Il castello di San Michele è una fortificazione medievale che sorge nel paese di Ossana, in Val di Sole, Trentino-Alto Adige. Di proprietà della Provincia di Trento, è stato sottoposto a diversi lavori di restauro: i più recenti sono terminati nel luglio 2014. Costruito su uno sperone di roccia altrimenti inaccessibile, il castello è caratterizzato da un mastio di 25 metri e dalla presenza, al suo interno, di una cappella consacrata al culto del Santo omonimo. Aperto al pubblico, ospita visite guidate ed eventi.
Storia La storia del Castello di San Michele è legata, fin dall'antichità, alla morfologia e al contesto del territorio. L'Alta Val di Sole era la via attraverso la quale mercanti e carovanieri raggiungevano il comprensorio trentino e tirolese, dopo essere partiti dalle valli del bresciano e del bergamasco, ma anche dal Lago di Garda. Il castello aveva dunque funzione di avamposto e controllo, ma non solo: assegnato al comitato vescovile come parte del fisco regio e imperiale, era sede di raccolta per tasse e balzelli, corrisposti anche in natura, sotto forma di prodotti agricoli. La regione era infatti tipicamente rurale, scarsamente popolata, con i contadini raccolti in piccoli villaggi nati attorno ai poderi e alle proprietà.
Periodo I (VI-VII secolo)
Il primo insediamento stanziale fu un piccolo avamposto di frontiera, dedito esclusivamente al controllo del passaggio delle merci. Doveva trattarsi di un semplice fabbricato-torre costruito sulla parte più alta della rupe e cinto da mura, i resti delle quali, a tratti, si possono vedere ancora oggi (cinta del versante Ovest). Questo primo presidio sorge in un periodo di grande insicurezza, al tempo del dominio goto-longobardo, minato dalle frequenti incursioni dei Franchi, un popolo agguerrito proveniente dalla zona del Ticino. Tra gli itinerari alpini resi insicuri da queste scorribande c'è anche la strada del Passo del Tonale, che collega appunto trentino e alto bresciano.
Periodo II (VIII-XI secolo) Sui resti del primo nucleo insediativo viene eretta una chiesa intitolata a San Michele, denominazione che passerà poi all'intero castello.
Periodo III (XII-XIV secolo)
Il comitato vescovile opera alcuni ampliamenti, funzionali alla raccolta delle derrate e dei balzelli. Sorge un palatium vicino al ciglio Ovest, dedicato a tale scopo, ma un'ampia porzione del fabbricato (denominata curia) viene utilizzata come centro amministrativo e organizzativo. La fortificazione è in pratica il centro di riferimento di tutti i beni, mobili e immobili, sparsi, o in transito, per la Val di Sole. Questa fase è caratterizzata dalla presenza di un edificio, dedicato sì a San Michele, ma non destinato al culto comunitario, cioè non una "chiesa" nel senso comune; il vescovo di Trento, Federico Vanga, vi convocava, all'alba del secolo XIII, uomini e testimoni per conferire investiture e notificare atti, tra cui gli obblighi di servitù. L'edificio era quindi un centro di potere.
La prima testimonianza scritta relativa al "castrum" (nel significato antico di "luogo abitato posto in alto"), è un atto di compravendita datato 1191. Il "castrum Valsane, de Vulsana" è in quel periodo patrimonio della Chiesa di Trento per effetto della donazione effettuata dall'imperatore Corrado II al vescovo Udalrico II.
Nel 1239, però, l'imperatore Federico II di Svevia aliena le fortificazioni e le giudicarie della Valle del Noce dal patrimonio della Chiesa. Il Castello passa nelle mani del podestà di Trento, Sodegerio da Tito.
