Il J-Museum (), noto per esteso come Juventus Museum, è un museo storico-sportivo multimediale bilingueIl materiale espositivo al J-Museum è offerto contemporaneamente in lingua italiana e inglese, cfr. dedicato alla società calcistica italiana per azioni Juventus Football Club, con sede nell'area nord-occidentale della città di Torino. Fu inaugurato nel 2012 in occasione del 115º anniversario di fondazione istituzionale del club bianconero, uno dei più antichi del Paese oltreché proprietario della struttura.
Uno dei principali e più avanzati musei sportivi a livello mondiale, è stato dalla fondazione al 2022 l'unico spazio espositivo nel continente eurasiatico – oltre dell'House of European Football sita a Nyon, in Svizzera – in cui erano presenti in modo permanente i trofei delle sei competizioni maschili gestite dall'Unione Europea delle Federazioni Calcistiche (UEFA).L'House of European Football è un'iniziativa a carattere esclusivamente privato, aperta al pubblico solo in alcuni eventi organizzati dall'UEFA, cfr. Il J-Museum documenta la storia della Juventus e del calcio cittadino e nazionale, oltreché il proprio ruolo nella storia di Torino e d'Italia. assieme agli avvenimenti più significativi accaduti nella Penisola e nel mondo dalla fine del XIX secolo, tramite l'uso di nuove tecnologie, fornendo un quadro sportivo e sociologico attraverso la storia dello sport. La struttura museale annovera anche una collezione di memorabilia, foto, documenti istituzionali ed equipaggiamenti calcistici usati dagli antichi giocatori che militarono nella Juventus, nonché i trofei vinti dalla prima squadra calcistica maschile e femminile della società torinese.
Affiliato dall'ottobre 2012 alla Federazione dei musei del calcio, organizzazione nazionale con lo scopo di promuovere la diffusione della cultura nello sport, e dal febbraio 2016 all'International Council of Museums (ICOM); è il primo museo sportivo nel Paese per numero di visitatori ( nel 2019),Equivalenti a oltre visite durante la stagione 2018-2019, cfr. le ultime cifre rese pubbliche prima della pandemia di COVID-19 in Italia, nonché l'unico del suo genere a essere inserito ininterrottamente, dal bimestre successivo, nella classifica annuale dei cento siti d'interesse più visitati a livello nazionale stilata dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT),. affermandosi tra i primi cinquanta in modo pressoché stabile dal dicembre 2013; al 31 dicembre 2025 – il primo reso pubblico dalla fine dello stato di emergenza per la citata pandemia – è stato visitato da persone.
Storia Progetto e realizzazione
L'idea di un museo che raccontasse la storia della era già presente nel primo progetto di acquisizione e ristrutturazione dello stadio delle Alpi ideato dall'allora dirigenza del club nel 1994. Un piano che prevedeva la costruzione di un nuovo stadio di proprietà, al posto del caro e problematico Delle Alpi sempre nella zona della Continassa, l'apertura di un museo a tema juventino, il trasferimento della sede nella settecentesca Cascina Continassa e l'edificazione di un nuovo centro d'allenamento vicino all'impianto e alla sede.
Il progetto che prevedeva la costruzione di un nuovo impianto al posto del Delle Alpi venne riproposto anche nel 1996 come alternativa; il club pensò tuttavia di riservare comunque all'area Continassa la funzione di centro sportivo, relegando il Delle Alpi solo ai grandi eventi sportivi. Nel 1998 l'idea del nuovo stadio di proprietà alla Continassa tornò ad essere il progetto principale, che prevedeva l'acquisto e della totale riqualificazione del Delle Alpi inserendolo in una zona a tema juventino, comprendente museo, albergo e negozi, fiancheggiati anche da un centro sportivo nell'area Continassa.
Negli anni tra il 1998 e il 2002 la Juventus, davanti alle difficoltà nello stringere un patto con il Comune di Torino per acquistare lo stadio delle Alpi e l'area circostante, suggerì di abbattere la struttura e costruire al suo posto un impianto idoneo per le famiglie con una capienza di posti, riservato all'utilizzo calcistico e sul modello degli stadi inglesi, e prese in considerazione la possibilità di abbandonare la città con vari ultimatum al Comune, nel caso in cui la trattativa non fosse andata a buon fine.
Il 18 giugno 2002, dopo un complicato percorso di dialogo prolungatosi per otto anni, la Juventus ottenne il diritto di superficie sull'area del Delle Alpi per 99 anni, a partire dal successivo, al costo totale di . Il piano, oltre alla costruzione di un nuovo stadio di proprietà adatto al calcio, sicuro e redditizio, prevedeva anche la nascita di una cittadella juventina nell'adiacente area della Continassa con attività commerciali, diverse iniziative rivolte ai tifosi, come l'apertura di vari fan-shops, museo, centro d'allenamento, centro medico e sede sociale. Tutto questo sia dentro che fuori il futuro stadio di proprietà. In questo modo, la Juventus riuscì a garantirsi uno stadio di proprietà, abbandonando definitivamente l'idea di lasciare la città.
Questo progetto portò all'abbattimento del Delle Alpi tra il 2008 e il 2009 e successivamente, nella stessa posizione del vecchio impianto, alla realizzazione dello Juventus Stadium, completato e inaugurato nel 2011. Nel frattempo, l'11 giugno 2010, la Juventus ottenne il diritto di superficie sull'adiacente area Continassa, al prezzo di un milione di euro. Questo accordo permise di dare continuità al progetto dello stadio e di inaugurare, a cavallo tra gli anni 2010 e 2020 anche le prime strutture del futuro J-Village, quali: la sede sociale, lo Juventus Training Center, centro d'allenamento riservato alla prima squadra, un hotel di lusso e una scuola internazionale comprendente anche il liceo della Juventus; nella prima metà degli anni 2020 si aggiunsero lo Juventus Creator Lab, deputato alla produzione dei contenuti digitali del club e incluso nello Juventus Training Center, e uno spazio per eventi.
