Cuasso al Monte (Coàss in dialetto varesotto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Varese in Lombardia.
Geografia fisica Il comune occupa l'intero versante orientale del monte Piambello, estendendosi dalla piana alluvionale del lago Ceresio (ove si trova la frazione di Cuasso al Piano) fino alla sua vetta. Il territorio copre una superficie di circa 16,43 km², che lo rende il 15° comune della provincia di Varese per estensione.
Una sottile striscia di terra suddivisa tra Brusimpiano e Porto Ceresio, percorsa dalla SP29, lo separa dalla riva del lago di Lugano.
Orografia Il territorio comunale è racchiuso, sui lati nord, nord-ovest, ovest e sud-ovest, nella riserva delle Cinque Vette, PLIS che ricomprende altrettante montagne quali il monte Piambello (il più elevato, che segna altresì il confine con Marzio), il monte Poncione e il monte Val de' Corni (al confine con Valganna), il Sass Marsc o monte Marzio (al confine con Marzio) e il monte Derta (al confine con Brusimpiano).
L'altitudine è ricompresa fra i 274 e i 1129 metri s.l.m., con un'escursione altimetrica complessiva di 855 metri.
Idrografia Il territorio comunale rientra nel bacino idrografico principale del Lago Maggiore e del bacino secondario del Lago di Lugano.
I corsi d'acqua che insistono su Cuasso al Monte sonoStudio Geologico a supporto del PRG, CONGEO, 2002: il torrente Valle Cavallizza, che scende dal versante orientale del monte Piambello e del Poncione di Ganna, defluendo poi verso est e confluendo nel torrente Valle Brivio. Dopo la confluenza il nome cambia in torrente Bolletta o San Pietro. Si getta poi nel Lago di Lugano. Riceve acqua dagli affluenti Cavallizza, Valle della Marenna, Valle Cantivada, Valle Fanchetto, Valletta del Fo, Vallaccio del Fo, Valle Bossero-Spino, Valle Vampira, Valle Tassera, Valle San Giovanni, Valle Molino. il torrente Valle Murante, di modeste dimensioni, che riceve acqua dagli affluenti Valle Froda, Valle Pasquè, Valle Cantivada, Torrente Valle Gerosa e da un rigagnolo dalla piana di Cavagnano. il torrente Valle Borsago, che comprende due affluenti: il torrente Valle Valletta e l'altro privo di nome.
Clima
Il clima del comune di Cuasso al Monte è tipico delle Prealpi lombarde, con inverni secchi, primavere e autunni molto piovosi ed estati miti. Frequenti sono le nevicate in dicembre e gennaio, mentre febbraio si presenta ventoso. La zona di Cuasso al Monte è una delle aree con precipitazioni più elevate della Lombardia, con 99 giorni medi di pioggia per anno.
Origini del nome Il nome del paese potrebbe derivare, secondo alcune ipotesi, da Locus Cuvaxi ("luogo del covo"), attestato nel XIII secolo. A sua volta, Cuvaxi - e quindi Cuasso - deriverebbe dalla crasi tra il termine latino covum (forma effettivamente in uso per designare il "covo", inteso come rifugio) e il germanico latinizzato Sachsum-i. Quest'ultimo, evoluzione tardiva del classico Saxo-onis ("sassone" o "uomo di spada"), si basa su una forma radicale germanica (Sachs-i), attestata nell’alto tedesco antico. In questa prospettiva, il toponimo "base" sarebbe pertanto Locus Covi Sachsi ("luogo del covo della spada/dei Sassoni"), con una sineddoche che potrebbe riferirsi a una struttura militare, come ad esempio un castello.
Storia In occasione della visita pastorale dell'arcivescovo di Milano Carlo Borromeo, nel 1574, vennero censiti 30 focolari familiari e 167 abitanti in Cuasso al Monte e 33 focolari familiari per 176 abitanti in Cuasso al Piano. Circa un secolo dopo, nel 1687, in occasione della visita di Federico Visconti, i valori erano cresciuti rispettivamente a 622 e 416. Al 1751 le due località erano amministrativamente autonome e il territorio era infeudato al conte Giulio Visconti Borromeo Arese. Il paese era governato da un podestà, residente nella capo-pieve Arcisate, e da un sindaco/cancelliere che abitava nel paese.
