Gioiosa Ionica (o Gioiosa Jonica, A Gejusa in calabrese, Geliosa in greco-calabro) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria in Calabria.

Geografia fisica Il territorio di Gioiosa Ionica è situato nel cuore della Locride, a metà strada tra Reggio Calabria e Catanzaro, si estende per 36,07 km ed è attraversato dalla fiumara Torbido, mentre la cittadina è posta su una zona collinare a 120 m sul livello del mare.

Origini del nome Sul nome di Gioiosa gli storici non si trovarono mai d'accordo, ma l'etimologia più probabile della parola pare sia quella che deriva dal greco Ghe ("terra") e Eliose ("solatia"). Dunque "Geliosa" (o "Geoliosa") vale a dire "terra solatia" o "città del sole", poiché la conformazione del luogo avrebbe permesso una costante illuminazione solare. Il termine "Ionica" fu aggiunto dopo l'Unità d'Italia, quando re Vittorio Emanuele II, con Regio Decreto del 26 marzo 1863, diede al comune il nome odierno, per distinguerlo dal paese di Gioiosa Marea, in Sicilia.

Storia

Dal mar Jonio, giungendo da oriente, vennero i Greci, verso il VI secolo a.C., e fondarono numerose colonie sulle coste della Sicilia e della Calabria, unendosi alle antiche popolazioni locali dei Siculi, dei Bruzi e degli Italioti: era la Magna Grecia, che ad un tratto si trovò più florida e potente della patria d'origine. Da quel che precede resta da localizzare la sede dell'antico centro urbano e ricercare il nome di battesimo e la sua durata di questo centro molto sviluppato per giungere all'attuale realtà urbanistica col nome di Gioiosa Ionica e capoluogo della Vallata del Torbido, sempre legata nella storia con Marina di Gioiosa Ionica.

Ma verso il 210 a.C. le colonie greche caddero sotto i Romani e divennero a tutti gli effetti province di quel grande impero che dominava il mondo. Sulla costa ionica, tra le città greche di Caulonia e Locri, di cui restano imponenti rovine non ancora del tutto riportate alla luce, sorse Mystia nella valle del torrente Torbido (a quel tempo in parte navigabile).

Restano di quell'epoca imponenti testimonianze tra cui il Teatro, ancora oggi utilizzato per importanti manifestazioni culturali, e il Naniglio, che sorge in una zona anticamente chiamata "li Bagni".

Nel 986 l'antica Mystia fu distrutta dalle orde saracene che si abbatterono sulle coste depredandole e saccheggiandole. I pochissimi superstiti fuggirono verso l'interno e, a circa un miglio dalla vecchia città, su un inaccessibile sperone roccioso (che molto bene si prestava alla difesa) fondarono Mocta Geliosa. Furono costruite torri di avvistamento e difesa che, dal mare, a poco più di un miglio di distanza, una dall'altra, salendo verso Gioiosa, permettevano di segnalare per tempo l'arrivo del nemico. Il casale di Geliosa venne anch'esso incluso nel feudo di Grotteria. Fu sottoposto perciò alla signoria di nobili e potenti, appartenne ad Alberico Piscicella (un avventuriero assurto ai fasti della Signoria locale per meriti militari) nel XIII secolo (1194-1265) e ai Carafa di Roccella (1501-1558). Per lunghi secoli sottoposta alla giurisdizione territoriale, politica, amministrativa, giudiziaria, fiscale e perfino religiosa della vicina Grotteria, Motta Giojosa costituì una borgata priva di autonomia. Al periodo aragonese risale la costruzione, o ricostruzione, del più vistoso monumento che oggi posseggia Gioiosa Ionica, il poderoso Castello Aragonese, uno dei più belli. Situato in un punto alto, sulla rupe rocciosa l'imponente monumento che costeggia il torrente Gallizzi, a notevole altezza, vista panoramica la sua terrazza che domina la cittadina, circondata dai vicoli il suo accesso la 'Porta Falsa'. L'epoca di costruzione risale al 1200 circa.Vedi, tra gli altri: Mario Pellicano Castagna, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari in Calabria, vol. III, ad vocem "Grotteria", Catanzaro, 1990 Mario Pellicano Castagna, Araldica moderna della Locride sta in "Storia e cultura della Locride", a cura di G. Calogero, Messina 1964 Mario Pellicano Castagna, Le ultime intestazioni feudali in Calabria Chiaravalle C., 1978 Calogero G. (a cura di) Storia e cultura della Locride, Messina, 1964 Lobstein (von) F., Il settecento calabrese e altri scritti 3 voll., Fausto Fiorentino, Napoli, 1973 Naymo V., Il castello di Gioiosa in Calabria Ulteriore, Gioiosa J.,1996 Naymo V., La platea di S. Maria “la Cattolica” di Grotteria, Sta in Incontri Meridionali 1/2, 1995 Naymo V., Uno stato feudale nella Calabria del Cinquecento. La Platea di Giovan Battista Carafa marchese di Castelvetere e conte di Grotteria (1534), Gioiosa Jonica, 2004. Domenico Angilletta, Castelli Chiese Abbazie nel giustizierato di Calabria (sec.IX-XIV) cittàcalabriaedizioni 2006 Sino alla morte abitato dal Marchese Corrado Pellicano.

