Lassedio di Monopoli del marzo-maggio 1529 fu un episodio della Guerra della Lega di Cognac.
L'avvenimento bellico si rivelò molto importante per la riconquista di diversi porti della Puglia, che da anni erano in mano della Repubblica di Venezia e del Regno di Francia. L'assedio, infatti, vide come vincitore effettivo la Repubblica di Venezia, ma a conflitto concluso ci fu una sostanziale vittoria per l'Impero spagnolo, che grazie alla resa finale di Venezia, finì per impadronirsi dei maggiori centri commerciali della Puglia. Con la riconquista di Monopoli e degli altri porti pugliesi l'Impero spagnolo si impose in Europa come maggiore potenza marittima e militare.
Antefatti La situazione in Puglia Imperiali Nel dicembre 1528 Alfonso III d'Avalos, marchese del Vasto, scese in Puglia con un forte esercito per soggiogare le città ancora occupate dai francesi e dai venezianiLo storico monopolitano Nardelli erroneamente considera il 1528 l'anno dell'assedio spagnolo. che rappresentavano una spina nel fianco per gli imperiali in quanto li costringevano a impegnare truppe che avrebbero invece dovuto essere sfruttate per sottrargli definitivamente la Lombardia. Il 3 febbraio 1529 Alfonso d'Avalos, Ferrante Gonzaga e il conte Borrello tennero un consiglio di guerra presso Pietramontecorvino nel quale si decise verosimilmente di assediare Monopoli assecondando la volontà del marchese del Vasto, sebbene vi fossero certamente opinioni divergenti in proposito poiché tale azione era vista più come un'impresa personale di questi che non come un'operazione militare a beneficio dell'Impero..
Veneziani Alla fine del 1528 alla coalizione franco-veneziana rimanevano solo alcune città portuali pugliesi. La più importante era Barletta, tenuta da Renzo degli Anguillara ma vi erano anche Trani, governata da Vittore Soranzo e in cui aveva base il provveditore generale Giovanni Vitturi, e Monopoli, governata da Andrea Gritti. Essendo l'entroterra in larga parte occupato dagli imperiali, i veneziani potevano inviare rifornimenti ai loro capisaldi solo attraverso l'Adriatico, dove erano pressoché incontrastati. La situazione delle città pugliesi era precaria in quanto i rifornimenti di viveri, armi e munizioni, funestati dalle frequenti tempeste invernali e dalla grave carestia dei mesi precedenti, tardavano ad arrivare o si perdevano in seguito a naufragi; inoltre i governatori erano continuamente a corto di denaro per pagare i soldati che rischiavano di ammutinarsi e disertare da un momento all'altro. Malgrado queste difficoltà, verso la fine di dicembre le compagnie di ventura al servizio del Gritti, guidate da Orazio da Carpegna e Giulio da Montebello riuscirono prima a tendere un'imboscata alle truppe imperiali presso Fasano poi a difendere gli uomini e il carico di una galea naufragata presso Mola di Bari, riuscendo a catturare Giulio di Acquaviva e 40 uomini che si trovavano ad appena mezzo miglio dalle mura della città. Renzo degli Anguillara catturò invece Monte Sant'Angelo, assicurandosi il controllo dei centri urbani sulla costa garganica sino a Lesina..
Prime avvisaglie Nella notte tra il 3 e il 4 marzo 1529 Giovanni Vitturi, trovandosi a Trani, venne avvisato da un messaggero inviato da Renzo dell'Anguillara (a sua volta informato da un prigioniero) che Alfonso d'Avalos si stava muovendo con uomini e artiglieria verso Monopoli. Il Vitturi convocò subito un consiglio di guerra insieme al condottiero Camillo Orsini e al governatore Vittore Soranzo, in seguito al quale deliberò di inviare in quella città Almorò Morosini, capitano del Golfo, sulla galeotta Marcella insieme al capitano di fanteria Felice da Perugia e ai suoi 160 uomini, al fine di rinforzarne la guarnigione in vista di un possibile assedio. Si stabilì inoltre che Giovanni Contarini, provveditore della flotta, avrebbe dovuto soccorrere al più presto la città con le sue galee, prelevando anche soldati dalla guarnigione di Trani, qualora ve ne fosse bisogno. Infine si inviarono messi per avvertire il Trevisan e il governatore Gritti della minaccia incombente. Il Vitturi, pur ritenendo Monopoli una cittadina ben fortificata, esplorò la possibilità di un attacco su Nardò o su Castro al fine di distrarre il nemico dall'eventuale assedio di Monopoli e far sollevare i salentini. Tale strada fu però abbandonata per la cronica penuria di viveri e di denaro per la paga dei soldati. Le compagnie di ventura di stanza a Barletta, non essendo pagate da giorni, si erano appena ribellate e avevano minacciato di saccheggiare la città ed erano state ammansite a fatica da Renzo dell'Anguillara. Il giorno successivo la galeotta Marcella, giunta al largo di Giovinazzo, fu colta nel mezzo di una tempesta e di forti venti di scirocco che la costrinsero a riparare in porto a Trani..
