La ceramica a figure nere è una delle tecniche che venivano impiegate per la decorazione della ceramica greca e di quella dell'Antica Roma. Benché il termine indichi propriamente la tecnica, esso viene usato, in ambiente anglosassone utilizzando le convenzionali iniziali maiuscole, anche per indicare lo stile ceramografico tipico del VI secolo a.C., che di questa tecnica si avvalse prevalentemente.. Le figure nere furono introdotte a Corinto all'inizio del VII secolo a.C. Ad Atene la nuova tecnica venne adottata senza riserve solo intorno alla metà del VII a.C., si sviluppò pienamente nell'ultimo quarto (dal 625 a.C.) e raggiunse il suo apogeo nel secolo successivo. A partire dal 530 a.C., fu gradualmente sostituita dalla tecnica detta a figure rosse..
Tecnica Le figure venivano dipinte sulla superficie argillosa del vaso con un impasto di acqua e argilla arricchita di ossidi di ferro; a questa prima fase della lavorazione si aggiungevano in un momento successivo, tramite incisione con strumenti appuntiti, i dettagli delle figure, che venivano ad essere costituiti dall'emergere del colore proprio del fondo. Altri particolari potevano essere aggiunti tramite pigmenti rossi o bianchi. L'ultima fase era il processo di cottura, con la quale gli ossidi di ferro assumevano un colore nero lucido. Si veniva così a determinare uno schema a quattro colori, ma l'unico elemento che la caratterizza e che giustifica l'identificazione della tecnica stessa è la presenza delle incisioni. A Corinto dopo l'introduzione delle incisioni vennero subito aggiunti i dettagli rossi, mentre il bianco divenne comune molto più tardi; ad Atene, alla metà del VII secolo a.C., in epoca protoattica, il bianco era già presente in modo diffuso, mentre il rosso venne introdotto solo nel terzo quarto del VII secolo a.C.
Figure nere corinzie
All'inizio del VI secolo a.C., dopo il periodo orientale, le figure ricomparvero a Corinto, anche sotto l'influsso della ceramica attica. Lo stile policromo era stato sostituito da un disegno privo di profondità in cui si affermava la tecnica delle figure nere e dove il solo colore aggiunto era ancora il rosso. Corinto restava per lo più legata al fregio animale, ma nella decorazione di superfici più ampie si riscontrava il crescente utilizzo di soggetti mitologici; molte di queste scene tuttavia risultavano generiche, prive di un vero interesse narrativo relativo a eventi mitici o umani. La decorazione figurativa dei vasi Corinzi si interruppe intorno alla metà del VI secolo a.C., la produzione successiva, di qualità e quantità elevate, si caratterizzava per una decorazione semplice e priva di figure che rimarranno in uso per i piccoli altari in argilla e nei rivestimenti per edifici. Questo cambiamento nella produzione corinzia favorì enormemente la ceramica ateniese..
Figure nere attiche
Intorno al 625 a.C. la ceramica protoattica si formalizzava nello stile a figure nere, dando inizio ad un nuovo periodo "classico", come lo era stato il geometrico, costituito da una tecnica consolidata e da uno stile ben impostato, che perdendo in freschezza e spontaneità acquisiva, grazie alla nuova tecnica, la precisione e l'accuratezza dei contemporanei vasi corinzi..
Prima della fine del VII secolo a.C., sempre attingendo al patrimonio corinzio, anche gli schemi rappresentativi si erano condensati in poche e ponderate forme, capaci di esprimere attività e atteggiamenti di uomini e animali.. Questo modo di rappresentare il visibile tramite convenzioni facilmente riconoscibili portò alla creazione di personaggi tipici come il satiro, l'uomo anziano con i capelli bianchi, l'atleta, l'ubriaco, l'adolescente,. fino all'applicazione regolare, dopo il 570 a.C., del colore in funzione simbolica: il bianco per le carni femminili, il nero per quelle maschili.