Simboli

Stemma Lo stemma è stato riconosciuto con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'8 maggio 1953.

Gonfalone Il gonfalone è stato concesso con D.P.R. del 25 agosto 1953.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa dell'Addolorata

Artistico oratorio (uno dei più belli e ricchi della diocesi), di puro stile neoclassico, fondato nel 1881 e aperto al culto il 31 dicembre 1889. Esterno di architettura neoclassica, con sagomature a modanazione curvilinea e spezzata. Interno ad unica navata, con pianta a croce greca. Pronao neoclassico, decorato dall'artista locale Luigi Hyeraci. Abside (autentico gioiello) e navata artisticamente decorate, a stucchi ed oro, dal valente decoratore Francesco Gangemi, da Seminara; transetto sormontato da cupoletta, con affreschi di scarso valore artistico; bell'altare maggiore, in marmi policromi, con tabernacolo e fastigio pure marmorei (altare privilegiato con bolla pontificia del 15 dicembre 1918). Artistica cappella dell'Addolorata (pure opera dell'artiere municipale Luigi Hyeraci), con bellissimo gruppo raffigurante La Pietà, superba opera lignea ottocentesca (a.1862) scolpita a tutto tondo e a tutte figure dell'artista grotterese Giuseppe Cavaleri; ricco ostensorio, in oro e argento, finemente decorato, pregevolissima opera d'arte di toreutica dello scultore polistenese Francesco Jerace (a. 1932); monumentale organo a 22 registri e 1400 canne. Nella canonica, San Michele Arcangelo, pregevole dipinto cinquecentesco, su tela, opera di autore ignoto, proveniente dal distrutto convento basiliano dell'Annunziata (dono del marchese Massimo Pellicano). La chiesa conserva inoltre le statue del Sacro Cuore di Gesù, Sant'Espedito di Melitene, i Santi Medici Cosma e Damiano, San Francesco da Paola e Santa Lucia (quest'ultime sono opere di Rocco Bruno Murizzi).

Chiesa matrice (o di San Giovanni Battista)

La chiesa matrice è il più antico luogo di culto urbano di Gioiosa Ionica, edificato su una rupe non lontana dal castello. Ricostruita malamente negli anni 1930, possedeva importanti opere d'arte, tra le quali tele esposte a Palazzo Amaduri. Possiede ancora oggi pregevoli altari del XVIII secolo, fra i quali quello del Santissimo Sacramento, realizzato nel 1756. Questa chiesa possiede 13 statue raffiguranti: San Giovanni Battista, San Vito, Sant'Antonio da Padova, San Giuseppe, Maria SS. del Carmelo, l'Immacolata Concezione, l'Addolorata, il Cristo Morto, Maria Assunta, San Francesco d'Assisi, Gesù redentore, l'Ecce Homo e Sant'Alfonso. Per le reiterate sue ricostruzioni, i ripetuti ampliamenti, le varie rielaborazioni, i continui rifacimenti e restauri, non sempre di buon gusto, può considerarsi la più travagliata delle chiese della diocesi. Nel 1810 venne ancora ingrandita, ad opera dell'arc. d. Giuseppe Maria Pellicano (futuro vescovo della diocesi), con l'aggiunta di una quarta nave; e maggiormente ampliata lo fu nel 1858, in cui, a cura dell'arc. Michele Correla Santacroce, venne ancora aggiunta una quinta navata, divenendo così la più vasta chiesa della diocesi, dopo la cattedrale di Gerace. Attualmente la chiesa è in restauro.