Inoltre, nella seconda metà del 2008, durante la progettazione del museo, fu costituito un comitato scientifico composto dallo storico torinese Giovanni De Luna, dal professore dell'Università di Torino Paolo Bertinetti, dal collezionista Ermanno Vittorio e dal giornalista sportivo Darwin Pastorin, mentre la realizzazione architettonica dello spazio espositivo venne affidata allo studio Camerana&Partners, in collaborazione con lo Studio Dedalo, sotto il coordinamento dall'architetto Benedetto Camerana. L'intero allestimento multimediale del museo è stato curato dal gruppo imprenditoriale Nussli.
Con un investimento complessivo di quindici milioni di euro per la sua realizzazione, l'edificio destinato a ospitare il museo fu edificato tra l'autunno del 2011 e la primavera del 2012, venendo poi inaugurato il 16 maggio di quell'anno dall'allora presidente della Juventus, Andrea Agnelli, il quale nominò nell'occasione il giornalista Paolo Garimberti alla presidenza della struttura. Inserito sia nel tour dello Stadium che nel circuito museale cittadino e regionale, fu aperto al pubblico per la prima volta il giorno successivo ricevendo elogi da varie autorità quali il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, e l'assessore regionale alla cultura, Michele Coppola, e, nei giorni successivi, dalle principali autorità della cultura torinese.
Il museo della Juventus fa parte di un insieme di strutture di proprietà del club che si trovano all'interno dello stadio cioè: il J-Medical, il centro medico della squadra bianconera, allo Juventus Megastore, un negozio di articoli firmati dal team torinese, nonché negozi, ristoranti e servizi di ogni tipo. Inoltre, nelle vicinanze dello stadio è possibile trovare l'Area 12, un centro commerciale con 60 negozi e una grande area food con bar e ristoranti.
Attività
In virtù dell'incremento nel numero di visitatori al J-Museum durante i suoi primi sei mesi d'attività, l'istituzione aderì il 1º ottobre 2012 alla Federazione dei musei del calcio nonché iscritta nel 2013 all'Abbonamento Musei Torino Piemonte.. Ancora in questo senso, fu siglata in seguito un'alleanza strategica finalizzata alla valorizzazione della cultura e dell'arte nella regione Piemonte con il Museo nazionale del Cinema e la Reggia di Venaria, «una perfetta dimostrazione di come la cultura "alta" e "bassa" possano intrecciarsi», secondo le parole dell'artista Ugo Nespolo.
Tra il maggio e l'ottobre del 2013 il museo ospitò la sua prima mostra temporanea, Il Lunedì si parlava di calcio. Agnelli-Juventus: 90 anni di passione bianconera, esposizione di carattere storico-culturale in occasione dei novant'anni del sodalizio instaurato tra la e la dinastia industriale degli Agnelli. La mostra espose documentazione inedita, testimonianze e memorabilia di rilievo, presentata dal curatore Lodovico Passerin d'Entrèves, quale il Pallone d'oro conferito dalla rivista francese France Football a Michel Platini nel 1983, da lui già donato all'imprenditore torinese Gianni Agnelli. Tre anni più tardi, l'esposizione L'arte di vincere. Trentaquattro opere per trentaquattro scudetti, curata dal critico d'arte Luca Beatrice, propose un parallelismo tra calcio e arte attraverso l'esposizione di opere, tra le altre, di Mario Schifano, Carlo Carrà, Marisa Mori, Carol Rama e Massimo Kaufmann; divenne l'unica correlata con l'argomento sportivo, inserita nella lista annuale delle mostre artistico-culturali più visitate a livello nazionale con oltre presenze tra maggio e novembre di quell'anno.Classifica che riguarda le rassegne terminate entro il 31 gennaio 2017; cfr.
Dal dicembre 2013 il J-Museum offre al pubblico un insieme di attività didattiche e iniziative correlate con la cultura in Italia, ospitando quattro mesi più tardi l'esposizione Invasione di campo. L'arte entra in gioco, curata dalla Galleria d'arte moderna e contemporanea di Torino, che racconta le emozioni e le suggestioni che scaturiscono dall'esperienza calcistica e sportiva.
Il 5 ottobre 2015 è stata inaugurata la mostra permanente J-Sport – I campioni tifano Juventus, dedicata agli atleti extracalcistici che hanno in comune il proprio sostegno per la Juventus, mentre due mesi più tardi è stata aperta al pubblico una sala multimediale dedicata alla prima squadra bianconera, attraverso la quale la superficie museale è stata ampliata dagli iniziali a .
Il museo è iscritto nel febbraio 2016 all'ICOM.
Compatibilità ambientale Analogamente al percorso già intrapreso con lo Stadium, il sistema elettrico del J-Museum sfrutta in modo intensivo l'acqua piovana e l'energia solare grazie a dei dispositivi di inseguimento solare. L'apparato multimediale, invece, annovera sistemi di lampade e schermi a LED nonché player museali per l'immagazzinamento dei dati su unità di memoria a stato solido, assieme ad altre soluzioni a basso consumo energetico in base ai criteri di ecocompatibilità dettati dal protocollo di Kyōto.
Inoltre, l'intero sistema hardware e software che monitora l'attività degli apparati multimediali del museo è stato implementato in modo da generare delle macchine virtuali che permettessero la gestione completa di tutte le funzionalità anche in remoto: dalla modifica delle sequenze d'illuminazione fino alla sostituzione dei materiali multimediali in esecuzione sugli schermi.
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