Il Concilio di Costantinopoli IV si tenne dal 5 ottobre 869 al 28 febbraio 870.Juan María Laboa, La storia dei papi (Jaca Book 2007, p. 449–450) ISBN 9788816304406Proceedings of the 21st International Congress of Byzantine Studies, London, 21-26 August 2006 (Ashgate 2006), p. 363 Questo concilio, ritenuto ecumenico nella Chiesa cattolica, fu poi rifiutato dalla Chiesa ortodossa, nella quale alcuni considerano ecumenico un altro concilio, celebrato dieci anni dopo (879-880) sempre a Costantinopoli, con lo stesso numero IV. In generale gli ortodossi accettano come ecumenici solo sette concili.
Il contesto storico
I dissidi nella Chiesa bizantina La fine dell'iconoclastia con il sinodo costantinopolitano dell'843 lasciava comunque strascichi polemici all'interno della Chiesa bizantina. Il nuovo patriarca Metodio (843-847) preferì scegliere una linea più morbida e moderata, evitando per esempio un'epurazione completa di quei vescovi che si erano compromessi con la politica iconoclastica precedente. Ma era sempre forte l'opposizione interna, dovuta a frange battagliere, anche se minoritarie, di iconoclasti e al partito degli zeloti, composto soprattutto da monaci, che criticava la politica liberale di Metodio.
Alla morte di Metodio, l'imperatrice Teodora, reggente del figlio Michele III impose la scelta del monaco Ignazio come nuovo patriarca di Costantinopoli (847-858), senza attendere la regolare elezione del sinodo. Il nuovo patriarca, di propensioni rigoriste, non seguì la linea politica del suo predecessore alienandosi così le simpatie del partito moderato, che finora aveva sostenuto Metodio. Ignazio ben presto iniziò a farsi nemici anche alla corte, e quando la sua protettrice Teodora cadde in disgrazia, con il colpo di Stato dell'856 (che portò al potere il fratello di Teodora, Bardas), la vita del Patriarca fu sempre più difficile, finché nell'858 fu rimosso dal trono patriarcale e confinato.
Le modalità con cui Fozio accedette al suo primo patriarcato (858-867) sono oggetto di discussione fra gli storici: è comunque caduta definitivamente l'accusa tradizionale che vedeva Fozio come un intruso. Ignazio acconsentì a dimettersi, a condizione che venisse riconosciuta la validità delle consacrazioni episcopali da lui effettuate. Fozio, che era un laico, ricevette in pochi giorni tutte le sacre ordinazioni e in seguito fu intronizzato. Ma ben presto le cose precipitarono. Il partito degli ignaziani, scontento delle prime mosse di Fozio, nel febbraio 859 destituì Fozio e dichiarò Ignazio unico legittimo patriarca. Fozio rispose a sua volta con un nutrito sinodo del marzo successivo, a cui parteciparono almeno 170 vescovi: questo sinodo dichiarò illegittima l'elezione di Ignazio, avvenuta senza la regolare elezione sinodale, e lo si destituì formalmente. Il governo di Bardas sostenne con la forza le deliberazioni del sinodo foziano contro Ignazio: ormai era evidente uno scisma interno alla Chiesa bizantina.
L'intervento del papa Solo dopo questi fatti Fozio si decise ad inviare agli altri patriarchi e a Roma le lettere della sua intronizzazione. La delegazione che portò i documenti a Roma presentò al papa Niccolò I anche una lettera dell'imperatore in cui Michele III chiedeva al Papa di inviare legati a Costantinopoli per un concilio che eliminasse gli ultimi resti dell'iconoclastia. Il papa accettò le credenziali di Fozio ed inviò i suoi legati a Costantinopoli non solo per il concilio, ma anche per esaminare da vicino la questione di Ignazio, su cui il Papa avocava a sé ogni decisione. Il sinodo si riunì nella chiesa degli Apostoli a Costantinopoli fra l'aprile e l'agosto 861 alla presenza di più di trecento vescovi; i legati pontifici, certi dell'invalidità dell'elezione di Ignazio, si pronunciarono per la sua destituzione, oltrepassando in questo modo gli ordini ricevuti da Roma; fu ribadita inoltre la condanna dell'iconoclastia; ma il sinodo non accondiscese alle richieste del Papa di veder restituita alla Sede romana la giurisdizione ecclesiastica sull'Illiria (e con essa riconosciuta l'importante missione presso i Bulgari), che era stata sottratta arbitrariamente un secolo prima.
