Pazzano (, Pazzanu in calabrese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria in Calabria.
È, per numero di abitanti, il paese più piccolo della vallata dello Stilaro. Nel periodo borbonico fu importante per essere il principale centro minerario di estrazione del ferro di tutto il Mezzogiorno.
Geografia fisica Territorio Si trova nella Vallata dello Stilaro tra il Monte Consolino e Monte Stella (il quale rientra nel territorio comunale) a un'altezza di s.l.m. L'escursione altimetrica è di 867 metri, con una minima di 222 m e una massima di 1 089 m. La zona è classificata ad alta sismicità.
Clima Dal punto di vista climatico ricade nella zona climatica D secondo la classificazione climatica, i gradi-giorno sono 1 511 e perciò il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 12 ore giornaliere dal 1º novembre al 15 aprile.
Di seguito vengono riportati i dati climatici delle medie mensili riferite agli ultimi 30 anni.Dati meteorologici di Signa degli ultimi 30 anni..
Idrografia
Nel territorio del comune di Pazzano nascono il torrente Stilaro, dal quale prende il nome tutta la vallata, e un suo affluente, il Melodare (in dialetto Mardari, in un documento del 1094 conosciuto come Merdate). Lungo il suo corso rimangono i resti dell'industria siderurgica calabrese, una serie di mulini: il Mulino do regnante, Gargano, Poteda1, Poteda 2, Mastru Cicciu e Midia. Sono tutti mulini di tipo greco. Sono presenti delle sorgenti, denominate " Femmina Morta", "Fonte dello Schioppo" e Carcareda.
Origini del nome Il nome del paese in passato viene citato in diversi documenti, e si attestano in particolare il nome volgare "Pazzano" e quello latino di "Patianum".
Nel '700 viene menzionato in tre testi: nel terzo libro di Thesaurus antiquitatum et historiarum Italiae di Johann Georg Graeve, in "De antiquitate et Situ Calabriae" del 1704: "In hoc agro pagi sunt Patianum, ubi aurum & argentum & cyancus color nascitur sunt & ferrifodinae" (In questo terreno del villaggio di Pazzano, in cui sono nati il colore dell'oro e dell'argento)". Nel testo di Pantopologia Calabra del Frate Elia De Amato del 1725: "Patianum vulgò Pazzano". Nel 1796 nel Dizionario geografico - istorico - fisico del Regno di Napoli.
L'etimo della località è incerto e vi sono sei ipotesi: La derivazione da un radicale "passus", cioè valico; Di origine francese: plateau ossia ripiano in zona montuosa; Dallo spagnolo "plata", per cui Pazzano starebbe a indicare una terra metallifera; Derivazione di tipo prediale dal nome latino Patius e il suffisso -anusRohlfs 1974, 232.; Secondo il latinista Giuseppe Pensabene il termine Pazzano corrisponderebbe al latino pactus (pactano, compatto) ossia avamposto difensivo; La forma popolare Pezzano potrebbe derivare dal nome gentilizio romano Pettius o Pitius alla stregua dei suoi omonimi: località Pazzano a Fratta Terme, di menzionati "Locus Pezzanu" in Provincia di Rieti in documenti dell'alto-medioevoCalzolari, 1994, p. 136. e della frazione di Pezzano a San Cipriano Picentino (Salerno)Polloni, 1966, p. 230..
Per quanto riguarda i suoi abitanti, si fa riferimento in italiano come pazzanesi e nel dialetto del paese come: pazzaniti, mentre invece le persone non del posto li appellano nelle tre varianti: pezzanìsi, pezzanìti e pezzanòti e quindi adottando la radice pezz-.
Storia
Pazzano è situato tra il Monte Consolino e il Monte Mammicomito, due massicci calcarei che costituiscono un'eccezione nell'aspetto geologico calabrese e che gli studiosi fanno risalire all'età devoniana o più fondatamente all'epoca giurassica. A questa lontanissime origini e alle evoluzioni dei millenni successivi, si deve la presenza nella cavità dei monti di giacimenti di ferro, il cui sfruttamento risalirebbe all'età magno-greca.