In base all'editto del 10 giugno 1757 le due località vennero unificate nel comune denominato Cuasso al Monte e al Piano. Sotto lo stesso nome entrò a far parte della provincia austriaca di Gallarate, poi di Varese, il 26 settembre 1786, per poi passare alla provincia di Milano nel 1791. Il comune in tale epoca aveva la particolarità di essere governato da tre sindaci, eletti per acclamazione nelle pubbliche piazze ogni 3 anni; essi erano responsabili dell'amministrazione, della polizia e della giustizia.
Al 1805 il comune contava 1219 abitanti.
Nel 1807 avvenne l'aggregazione con il comune di Porto, portando alla creazione del comune di Cuasso; nel giro di pochi anni i due comuni vennero tuttavia resi nuovamente autonomi.
Inserito nel distretto XIX di Arcisate dal 12 febbraio 1816, il comune fu denominato Cuasso al Monte il 19 marzo 1821, allorché con dispaccio governativo numero 5628/702 venne eletto il primo consiglio comunale.
Al 23 giugno 1853 gli abitanti di Cuasso al Monte erano 1499.
A seguito del passaggio della Lombardia sotto il Regno di Sardegna, il comune, che contava 1641 abitanti ed era retto da un consiglio con 15 consiglieri e 2 membri di giunta, fu ricompreso nel II mandamento di Arcisate, Circondario II di Varese, in Provincia di Como.
All'Unità d'Italia gli abitanti erano circa 1528; circa un secolo dopo, nel 1971, erano diventati 2378.
Il 5 marzo 1985, con delibera comunale, il rione San Pietro fu distaccato da Cuasso e aggregato amministrativamente a Porto Ceresio.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati adottati con delibera del consiglio comunale n. 95 del 7 giugno 1990 e concessi con decreto del presidente della Repubblica del 20 ottobre 1990.
Il gonfalone è un drappo rettangolare di rosso.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Il convento di Sant'Angelo in località Deserto fu fondato nel 1635 dai Carmelitani Scalzi; soppresso nel 1798 dalla Repubblica Cisalpina, l'edificio passò alla famiglia nobile dei Dandolo, che la riqualificò a villa del conte Vincenzo Dandolo, nella quale si ritrovarono importanti figure italiane come Grossi, Mazzini e Garibaldi. In seguito alla morte del conte Tullio Dandolo, la struttura venne acquistata da padre Gerardo Beccaro dei Carmelitani Scalzi, che nel 1906 vi aprì una colonia agricola e centro d'istruzione per bambini orfani. Tra il 1916 e il 1917 venne occupata dal Regio Esercito, per poi essere infine acquistata dalla Croce Rossa di Milano, che qui vi realizzò il primo padiglione dell'ospedale di Cuasso al Monte.
La chiesa di Sant'Ambrogio, costruita nel 1578, è la parrocchiale della località di Cuasso al Monte. Conserva un gruppo statuario ligneo rappresentante la Madonna di Caravaggio e affreschi del pittore e professore Luigi Morgari.
La chiesa di Sant'Antonio Abate, completata tra il 1780 e il 1790, è la parrocchiale di Cuasso al Piano.
La chiesa dei Santi Giuseppe e Anna è la parrocchiale della frazione di Cavagnano.
All'interno del comprensorio del nosocomio sorge la chiesa dell'Immacolata, costruita nel 1962 su committenza della Croce Rossa. A seguito della chiusura dell'ospedale, ne ha condiviso il destino di abbandono e degrado.
La chiesa della Beata Vergine Immacolata, sopra a un poggio, a metà strada tra Borgnana e Cuasso al Monte, citata in documenti del 1700 con il nome di oratorio della Madonna dell'Oro o "dei pumitt", conserva all'interno l'effigie della Madonna dei Pumitt.
L'oratorio di Santa Maria dei Campi, altrimenti detto dell'Assunta, comunemente conosciuto come chiesa di Madonna in Campagna, a Cuasso al Piano, probabilmente edificato su una preesistente zona di culto romana campestre e riedificata tra il 1675 e il 1691, mantiene al suo interno un affresco proveniente dalla prima costruzione, la Madonna col Bambino.
La chiesa di San Salvatore, nell'omonima località, è una costruzione in stile barocco.
La chiesa di San Giacomo è uno dei più antichi, se non il più antico, edifici di culto della Valceresio. Risale al Medioevo: il Beato Manfredo Settala vi celebrò l'ultima funzione prima di ritirarsi sul Monte San Giorgio. Fu la parrocchiale di Cuasso al Piano fino a che non venne sostituita dalla più grande chiesa di Sant'Antonio Abate.
