Albanella (Arvanèdda in campano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Salerno in Campania.

Geografia fisica Territorio Il centro abitato è posizionato a metà strada tra i Monti Alburni e il Golfo di Salerno su una collina che domina tutta la Piana del Sele. Il resto del territorio comunale si sviluppa in pianura o su altre piccole collinette comprese tra i fiumi Sele e Calore lucano a nord ed il Monte Soprano (1.082 m s.l.m.) a sud. Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media), Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003.

Clima

La stazione meteorologica più vicina è quella di Capaccio-Paestum.

Classificazione climatica: zona C, 1301 GG

Origini del nome Il nome di Albanella deriva dal termine dialettale alvanello, in uso per indicare la betulla, arbusto molto diffuso sulle colline circostanti.

Storia

Adagiata su colline ricche di ulivi fu fondata nell'XI secolo da profughi, provenienti da Paestum, da popolazioni greche, lucane e romane, alla ricerca di un sito al di fuori della portata delle incursioni dei saraceni. Per questo motivo l'insediamento più antico si trova sul versante della collina più nascosto agli sguardi di eventuali invasori provenienti dal mare. Diversi ritrovamenti archeologici sono visibili presso il Museo archeologico nazionale di Paestum ed il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (tomba della fanciulla offerente). Gli storici Alessandro ed Antonio Ferrara individuano, come anno esatto della fondazione, il 1003. Nel tardo Medioevo, detta proprietà feudale, non distante da Capaccio e Roccadaspide, fu asservita alla baronia di Fasanella con i suoi signori, fino all'epoca della dominazione Angioina. Sotto gli Aragonesi, il feudo passò ai Sanseverino (nel 1465 con Roberto, conte di Caiazzo, su consenso di re Ferrante d'Aragona) con loro discendenza che mantenne la proprietà, salvo alcune compravendite con patto di riacquisto, fino alla seconda metà del XVI secolo. La terra passò ai Comes fino al 1592 e poi ai Minadois (E.Di Pietro, Chiesa, Baroni e Popolo nel Cilento, Vol. I, Rm 1982, pp. 486-488). La baronia deve essere stata acquisita a fine cinquecento da D. Francesco d'Alessandro, prima del subentro della famiglia Cannicchio. Dagli atti notarili del notaio Giuseppe Tommasuolo (dal 1728 al 1738), circa le successioni ereditarie e testamentarie di D. Liberato e D. Francesco Giacomo d'Alessandro, discendenti dal barone D. Francesco Senior d'Alessandro di Albanella, (Atti notaio G. Tommasuolo, Archivio di Stato di Napoli, Notai del Settecento, Sch. 1150 Prot. 32) si evince la suddetta acquisizione del feudo in questione, ove tra l'altro esisteva convento carmelitano e chiesa dedicata alla SS. Annunziata. Non è riportata data di acquisizione e nome del venditore della proprietà, ma si riferisce che la terra di Albanella fu venduta dal citato D. Francesco Sr. ai d'Urso/Orso (Fabrizio in Quinternioni, 128 f.242) con le sue fruttuose rendite (sopra i terreni coltivati a grano, legumi, vite, olivo nonché sull'attività pastorale. G. Cirillo, Il Vello d'Oro, Lacaita, 2003) per 12.000 ducati. Circa il barone Francesco Sr. d'Alessandro si rinviene essersi sposato con Ortenzia Maiorino (i cui fratelli Matteo, Orazio, Giuseppe rivendicarono crediti, donati a D. Francesco Sr., verso cittadini di Montecorvino in Puglia tra il 1580 ed il 1588. Atti notaio Ranucci, ASN, Notai del Settecento, Sch. 94 Prot. 17, f. 158) e di aver come familiare D. Vespasiano d'Alessandro (fratello), sposato con Lucrezia Del Giudice (1600), con probabile provenienza del ceppo familiare dalla vicina città di Sorrento, ove era fiorente un ramo nobilitato della famiglia con sua appartenenza ad un seggio cittadino. Il barone Francesco Sr. mantenne il feudo per circa una ventina d'anni, lasciando una discendenza che rimase comunque collegata ad alcuni successivi signori di Albanella. Risultarono, poi, crediti pendenti tra Francesco Sr. d'Alessandro, cessionario del feudo, ed il nuovo proprietario Matteo Francesco Cannicchio alla data del 1630, tanto da ricorrere al Sacro Regio Consiglio per trovare un accordo con speciali obbligazioni ed ipoteche emesse su detti crediti (Atti notaio Francesco dell'Aversana,1672, ASN, Notai del Settecento, Sch.482 Prot.12, ff.361 v. e ss.). I suddetti documenti notarili indicano l'anno 1655, quale data di morte del citato barone Francesco, che lasciò quali eredi D. Claudia e D. Liberato Senior d'Alessandro. Quest'ultimo, come dagli atti notarili, prese in moglie (1630) Laura Cannicchio, sorella di Matteo Francesco Cannicchio, il quale era subentrato al possesso della baronia di Albanella (1646, Istrumento notaio Giuseppe Vassallo di Eboli) per il tramite del padre Scipione Cannicchio. Detta moglie Cannicchio garantì alla famiglia d'Alessandro di godere di rendita dotale, proveniente dalla baronia di Albanella, fino alla seconda metà del XVII secolo, allorquando detto feudo, già posto sotto sequestro per un'istanza di creditori (1660), fu venduto dalla moglie Porzia Capano del citato Cannicchio, morto senza eredi. Negli atti del notaio Tommasuolo si menziona, tra l'altro, l'interessamento da parte dei d'Alessandro sulla questione successoria della terra di Albanella, dopo la morte dell'ultimo Cannicchio, per i diritti di legittima della coerede Laura (godente di dote che passò con interessi di capitale ai figli, come da copia polizza del 30 agosto 1647 di Matteo Francesco Cannizzo.F. Nicolini, Notizie tratte dai giornali copia polizze degli antichi banchi napoletani, Vol.II, Na 1959, p. 203) e per taluni crediti insoluti di D. Francesco Sr. Nel 1672 detto feudo fu rivenduto ai d'Urso/ Orso (Aniello) per ducati 18.778 passando poi, per matrimonio, ai Moscato, marchesi di Poppano a metà del XVIII sec.per rimanere in loro possesso fino all'eversione della feudalità.

Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Capaccio, appartenente al Distretto di Campagna del Regno delle Due Sicilie.

Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia ha fatto parte del mandamento di Capaccio, appartenente al Circondario di Campagna.

Simboli

Lo stemma, il gonfalone e la bandiera attuali sono stati approvati con delibera del consiglio comunale del 28 dicembre 2012 e concessi con decreto del presidente della Repubblica dell'11 luglio 2024.Decreto trascritto nel Registro Araldico dell'Archivio Centrale dello Stato il 12 settembre 2024.

Lo stemma riprende quello concesso con DPR del 22 aprile 1998 – «D'azzurro, ai due cipressi di verde, fustati al naturale, nodriti nella pianura di verde, ognuno sormontato dalla stella di sei raggi, d'oro. Ornamenti esteriori da Comune.» – con l'aggiunta della rappresentazione dei fiumi Sele e Calore Lucano. Il decreto del 1998 a sua volta sostituiva lo stemma e il gonfalone concessi con DPR del 1º ottobre 1974.Decreto dell'01.10.1974, registrato alla Corte dei Conti il 09.11.1974 Reg. n. 09 Presidenza foglio n. 125.

Lo stemma con gli alberi e le stelle riprende un bassorilievo presente sul portale dell'ex convento dei Carmelitani, recante la data del 1725 e che probabilmente era un antico simbolo vescovile ma che con il tempo è diventato lo stemma civico del comune di Albanella.

Il gonfalone è un drappo di giallo; quello precedente era costituito da un drappo di giallo con la bordatura di verde.

La bandiera, concessa per la prima volta con il decreto del 2024, è un drappo di giallo caricato dello stemma comunale.