Il Papa venne a conoscenza del sinodo e delle sue decisioni da tre gruppi distinti di persone: dai suoi legati, da un'ambasciata inviata da Ignazio, e da una lettera ufficiale di Fozio. Inoltre Ignazio si recò lui stesso dal papa a Roma. E contro ogni aspettativa Niccolò I, in un sinodo lateranense dell'agosto 863, destituì Fozio, dichiarò nulla la deposizione di Ignazio e (dopo due anni) punì i legati pontifici per non aver rispettato i suoi ordini, facendosi corrompere. Uno scambio di lettere tra l'imperatore Michele III e Niccolò I, al di là del linguaggio duro e sprezzante, mostra in modo sintomatico la progressiva estraneità tra Roma e Costantinopoli, che si pone ormai non più solo sul piano ecclesiastico, ma anche su quello politico e culturale. Niccolò I rintuzzava, nella sua rispostaparte di questa lettera in Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, nn. 638-642., gli attacchi dell'imperatore alla lingua latina, ritenuta barbara; insisteva sui diritti della Chiesa romana, già definita come «la prima e la maestra di tutte le chiese»; affermava la superiorità del Papa sul concilio ecumenico. Il Papa però non chiudeva tutte le porte, poiché si dichiarava disponibile a riesaminare la disputa tra Fozio e Ignazio. Ma le cose non andarono come il Papa sperava.
La questione bulgara L'863 è un anno decisivo per la missione presso gli slavi, quando Cirillo e Metodio partirono per l'evangelizzazione della Grande Moravia. L'anno seguente il khan di Bulgaria Boris si convertiva al cristianesimo ed accettava l'invio di missionari bizantini. In seguito, fra l'865 e l'866 egli insistette perché la Chiesa bulgara diventasse autonoma da Costantinopoli e dotata di un proprio patriarca. Ma la risposta negativa di Fozio, portò Boris a rivolgere la medesima richiesta al papa di Roma, sottoponendogli nello stesso tempo una serie di 106 quesiti sorti in seguito all'evangelizzazione.
Il papa inviò due vescovi con le puntuali risposte alle questioni bulgareparte di queste risposte in Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, nn. 643-648.; i successi ottenuti dai missionari latini furono tali da spingere Boris a far richiesta formale perché uno di questi fosse eletto patriarca di Bulgaria.
I successi della missione romana preoccuparono seriamente le autorità bizantine ed innescarono una nuova controversia, che si aggiunse a quella della disputa tra Fozio e Ignazio. Infatti, nelle risposte ai quesiti posti dai bulgari, i latini avevano criticato, con parole e giudizi irriguardosi, le usanze dei riti orientali, e soprattutto avevano citato l'aggiunta del Filioque al Credo.
La caduta di Fozio La questione bulgara diede a Fozio l'occasione di scrivere una lettera ai patriarchi orientali per un'apologia della tradizione dogmatica e disciplinare della Chiesa bizantina contro le innovazioni latine; affiora in questo momento l'accusa di eresia a proposito del Filioque. In questo modo cercava di screditare la Chiesa occidentale e sollecitare la solidarietà di tutta la Chiesa orientale. Inoltre cercò l'appoggio delle autorità bizantine e di coloro che in Occidente, per motivi politici, erano critici nei confronti della linea politica di Niccolò I.
Forte di queste premesse, fra agosto e settembre 867, il Patriarca convocò a Costantinopoli un grande sinodo, presieduto dagli imperatori Michele III e Basilio I, che segnò la rottura formale tra Costantinopoli e Roma: con un gesto che nessuno aveva mai osato fare finora, Fozio fece scomunicare e deporre Niccolò I.
