Il viadotto dell'industria sul fiume Basento, conosciuto anche come ponte sul Basento o ponte Musmeci, costituisce la connessione stradale tra l'uscita "Potenza Centro" sul raccordo autostradale Sicignano-Potenza e le principali vie di accesso nella zona sud di Potenza. Attraversa il fiume Basento, due linee ferroviarie (Battipaglia-Potenza-Metaponto e Altamura-Avigliano-Potenza) e tre strade principali della città, via della Fisica, viale Guglielmo Marconi e viale del Basento, congiungendosi con via Nicola Vaccaro nel tratto terminale.
Progettato dall'ingegnere italiano Sergio Musmeci a partire dal 1967, venne realizzato tra il 1971 e il 1976, concretizzando le teorie sul minimo strutturale del progettista, secondo cui “bisognava arrivare a delineare con una formula matematica una sola soluzione di natura statica per avere la certezza del migliore impiego, cioè il minimo peso, di una data struttura.Dall’intervista a Zanaide Zanini di L. Garofalo sul Nuovo cantiere, Aprile 1998 in Sergio Musmeci. Strutture fuori dal coro” ( PDF) a cura di F. Giovanardi, Giovannardierontini, 2010. Diversi studi hanno condotto un'analisi e una discussione approfondite sulla forma strutturale del viadotto dell'industria sul fiume Basento.
L’opera “d’arte infrastrutturale”, può considerarsi tra le più rappresentative della cultura architettonica del XX secolo,C. Petrizzi, Sergio Musmeci a Potenza. Il ponte e la città su Basilicata Regione notizie, n. 104, 2003. in grado di anticipare temi e linguaggi della contemporaneità. Struttura complessa, organica, dalle forme inedite, realizza l’armonia tra ingegneria e architettura; la sua modernità fu commentata, in riferimento al suo progettista, da Bruno Zevi sull'Espresso nell'articolo: “Che artista, ha fatto un ponte!”. Per il celebre architetto e urbanista, il ponte Musmeci rappresenta l’esito di un “approccio creativo, che estrae dalla struttura le sue capacità espressive, fornendo un'informazione completa, limpida e affascinante delle funzioni cui risponde".L’Espresso, XXII, 1976. Di seguito si riporta una citazione di Luigi Spinelli:
Caratteristiche tecniche La particolarità della struttura è quella di essere costituita da una membrana unica di cemento armato con uno spessore uniforme di 30 cm, modellata a formare quattro arcate contigue, caratterizzate ognuna da un interasse di 69,20 metri e una luce libera di 58,80 metri tra gli appoggi.
La lastra unica di cemento viene sia tirata e deformata, per creare delle specie di dita che sorreggono l'impalcato che ospita la carreggiata stradale, sia ripiegata su se stessa per creare un quadrato di 4 archi di 10,38 metri di lato che sorreggono l'intero peso della struttura.
“Il Ponte è costituito da un impalcato a cassone sostenuto ogni 17,30 m da una sottostante volta che può essere considerata equivalente a quattro archi continui con interasse di 17,30 × 4 = 69,20 m e luce libera tra gli appoggi di 58,80 m. La continuità dell’impalcato è interrotta da giunti con appoggio a seggiola allo scopo di assorbire le deformazioni di origine termica; si formano così delle travi semplicemente appoggiate con una luce di 10,38 m sostenute da mensole di 3,46 m appartenenti a travi continue su 4 appoggi e tre luci di 17,30 m. "Data la sua forma, non si è ravvisata la necessità di interrompere in alcun modo la continuità della volta".Dalla premessa alla relazione di calcolo scritta da Sergio Musmeci in L’opera d’arte di Potenza. Il ponte di Sergio Musmeci, Ordine degli Ingegneri della provincia di Potenza e Consiglio Nazionale degli Ingegneri, progetto editoriale effenove s.r.l.s., 2017.
L’impalcato, largo 16 metri, presenta una sezione trasversale, con la soletta superiore di 16 cm e quella inferiore di 14 cm e con un'altezza massima di 1,30 m. È sostenuto, in punti arretrati di 2 metri rispetto al bordo, dagli archi rigirati verso l'alto del guscio.
