L'argomento dellomosessualità nella religione ebraica affonda le sue radici nel Libro del Levitico il quale fa parte della Torah e che descrive i rapporti sessuali tra uomini un «abominio» (eivah, qualcosa di aborrito e detestato), che può essere punito con la pena di morte; sennonché ai giorni nostri non esiste alcun tribunale rabbinico (Halachah) che possa infliggere la sentenza prevista.

La questione è stata oggetto di contestazione e origine di dispute tra i moderni movimenti ebraici e ha condotto a numerosi dibattiti e divisioni. Tradizionalmente l'ebraismo considera il rapporto omosessuale maschile come contrario alla legge religiosa ed un tale parere viene ancora mantenuto in seno all'ebraismo ortodosso. D'altra parte l'ebraismo ricostruzionista e l'ebraismo riformato non hanno questa prospettiva e consentono le relazioni omosessuali e finanche il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Il "Committee on Jewish Law and Standards" dell'ebraismo conservatore il quale fino al 2006 ha avuto la stessa opinione degli ortodossi, ha recentemente emesso numerose proposizioni che seguono una filosofia del "pluralismo culturale", con un solo parere che continua a seguire la posizione ortodossa, mentre le altre opinioni sostanzialmente hanno liberalizzato la propria visione sull'argomento, pur continuando a considerare alcune specifiche attività sessuali come proibite.

L'omosessualità nella Bibbia ebraica

Il punto di vista tradizionale è che la Torah menziona l'omosessualità due volte nel Levitivo:

Il termine to'eva è normalmente tradotto come «abominio» ed è utilizzato all'interno del testo sacro in riferimento a diversi atti proibiti che includiono l'incesto, l'idolatria, il cibarsi di animali impuri e l'ingiustizia economica. Nel contesto delle proibizioni sessuali il termine della Torah è anche interpretatato come la contrazione delle parole to'eh ata vah, che significano «deviate da ciò che è naturale».

Il Libro del Deuteronomio 23:18 dice ai fedeli:

Questi è stato interpretato nel senso di un divieto ai figli d'Israele di servire nella prostituzione sacra all'interno del Tempio.

La storia di Rut e Naomi narrata nel Libro di Rut è anche interpretata occasionalmente come il racconto di una relazione lesbica"", by Rebecca Alpert, in Reading Ruth: Contemporary Women Reclaim a Sacred Story, edited by J. A. Kates and G.T. Reimer (1994)., mentre la descrizione biblica del rapporto intercorrente tra Davide e Gionatan presente nel Primo libro dei Re è a volte interpretato come esempio di amicizia romantica maschile.

Applicazione ebraica rabbinica e interpretazione di questi versetti

Applicabilità della pena capitale biblica Come accade anche per molti altri comandamenti simili la punizione dichiarata per la violazione volontaria è la pena di morte, anche se i minori di 13 anni sono esenti da questa così come da qualsiasi altra sanzione (Sanhedrin 54a). Tuttavia, anche nei tempi biblici, risultava essere assai difficoltoso ottenere una condanna a partire dalla prescrizione di una tale sanzione.

La legge orale ebraica afferma che la pena capitale sarebbe applicabile solo se due uomini fossero catturati nel compimento dell'atto del sesso anale, se vi fossero almeno due testimoni dell'atto, se i testimoni avessero avvertito gli uomini coinvolti che avevano commesso un reato capitale e se questi - volontariamente o in caso di stupro - avessero successivamente riconosciuto l'avvertimento ma continuato comunque ad impegnarsi nell'atto proibito.

Nella realtà documentata non vi è alcuna registrazione o rendiconto di esecuzioni avvenute, in materia di questo precetto, nel corso di tutta la storia ebraica.

La tradizione rabbinica conviene sul fatto il sistema della pena capitale presente nella Torah non è più in vigore da almeno 2.000 anni, in assenza di un Sinedrio e di un Terzo Tempio, rifacendosi invece alla proibizione del lo tikrevu legalot ervah (Levitico 18:6) - («non ti avvicinerai ad un consanguineo per commettere un'offesa sessuale») - per vietare tutti gli atti che possano condurre ad una relazione sessuale proibita la quale prescrive la punizione della fustigazione.

