Biografia

Fonti antiche

La vita di Lucrezio è quasi del tutto ignota. Egli non compare mai sulla scena politica romana, né sembra esistere negli scritti dei contemporanei, in cui non viene mai citato, eccezion fatta per la lettera di Cicerone ad Quintum fratrem II 9, contenuta nella sezione Ad familiares, in cui il celebre oratore accenna all'edizione, forse postuma, del poema di Lucrezio, che egli starebbe curando. Ma in scrittori romani successivi egli viene spesso citato: ne parlano Seneca,De tranquillitate animi 2,14; Epistulae 58,12. Frontone, Marco Aurelio, Quintiliano, Ovidio, Vitruvio, Plinio il Vecchio, senza tuttavia fornire nuove informazioni sulla vita, ma confermando che egli ottenne una certa fama dopo la sua morte.Testimonianze su Lucrezio

Una fonte tarda che fornisce maggiori informazioni è Girolamo, che nel suo Chronicon o Temporum liber, composto cinque secoli dopo la morte del poeta, si ispira ad alcuni dubbi passi di Svetonio. e afferma che Lucrezio sarebbe nato circa nel 94 a.C. e morto suicidaGirolamo è l'unico a riferire del suicidio di Lucrezio, che sarebbe stato l'effetto di una pazzia causata da un filtro d’amore (Girolamo, Chron. a. Abr. 1923); Lattanzio è l'altra fonte, anch'essa tardo-antica e cristiana, che fa riferimento alle follie di Lucrezio (De opificio dei 6,1: «Non posso qui trattenermi dal dimostrare nuovamente la stupidità di Epicuro: da lui derivano infatti tutte le follie di Lucrezio»). nel 50 a.C. Tale dato non concorda tuttavia con quanto affermato da Elio Donato (IV secolo), maestro di Girolamo stesso, secondo il quale Lucrezio sarebbe morto quando Virgilio (nato nel 70 a.C.) indossò a 17 anni la toga virile, nell'anno in cui erano consoli per la seconda volta Crasso e Pompeo; questo dato ha indotto a credere che Lucrezio sia nato nel 98 a.C. per poi morire nel 55 a.C., all'età di quarantatré anni. Queste vengono comunemente considerate le uniche notizie biografiche tramandate direttamente dall'antichità.

Ignoto risulta anche il luogo di nascita, che tuttavia taluni hanno creduto essere la Campania e più precisamente Pompei o Ercolano, per la presenza di un Giardino Epicureo in quest'ultima città. In particolare, dall'analisi di numerose epigrafi risalenti all'epoca dell'autore latino, risulta evidente un'ingente presenza del cognome Carus nell'antico territorio campano. Pertanto, secondo la critica recente, la suddetta indagine prova (nei limiti del probabile) le origini campane di Lucrezio. Neppure la sua militanza politica sembra essere ricostruibile: il desiderio di pace accennato prima non sembra affatto ricordare il drammatico rancore dell'aristocratico, per altro solitamente stoico, che vede sgretolarsi la Repubblica e la libertà, ma il desiderio dell'«amico» epicureo, che vede nella pace e nel benessere di tutti la possibilità di fare accoliti e viver serenamente.Lucrezio, De rerum natura, I, 1-43. È tuttavia rilevante il fatto che la sua opera De rerum natura sia dedicata a Memmio, fine letterato e appassionato di cultura greca, ma anche e soprattutto membro di spicco degli optimates.

Tale era del resto il suo desiderio di pace da auspicare alla fine del proemio della sua opera una «placida pace» per i Romani.Lucrezio, De rerum natura, I, 40. Questo anelito così forte alla pace è peraltro riscontrabile non solo in Lucrezio, ma anche in Catullo, Sallustio, Cicerone, Catone l'Uticense e perfino in Cesare: esso rappresenta il desiderio di un'intera società dilaniata da un secolo di guerre civili e lotte intestine.Enrico Fichera, I «templa serena» e il pessimismo di Lucrezio: echi lucreziani nella letteratura, Roma, Bonanno edizioni, 2001.