Età romana Nel periodo romano fu istituita tra Pazzano e Stilo una colonia per i damnata ad metalla, ovvero i condannati ai lavori forzati nelle miniere. Nel 1952, in località Praca, furono rinvenute 15 monete: 7 elettri punici e 8 siracusane, risalenti al periodo tra il 310 a.C. e il 290 a.C.
Pazzano villaggio normanno e casale minerario di Stilo
L'origine del paese è legata infatti all'estrazione dei minerali di ferro per lo più di limonite e pirite, attività che ha dato origine a un villaggio di minatori in età normanna (come attesta un documento del 1094). La materia prima fornita dalle miniere si ricollega al sorgere nella zona di alcuni rudimentali forni per la fusione del ferro. Da antichi documenti risulta che un tempo Pazzano (o meglio il casale di Pezzano, come veniva chiamato) faceva parte della Contea di Stilo insieme con Guardavalle, Stignano, Camini e Riace.
Da 1231, con la promulgazione della Costituzioni di Melfi entra a far parte amministrativamente del Giustizierato di Calabria Ulteriore.
Si sa inoltre che dal 1325 vi era un prete, che dipendeva dalla diocesi di Squillace.
In un documento del 1333 si legge che esisteva una ferriera di proprietà del convento di Serra San Bruno.. Nel 1520 la ferriera risulta inattiva e le miniere di Pazzano quasi abbandonate e fornivano il poco materiale alle ferriere di Campoli, Trentatarì, Castel Vetere (oggi Caulonia), Spadola e Furno. Il 10 dicembre 1524 le miniere di Pazzano furono regalate da Carlo V come ricompensa per i servizi prestati a Cesare Fieramosca (fratello di Ettore, vincitore della disfida di Barletta). Nel 1527 le miniere divennero di demanio regio.
Sotto il governo spagnolo nel XVII secolo, all'affittatore delle ferriere di Stilo di allora, la Corona oltre ad aver affidata la direzione dei lavori, fu concesso anche l'amministrazione della giustizia con la carica di Regio Governatore del Casale di Pazzano togliendo la giurisdizione a Stilo.. In un documento del 1674 viene rilevata la presenza di miniere attive a Pazzano in località "Colla di Bando", in quanto alcuni "grottari" che estrevano lì il minerale e che ricevevano ogni anno 300 ducati per la manutenzione delle miniere.. Nel 1684 viene menzionato al governatore delle ferriere Tiberio Vigliarolo un altro intervento di manutenzione straordinaria nelle miniere del Monte Mammicomito per opera dei "grottari" del casale di Pazzano Domenico Pisani, Nicola Taverniti e Domenico Franco al costo di 300 ducati..
Nel 1724 il governo a Pazzano cominciò a far fabbricare i cannoni per l'esercito.
Nel 1731 il capitano Giuseppe Lamberti si aggiudica all'asta l'affitto delle Regie Ferriere di Stilo con una offerta di 5 050 ducati l'anno e dal 28 luglio di quell'anno divenne Governatore e Capitano di Guerra del casale di Pazzano.
Nel 1768 la ferriera fu trasferita a Mongiana e a Ferdinandea, per la presenza di boschi e corsi d'acqua e, in età borbonica, di veri e propri impianti metallurgici. Nel 1783 vi fu un grave terremoto nella zona che abbassò drasticamente il numero della popolazione (per la precisione a 857 abitanti) con un danno del valore di ducati, ma nessun morto.
Nel 1796, il Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli definisce Pazzano come casale regio di Stilo della provincia di Catanzaro di abitanti e facente parte della diocesi di Squillace. Si annota la presenza di una parrocchia e della Chiesa del San Salvatore e della Chiesa del Carmine. L'economia era basata sulla frutticoltura (fichi d'India), vino, olio, gelsi per seta e allevamentoDizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli del 1796, Tomo III, p. 51..
