Biografia La gioventù e l'esilio La nascita di Taddeo si ipotizza tra il 1285 e il 1290. Fu figlio primogenito del potente banchiere Romeo Pepoli, de facto signore di Bologna dal 1307 e fondatore della cosiddetta "cripto-signoria" della famiglia Pepoli. La madre era Azzolina Tettalasini, appartenente anch'essa ad una famiglia di banchieri, sebbene di posizioni ghibelline (al contrario dei Pepoli, i quali simpatizzavano con la fazione geremea, ovvero i guelfi bolognesi). Nel 1294 lo si trova già iscritto nella società dei cambiatori, come era uso all'epoca fra gli esponenti della sua classe sociale. Essere iscritto ad una società, infatti, era condizione necessaria per godere dei diritti politici: né i salariati, né gli aristocratici potevano iscriversi alle società. Nel 1314 lo troviamo iscritto, con il padre, i fratelli e altri membri della famiglia, alla società d'armi dei Castelli, in cui militavano anche altre famiglie di cambiatori residenti, come lui, nel quartiere di Porta Procola. Nel 1308 Taddeo sposò Bartolomea Samaritani, diventando così cognato di Bornio Samaritani, alleato del padre quando egli si era fatto sostenitore di politiche guelfe radicali.Anna Laura Trombetti Budriesi, Prefazione in Guido Antonioli, Conservator pacis et iustitie: la Signoria di Taddeo Pepoli a Bologna (1337-1347), Bologna, Clueb, 2004. Nel 1320 si laureò in diritto civile presso lo studio di Bologna e il padre Romeo celebrò pubblicamente con grande fasto l'avvenimento. Le celebrazioni pubbliche furono viste con sospetto, non era mai successo che un avvenimento privato venisse celebrato dal comune.

Si era da tempo creata una coalizione interna contro lo strapotere di Romeo Pepoli, guidata dalla fazione dei "Maltraversi", che con una rivolta costrinsero Romeo e la sua famiglia a fuggire da Bologna il 17 luglio 1321. I loro beni vennero confiscati, ma poche delle loro case furono guastate e il comune le affittò a privati. Subito dopo la cacciata, i Pepoli si erano rifugiati a Ferrara; erano poi passati in Romagna, per cercare un contatto con i ghibellini esiliati. Nel frattempo la situazione politica a Bologna era andata verso un guelfismo estremo.

Nel 1322 i Pepoli tentarono di rientrare a Bologna, ma il tentativo fallì e il legato pontificio Bertrando del Poggetto fece trasferire Romeo alla corte papale di Avignone. Si presume che Romeo sia morto in questa città nello stesso anno. Dopo la scomparsa del padre, Taddeo e i suoi fratelli cominciarono ad operare per poter rientrare a Bologna. Nel 1323 Bertrando fece prigionieri Taddeo e suo fratello Giovanni, i quali però riuscirono a fuggire. Intanto, un altro fratello di Taddeo, Francesco (detto Tarlato), si era impadronito di un castello per mettere in difficoltà il comune nel contado. Nel 1325 fu fatto un altro tentativo da Taddeo e fratelli, insieme a Testa Gozzadini, per rientrare in città. La battaglia si svolse intorno al castello di Monteveglio che i Galluzzi e i Pepoli avevano fatto ribellare al comune di Bologna. La lotta sfociò nella battaglia di Zappolino, che vide i Pepoli a fianco dei modenesi contro l'esercito di Bologna. Gli esuli furono aiutati nella lotta dal signore di Modena, Passerino Bonacolsi, avversario da sempre di Bologna. Questo episodio mostra come i Pepoli cercassero di creare equilibri regionali, non più solo comunali, con le alleanze. Comunque, nonostante la schiacciante vittoria modenese a Zappolino, anche questo tentativo di rientro fallì.

Il ritorno in patria e la conquista del potere

I Pepoli furono riammessi in patria nel marzo del 1328, quando il legato pontificio Bertrando del Poggetto, nel tentativo di ingraziarsi i bolognesi insofferenti al suo regime autoritario, concesse il rientro di numerosi esuli. Il patrimonio dei Pepoli, nonostante le perdite causate dall'esilio, rimaneva ingente. Taddeo e i suoi fratelli, pur praticando il mestiere di cambiatori come il padre, non fecero delle operazioni economiche altrettanto discutibili, optando piuttosto per la gestione del patrimonio esistente ed effettuando alcune acquisizioni fondiarie, di cui la più importante fu l'acquisto di Castiglion dei Gatti, ceduto dal conte Ubaldino degli Alberti, signore di Prato. Gli Alberti erano una delle più antiche famiglie di feudatari della montagna e i Pepoli acquisirono, assieme al castello e alle terre, anche i diritti feudali sugli abitanti.

I rapporti con il legato pontificio In un primo momento Taddeo collaborò con il legato pontificio: nello stesso anno del suo ritorno egli figura fra i bolognesi illustri che accompagnarono il cardinale in una missione diplomatica in Romagna e venne successivamente inviato come ambasciatore a Firenze. Tuttavia già nel 1332 Taddeo venne arrestato con l'accusa di aver partecipato ad un fallito complotto contro il cardinal Bertrando, ordito al fine di ridimensionare il suo dispotico potere temporale. Alcuni dei congiurati furono condannati a morte, altri esiliati, ma Taddeo, forse per il timore che ispirava il potere economico e politico della sua fazione (ovvero gli "scacchesi", guelfi bolognesi il cui nome deriva dallo stemma dei Pepoli), venne considerato innocente e liberato dopo una breve detenzione. L'arresto a tradimento alcuni mesi dopo, nel dicembre dello stesso anno, di Taddeo, Bornio Samaritani e Brandelisio Gozzadini da parte di Bertrando - il quale, per non destare sospetti, li aveva invitati a palazzo assieme al suo amico Andalo de' Griffoni - provocò una rivolta cittadina, costringendo il cardinale a liberare i detenuti poche ore dopo...