Possibili ricostruzioni della vita di Lucrezio

La scarsità delle fonti sulla sua vita ha portato molti a interrogarsi persino sulla stessa esistenza del poeta, a volte considerato solo uno pseudonimo sotto il quale si celava un anonimo poetaCfr. Gerlo 1956., per alcuni un amico epicureo di Cicerone, Tito Pomponio Attico, che si suicidò in età matura perché malatoBenedetto Coccia, Il mondo classico nell'immaginario contemporaneo, o persino lo stesso Cicerone.Nel romanzo epistolare di Tiziano Colombi, Il segreto di Cicerone, Palermo, Sellerio, 1993.

Secondo lo storico Luciano Canfora, è possibile ricostruire una scarna biografia di Lucrezio: nacque in Campania nel 94 a.C. circaPer Leonardo Galli, Un poeta nient’affatto maudit, L'indice dei libri del mese, n. 10/2024, p. 11 «Canfora ha buon gioco a ribadire, dopo gli studi di Rudolf Helm, che la data in questione è senza alcun dubbio il 94-93 a.C.»., a Pompei (dove aveva una villa la famiglia nobiliare di un possibile parente, Marco Lucrezio Frontone) o nella vicina Ercolano, appartenente quasi sicuramente all'antica famiglia nobile dei Lucretii (qualcuno ne fa invece un liberto della stessa famiglia). Studiò l'epicureismo proprio a Ercolano, dove si trovava un centro della «filosofia del giardino», diretta dal filosofo greco Filodemo di Gadara, allora ospite nella villa di Lucio Calpurnio Pisone, il ricco suocero di Cesare (la cosiddetta Villa dei papiri).

Secondo Girolamo, Lucrezio sarebbe stato indotto alla pazzia da un filtro d’amore e, dopo aver scritto le sue opere negli intervalli di lucidità che la pazzia gli regalava ogni tanto, morì suicida. Non esistono tuttavia notizie precedenti a Girolamo che riportino tale fatto su Lucrezio; è probabile invece che questa notizia sia nata nell’ambiente cristiano del V secolo con lo scopo di screditare il poeta per via della sua forte polemica anti-religiosa collegata alle convinzioni dell’epicureismo di cui Lucrezio fu seguace.

Secondo alcuni studiosi Lucrezio avrebbe sofferto di sbalzi d'umore, oggi chiamati disturbo bipolare o di depressione, ma non sarebbe stato pazzo. Non vi sono tuttavia prove concrete che egli soffrisse effettivamente di una qualche malattia mentale. In disaccordo con le guerre civili, avrebbe lasciato Roma prima del 54 a.C. e non sarebbe morto suicida in quell'anno, ma avrebbe viaggiato in Grecia, ad Atene, nei luoghi del maestro Epicuro, e oltre, essendo forse il suo nome conosciuto da Diogene di Enoanda (che secondo l'autore non visse nel II secolo ma nel I secolo), quindi quasi in Asia minore, nelle cui famose incisioni sotto il portico della sua casa si ricorda un certo «Caro» (nome poco diffuso), romano, e sapiente epicureo.

Non si sa se il poema fosse diffuso nell'oriente, quindi è possibile che Lucrezio si fosse davvero recato in Grecia.. Lucrezio, spinto da una delusione d'amore, si sarebbe allontanato lasciando incompiuto il suo poema, affidato forse a Cicerone stesso (che difatti non parla effettivamente di suicidio ma afferma: «Lucretii poemata, ut scribis, ita sunt: multis luminibus ingenii, multae tamen artis», «le poesie di Lucrezio, come tu mi scrivi, sono dotate di molti lumi di talento, e tuttavia di molta arte»Cicerone, Ep. ad Quintum fratrem, II 9., ma, forse, senza impazzire e morire (che fosse suicidandosi o perché assassinato), esagerazione della fonte di Girolamo o di qualche altro avversario di LucrezioStephen Greenblatt, The Swerve, New York, W.W. Norton & Company, 2009, pp. 53-54., e sarebbe stato forse volutamente confuso dallo stesso Girolamo con Lucullo, onde screditare l'epicureismo..