Ma le decisioni conciliari non sortirono effetti laceranti, perché fatte alla vigilia di importanti cambiamenti politici. Infatti, poche settimane dopo la fine del concilio, il 23 settembre 867 Basilio I fece uccidere Michele III (dopo aver fatto uccidere in precedenza Barda), diventando unico imperatore. Fin dall'inizio, per cercare legittimazione al colpo di mano che l'aveva portato al potere, cercò appoggio presso quegli ambienti che erano stati all'opposizione sotto il regime precedente (gli ignaziani) e cercò di migliorare le relazioni con Roma. Tutto questo portò alla caduta di Fozio e al reintegro di Ignazio nei suoi antichi diritti di patriarca. Basilio I ed Ignazio, scrivendo poi al Papa per comunicargli il mutamento verificatosi, richiesero l'invio di legati pontifici per un concilio ecumenico che avrebbe dovuto tenersi a Costantinopoli.
Questo è l'intricato contesto storico dei due concili svolti a Costantinopoli nell'869-870 e nell'879-880, il primo non dogmatico, ove le questioni dogmatiche (il Filioque), mischiate a quelle disciplinari (la disputa Ignazio-Fozio) e politiche (la questione bulgara) sono solo pretestuose. Infatti non verranno discusse ma solo usate.
Il Concilio di Costantinopoli dell'869-870
Gli antefatti Gli antefatti immediati al concilio lasciano intravedere elementi di tensione fra Roma e Costantinopoli. Nel giugno 869, in un sinodo tenuto da Adriano II a San Pietro in Roma, si precisava il pensiero di Roma in merito a Fozio e ai suoi sostenitori: l'ex patriarca e tutti coloro che erano stati ordinati da lui vennero deposti, mentre coloro che erano stati ordinati in precedenza da Ignazio e poi avevano aderito a Fozio potevano essere riammessi solo sottoscrivendo un Libellus satisfactionis. Insomma, Roma si poneva come ultima istanza in materia di fede, disciplina e comunione ecclesiale.
Ovviamente le condizioni poste da Roma non erano fatte per piacere a Costantinopoli, e nemmeno a Basilio I, la cui politica tendeva invece ad un atteggiamento moderato e di clemenza verso i seguaci di Fozio per evitare un ulteriore irrigidimento. Invece, nell'ottica di Roma il concilio avrebbe dovuto semplicemente ratificare le decisioni prese a San Pietro.
La prima parte del concilio (ottobre-novembre 869) Il Concilio si aprì il 5 ottobre 869 alla presenza di soli 5 metropoliti e 7 vescovi (poiché erano stati ammessi solo i vescovi rimasti fedeli a Ignazio), ma con i delegati dei patriarchi di Antiochia e Gerusalemme (quelli di Alessandria arriveranno solo alla nona sessione).
Nel suo discorso inaugurale, l'imperatore Basilio I, desideroso di giungere ad un compromesso accettabile da tutti, annunciò, contro le pretese romane, che fosse nuovamente esaminato il caso di Fozio e dei suoi sostenitori. Dopo che i presenti approvarono il Libellus satisfactionis, decisero che non si poteva giudicare Fozio senza convocarlo in assemblea e sentirlo direttamente.
Dopo che nella seconda sessione (7 ottobre) furono ammessi al concilio, dietro l'accettazione del Libellus satisfactionis, i vescovi ordinati da Ignazio ma poi passati dalla parte di Fozio, nella quarta sessione (18 ottobre), fu fatta richiesta formale di audizione di Fozio, dietro minaccia dei legati imperiali di non sottoscrivere gli atti sinodali. I legati papali sono costretti a cedere. Nelle sessioni del 20 e del 25 ottobre, mentre Fozio si chiude nel silenzio, i suoi sostenitori si lanciano in un'accorata difesa del suo operato e si scagliano soprattutto contro il Libellus satisfactionis, ritenuto umiliante.
Questo però non cambiò i rapporti di forza interni al concilio, cosicché, al termine della sesta sessione (25 ottobre), Fozio e i suoi sostenitori furono condannati, conformemente ai desideri di Roma, nella sessione successiva (29 ottobre) vennero deposti e anatematizzati, e nell'ottava sessione (5 novembre) gli atti del concilio dell'867 furono bruciati, così come gli scritti di Fozio contro Roma.
La seconda parte del concilio (febbraio 870)