Primo periodo (620-550 a.C.)
È possibile che l'influenza dalla ceramica corinzia nella prima metà del VI secolo a.C. ad Atene fosse dovuta alla presenza di vasai corinzi immigrati; la grande quantità di nuove forme vascolari poteva derivare da prodotti importati, ma l'imitazione di stili e soggetti pittorici porta a considerare attendibile quanto riferiscono le fonti sul legislatore Solone, il quale avrebbe favorito e incoraggiato l'immigrazione di artigiani ad Atene..
Un'importante figura di passaggio dallo stile protoattico alle figure nere è stata probabilmente quella del Pittore del Pireo. Il suo vaso eponimo, lanfora del Pireo, è un vaso a figure nere dove è stato fatto largo uso di incisioni e dettagli sovradipinti in bianco e porpora. L'immagine principale è ancora una volta una sfilata di carri e lo stile dei cavalli non è molto distante da quello protoattico; significativo è invece il leone sotto l'ansa che, con il suo collo massiccio e le grosse zampe, insieme ai limpidi ornamenti di riempimento e alle piante ornamentali, discende da modelli protocorinzi. L'anfora mostra l'abilità del vasaio nell'armonia e nell'equilibrio delle forme, ma anche la minore perizia nell'esecuzione delle figure dipinte, ossia l'assunzione ancora acerba di una tecnica e la ripetizione di forme non personalmente rielaborate.. Allo stesso tempo, come altre opere ricondotte alla stessa mano, rappresenta un anello importante nello sviluppo della ceramica attica che da questo momento consolida una durevole attitudine a distinguere tra grandi campi destinati alle figurazioni e fasce decorative destinate a sostenere o alleggerire la parete del vaso.
Il primo artista attico a figure nere la cui personalità sia abbastanza chiara è il Pittore di Nesso; il suo nome deriva da una delle iscrizioni presenti su una monumentale anfora funeraria conservata ad Atene. È suo il primo vaso attico trovato in Italia, un territorio che era stato fino a questo momento monopolio commerciale corinzio;. il frammento che ci è giunto è conservato a Lipsia, ed è stato trovato a Cerveteri, in Etruria.. Inizia in questo momento la competizione commerciale tra ceramica attica e corinzia che sarebbe durata mezzo secolo.
Il Pittore di Nesso, insieme al Pittore della Gorgone, è anche uno degli ultimi esponenti della ceramica monumentale, la cui produzione termina in questi anni probabilmente in seguito alle riforme di Solone. All'inizio del VI secolo a.C. Atene affrontò una profonda crisi sociale ed economica di cui è specchio la decadenza della ceramica del periodo, evidente nella mancanza di opere di primo piano. In questo panorama il Pittore della Gorgone emerge con il suo capolavoro, il dinos del Louvre; benché la forma del vaso si prestasse alla decorazione a zone vi dominano le sfilate di animali e i fregi ornamentali; le figure si trovano solo nella fascia superiore dove i due temi rappresentati si susseguono senza soluzione di continuità. Dopo il 580 a.C. la maggior parte dei vasi di pregio ateniesi prenderà la via dei mari occidentali e anche il dinos del Pittore della Gorgone, come tutta la migliore produzione attica di questo periodo, è stato trovato in Etruria..
Ancora legato al Pittore della Gorgone e alle sue radici corintizzanti appare Sofilo, il primo autore di cui ci sia giunto il nome; benché non sia stato un buon disegnatore la sua immaginazione narrativa e le sue scene affollate furono importanti nello sviluppo della pratica compositiva in ambiente attico, rendendolo antecedente immediato di Kleitias. Entro la decorazione del suo dinos frammentario ritrovato in Tessalia Sofilo inserì, in modo originale, una sorta di didascalia che informava sul soggetto della scena rappresentata; dopo il 570 a.C. le iscrizioni sui vasi diventarono pratica corrente e a volte dotata di funzione esclusivamente decorativa..