Il destinatario dell'opera, Gaio Memmio, caduto in disgrazia ed espulso dal Senato per condotta immorale, andò ad Atene nel 52 a.C., causando una nuova delusione a Lucrezio, che, tornato a Roma, sarebbe morto intorno o dopo il 50 a.C. La notizia di un filtro d'amore velenoso somministratogli da una donna di facili costumi, amante gelosa del poeta, è riportata anche da Svetonio nei confronti di Caligola e della moglie Milonia Cesonia; in questo caso è apparsa una semplice diceria, e, data l'ispirazione svetoniana (dal perduto De poetis) del passo di Girolamo su Lucrezio, anche lì sembra essere una spiegazione semplicistica, dovuta alla poca conoscenza dei disturbi psichici che si aveva all'epoca (anche per Caligola si parlò, difatti, come per Lucrezio, di epilessia e malattie fisiche misteriose che l'avrebbero fatto impazzire improvvisamente, come, nel caso di studiosi moderni, l'avvelenamento da piombo, oltre che dei detti filtri).

La questione del suicidio Se Lucrezio soffrì di un disagio psichico, che lo avrebbe spinto a cercare sollievo nella filosofia, non fu a causa di un veleno, e se il suicidio ci fu (il che potrebbe spiegare l'abbandono improvviso del poema), la causa potrebbe essere stata di natura politica — come sarà più tardi il caso di Catone Uticense —, ovverosia la rovina del suo protettore Memmio e della sua cerchia culturale.Ettore Stampini, Il suicidio di Lucrezio, Messina, Tipografia D'Amico, 1896.

Virgilio, che lo rispettava anche se era passato dall'epicureismo, abbracciato in gioventù, alle teorie pitagoriche, parla di lui nelle Georgiche e nelle Bucoliche, definendolo "felix" (ossia "prediletto dalla dea Fortuna") e non "folle". Secondo Guido Della ValleGuido Della Valle (Napoli 1884-1962), pedagogista e docente universitario, autore di Tito Lucrezio Caro e l'epicureismo campano, Napoli, Accademia Pontaniana, 1935., la V ecloga, che parla della morte di un personaggio chiamato Dafni (a volte identificato con Cesare, a volte con Flacco, il fratello di Virgilio), potrebbe riferirsi invece alla morte dello stesso Lucrezio, definita "immatura e innaturale", cioè avvenuta per cause traumatiche in giovane età. Il movente politico e morale del gesto potrebbe essere la causa del silenzio attorno ad esso e del fiorire di aneddoti per giustificarlo, dato che non si poteva cancellare la grandezza poetica di Lucrezio, con una sorta di damnatio memoriae di solito riservata ai nemici politici.

Essi erano spesso vittime delle liste di proscrizione dei vincitori, come quella di Marco Antonio che colpirà Cicerone, e molti si toglievano la vita, in quanto morte onorevole per i costumi romani; Virgilio e Orazio, estimatori di Lucrezio, facevano parte della corte di Augusto, e dovevano quindi allinearsi alla linea culturale dettata dall'imperatore, assertore dell'antica moralità e diffusore della leggenda di Cesare (per cui venivano cancellate le espressioni scomode di dissenso), e dal suo amico Mecenate, in cui l'epicureismo, se non sfumato come in Orazio appunto - così come ogni opera che non fosse celebrativa del princeps e della grandezza di Roma - non trovava spazio, per cui Lucrezio verrà ricordato solo come grande poeta, tralasciandone l'aspetto filosofico.

Secondo Della Valle, quindi, Lucrezio si sarebbe tolto la vita come gesto di protesta contro la classe politica in ascesa, o perché condannato a morte da essa.

La figura di Lucrezio La scomodità di Lucrezio Lucrezio, per il periodo in cui è vissuto, è stato un personaggio scomodo: gli ideali epicurei di cui era profondamente intriso corrodevano le basi del potere di una Roma alla vigilia della congiura di Catilina. In un'epoca di tensioni repubblicane, infatti, isolarsi dalla realtà politica nell'hortus epicureo significava sottrarsi ai negotia politici e uscire di conseguenza anche dalla sfera d'influenza del potere.Lucrezio in Enciclopedia Italiana

Le più forti correnti stoiche, ostili all'epicureismo, avevano permeato la classe dirigente romana in quanto più conformi alla tradizione guerriera dell'Urbe. L'epicureismo era invece presente anche attraverso il citato Filodemo e altri in Campania, dove Virgilio avrebbe approfondito la sua conoscenza dell'epicureismo. Orazio non lo nomina, ma è evidente che lo conosce, e ideologicamente gli è più vicino di altri.

La presunta pazzia