Albanella è tra le poche località italiane che utilizzano l'antico acronimo romano nella versione S.P.Q.AL. (Senatus PopulusQue Albanellensis). Tale acronimo è utilizzato nella targa commemorativa apposta sulla "Fontana dei Ciucci", che si trova nella frazione Tempa delle Guardie, in occasione del restauro del 2002.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Santuario di Santa Sofia Costruita nel 1500 si trova in posizione panoramica dominando tutta la Piana del Sele ed il Golfo di Salerno. Sin dal 1630 santa Sofia è la patrona degli albanellesi e dal maggio 2009 anche le sue reliquie, prima conservate in Vaticano, sono custodite nella chiesa a lei dedicata. Sempre nel 2009, per decreto del vescovo di Vallo della Lucania, fu eretta a santuario diocesano dedicato alla Santa. A sinistra della facciata principale vi è un possente campanile in mattoni rossi, costruito con il contributo economico di tutti gli albanellesi, ed inaugurato, dal vescovo Domenico Savarese il 14 maggio 1955, alla vigilia della festa di santa Sofia.

Chiesa di San Matteo Risalente al 1400 si erge nel cuore del centro storico su un piccolo rilievo dove è risultato esserci in precedenza un vecchio insediamento romano. La chiesa è caratterizzata da due navate ed un campanile in stile romanico, di notevole fattura l'organo ed il soffitto a cassettoni.

Cappella della Congrega del SS. Rosario Ubicata nel centro storico di fronte alla chiesa di San Matteo. Dei tre luoghi di culto cattolici che si trovano ad Albanella è il più recente, risale infatti al 1800. Di notevole valore artistico la presenza sulla facciata esterna di un pannello maiolicato, di fattura vietrese, raffigurante la Madonna del Rosario tra san Domenico di Guzmán e santa Caterina da Siena ed ai loro piedi due personaggi incappucciati in atto di preghiera.

Chiesa di San Gennaro Meglio conosciuta come chiesa di Sant'Anna perché negli anni sessanta vi portarono la statua della Santa. Si trova nella frazione Matinella.

Chiesa di San Giuseppe Lavoratore Edificio moderno costruito tra il 1957 ed il 1958, con i fondi della legge della "Riforma agraria", nella frazione Borgo San Cesareo.

Chiesa evangelica metodista Situata nel centro storico in via Risorgimento, è stata realizzata nel 1906. In seguito al sisma del 1980, avendo subito il crollo del tetto, l'edificio è stato completamente restaurato.

La Fabbrica della Cappella dell'Apocalisse La fabbrica della Cappella, detta dell'Apocalisse, è dedicata a san Giovanni Evangelista e sorge sul versante occidentale della collina di Albanella. È stata costruita nel 1999, per restituire alla memoria religiosa del popolo di Albanella l'antica chiesa scomparsa del pago di Santo Janni. In una cronaca del settecento, lo storico Lucido di Stefano, la definiva diruta, aedificata alla misura romanica in nudo tufo neapolitano e che ha, in prospettiva: «il seno di Pesto, colla veduta della opulenta città di Salerno, della Vecchio Capaccio, del castello di Federico II di Svevia, del Santuario della Madonna del Granato, del fiume Selo e della bella vista della costa d'Amalfi e dell'isola di Capri». All'interno è presente il cenotafio del poeta greco Costantino Kavafis.

Cappella Albini È una cappella privata, facente parte del Palazzo Albini-Pinto, eretta nel corso del XVIII secolo. Intitolata alla Santissima Concezione di Maria, la cappella ha una pianta rettangolare ad unica navata e, sul fondo, presenta un altare rialzato. Conserva, all'interno, alcune tele ascrivibili alla scuola del pittore napoletano Francesco Solimena e del pittore cilentano Paolo de Matteis. L'ingresso principale, fronte strada, è sormontato da un pannello maiolicato raffigurante la Vergine Maria.

Architetture civili Palazzo del municipio In stile razionalista tipico dell’architettura fascista, è di poco successivo al 1930. Si trova in piazza Cavalieri di Vittorio Veneto e fornito di torre campanaria con orologio che, dopo la fine della seconda guerra mondiale, fu collegato ad una sirena antiaerea che suona alle ore 12 ed alle ore 18, udibile in gran parte del territorio comunale.

Monumenti