Il vaso François è stato trovato a Chiusi in Etruria ed è firmato da Ergotimos e Kleitias; il suo vasto repertorio di soggetti lo rende un compendio dei vasi attici dipinti intorno al 570 a.C. Molto nel vaso François è derivato da Corinto, ma giunge ormai incorporato nella tradizione attica di cui Kleitias è erede. A partire da questo vaso sarà la ceramica corinzia ad imitare la ceramica attica cercando di ricrearne il colore dell'argilla attraverso una tecnica detta "a sfondo rosso", cioè coprendo la terra chiara con un secondo ingubbio aranciato.. Inoltre, da questo momento la ceramica attica iniziò ad essere importata dalla stessa Corinto.
Intorno al 580 a.C. in Attica apparve la forma a coppa detta kylix, che rimase da allora una delle forme più popolari; le coppe di questa prima fase sono chiamate Coppe dei comasti e coprono la produzione fino al 550 a.C. circa. Forma e decorazione sembrano derivare da Corinto dove una coppa simile era divenuta popolare all'inizio del VI secolo a.C., ma la serie include altre forme di derivazione corinzia come il kotyle e la lekane. L'esponente principale del Gruppo dei comasti è il Pittore KX (dove K sta per komast). Alle Coppe dei comasti seguirono le Coppe di Siana, il cui nome deriva dal villaggio di Siana a Rodi, luogo di ritrovamento di due esemplari molto noti. La differenza più importante, rispetto alla forma precedente, consisteva nell'introduzione del tondo dipinto interno, con una o due figure generalmente racchiuse entro un bordo decorativo; l'innovazione diede luogo, benché vi fossero stati alcuni antecedenti, ad una tradizione che rimase viva per circa due secoli.. Le personalità più note tra i decoratori delle Coppe di Siana sono il Pittore C e il Pittore di Heidelberg, con i quali si inizia una tradizione che porterà alla separazione tra pittori di grandi vasi e pittori di coppe. Le Coppe di Siana si datano al secondo quarto del VI secolo a.C., si sovrappongono alle ultime Coppe dei comasti e alle prime Coppe dei Piccoli maestri, restando in produzione fino al 520 a.C. Alcuni esemplari sono stati trovati anche a Corinto.
Periodo maturo (570-525 a.C.)
Dopo Kleitias, la nuova generazione tornò a prediligere le composizioni ampie e la scena principale assunse nuovamente la stessa importanza che aveva avuto nel protoattico.
Tra il 560 e il 550 a.C. la ceramografia attica attraversò un periodo di transizione; le coppe di Siana, che erano state il tipo dominante di coppa nel secondo quarto del VI secolo a.C., vennero sostituite dalle coppe dei Piccoli maestri, sulle quali più che altrove sopravviveva lo stile elegante e delicato di Kleitias,. ed entro le quali si distinguono tre tipologie principali, benché fossero frequenti soluzioni intermedie: lip cup, band cup e Droop cup.
Contemporaneamente, alla base della formazione di Exekias, in assoluto il più grande artista delle figure nere, colui che ne condusse lo stile ai massimi livelli di espressione, non troviamo questi maestri miniaturisti nati dall'esempio di Kleitias, ma una figura opposta ad essi e tendente al monumentale come il Pittore dell'Acropoli 606. Tra questi due estremi si pongono alcune personalità più versatili, come Nearchos, che riusciva a combinare sui vasi grandi la delicatezza di Kleitias e un nuovo concetto di umanità quale si può vedere nel frammentario kantharos, conservato ad Atene, con la preparazione del carro di Achille (Museo archeologico nazionale, Acr. 612). Da queste tendenze nacquero intorno al 550 a.C. le personalità di Exekias e del Pittore di Amasis. Il nome di Lido con le sue robuste qualità deve essere aggiunto a questi due, benché sia un po' più anziano.