Siculo o Sicelo () è un eroe della mitologia greca, vissuto, a seconda delle fonti, prima o dopo la guerra di Troia.
È noto soprattutto per aver condotto il popolo dei Siculi in Sicilia. Tuttavia dai frammenti di Antioco di Siracusa la sua figura appare fondamentale per avere diviso le genti del regno di Italo in Siculi, Morgeti ed Itali.Vd. per approfondire su Antioco: C. Cuscunà, I frammenti di Antioco di Siracusa: introduzione, traduzione e commento, 2003.
La figura mitologica di Siculo Antioco di Siracusa
Antioco è colui che ha tramandato la versione più dettagliata riguardo a Siculo. Ovvero la versione che poi darà adito ad una complessa discendenza che porta a derivare il regno di Siculo dall'originario regno di Italo.
Secondo Antioco, Siculo era un profugo del popolo dei Siculi — che a sua volta derivava dal popolo degli antichi Enotri — e fu loro eponimo, in quanto gli diede il proprio nome. Siculo proveniva da Roma. Antioco sostiene infatti che in principio il nucleo che componeva l'etnia laziale era siculo.
Antioco, in Dionigi di Alicarnasso e in Strabone, riferisce dell'esistenza di un re chiamato Italo che governava l'Enotria (la quale si estendeva dallo Stretto di Messina al Golfo di Napoli nel Tirreno e quasi fino al Golfo di Taranto nello IonioAntioco, pur conoscendo la versione di Ecateo di Mileto, non la condivideva: per il siracusano Taranto faceva già parte non dell'Italia ma della Iapigia. Così anche Tucidide che sottolinea come Taranto fosse una città italiota e non italica. Vd. Storia della regione lucano-bruzzia nell'antichità, 1997, p. 40-41.). Ma quando Italo invecchiò, il suo regno passò a Morgete. In questo territorio giunse Siculo, esiliato da Roma, e alla corte del nuovo sovrano ricevette ospitalità.
Lo storico siracusano a questo punto informa che Siculo divenne potente, poiché divise il popolo del regno di Morgete e prese il comando di una parte dello stesso. Come conseguenza delle azioni di Siculo, le genti che abitavano in principio il regno di Italo vennero separate in tre differenti popolazioni: Siculi, Morgeti e Itali.Antioco FGrHist 555 F 5 = Dion. Alic. ant. Rom. 1, 73, 4.
Il popolo di Siculo venne scacciato dagli Enotri e dagli Opici. Riuscì a compiere la traversata in Sicilia, dove trovò rifugio definitivo, grazie ad un condottiero, eletto dalla colonia, di nome Stratone.Antioco FGrHist 555 F 6.
Ellanico di Lesbo Secondo Ellanico, Siculo, eponimo del popolo dei Siculi (divenuto tale una volta giunto in Sicilia) e loro condottiero, visse intorno al periodo che comprende il ventiseiesimo anno del sacerdozio di Alcione in Argo e tre generazioni prima della Guerra di Troia. In questo arco di tempo Siculo guidò il suo popolo nella seconda traversata per la Sicilia — secondo Ellanico infatti i Siculi, che prima di passare in Sicilia erano Elimi ed Ausoni d'origine italica, compirono due migrazioni: la prima comprese gli Elimi, che fuggivano dagli Enotri, e cinque anni dopo giunse Sicelo con gli Ausoni.Ellanico di Lesbo F 790 J. e F 79a-b.
Il popolo oppressore che costrinse i Siculi all'abbandono dell'Italia era, secondo Ellanico, quello degli Iapigi. Così il popolo giunse in principio nelle parti dell'Etna, e l'isola, che da prima si chiamava Sicania, mutò il proprio nome in Sicilia, derivandolo dal sovrano dei Siculi: Sichelo.Dion Hal. ant. Rom. 1 22, 3-5. Hellan. FGrHist 4 F 79bVd. anche D. Ambaglio, L'opera storiografica di Ellanico di Lesbo, 1980.