Periodo IV (XV secolo)
La produttiva regione attira l'interesse di potenti e nobili. Nel secolo XV si insedia nella Alta Val di Sole la famiglia lombarda dei Federici, originari di Erbanno, in Valcamonica. Il capostipite Giacomino (Jacobus) De Federicis è nominato vicario vescovile della valle del Noce (1412) e in segno di investitura feudale riceve la rupe di Ossana. Giacomino De Federicis si impegna subito in una significativa fortificazione: la chiesa e il palatium vengono in parte affiancati e in parte inglobati in un nuovo progetto che prevede una residenza padronale e un imponente mastio. L'intero complesso di edifici è chiuso da un alto muro di cinta a cui si affianca un altro muro perimetrale più ampio dove si trova l'accesso (protetto da una torre e da un ponte levatoio). Per il Castello è il momento di massimo splendore. Nel 1455 il possedimento passa da Giacomino al figlio Federico. Questi provvede ad ulteriori migliorie, soprattutto nel comparto delle difese, ma in breve una grave crisi economica colpisce la famiglia valtellinese e la costringe ad una progressiva decadenza.
Periodo V (XVI - XIX secolo) Nel 1470, con la morte di Federico De Federicis, il castello è ceduto alla potente famiglia dei conti di Thun, ma nel 1567 torna in mano vescovile. Sul finire del secolo XVI, il vescovo di Trento, Ludovico Madruzzo, lo concede ad un suo capitano delegato per la Val di Non e la Val di Sole, Cristoforo Federico Heydorff. Dopo qualche ulteriore passaggio di proprietà, sempre orchestrato dalla curia vescovile, l'opera cade in uno stato di progressivo abbandono, anche perché sul piano strategico-militare è ormai giudicata del tutto inadeguata. Le manutenzioni tendono a ridursi, e nel 1777 un incendio su vasta scala devasta coperture lignee e murature, rendendo il complesso per larga parte inservibile. Nel 1822, su suggerimento del genio militare austriaco, vengono eseguite alcune opere di potenziamento del fronte difensivo; poi il castello cade in totale abbandono.
Periodo VI (XIX - XX secolo)
Nel 1843 il castello viene alienato dal demanio militare austro-ungarico. La fisionomia e la struttura dello stesso sono ormai minate da crolli e abbandono. Alcuni dei fabbricati interni vengono adibiti a rustico ma il complesso è ormai ruderizzato e proprietà di privati. Nel 1992 diventa patrimonio della Provincia Autonoma di Trento che ne promuove il recupero e il restauro.
Cronologia Date rilevanti acquisite grazie a testimonianze documentali 1191: prima menzione del complesso fortificato. 1213: prima menzione della Chiesa di San Michele. 1215: il vescovo Federico Vanga ordina la manutenzione del tetto. 1239: il castello passa dall'autorità vescovile a quella del podestà di Trento (Sodegerio da Tito). 1274: la zona del sito è nelle mani di Mainardo conte del Tirolo. 1276: con il concordato di Ulma, l'Imperatore ordina invano che l'edificio passi all'Ordine Teutonico. 1290: il vescovo Enrico II reclama la restituzione del castrum Vulsanae cum tota valle solis. 1337: il conte di Tirolo consegna il castello nelle mani del Duca Giovanni di Lussemburgo. 1412: Giacomino De Federicis giura fedeltà al Duca Federico il Tascavuota e inizia la fortificazione del castello. 1455: Federico De Federicis, figlio di Giacomino, viene investito del potere anche dall'autorità vescovile. 1470: morte di Federico e inizio del periodo di decadenza. 1525: guerra rustica, i contadini rivoltosi della valle si impadroniscono del castello. 1567: si estingue la dinastia dei De Federicis, che nel frattempo si erano reimpossessati del sito dichiarandosi vassalli del vescovo. 1581: il vescovo Ludovico Madruzzo concede il castello al nobile Cristoforo Federico Heydorff. 1640: estinta subito la dinastia sveva, subentra Marcantonio Bertelli da Caderzone, cui viene riconosciuto il diritto sempre dal vescovo Madruzzo. 1777: si rinnova a Girolamo Bertelli l'investitura di quello che però è ormai ridotto ad un ammasso di ruderi. 1822: si estingue la famiglia Bertelli. Il castello passa al demanio militare austro-ungarico. 1843: il castello è acquistato dal conte Giuseppe Sizzo de Noris, di Trento. 1922: la famiglia Taraboi di Ossana rileva quel che rimane dell'antico castello. 1992: subentra la Provincia autonoma di Trento dando il via ai lavori di restauro e consolidamento.
