Il tema fu riprodotto soprattutto in opere scultoree a rilievo che furono affisse sugli esterni delle chiese romaniche. Ne esistono anche rappresentazioni musive pavimentali, le cui espressioni sono tutte confinate in area pugliese (Taranto, Otranto, Trani). Tutte queste raffigurazioni sono interpretate dagli studiosi come delle allegorie anche se l'interpretazione allegorica non è univoca: una corrente di pensiero ritiene che l'episodio dell'ascensione profana in cielo si prestasse a valutazioni morali in chiave negativa (diverso, comunque, fu il trattamento che la Chiesa d'Oriente riservò al volo del Kalòs basiléus; vedi infra). Secondo questa interpretazione, l'iconografia è da ritenere un'allegoria esemplare e ammonitoria della superbiaVictor Michael Schmidt, A Legend and Its Image: The Aerial Flight of Alexander the Great in Medieval Art, 1995 p. 37. e della tracotanza (la hybris della tradizione classica): il gesto temerario del macedone, additato come exemplum superbiae, veniva accostato alla stoltezza dei costruttori della Torre di Babele, al tragico volo di Simone Mago, al peccato originale di Adamo ed Eva, esempi di un ardire della conoscenza umana che si spinge fino a "travalicare i limiti delle possibilità umane". Questa negatività della figura del condottiero macedone si iscriveva nella lunga tradizione dei commentatori cristiani della Bibbia, che arrivarono perfino a prefigurare, in Alessandro Magno, un precursore dell'Anticristo e l'incarnazione di SatanaAA.VV., Alessandro Magno. Storia e mito (a cura di Antonino Di Vita e Carla Alfano), 1995, p. 320..
Questa prospettiva negativa nell'interpretazione allegorica non è condivisa da tutti: è rigettata, per esempio, da Victor Schmidt, secondo cui l'iconografia racchiuderebbe, invece, valori del tutto positivi, quale prefigurazione e allegoria soteriologica della Salvezza dell'anima o dell'aspirazione dell'uomo al Paradiso. In una prospettiva secolare, sempre secondo Schmidt, l'iconografia era considerata un'allegoria della forzaVictor Michael Schmidt, A Legend and Its Image: The Aerial Flight of Alexander the Great in Medieval Art, 1995, pp. 65-69..
Attestazioni iconografiche nell'Occidente latino Italia Fidenza, bassorilievo nella decorazione scultorea della torre del duomo. La tradizione popolare del luogo legò l'interpretazione simbolica della formella all'aneddoto espresso dal celebre detto proverbiale "Ai tempi che Berta filava". Bitonto, capitello della navata nella concattedrale. L'apoteosi "è qui illustrata secondo l'iconografia «francese»: non solo infatti gli abiti e la corona sono quelli di un monarca occidentale (non di un basileus, come invece dice Émile Bertaux, ma la sostituzione del trono al carro, come mezzo di ascesa – elemento invece sempre presente, quest'ultimo, nell'iconografia bizantina – è la conferma che la fonte ispiratrice è qui di tipo francese: è infatti su una «kaière d'or» che il Macedone ascende al cielo nei romanzi francesi". Matrice, chiesa di Santa Maria della Strada: bassorilievo sulla lunetta del portale laterale. Corato, Chiesa di Santa Maria Maggiore (conosciuta come Chiesa Matrice). A sinistra del portale, a ridosso dell'intersezione con il torrione del campanile, a un'altezza insolitamente modesta per questo tipo di raffigurazioni (circa 2,43 m da terra) è visibile una lastra lapidea rettangolare in pietra calcarea (circa 1,88 m di lunghezza per 1,03 m di altezza, circondata da una cornice e sormontata da tre piccoli archi a tutto sesto), sulla cui superficie sono stati individuati i resti scolpiti (ora quasi del tutto abrasi e pressoché illeggibili) di un bassorilievo recante il tema dell'immaginifico volo di Alessandro. Dell'originario rilievo sono visibili solo le esche infilzate sulla punta di due aste (o lance), la cui interpretazione è corroborata solo dalle tracce lasciate dall'abrasione (avvenuta a scalpello). Otranto, mosaico pavimentale del monaco Pantaleone nella cattedrale. Anche a Otranto è evidente l'adozione di un'iconografia francese. L'influenza di una fonte letteraria francese è confermata anche dalla contemporanea presenza di una raffigurazione di una leggenda tratta del ciclo bretone, una figura di re Artù "a cavallo di un enorme capro, atterrito alla vista di un felino e successivamente riverso, preda della belva che lo azzanna alla gola". Taranto, cattedrale di San Cataldo. Mosaico pavimentale (1163-1165) realizzato da un certo Petroius e ora quasi interamente perduto, salvo alcuni brandelli. Trani. Brandelli superstiti nella zona presbiteriale dell'originario pavimento musivo della Cattedrale di Trani. Genova. Arazzi di Alessandro Magno, della seconda metà del Quattrocento, di manifattura fiamminga, nella Villa del Principe (fino al 2000 alla Galleria Doria Pamphilj di Roma). Narni. Rilievo del portale della Chiesa di San Domenico (detta anche di Santa Maria Maggiore), edificio del XII secolo, in cui il tema, privo di alcuna connotazione morale negativa, esprime un puro motivo decorativo, iscritto e quasi schiacciato tra i clipei recanti i busti degli apostoli sullo stipite destro del peculiare portaleChiara Frugoni, , Enciclopedia dell'Arte Medievale (1991)., la cui ispirazione è mediata, probabilmente, da qualche indumento o oggetto portabile di fattura bizantina (come un libro o una stoffa) . Palermo, soffitto ligneo di Palazzo Chiaramonte-Steri.