La genesi del ponte Il viadotto sul Basento nacque dall’esigenza di sostenere con la viabilità la crescita del tessuto produttivo del capoluogo lucano, che dall’originaria fisionomia rurale, con la crescita del settore terziario, stava assumendo i caratteri di un polo industriale.L'opera d’arte di Potenza. Il ponte di Sergio Musmeci ”, op cit, p. 14. Il Consorzio per lo Sviluppo Industriale, sotto la presidenza del commendator Gino Viggiani, si fece dunque promotore della costruzione di un ponte in grado di connettere tra loro il nucleo urbano di Potenza e la nuova superstrada Basentana (S.S. 407) in corso di costruzione, ubicati rispettivamente su lati opposti rispetto alla barriera rappresentata dalla ferrovia e dal fiume Basento.
Il viadotto avrebbe inoltre potenziato l’accessibilità all’area industriale, negli anni Sessanta sviluppatasi lungo il fiume, superando disagi e rallentamenti al traffico causati dalla presenza della ferrovia e del passaggio a livello. Si trattava anche di intervenire sul territorio dando risalto ad uno degli accessi alla città, incidendo sulla qualità dell’ambiente urbano e adottando per la struttura del viadotto una soluzione nuova, senza precedenti in Italia e all’estero, una struttura importante non solo sotto il profilo funzionale, ma significativo dal punto di vista architettonico, strutturale e dell'inserimento ambientale.
Progettazione
La complessa progettazione è stata svolta in più fasi, che hanno permesso di svolgere i calcoli statici. Cominciata nel 1967 e affidata inizialmente ad un team composto anche da Aldo Livadiotti ed Emanuele Radogna, fu poi portata avanti, insieme alla realizzazione dell’opera, dall’ingegnere romano Sergio Musmeci. Dopo gli studi per un cavalcavia sull’autostrada del Sole (1950), per i ponti sull’Astico (1956) e di Tor di Quinto a Roma (1959), Musmeci adoperò per quest’opera un nuovo metodo progettuale, fondato sulla sperimentazione, indotta non soltanto dalla ricerca dell’essenzialità ma dalla volontà di concretizzare con una struttura continua nello spazio le linee di forza invisibili.Ugo Carughi, Il restauro del ponte Musmeci a Potenza, finalmente!, in "Il Giornale dell’Architettura.com", 17 Ottobre 2017. Il ponte sul Basento rappresenta dunque il punto focale della ricerca di Musmeci sulle membrane sottili, nata negli anni trenta dall’opera di Félix Candela e Eduardo Torroja.G. Sassano, Sergio Musmeci tra arte e scienza, in "Basilicata Regione Notizie", 104 (2003).
Lo studio richiese calcoli speciali e prove su modelli delle strutture. "Si è cercato di spingere la logica strutturale e l’affidamento dello studio degli equilibri statici fino al punto di produrre attraverso questi una forma, che unisse alla naturale aderenza alla sua funzione una forte carica espressiva".S. Musmeci, Perché a Potenza. Quaderno monografico del consorzio per l'area industriale, in L’opera d'arte di Potenza. Il ponte di Sergio Musmeci, 1974, p. 23. Si trattava, per l'ingegnere romano, di rovesciare il problema strutturale per come era stato impostato storicamente dalla Scienza delle costruzioni, "concepita come l'insieme di tutte le teorie e metodi di calcolo che consentono la verifica di strutture già progettate" e che lasciava fuori "la fase creativa della forma strutturale". Era dunque necessario "sviluppare una vera e propria teoria delle forme, interamente basata sulle enormi potenzialità di trattamento delle informazioni offerte dai calcolatori elettronici”.S. Musmeci, Perché a Potenza, cit. "La forma è l'incognita, non le tensioni!": l'intera opera di Sergio Musmeci si è svolta attorno al concetto della ricerca della forma, anzi la ricerca di forme minimali, cioè quelle che rispondono alla loro funzione strutturale impegnando la minima quantità di materia.Sergio Musmeci. Strutture fuori dal coro, a cura di F. Giovanardi, Giovannardi e Rontini, 2010. Una forma continua è una forma organica, moderna proprio perché "rappresenta la soluzione, in un'unica struttura, di forze ed equilibri che discendono da un complesso molto più ampio di eventi".Carmela Petrizzi, in Sergio Musmeci. Il ponte e la città, a cura di M. Guccione, Gangemi, 2003. Per Musmeci esisteva una sola quantità minima di materia con cui una struttura poteva essere realizzata, una volta determinato il sistema delle forze esterne. Tale "forma ideale" era considerata un'invariante, un riferimento rispetto al quale sviluppare le successive elaborazioni per consentire a tale forma di divenire oggetto concreto, valutando tutti gli elementi reali, quali le sollecitazioni esterne e la loro dislocazione nello spazio, la natura del suolo e i materiali utilizzati.