A Cuasso al Monte, a fianco a Palazzo Sabajno, sorge la piccola chiesa di San Carlo Borromeo, altrimenti conosciuta come chiesa della Sacra Famiglia, la cui costruzione fu ordinata dallo stesso San Carlo.
Nei pressi di Cavagnano vi è la chiesa di San Michele, di piccole dimensioni, tanto da essere comunemente considerata una semplice cappella e spesso ignorata dalla popolazione; si ritiene che intorno a essa ci fosse anticamente un cimitero.
Nel territorio comunale vi sono poi innumerevoli edicole e cappelle; alcuni esempi sono la cappella di Santa Rita all'Alpe Tedesco, le edicole della Beata Vergine di Caravaggio a Borgnana e Zotte San Salvatore, più un'ulteriore cappella a Borgnana.
Chiese scomparse Ricomprese nelle mura del castello vi erano due chiese: a ovest si trovava la chiesa di San Dionigi, con abside circolare e campanile, parrocchiale del villaggio medievale, e a est la chiesa di Sant'Ambrogio. La prima compare inizialmente nel Liber Sanctorum di Goffredo da Bussero come "In cuuaxi Ecclesia Sancti Dionixi" e ha orientamento absidale verso est, come era consuetudine nelle chiese antiche. Vengono visitate dell'arciprete di Monza nel 1567, che nel resoconto le indicherà poi come "Cappella sub titolo S.ti Ambrosij sita in castro" e "Cappella proxima sita in dicto castro sub titolo S.ti Dionisij". La chiesa di San Dionigi, alla visita dell'arcivescovo Carlo Borromeo del 1574, che la annota come "Giesia S.ti Dionisij loci castelli super collem", era consacrata e arredata (le mancava però il pavimento ed era piuttosto rustica, addirittura indecorosa) ed era circondata da un cimitero, mentre quella di Sant'Ambrogio non lo era e giaceva in stato di semi abbandono.Nei Decreti della Visitazione di Federico Borromeo del 1597 viene fatta menzione di una Cappella dedicata a San Donato de Castro: si tratta di un errore del cancelliere estensore, che l'ha confusa con San Dionigi. In seguito alla sua visita, l'arcivescovo la sconsacra e ordina la demolizione di entrambe; comanda, inoltre, che il materiale ricavato venga riutilizzato per costruire la chiesa parrocchiale di Sant'Ambrogio in Cuasso al Monte. Di entrambe rimangono solo dei ruderi: quella più riconoscibile rimane la chiesa di San Dionigi, di cui sono visibili l'abside e il campanile.
La chiesa dei Santi Giuseppe e Anna in Cavagnano è collocata sul sito di un antico oratorio con campanile dedicato a San Giuseppe, costruito nel 1670 e demolito nel 1887 per far spazio alla nuova parrocchiale.
Sul colle di Borgnana la chiesa dell'Immacolata fu costruita ove vi era un preesistente luogo di culto.
Nei boschi della Valle Stivione sono stati individuati i ruderi della chiesa della Madonna "del Lott", altrimenti conosciuta come chiesa di San Firmino, la cui costruzione è datata tra il XVI e il XVII secolo.
La chiesa di San Rocco, attestata per la prima volta il 25 agosto 1574 nel resoconto della visita dell'arcivescovo di Milano Carlo Borromeo (che ordinò di eseguirvi dei lavori di ristrutturazione), si trovava in zona Cuasso al Monte, ma l'esatta posizione è divenuta ignota a seguito della sua probabile distruzione.
A Cavagnano si trovavano la cappella di Santa Maria (perduta) e il "Cambitum del Campaniscee", di cui sopravvivono i ruderi.
Nel rione San Pietro, ceduto al comune di Porto Ceresio nel 1985, vi era la chiesa di San Pietro, citata in alcune visite pastorali. Fu retta dal 1180 fino al suo ritiro a vita ascetica dal Beato Manfredo Settala. Venne distrutta dalla piena del Lago di Lugano e dalle acque del fiume Bolletta il 20 maggio 1528. Ne vennero sconsacrati i ruderi, e lo stabile fu riattato ad abitazione: una parete reca una lastra di marmo, collocata nel 1926, con alcune incisioni che ne raccontano la storia.