Anche Stefano di Bisanzio conserva il ricordo della testimonianza ellanica, però l'epitome riferisce di un solo esodo, e non di due come risulta invece dallo nello scritto di Dionigi. Stefano menziona l'esodo degli Ausoni, avvenuto sempre sotto il comando di Sichelo, il quale divenne re della Sicilia.Vd. n 4 in .
Filisto di Siracusa In Filisto, Sichelo viene definito eponimo del popolo dei Siculi, che egli stesso guida verso la Sicilia. Afferma lo storico siracusano che Sichelo (o Siculo) era figlio del re Italo. Un ligure, poiché per Filisto i Siculi sono in realtà Liguri, che, cacciati dagli Umbri e dai Pelasgi, mutano il loro nome dopo la traversata nell'isola mediterranea, avvenuta 80 anni prima della Guerra di Troia.Filisto FGrHist 556 F 46
Pseudo-Scimno Nello pseudo-Scimno Siculo viene indicato come sovrano dell'isola, e da lui la Sicilia avrebbe preso il nome Sikelìa.Pseudo-Scimno, 270.
Principali divergenze tra le versioni
Nelle versioni degli autori antichi che parlano di Siculo, esistono parecchie divergenze che non permettono di trovare un sincronismo tra esse.
Origine dei Siculi
Anzitutto l'origine del popolo che Siculo guidò o dal quale comunque proveniva: per Antioco i Siculi sono Enotri stanziatisi nel Lazio; per Ellanico sono piuttosto Elimi ed Ausoni; mentre per Filisto sono dei Liguri.
Così come diverge l'identificazione dei popoli dai quali i Siculi vennero scacciati: per Antioco sono Enotri e Opici; per Ellanico si tratta di Iapigi; per Filisto fuggono da Umbri e Pelasgi.
Inoltre non coincide nemmeno il momento in cui, secondo le versioni, il popolo di Siculo prese questo etnonimo: Antioco sostiene che i Siculi si chiamarono così quando Siculo si trovava ancora in Italia, sotto il regno di Morgete. Ellanico e Filisto sostengono invece che Siculo diede il proprio nome ai Siculi solo dopo la traversata in Sicilia.
Siculo, Italo e Morgete
Nel rapporto fra Siculo e Italo vi sono nette differenze: Ellanico non ricorda l'esistenza di questa figura. Secondo Filisto, Siculo avrebbe un diretto legame di parentela con il sovrano che governava i Liguri, in quanto sarebbe stato suo figlio..Secondo Isidoro Italo era invece fratello di Sicano e Sabino: vd. A. Coppola, Archaiologhía e propaganda: i Greci, Roma e l'Italia, 1995, p. 103. Differenza sostanziale con la versione di Antioco che fa di Siculo un successore al trono di Italo, re degli Enotri e non dei Liguri, non implicando alcuna parentela di sangue tra i due. Nella rappresentazione antiochea infatti le figure di Italo e Morgete appaiono come dei basileus dotati di potere «personale e territoriale»Cit. . che tramite un riconoscimento militare — per cui il successore poteva giungere anche da fuori, come nel caso di Sichelo — facevano avvenire il passaggio di potere dal vecchio al giovane; in sostanza una diadoche.
Tucidide dal canto suo rafforza l'origine di un Italo imparentato con i Siculi, in quanto asserisce che il sovrano leggendario era re dei Siculi, e fu egli a dare il nome alla parte di terra geografica dove il suo popolo era stanziato. Ma Tucidide, il quale concorda con Ellanico nel catalogare i Siculi come Italici — ed anzi afferma che una parte dei Siculi rimase in Italia — sembra ignorare l'esistenza di un personaggio di nome Siculo o Sichelo/Sicelo.G. Vanotti, L'archaiologhia di Filisto, ).
