I Latini furono un antico popolo italico di lingua indoeuropea, che si stanziò, a partire dalla seconda metà del II millennio a.C., lungo la costa tirrenica della penisola italica, nella regione del Latium vetus. Diedero un contributo determinante alla formazione del popolo di Roma, città che avrebbe esteso la lingua e la cultura latina all'intero bacino del Mediterraneo e a buona parte dell'Europa.
Etnonimo L’etimologia del nome è incerta: sono state proposte diverse ipotesi, oltre a quella della derivazione dal re eponimo Latino.
Per una prima, l'etnonimo deriverebbe dal latino latēre, ovvero nascondersi, con riferimento al racconto mitologico che vede Saturno, cacciato dal suo regno da Giove, nascondersi nel LazioErodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, .
Secondo un'interpretazione, l'etnonimo deriverebbe dal latino latus, ovvero largo, ampio, in riferimento al territorio pianeggiante abitato, messo a confronto con l'andamento prevalentemente collinare e montuoso dell'Italia centrale;Alfoldi (1966) 9 se l'interpretazione fosse corretta, ne consegue che i Latini fossero gli abitanti della pianura, distinti dagli abitanti delle zone montane limitrofe.
Storia Le origini latine
Le tradizioni storico-letterarie Plinio e Livio includono gli Aborigeni tra i più antichi abitanti del LazioPlinio il Vecchio, Nat. hist., 3. 56Tito Livio, Ab Urbe Condita, 1. 1. 5. Dionigi di Alicarnasso afferma che questo popolo mantenne il nome di Aborigeni fino all’epoca della guerra di Troia e che iniziò a essere chiamato Latini durante il regno del re eponimo Latino, collocato nello stesso periodo.
Secondo Servio, i Latini derivano soprattutto dagli Aborigeni e il cambio di nome si sarebbe consolidato dopo l’arrivo di Enea, quando i Troiani si unirono agli Aborigeni formando un nuovo gruppo.
Dionigi racconta inoltre che gli Aborigeni vivevano prima sugli Appennini e si spostarono nel Latium scacciando i Siculi dopo una lunga guerra, estendendo il proprio dominio tra Tevere e Liri; riporta anche tradizioni alternative sulla loro origine (per alcuni coloni liguri, per altri popolazione antichissima e autoctona) e discute le diverse leggende che attribuivano ai popoli italici origini greche, arrivando a proporre l’ipotesi di una discendenza dagli Enotri.
Sempre attraverso Dionigi, Varrone elenca numerose città aborigene in Sabina con capitale Lista; lo stanziamento in Sabina sarebbe avvenuto a danno degli Umbri. La spinta alla migrazione verso sud viene spiegata con la sovrappopolazione e con il ricorso al rituale del ver sacrum, da cui sarebbero nate varie colonie; l’occupazione della fascia settentrionale del Latium avrebbe generato un grande conflitto con i Siculi.
Durante la guerra gli Aborigeni avrebbero stretto un’alleanza con i Pelasgi (assimilati da alcuni alle tradizioni sui Tirreni), ottenendo così la vittoria e la fuga dei Siculi verso l’Italia meridionale e poi verso la Sicilia. La narrazione include anche la conquista o fondazione di molte città già sicule e l’acquisizione di territori sulla riva destra del Tevere (agro falisco e alcune località costiere), collegando poi i Falisci ai Latini come gruppo affine.
I primi a stabilire una connessione tra il Latium e una città dell'Asia minore, Troia, attraverso la figura di Enea, furono due scrittori greci del V secolo a.C., Ellanico di Lesbo e Damaste di Sigeo. Oltre un secolo più tardi lo storico siciliano Timeo di Tauromenio, tra i primi storici greci a interessarsi al mondo romano e alle sue istituzioni, fa menzione dell'origine troiana dei Penati custoditi in un santuario di Lavinium, città sacra per le genti latine. Fabio Pittore, Tito Livio, Dionisio di Alicarnasso, Appiano di Alessandria e Cassio Dione accreditano tutti la versione di Ellanico, Damaste e Timeo. Nella sua Storia di Roma, Livio scrive: «fondano una città, Enea le dà il nome, da quello della moglie, di Lavinio». In quegli stessi anni tale narrazione troverà spazio nell'Eneide di Virgilio.
