Il dispositivo, in senso filosofico, è un concetto teorizzato da Michel Foucault nella metà degli anni settanta del XX secolo, per descrivere alcuni aspetti con cui il potere agisce e si riproduce tramite quello strumento con il quale interviene nei rapporti di forza per orientare, bloccare, servirsi a suo vantaggio delle strutture sociali che vengono così influenzate dagli effetti pratici di un discorso, di una tecnica, di una ideologia.Ove non indicato diversamente, le informazioni contenute nella voce hanno come fonte: Amos Bianchi, Che cos'è un dispositivo AdVersuS, X, 25, dicembre 2013/aprile 2014: pp. 220-230
Foucault: il dispositivo e la libertà Così Michel Foucault chiarisce il concetto di dispositivo:
Foucault precisa che più che dispositivo bisogna parlare di una rete di dispositivi in cui gli elementi che la costituiscono sono sia discorsivi che concreti come ad esempio un'automobile che è essa stessa un dispositivo in quanto oggetto reale, il risultato di un progetto ingegneristico ed anche di una pubblicità che ha indotto il consumatore a comprarla.
In particolare, dunque per Foucault i dispositivi sono l'insieme di tecniche discorsive e concrete di gestione e governo in cui alcuni elementi, come, ad esempio, le scuole o le prigioni, sono in grado di controllare, dirigere e contenere strategicamente le condotte dei soggetti Sorvegliare e punire: nascita della prigione (1975), trad. Alcesti Tarchetti, Einaudi, Torino 1976..
Il dispositivo si forma quando appare la necessità e l'urgenza di un cambiamento dei dispositivi precedenti ormai non più adeguati alla situazione concreta. Questo effetto non ha una causa da identificare in una precisa fonte che lo amministri poiché i dispositivi sono di diversa natura e non hanno un preciso potere che li formi e li gestisca ma ciò non toglie che i dispositivi, secondo i modi del potere li strutturano, indirizzano le nostre scelte e le condizionano al punto da chiedersi quale sia il nostro reale ambito di libertà.
La risposta di Deleuze Gilles Deleuze ha così indicato una risposta a questa domanda:
La diagnosi che segue all'analisi, secondo Deleuze, deve quindi portare a una terapia messa in atto da una società di controllo.
Agamben: l'evanescenza del soggetto Giorgio Agamben individua un'ulteriore finale conseguenza dei dispositivi:
Sin dall'inizio l'uomo ha caratterizzato la sua storia con un accumularsi di dispositivi dai quali è divenuto prigioniero e che ormai è impossibile distruggere o controllare per usarli nel modo più utile G.Agamben, op.cit. p.24
Premesso che per "soggetto" Agamben intende la "simbiosi" dell'individuo con i dispositivi e per "soggettivazione" il relativo mutamento da questi provocato, egli osserva che essi ora non danno più luogo a un'ulteriore mutazione del soggetto stesso attraverso quella che egli chiama "desoggettivazione" ma a una evanescenza del soggetto quasi inglobato dal dispositivo:
Caso tipico di questo fenomeno è il possesso di un telefono cellulare che trasforma il soggetto in un numero telefonico, sempre sotto controllo.
Note
Bibliografia Greg Bird and Giovanbattista Tusa (eds.), Dispositif: A Cartography. Cambridge, MA: MIT Press, 2023. Michel Foucault, L'Ordre du discours, Paris, Gallimard, 1971. Michel Foucault, Surveiller et punir. Naissance de la prison, Paris, Gallimard, 1975. Gilles Deleuze, Che cos'è un dispositivo?, Cronopio 2007. Giorgio Agamben, Che cos'è un dispositivo?, Nottetempo 2006. Enrico Redaelli, L'incanto del dispositivo. Foucault dalla microfisica alla semiotica del potere, Ets 2011. Simon Lemoine, Le sujet dans les dispositifs de pouvoir, Presses Universitaires de Rennes, 2013.
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