Nemmeno la figura di Morgete mette d'accordo le fonti: Ellanico ignora la sua esistenza, e anche Filisto. L'unico che lo pone in relazione con Siculo è Antioco.G. Vanotti, L'archaiologhia di Filisto, ).Sulla figura di Morgete vd. anche Giovanni Fiore da Cropani, esperto di storia calabra nel Seicento, in Della Calabria illustrata e sua situazione discorso secondo da pag. 32 a 35 del nome di Morgetia..
Implicazioni con la tirannide siracusana Il ruolo di Siculo Dionigi di Alicarnasso basandosi sullo scritto di Antioco, afferma l'esistenza di una terza Roma antecedente alla fondazione del discentente di Enea, Romolo, e anche alla presenza di Evandro sul Palatino. Una terza Roma — che per antichità sarebbe quindi la prima — dalla quale discenderebbe l'eroe Sikelo.
La figura dell'eponimo dei Siculi sarebbe nata per sottolineare le relazioni amichevoli che vi erano all'epoca tra la politica di Siracusa e la nascente Roma.Vd. G. Vallet, Centre Jean Bérard, Istituto universitario orientale, Università di Napoli, Collection de l'Ecole française de Rome. Vol. 251, 1999, p. 325. L'eroe romano avrebbe unito le origini della polis siciliana con quelle dell'urbe. La tradizione antiochea, resa nota da Dionigi, è stata dunque posta in relazione con il contesto storico nel quale si suppone visse Antioco. Questo contesto era fortemente influenzato dalla Tirannide siracusana. In particolar modo è stato supposto che il periodo nel quale lo storico siracusano elaborò il mito di una Roma dalle origini sicule, possa corrispondere a tre particolari momenti della suddetta tirannide:
Al periodo in cui regnarono i Dinomenidi; per via delle donazioni di frumentationes elargite dalla Sicilia a Roma.G. Vanotti, L'archaiologhia di Filisto, , n. 55. Durante la leadership di Ermocrate; si sostiene che Antioco «nel ricostruire l'etnografia italica e siciliana, avesse messo la propria penna al servizio di Ermocrate»,Cit. G. Vanotti, Quale Sicilia per Ermocrate? in Gli stati territoriali nel mondo antico a cura di C. Bearzot, F. Landucci Gattinoni, G. Zecchini, 2003, p. 181. il cui discorso, incentrato sull'orgoglio nazionale — è in questo momento che compare per la prima volta il termine siceliota —, contro l'invasore attico, viene reso noto nello scritto di Tucidide. Nei primi anni del governo di Dionisio I; Antioco potrebbe essere stato il filtro della propaganda dionisiana. Del resto vi sono parecchie e importanti coincidenze con i confini del regno di Italo, le successive mosse dei suoi discendenti e la reale azione politica del tiranno. Come ad esempio l'originale nucleo che tracciava i confini di Italo: corrispondente all'intervento dionisiano sull'istmo fra il golfo Scilletico e quello Lametico.L. Ronconi, Lo storico e la tirannide: Antioco e Dionisio I in Hesperia 7 a cura di L. Braccesi, 1996, pp. 67-76. Qui in mezzo Dionisio tentò di far costruire un vasto muro che aveva il compito di separare la regione calabra, letteralmente.L. Ronconi, Il muro sull'istmo in Hesperia 5 a cura di L. Braccesi, 1995, pp. 37-47.
Il Brancaccio vede nei confini fisici di Antioco una rivendicazione anti-ellenica.Vd. G. Brancaccio, Geografia, cartografia e storia del Mezzogiorno, 1991, p. 20. Questa si adatterebbe sia con una politica ermocratea, volta a proteggere l'identità della Sicilia e dell'Italia dalle mire egemoni di Atene, e sia alla politica filo-dionisiana, la quale avversava la grecità italiota e mirava a sottometterla. Quella dionisiana, alla quale Antioco sarebbe relazionato, è una politica strettamente filo-barbarica, che viene intesa dallo storico Piganiol — nella figura di Dionisio I — in questi termini:
Nei Sikelika di Filisto