Le fonti ebraiche rabbiniche classiche non menzionano esplicitamente che l'attrazione omosessuale sia intrinsecamente peccaminosa; nonostante ciò chi ha avuto rapporti omosessuali viene considerato come uno che ha violato un divieto. Se la teshuvah (pentimento) fa cessare le sue azioni proibite, si rammarica di ciò che ha fatto, si scusa con Dio e rende una promessa vincolante di non ripetere mai più quelle azioni, è considerato come perdonato (in modo simile a tutti gli altri crimini capitali, salvo l'omicidio)Maimonides, Mishneh Torah, Laws of Repentance, Chapter 2. Attività sessuale lesbica Poiché il lesbismo non viene mai esplicitamente vietato in alcuna parte della Tanakh esso è diventato questione d'interpretazione. I suggerimenti vanno dall'idea che nei tempi antichi solo gli atti in cui gli uomini emettevano il seme venivano definiti come essere sessuali, all'ipotesi che in epoca biblica l'atteggiamento sessuale tra le donne non esistesse, alla convinzione che le norme religiose che si applicano agli uomini si applichino automaticamente anche alle donneEncyclopaedia Judaica | second edition | vol 12 | pg 661 | Lesbianism | Rebecca Alpert.

Le relazioni sessuali tra donne sono tuttavia considerate proibite dalla maggior parte dei rabbini. Questa visione si basa su un'interpretazione del versetto biblico:

La legge orale (Sifra Acharei Mot 8:8-9, ) spiega il versetto con le presunte abitudini egiziane di matrimoni tra donne, di matrimoni tra uomo, donna e figlia di lei e di matrimoni tra un uomo e due donne.

Il Talmud vieta tutte quelle attività che definisce "mesolelot" o tribadismo (donne che sfregano i genitali insieme). La principale preoccupazione talmudica era che quelle donne che avessero compiuto tali atti possedessero poi la facoltà di poter sposare un sacerdote. Rimaneva dubbio se questa attività avesse o meno rimosso il loro status di verginità o le avesse rese praticanti della prostituzione. Mosè Maimonide suggerisce che questo comportamento non debba squalificare una donna da non poterla più farla sposare con un rabbino. La legge talmudica limita la pena per il lesbismo alla flagellazione piuttosto che alla condanna capitaleEncyclopaedia Judaica | vol 9 | second edition | pg 518 | Homosexuality. Matrimonio tra persone dello stesso sesso nella Midrash e nel Talmud Il Talmud babilonese è uno dei pochi testi religiosi antichi che fa riferimento al matrimonio gay:

Punti di vista dell'ebraismo ortodosso Mentre all'interno della comunità ebraica ortodossa esistono varie opinioni sull'omosessualità come inclinazione o stato dell'essere, l'ebraismo ortodosso proibisce generalmente il comportamento omosessuale. Mentre vi è qualche disaccordo sul fatto che gli atti omosessuali maschili si trovino o meno sotto le principali proibizioni la maggior parte degli ebrei ortodossi mette il sesso anale nella categoria di "yehareg ve'al ya'avor" (morire piuttosto che trasgredire), ossia nella categoria degli atti vietati biblicamente e che comprendono anche l'adulterio, l'idolatria, l'omicidio e l'incesto. Un ebreo ortodosso è obbligato a morire piuttosto che violare questi punti della legge mosaica.

Analogamente alcuni considerano anche il lesbismo una trasgressione, basandosi sul principio di "abizrayhu" (divieti corollari che richiedono il martirio, vedi abnegazione nella legge ebraica). Secondo il Talmud gli atti omosessuali sono proibiti anche tra i non ebrei e questo è incluso tra le restrizioni sessuali delle sette leggi di Noè.