Difese di Monopoli e Polignano La sera del 9 marzo il Vitturi e il Contarini, dopo aver avuto conferme dei movimenti del nemico e aver sistemato le difese di Trani affidandole al Soranzo e dal momento che il mare era finalmente tornato tranquillo dopo giorni di tempesta, decisero di recarsi di persona a Monopoli sulla galea Bondimiera, carica di 100 fanti, artiglieria e munizioni.. L'11 marzo i due arrivarono a Monopoli, avviarono alcune opere di fortificazione della cinta muraria e organizzanirono la disposizione delle truppe. Il Contarini, insieme alla compagnia di Angelo Santo Corso, avrebbe presidiato il tratto di mura attorno al torrione delle Pignate, considerato il punto più vulnerabile, gli altri 600 fanti di Orazio da Carpegna e Giulio da Montebello e i 100 cavalieri di Piero Frassina e Alvise Matafari il resto delle mura. La compagnia di Felice da Perugia fu inviata dal Trevisan alla difesa di Polignano. Lo stesso giorno si apprese da una spia che la sera del 10 marzo erano giunti a Conversano una decina di pezzi d'artiglieria precedentemente di Odet de Foix e che Alfonso d'Avalos avrebbe presto stretto d'assedio Monopoli. I veneziani deliberarono allora di inviare il Trevisan e il Morosini a Trani con la Marcella e la Bondimiera per prelevare i 300 fanti della compagnia di Ricciardo da Pitigliano, due pezzi d'artiglieria pesante e per chiedere a Renzo dell'Anguillara di approntare una forza di almeno 1 000-1 500 uomini per assaltare alle spalle l'artiglieria nemica ad assedio in corso. Le due navi ripartiranno da Trani solo nella notte tra il 16 e il 17 agosto a causa delle tempeste..
Movimenti delle truppe imperiali Tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo, i soldati della compagnia di ventura di Fabrizio Maramaldo si acquartierarono a Irsina, Grottole, Ferrandina e Craco dopo aver saccheggiato la campagna circostante. Il 5 marzo due compagnie, ciascuna di 500 soldati spagnoli, giunsero a Rutigliano e Noicattaro dove si trovavano già 400 cavalieri inviati dal conte Borrello, in parte distaccati dalla guarnigione di Andria. Il giorno stesso Alfonso d'Avalos, circondato da una scorta di 1 000 fanti e 300 cavalieri, effettuò una ricognizione delle difese di Polignano e il 7 marzo cercò di cogliere di sorpresa un contingente veneziano fuori dalle mura di Monopoli senza risultati apprezzabili.. Il 12 marzo un informatore, tale Matteo de la Calvara, avvertì i veneziani dei movimenti che il Maramaldo aveva effettuato nei giorni precedenti in Lucania e che le truppe imperiali si stavano ora raggruppando tra Rutigliano e Noicattaro ed erano composte da circa 2 500 spagnoli e 3 000 italiani. Il marchese del Vasto era invece appena arrivato a Conversano riunendosi con l'artiglieria e un migliaio di guastatori, che aveva inviato nelle campagne circostante per far provvista di viveri e di teli e lenzuola per realizzare tende e padiglioni in vista dell'assedio. Le continue rapine non fecero altro che aumentare l'avversione di molti pugliesi verso gli spagnoli. Riferì inoltre che i soldati nemici minacciarono di fare a pezzi il marchese se questi non gli avesse subito pagato sei mesi di arretrati più un aumento, poiché tale azione militare non era approvata da Napoli e doveva considerarsi come sua impresa personale. Alla fine si giunse a un accordo con il quale agli spagnoli sarebbe stata concessa la metà degli arretrati e nulla agli italiani. Inevitabilmente i dissidi tra le due nazionalità si aggravarono ancora di più ed ebbero un ruolo nel fallimento dell'assedio. Il giorno stesso Scipione della Somma, governatore di Bari, giunse a Conversano e si offrì di catturare Polignano, facendosi personalmente carico delle spese. I soldati spagnoli tuttavia si rifiutarono di sottostare ai suoi ordini per una questione di orgoglio, così fu costretto ad andarsene lasciando sul posto un centinaio di guastatori..