A partire da un procedimento duale, in base al quale si assegna un certo regime tensionale e si ricava la forma idonea a realizzarlo, nello specifico del viadotto sul Basento "le volte sottili, in virtù della loro forma particolare, tendono alla realizzazione di un regime tensionale di compressione uniforme in tutte le direzioni, che rappresenta, a sua volta, la condizione più favorevole per un razionale ed economico sfruttamento del conglomerato".Relazione tecnica sul viadotto di Potenza di S. Musmeci, in L'opera d'arte di Potenza. Il ponte di Sergio Musmeci. Musmeci, nel processo di progettazione, seguì approcci di natura diversa: quello empirico, con lo studio del comportamento di modelli fisici; quello analitico, su modelli matematici al continuo; quello geometrico, basato sulla statica grafica; quello numerico agli elementi finiti. Egli usava questi metodi in modo non sequenziale, presentando le prove sperimentali come convalida dei calcoli. La forma della volta è dunque scaturita da un lungo percorso progettuale.
In particolare sono stati realizzati più modelli: dapprima uno studio realizzato con una pellicola di soluzione saponata mista a glicerina formata tra fili di cotone per abbozzare la forma, poi è stata tesa perpendicolarmente una membrana di neoprene per realizzare un secondo modello che riproduce un sostegno del ponte e le due semiarcate adiacenti. Il successivo modello in metacrilato, su scala 1:100, di due campate complete, costruito dal Laboratorio di Ricerche su Modelli della Facoltà di Ingegneria di Roma, ha consentito lo studio dell'elasticità per perfezionare la forma. Tale modello, lungo 1,40 metri, completo di impalcato e con i bordi rinforzati, venne poi sottoposto a diverse condizioni di carico, misurando le deformazioni tramite estensimetri elettrici.
Si passò quindi alla fase esecutiva, dopo le approvazioni di tutti gli enti interessati: il Consorzio per l'Area Industriale di Potenza, la Cassa per il Mezzogiorno, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, le Ferrovie dello Stato. Prima dell'esecuzione, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici chiese la realizzazione di un modello di due campate in microcalcestruzzo e in scala 1:10, lungo circa 14 metri per i test di carico, che fu costruito presso l'Istituto Modelli e Strutture di Bergamo (ISMES). Su di esso fu effettuata una sperimentazione per la verifica della resistenza: il ponte fu sottoposto a carico di diverse tonnellate a mezzo di martinetti idraulici. Le prove effettuate confermarono i risultati dei calcoli e permisero di determinare con esattezza la forma della volta e la geometria dei bordi.Petrizzi, op.cit., La progettazione del viadotto era cominciata da un paio di anni quando, nel 1968, la Cassa per il Mezzogiorno approvò il progetto di massima e ne finanziò la realizzazione.
Realizzazione
L'appalto dei lavori fu affidato nel 1970 all'Impresa Edilstrade Forlì-Castrocaro. Direttore dei lavori, l'ingegnere Gilberto Flamigni. La realizzazione del Viadotto sul Basento richiese molto tempo sin dalla fase progettuale, poiché l'opera era basata su una ricerca sperimentale di Musmeci e su un cantiere che non presentava i parametri standard dell'edilizia del tempo. Suscitò molte discussioni e non pochi furono gli impedimenti che, a livello locale, ostacolarono la costruzione dell'opera.