Negli ultimi anni un piccolo numero di rabbini e credenti, principalmente aderenti al moderno ebraismo ortodosso, hanno iniziato a rivalutare il fenomeno dell'omosessualità e la risposta che la comunità ortodossa deve dare agli ebrei omosessuali. Fino a poco tempo fa veniva ipotizzato che tutti gli omosessuali realizzassero i loro comportamenti in disprezzo alla legge divina (le-hach'is), per perversione o a causa di malattia mentale. Una maggior dimestichezza con gli studi di Sociologia e di Biologia, così come contatti personali con omosessuali ebrei, ha condotto alcuni esponenti ortodossi ad una visione più comprensiva del problema.

Il processo ebbe inizio probabilmente fin dagli anni settanta. La vecchia interpretazione del problema omosessuale è descritta alla voce Homosexuality, curata dal rabbino Immanuel Jakobovits, nella versione originale (1972) dellEncyclopaedia Judaica, un'importante opera in 26 volumi in lingua inglese che copre tutti gli aspetti del mondo e della civiltà ebraica. Jakobovits descrive in questo modo l'opinione tradizionale:

Nell'annuario 1974 dellEncyclopedia, il rabbino Norman Lamm della Yeshiva University (una delle principali istituzioni dell'ebraismo ortodosso moderno), scrisse invece qualcosa di differente. Lamm era più informato delle ricerche scientifiche e psicologiche dei primi anni settanta sull'omosessualità. Egli, pur riconoscendo le parole della Torah che definiscono «abominio» l'omosessualità, sulla base delle proprie conoscenze, fu incline a considerarla come prodotto di una condizione psicologica dell'adolescenza in rapporti con la famiglia. Vista in questa maniera, l'omosessualità poteva essere ridefinita come un atto effettuato irrazionalmente e sarebbe stato sbagliato perseguitare o giudicare gli omosessuali per le loro azioni.

Meglio, sostenne Lamm, un approccio «sia di compassione che di sforzi tesi alla riabilitazione», in maniera simile a quello che già si faceva per il suicidio, vietato dalla Torah, «ma di fatto, nel corso del tempo, la tendenza è stata di rimuovere la stigmatizzazione a carico del suicida sulla base di un disturbo mentale». Questo punto di vista riportato nell'articolo del 1974 fu un'elaborazione di precedenti articoli, principalmente di quello pubblicato nell'edizione gennaio/febbraio 1968 di Jewish Life. ()

Lamm sostenne che alcuni (anche se non tutti gli) omosessuali dovrebbero essere considerati malati e avrebbero di compassione e di cure, piuttosto che di ostracizzazione. Egli distingue tra sei varietà di omosessuali, tra cui "omosessuali autentici" che hanno "forti sentimenti erotici preferenziali per i membri dello stesso sesso", i "transitori" e i "situazionali" che preferiscono il rapporto sessuale eterosessuale ma che, quando questo gli viene negato cercano l'omosessualità ed infine gli eterosessuali che sono semplicemente curiosi.

Il punto di vista del rabbino Lamm ha, negli anni, acquisito credito nella moderna ortodossia ebraica, mentre viene ampiamente rifiutato dall'ortodossia Charedì (conosciuta anche come ebraismo ultra-ortodosso). La comunità vede in queste recenti rivalutazioni una manipolazione della legge ebraica per scopi politici e non mostra nessun segno di voler accettare l'omosessualità.

In un discorso pronunciato nel 1986 il rabbino Menachem Mendel Schneerson del movimento Chabad-Lubavitch ha discusso su quegli "individui che esprimono un'inclinazione verso una particolare forma di relazione fisica in cui la soddisfazione libidica viene ricercata con membri del proprio genere", concludendo che "la società e il governo devono offrire una mano d'aiuto a coloro che sono afflitti da questo problema".

Quando Steve Greenber - membro del "National Jewish Center for Learning and Leadership" (CLAL) - che ricevette l'ordinazione rabbinica ortodossa, annunciò pubblicamente nel 1999 che era omosessuale (è stato il primo rabbino ortodosso ad aver fatto coming out), vi fu una risposta significatva dai rabbini di tutte le comunità, che venne riportata nei maggiori giornali.