Secondo gli storici antichi, e dello stesso Virgilio, dopo la morte del re Latino e, più tardi, dello stesso Enea, la popolazione autoctona si fuse con i Troiani e diede origine al popolo latino (XII secolo a.C.).
Dopo la scomparsa di Enea, divenne re dei Latini il figlio di primo letto Ascanio. Memore del prodigio accaduto a suo padre, Ascanio si recò nel luogo in cui Enea aveva sacrificato la scrofa bianca (alba in latino) con i 30 porcellini e fondò lì una nuova colonia, cui dette il nome di Alba Longa, associando in quel nome il ricordo della scrofa alla particolare conformazione dell'abitato, disteso sulla sommità di una collina di forma allungata.Dionigi di Alicarnasso, Antichità Romane, 1. 45. 2
Le ipotesi della storiografia moderna Secondo la teoria maggiormente accettata, diversamente dall'ipotesi della storiografia greco-romana di un'origine dall'Asia minore, i Latini, appartenenti alle genti indoeuropee, discesero in Italia nel corso del II millennio a.C.,Theodor Mommsen,Storia di Roma, vol. I, Cap. III, 1-2Secondo il glottologo Giacomo Devoto, in due successive migrazioni, nel 1200 e nel 1000 a.C. circa, ultimi indoeuropei a stanziarsi nella penisola provenienti forse dall'Europa centrale danubiana.
Secondo Theodor Mommsen, che formulò la propria tesi soprattutto su basi linguistiche, la migrazione latina avvenne via terra, seguendo il percorso naturale dato dalla dorsale appenninica da nord a sud, seguendo il versante occidentale della penisola. La migrazione del gruppo latino si sarebbe estesa dal Lazio fino all'attuale Calabria. In seguito ai successivi arrivi di Sanniti e Greci, la presenza di popolazioni latine si sarebbe contratta, fino a coincidere con il Latium vetus (o Latium priscum), che grosso modo era delimitato dal Tevere a nord, dai Monti Prenestini e da un breve tratto del fiume Torero a est, dai Monti Lepini e i Monti Ausoni a sud, e dal mar Tirreno a occidente. La presunta presenza di genti latine nelle terre a sud del Lazio è comunque definita dal Mommsen non documentabile. Per lo storico tedesco la presenza di genti latine in Campania (tra i quali lo studioso annovera gli Ausoni), si desume dal nome di alcune località campane come Nola (città nuova) o Volturnus (dal latino volvere), che attesterebbero la presenza di genti latine prima dell'arrivo dei Sanniti e dei Greci. Per quanto riguarda la presenza di genti latine nelle terre che poi sarebbero state occupate dai Lucani e Bruzi, è definita dal Mommsen probabile, anche se non documentabile.
Anche le altre popolazioni italiche di epoca storica, quali Umbri, Volsci, Piceni, Marsi e Sabini, appartenevano al gruppo di popolazioni di lingua indoeuropea, stanziatesi in Italia a seguito di migrazioni via terra, lungo la dorsale appenninica, seguendo un percorso da nord a sud, successive a quella dei LatiniSecondo Theodor Mommsen la migrazione in Italia delle popolazioni appartenenti al gruppo Umbro-Sabellico, di cui facevano parte anche Sanniti e Sabini, è successiva a quella delle popolazioni Latine, Storia di Roma, vol. I, Cap. III, 1.