Chiesa del Rosario Edificio nuovo. La sua ricostruzione (nuova chiesa del Rosario), su area poco distante da quella precedente, realizzata tra il 1929 e il 1932 anno che fu aperto al culto il giorno 29 settembre. È dotata di abitazione per il rettore, di centro sociale e di asilo. La Chiesa possiede le statue di San Francesco d'Assisi, San Nicola di Bari, La Madonna del Rosario, Padre Pio e Sant'Antonio da Padova.

Chiesetta della Trinità Si tratta di un piccolo oratorio ed è chiusa al culto, si trova vicino alla chiesa di S. Nicola e a Palazzo Ajossa.

Chiesa dell'Annunziata Fondato nel 1594 e sorge nell'omonima contrada, di fondazione basiliana tardo-medievale, già romitorio dei basiliani. Non molto lontano dalla chiesa, e nella stessa contrada, in piena zona archeologica, sorgeva un tempo anche un convento basiliano, omonimo, oggi non più esistente. La chiesa fu edificata sopra i ruderi di una precedente chiesa dell'Annunziata denominata Santa Maria di Maratà. La chiesa tutt'oggi conserva un'importante tela.

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo Fondata nel 1571, durante il Vescovado di Mons. Pasqua. Chiesa di fondazione rinascimentale, di notevole importanza. Sorge a fianco al Palazzo Amaduri e fiancheggia la chiesa di San Rocco. Attualmente si presenta in un totale abbandono.

Chiesa di Sant'Antonio L'omonima Chiesa è in località Prisdarello, a valle del monte Sant'Andrea, tra i culti esistenti è l'ultimo realizzato nel territorio, per dare la possibilità alla frazione di assistere agli appuntamenti religiosi. La struttura è di costruzione modesta.

Chiesa-santuario di Santa Maria delle Grazie Anch'esso sorge nell'omonima contrada, in zona archeologica. Nel 1973 fu devastata da un fortuito incendio e sulle sue rovine fu eretta la nuova costruzione della chiesa-santuario, completata nel 1975. «Oratorio suburbano, fondato in età bizantina e rifatto in periodo rinascimentale, su sostrato edilizio di età classica, nella zona archeologica della presunta Mystia, sulla sponda sinistra del fiume Torbido; Madonna delle Grazie, scultura litica romanica arcaicizzante figurata a bassorilievo, opera di autore ignoto (prob. artiere provinciale), di tarda età medievale (sec. XV). Alla base della icona, iscrizione arcaica, obliterata da altra iscrizione sovrapposta di età recensione»Dizionario Corografico Calabria (Cosenza 1972, p. 289)

Chiesa di San Nicola di Bari Sotto l'attuale titolo di San Nicola di Bari fu eretto edificio di culto nel 1826. Sui ruderi della chiesa di Santa Maria delle Grazie, crollato con il cataclisma sismico del 1783. La chiesa, danneggiata dal terremoto del 7 maggio 1928, fu restaurata fra il 1930 ed il 1934. Pregevole è il suo altare maggiore, marmoreo, a tarsie policrome, ricostruito con pezzi di riporto dell'altare dell'antica chiesa.

Santuario di San Rocco È dedicato e intitolato a San Rocco, eletto patrono del comune, con breve pontificio del 28 marzo 1775, in sostituzione dell'antica protettrice Santa Caterina d'Alessandria. La fondazione dell'edificio, di proporzioni modeste nella sua versione originaria, risale agli inizi del XVII secolo. Successivamente, nella seconda metà del secolo, la chiesa venne ampliata, a cura di Salvatore Furfaro e riaperta al culto il 13 febbraio 1672. Lasciata per lungo tempo in abbandono, nel 1745 venne restaurata, a cura dell'arc. Vincenzo Misuraca; il 24 dicembre 1829, con bolla del vescovo Giuseppe Maria Pellicano venne elevata a parrocchia; il 24 maggio 1840 venne consacrata dal vescovo Luigi Maria Perrone; nel 1857 venne rimaneggiata in stile neoclassico. Anche negli ultimi due secoli, la chiesa ha subito dei restauri. Possiede inoltre le statue di Sant'Anna (opera di Rocco Bruno Murizzi), Santa Barbara, Maria Ausiliatrice, Santa Teresa di Lisieux e Santa Margherita Maria Alacoque con il Cuore di Gesù e i quadri di Maria Assunta al cielo fra San Rocco e San Sebastiano (posto sull'altare maggiore) e la Madonna del Buon Consiglio fra Santa Teresa d'Avila e Santa Rosa da Lima.