Struttura
L'area di insediamento misura 3.932 m² di superficie ed è caratterizzata da un dislivello di 14 metri di quota (dalla base del rondello alla base del mastio). Due cortine murarie delimitano il complesso degli edifici: l'una, esterna, misura 211 metri, l'altra, interna, 145 metri. Il lato di accesso era ad Est. Il nucleo difensivo orientale in entrata era costituito dal camminatoio fortificato (rondello) e dal rivellino, dotato di ponte levatoio, battiponte, fossato, in aggiunta alla torre scudata. Anche l'accesso alla corta primaria si trova ad est. Il cuore del complesso misura 1433,25 m² e in esso si affacciano la chiesa (S-O), l'edificio cosiddetto palaziale (N-O), corpi di fabbrica addossati alla cortina, forse un antico, grande palazzo (da N-E a S-E), un'ultima architettura tra queste e il corpo ecclesiastico, e due cisterne, che garantivano l'approvvigionamento idrico all'interno della prima cinta.
Nucleo A (rondello) Il rondello si presenta quasi interamente integro. Ha un'altezza di 7,5 m e un raggio di 5 m. La struttura sommitale è a merli squadrati con feritoia centrale. È costruito assieme al tratto murario con andamento E-0, presenta due impalcati interni, archibugiere al piano superiore, cannoniere al piano inferiore.
Nucleo B (torre scudata) La torre, originariamente provvista di scudo, si apre sul lato occidentale. L'ingresso da E avviene per mezzo di un portale ad arco a tutto sesto. Anticamente i collegamenti tra i vari piani erano permessi per mezzo di strutture lignee, di cui rimangono tracce nei fori di sostegno per i solai. Alla torre si addossa, sempre sul lato est, il rivellino, connesso al fossato con il ponte levatoio di cui si conservano battuta e battiponte.
Nucleo C (porzioni murarie prima cinta e palazzo) Questo nucleo costruttivo comprende principalmente le sezioni murarie a nord, est e sudest, della prima cinta, di età federiciana, poligonale. Si inseriscono in questo ambito gli edifici originariamente addossati alla parete e di cui rimangono alcune vestigia, come il palazzo a due/tre livelli che occupava il lato orientale della corta interna. Gli elementi architettonici principali sono feritoie, un portale, e un camino, al piano inferiore. Al primo piano si trovano i resti di una latrina, una bertesca, e alcune sedute interne. Al secondo piano si trovano un camminamento di ronda, e alcuni merli allo stato di rudere.
Nucleo D (porzione muraria prima cinta e edifici) La porzione muraria in questione è quella esposta al lato sud della prima cinta federiciana. Le caratteristiche sono identiche rispetto agli altri lati. Alcuni edifici, presumibilmente residenziali e produttivi, vi sono accostati. Gli aspetti dimensionali sono in comune con il nucleo C.
Nucleo E (mastio) Nucleo di assoluta rilevanza costituito dal mastio e dalla parte di edificio ad esso adiacente. Comprende anche la cisterna trapezoidale addossata al tratto della prima cinta, ad Ovest. La torre misura ben 26 m., su sei livelli, il più ampio dei quali è l'ultimo, cosiddetto "di osservazione sommitale". L'elemento caratteristico del mastio è l'apparato sporgente che si regge su beccatelli a tre mensole e dalle cui caditoie si poteva esercitare la difesa.
Nucleo F (seconda cortina muraria) Il muro di cinta esterno delimita il perimetro sud e sudovest del cancello. L'altezza è a scalare tra 3,5 m. e 7 m., la costruzione segue l'andamento morfologico del terreno. Il muro è parzialmente crollato ed è stato ricostruito più volte.
Nucleo G (vela muraria nord-ovest) La porzione di muro nord ovest è forse quella più antica, ed è connessa all'edificio di culto (Chiesa di San Michele). L'alzato si conserva per un'altezza variabile tra i 2,20 m. e i 5,50 m.
Nucleo H (corpo di fabbrica) Edificio in stato ruderale, consolidato per lo scarso grado di conservazione. Pianta rettangolare, due ambienti su un livello soltanto.
Nucleo I (edificio) Edificio a pianta rettangolare con orientamento N-S. Il lato est si conserva per un'altezza di 7,85 m.
Nucleo L (chiesa di San Michele) Resti murari dell'edificio di culto dedicato a San Michele.