Invece le prime evidenze archeologiche ascrivibili a una popolazione di lingua indoeuropea, distinta da una precedente cultura appenninica, risalgono a non prima del XIII a.C.Le fortificazioni arcaiche del Latium vetus e dell’Etruria meridionale (IX-VI sec. a.C.). Stratigrafia, cronologia e urbanizzazione, Atti delle Giornate di Studio a cura di Paul Fontaine e Sophie Helas, Pubblicato dell’Istituto Storico Belga di Roma, settembre 2013. Alessandro Maria Jaia relatore per Le mura di Lavinium, pp. 199-212. L'archeologia rileva che dalla fine dell'età del bronzo il territorio a sud del Tevere fu caratterizzato dalla cosiddetta facies laziale o cultura laziale (X-VI secolo a.C.), regionalizzazione della precedente cultura protovillanoviana (collegabile con la civiltà dei campi di urne dell'Europa centrale) che uniformò l'area tirrenica della Toscana e del Lazio fra il XII e il X secolo a.C. sovrapponendosi alla cultura appenninica che dominava la regione nei secoli precedenti. Secondo David W. Anthony, queste popolazioni di cultura protovillanoviana erano originarie della regione dell'attuale Ungheria orientale, David W. Anthony, The Horse, The Wheel and Language, pp. 344, 367 mentre secondo l'archeologo Kristian Kristiansen, queste originavano dalla regione compresa tra la Moravia e l'Austria. K. Kristiansen, Europe Before History, p. 388.
Alla cultura laziale viene associata la formazione dellethnos latino che sul finire del secondo millennio a.C. si era già costituito in una serie di comunità (menzionate da Plinio il Vecchio) che avevano come centro principale Alba «Longa»Andrea Carandini, Roma. Il primo giorno, Roma-Bari, Editori Laterza, 2007, pp. 16 e 17, ISBN 978-88-420-8874-5
Dal XII all'VIII secolo a.C.
È ormai generalmente accertato che una popolazione, diversa da quella precedentemente residente, sia arrivata nel Lazio in epoca protostorica. Tale popolo, sulla base di considerazioni di tipo linguistico e di una serie di rinvenimenti archeologici, viene identificato coi Latini.
Tra i reperti archeologici più antichi, risalenti a un periodo che va dall'XI al IX secolo a.C., quelli di Gabi e della vicina necropoli dell'Osa, di Lavinio e di Ficana.
Ne fa fede l'improvvisa comparsa di sepolcri che utilizzavano il rito dell'incenerazione, laddove invece i sepolcri di epoche precedenti utilizzavano esclusivamente il rito dell'inumazione. I primi sepolcri contraddistinti da questo nuovo rito sono databili attorno al X secolo a.C., e comparvero prima nella zona dei Colli Albani, a sud dell'attuale Grottaferrata, per poi diffondersi in altre parti del Lazio, Roma compresa. Sulla base di queste considerazioni, troverebbe riscontro la tradizione romana che indicava in questo gruppo collinare il fulcro della nazione latina.
In questa prima età del ferro, la forma di popolamento dei Latini si articolava in una serie di raggruppamenti rurali autonomi, con spesso al centro un borgo fortificato (oppidum), e strettamente collegati fra di loro. Profondamente sentito era all'epoca il senso di un'origine, di un'appartenenza e di culti comuni, che indusse molte di queste entità a dare vita a delle vere e proprie federazioni o leghe. Queste, pur avendo originariamente un carattere religioso, col tempo riuscirono a darsi degli ordinamenti comuni che disciplinavano la difesa del territorio, il commercio ed altre materie di interesse generale. La Lega albense fu forse la più antica fra le federazioni del Latium vetus: era costituita da una trentina di centri, i cosiddetti populi albenses, ricordati da Plinio il Vecchio. Centro di questo ampio raggruppamento urbano era la città di Alba Longa, rasa al suolo attorno alla metà del VII secolo a.C. da Roma (al tempo di Tullo Ostilio),Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.14-16. che si sostituì ad essa nella direzione della Lega. Ancora il quarto re di Roma, Anco Marzio, li vinse.Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.18.Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, I, 5.Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.32. Alla fine di questo stesso secolo e in quello successivo, molti altri centri latini furono assorbiti nello stato romano. Dionisio di Alicarnasso, Strabone e Plinio si sono soffermati, nelle loro opere, sulle comunità più antiche del Latium Vetus, molte delle quali erano già scomparse da secoli quando i tre scrittori si accinsero a descriverle. Di alcune non si riesce neppure a stabilirne l'esatta ubicazione e fra queste la stessa Alba Longa.