L'assedio Alfonso d'Avalos pone l'assedio Il 15 marzo il Vitturi inviò nelle campagne attorno a Monopoli 400 uomini al comando di Giulio da Montebello per procurarsi legname per realizzare fascine in vista dell'assedio. Sulla strada del ritorno i veneziani furono intercettati e caricati dalla cavalleria imperiale e da due compagnie di fanteria spagnola ma riuscirono a difendersi valorosamente e a rientrare in città con poche perdite. Il nemico tuttavia non si ritirò dal campo e nel corso della serata altre compagnie si aggiunsero a quelle presenti. Verso mezzanotte tutto l'esercito del marchese del Vasto si era ormai accampato a circa due miglia a sud delle mura della città. Monopoli si mise in allarme e il Vitturi inviò subito messi al Trevisan per avvertirlo di prelevare un'altra compagnia oltre a una maggiore quantità di artiglieria e polvere da sparo dal momento che gli assedianti erano circa il triplo degli assediati. Il 16 marzo il marchese del Vasto ordinò ai guastatori di avviare lo scavo delle trincee e durante la notte si recò personalmente sotto il torrione di San Rocco per valutarne le difese. Il 17 marzo i veneziani appresero da un cavalleggero francese che Alfonso d'Avalos si era impuntato su Monopoli poiché gli era stata promessa come feudo in caso di conquista. Riferiva inoltre che la casa di un certo Camillo Dentice, che aveva contatti con il marchese del Vasto, presentava nei sotterranei un complesso di grotte e cunicoli che si collegavano al fossato e avrebbero permesso agli spagnoli di sbucare all'improvviso e catturare la città. Vitturi fece arrestare il Dentice e sigillare quei passaggi. Nella notte tra il 17 e il 18 marzo le trincee arrivarono a cento passi dalle mura con l'intenzione di minarle, qui però il lavoro dei guastatori subì rallentamenti, da una parte perché incontrarono un terreno roccioso che rendeva difficoltoso lo scavo e che si allagava non appena si cercava di andare in profondità, dall'altro perché essendo ormai a tiro potevano essere bersagliati dall'artiglieria e dalle frecce veneziane. Verso le nove della mattina successiva giunsero in porto tre galee (Bondimiera, Mosta e Marcella) condotte dal Trevisan e da Camillo Orsini con a bordo la compagnia di Ricciardo da Pitigliano e i rifornimenti promessi; le tre imbarcazioni avevano incontrato una violenta tempesta al largo di Bari ed evitato a malapena il naufragio. Dopo l'ora di pranzo fu riunito di nuovo il consiglio di guerra (composto ora da Vitturi, Gritti, Trevisan, Contarini e Orsini). L'Orsini annunciò l'intenzione di Renzo dell'Anguillara di supportarli inviando la fanteria ad assaltare l'artiglieria nemica al momento dovuto. Nella tarda notte il Contarini fu inviato a Barletta insieme a Sebastiano Salamone con quattro galee e la Marcella per coordinarsi con lui; vi tornò la sera del 19 con rinforzi pari a circa 500 fanti portando il totale delle forze in città a circa fanti stipendiati, esclusi i cittadini monopolitani. A Monopoli tornò di nuovo a scarseggiare il denaro per pagare i soldati e si iniziarono a temere disordini, tenuti a freno dall'abilità del Gritti e del Morosini..
Le artiglierie aprono il fuoco