Durante il Regno di Napoli e per tutta la durata del Regno delle Due Sicilie, con la legge n. 132 del 1806 varata l'8 agosto di quell'anno da Giuseppe Bonaparte Pazzano, in quanto casale di Stilo, amministrativamente fa parte del Distretto di Gerace e del Circondario di Stilo.
Pazzano comune autonomo
Pazzano nel 1811, durante il periodo francese divenne comune autonomo per opera del commissario Masci che suddivise la contea di Stilo. Il primo sindaco del paese fu Giuseppe Certomà. L'estrazione del materiale minerario continuò fino ai primi decenni della seconda metà dell'Ottocento all'interno del polo siderurgico di Mongiana, quando cadde la dinastia Borbonica e si insediò il nuovo governo d'Italia, il quale privilegiò le attività industriali del Nord, spingendo all'emigrazione anche degli abitanti di Pazzano. Ai tempi del Regno delle Due Sicilie Pazzano era uno dei più importanti centri minerari che rifornivano tutto il Mezzogiorno con 25 miniere.
Nell'agosto del 1860 con l'arrivo dei garibaldini in Calabria l'esercito borbonico aveva a disposizione tra Pazzano e Ferdinandea solo 35 artiglieri al comando del maggiore De Bono a capo anche dello stabilimento di Mongiana. Dopo la resa dei borbonici comunque il 5 e 6 ottobre 1860 scoppiano dei moti da parte dei mulattieri di pazzano al grido di "Viva Francesco II".
Nel 1861 il direttore dello stabilimento di Mongiana che aveva anche giurisdizione militare su Pazzano chiese aiuto al governatore di Reggio per eradicare gli ultimi briganti che ancora impervesavano a PazzanoV. Falcone op. cit. p.111.
Col Decreto Rattazzi, dal 1860 al 1927 amministrativamente il paese rientra nel circondario di Gerace e nel mandamento X di Stilo. Successivamente con l'abolizione dei circondari farà solo parte della Provincia di Reggio Calabria (già esistente).
L'8 marzo del 1917 il comune dà in concessione le miniere per 50 anni al cavaliere Alessandro Casini, al quale subentrò il 28 aprile del 1921 la società genovese Miniera di Pazzano. Quest'ultima concesse in subappalto le miniere alla Montecatini per circa un anno, ma con lo scadere del contratto, la Montecatini abbandonò tutto. In seguito si tentò di riaprire le miniere, ma senza esito.
Dagli anni cinquanta in poi anche Pazzano ha subito il fenomeno dell'emigrazione verso il Nord Italia per mancanza di lavoro, ma anche verso la Germania, la Francia, l'Australia e gli Stati Uniti. Nel 1985 è stato soggetto del film documentario di Daniele Segre Andata e ritorno. e nel 2023 nel docu-film Ombre a mezzogiorno dell'esordiente regista Enrico Carnuccio, presentato il 16 marzo al Bergamo Film Meeting
A Sydney, in Australia, la comunità di emigrati pazzanesi si è stabilità per lo più nel sobborgo di Brookvale, soprannominato anche pazzaniedu, piccolo pazzano, e a Narraweena dove si svolge anche la festa del Santo Salvatore australiana.
Una piccola comunità di emigrati c'è anche ad Aliquippa in Pennsylvania, negli Stati Uniti d'America.
Oggi
Negli ultimi anni si cerca di recuperare il valore artistico e culturale di Pazzano che la sua storia ha lasciato, dall'eremo di Monte Stella che viene visitato da migliaia di pellegrini alle ormai vecchie miniere. Con l'Ecomuseo delle ferriere e fonderie di Calabria si sta realizzando un "museo della Cultura mineraria" in costruzione dal 2008, interrotto nel 2009 per mancanza di fondo e ripreso dal 2016. A giugno del 2008 si sono iniziati i lavori per creare il museo e ancora oggi non è concluso per mancanza di fondi. Nel 2008 è uscito il film documentario ThyssenKrupp Blues, presentato al Festival del Cinema di Venezia, incentrato sulla vita del pazzanese Carlo Marrapodi.