Un nuovo patriarca ed imperatore per Costantinopoli
Divenne patriarca di Costantinopoli nel 610, dopo che Eraclio I spodestò Foca. Sergio fu il successore di Tommaso I, in quanto quest'ultimo fu destituito poiché non voleva collaborare con Eraclio. Il 3 ottobre 610 Sergio fu proclamato patriarca; il 5 ottobre dello stesso anno, nella cappella di Santo Stefano, all'interno del Gran Palazzo, incoronò Eraclio I imperatore dei Bizantini, sposandolo allo stesso tempo con Fabia, che cambiò il nome in Eudocia.
Eraclio e Martina
Eudocia fu molto stimata a Costantinopoli ma morì nel 612 ed Eraclio I, in seguito, sposò sua nipote Martina. Il secondo matrimonio non venne mai approvato. Nel regno dei due figli di Eraclio I, Martina diventò il centro del potere e dell'intrigo politico a Costantinopoli. Il patriarca Sergio I incoronò Martina, ma cercò in ogni modo di convincere l'imperatore a ripudiarla. Il Patriarca Niceforo racconta che una volta Eraclio rispose:
Ciò che accadde in seguito parve ai detrattori di Martina una prova del peso di tali responsabilità: la coppia ebbe dieci figli, dei quali quattro morti in tenera età e due disabili.
Un patriarca salvatore dell'Impero
Durante il regno di Eraclio I, i Persiani attaccarono l'Impero bizantino; si andava incontro al rischio che Costantinopoli potesse essere espugnata. Per rimediare a ciò Eraclio fece ripiegare le forze bizantine che gli restavano, e si preparò alla vendetta. Per far fronte alle spese ottenne il pieno appoggio di Sergio e per questo si poté impossessare dei beni della Chiesa; dimezzò il soldo delle truppe e dei funzionari dell'Impero; arruolò più volontari possibili, concedendo terre militari in cambio del servizio, così da assicurarne il pagamento alle sue forze armate.
La campagna di Eraclio I stava procedendo in modo distruttivo per i Persiani, e per questo il loro re Cosroe II, si alleò con gli Avari, i quali, nel luglio del 626, cinsero d'attacco Costantinopoli. Sergio, rimasto con pochi soldati nella capitale, dovette organizzare la difesa. Egli riuscì a ricacciare indietro gli attaccanti, che stavano sbarcando i loro soldati; il patriarca, accorgendosene, le fece incendiare, determinando la sconfitta degli assedianti e la liberazione della città. Si narra che in quest'occasione per la prima volta venne innalzato l'inno Akathistos quale ringraziamento alla Theotókos, il cui tempio alle Blacherne era rimasto miracolosamente intatto.
La grande vittoria del 10 agosto 626 determinò la fuga dei Persiani da Costantinopoli, ma soprattutto la fine degli Avari, il cui predominio sugli altri popoli Slavi crollò.
La religione
Sua costante preoccupazione fu ripristinare l'unità religiosa fra cattolici e monofisiti: favorì un patto di riunione fra le confessioni cristiane, stilato in Egitto da Ciro, patriarca di Alessandria, nel 633. Gli viene attribuita, ma quasi certamente senza fondamento, la composizione del più antico inno in onore di Maria, l'Acatisto (dal greco Akathistos, non seduto, perché deve essere cantato in piedi).
Le conquiste persiane in Siria ed Egitto nei primi decenni del VII secolo ai danni dell'Impero romano d'Oriente spinsero l'imperatore Eraclio a tentare la pacificazione tra gli ortodossi, sostenitori dell'esistenza in Cristo di due nature, umana e divina, e i monofisiti, sostenitori dell'esistenza in Cristo di una sola natura divina. Egli voleva dare maggiore compattezza all'interno, per togliere ai nemici esterni all'Impero la possibilità di sfruttare le divisioni religiose tra i cristiani. Eraclio incaricò Sergio di trovare una formula convincente per entrambe le correnti.
Sergio ritenne che i monofisiti avrebbero accolto la dottrina del concilio di Calcedonia del 451, che affermava l'esistenza in Cristo di due nature, umana e divina, se in cambio gli ortodossi avessero ammesso un'unica forma di attività, detta anche "operazione", cioè un'unica energia in Gesù Cristo (monoenergismo). Quando l'intesa pareva raggiunta, il Patriarca di Gerusalemme Sofronio si oppose; Sergio cercò allora di superare la controversia con un compromesso: redasse nel 638 l'Ekthesis, una professione di fede che doveva esser accettata sia da chi professava un'unica "operazione", come i cristiani monofisiti e i monoenergiti, sia da chi ne professava due, come i cattolici ortodossi.
L'Ekthesis
Il documento voleva dunque proibire di pronunciarsi sull'esistenza di una o due energie in Cristo, ma affermava l'esistenza di una sola volontà: è chiaro che se quest'ultima proposizione poteva essere accettata da monofisiti e monotelisti, i sostenitori, appunto, dell'unica volontà in Cristo, non poteva tuttavia soddisfare gli ortodossi. Sergio morì alla fine di quello stesso anno 638.
Nel 681, al III Concilio di Costantinopoli, il monotelismo ed il monoenergismo vennero definitivamente condannati con la scomunica, anche post-mortem, di tutti i loro sostenitori, Sergio compreso.
Bibliografia
Voci correlate
Assedio di Costantinopoli (626) Papa Onorio I
Collegamenti esterni
Categoria:Patriarchi di Costantinopoli