Nel 1334, guidati da Brandelisio Gozzadini, i bolognesi si sollevarono nuovamente contro il legato pontificio, che fu costretto ad asserragliarsi nel castello di porta Galliera. L'intervento dei fiorentini permise a Bertrando di abbandonare la città incolume, ma il suo dominio su Bologna era finito. Taddeo, che aveva svolto un ruolo come ambasciatore dei rivoltosi, guadagnò notevole influenza politica dalla cacciata di Bertrando.

Il breve interludio comunale A seguito della caduta del regime ecclesiastico vennero restaurate molte delle istituzioni comunali precedenti: venne nominato un Podestà, un Capitano del Popolo e - successivamente - un collegio di Anziani detto "della Colomba", con il fine di pacificare finalmente la città. Le rivalità tra fazioni, tuttavia, riesplosero quasi immediatamente, portando a battaglie cittadine e a nuovi decreti di confino contro numerose famiglie, avvenuti a più riprese: il 23 marzo 1334 (ovvero ancora prima della cacciata del legato) furono esiliati i conti di Panico e i Triaghi, membri della fazione maltraversa e noti nemici dei Pepoli; l'8 aprile fu la volta di altri 16 bolognesi illustri;.. il 30 aprile, a seguito della nomina dei Venti Anziani della Colomba, furono espulse altre 42 persone;. il 2 giugno, dopo violenti scontri di piazza e devastazioni, gli "Scacchesi" (la fazione facente capo ai Pepoli) ebbero la meglio sui rivali Maltraversi e costrinsero all'esilio i Sabatini, i Boatieri, i Rodaldi, alcuni esponenti dei Beccadelli e altri.... Molti altri decreti di proscrizione vennero emanati nei mesi successivi.

Le lotte intestine avevano rafforzato il potere della fazione di Taddeo. Nel novembre 1334 troviamo il suo nome fra i dodici "savi" eletti dal Consiglio del Popolo a cui venivano attribuiti poteri straordinari (ovvero una balìa) al fine di riappacificare la città e stabilire i termini e i costi di una sua rinnovata soggezione al papa.. Il ricorso a balìe - magistrature collettive ristrette dotate di poteri straordinari - si fece sempre più frequente, a discapito delle istituzioni comunali tradizionali, sempre più deboli e passive di fronte alla corsa al potere delle famiglie cittadine più potenti, prime fra tutte i Pepoli, leader della fazione "scacchese", e i Gozzadini.

Nella seconda metà del 1335 si registrarono altri conflitti civili e personali fra le famiglie bolognesi, in primo luogo fra i Pepoli e Brandelisio Gozzadini, il vecchio alleato di Taddeo contro il regime del Legato Pontificio. Taddeo intervenne più volte per calmare gli animi e badando di ristabilire l'onore di Brandelisio.. Quest'ultimo aveva assunto un considerevole potere a fianco di Taddeo, giacché entrambi figuravano regolarmente fra i cittadini chiamati a ricoprire funzioni politiche straordinarie allo scopo di difendere la città dagli attacchi nel contado dei Maltraversi fuoriusciti. Ad esempio, nel settembre 1335, i fuoriusciti Maltraversi tentarono di conquistare Castelfranco Emilia (un simile attacco era avvenuto a gennaio a San Giovanni in Persiceto). In risposta il governo bolognese nominò due cittadini per quartiere a capo delle forze felsinee, fra cui figuravano sia Taddeo che Brandelisio.. Tuttavia, a differenza di Brandelisio, che puntava più sul potere militare, Taddeo si distinse per la sua abilità politica, diplomatica e giuridica, nonché per il suo vastissimo capitale economico derivante dalle operazioni finanziarie della sua famiglia. Taddeo, infatti, figura tra i doctores legum interpellati per riformare gli statuti del comune dopo la cacciata del legato, approvati nel dicembre del 1335,. e diresse le attività diplomatiche con le maggiori potenze locali dell'epoca per la creazione della lega anti-veronese contro il bellicoso Mastino II della Scala...

La presa del potere

Una nuova balìa venne indetta nel maggio 1336 per fronteggiare le continue lotte interne che laceravano la città. Ne facevano parte Taddeo, Brandelisio Gozzadini, Bornio Samaritani, assieme al barisello (rappresentante delle società delle arti), il preconsole della società dei notai e tre "sapienti" per quartiere (di cui uno era Zerra, fratello di Taddeo).. Il dominio dei Pepoli, Gozzadini e Samaritani sul governo cittadino era ormai indiscusso, ma destinato ad entrare in conflitto quando, nell'agosto 1336, il Consiglio del Popolo consentì ai Pepoli il privilegio di portare armi, sia in città che nel contado. Addirittura a Taddeo e Zerra venne concesso di entrare armati nel palazzo del Comune... Le prime avvisaglie del conflitto si avvertirono nel gennaio 1337, quando una scaramuccia fra esponenti dei Gozzadini e una famiglia vicina ai Pepoli innescò una corsa alle armi da parte delle rispettive fazioni, sedata in extremis da Taddeo e Brandelisio, che uscirono insieme in strada...

Lo stesso non avvenne nel luglio dello medesimo anno, quando l'uccisione di un uomo vicino al partito dei Gozzadini a Fiesso, nei pressi di Castenaso, riportò la già tesa situazione politica cittadina in grande fermento.. Il 7 luglio le milizie armate scacchesi, prime fra tutte quelle dei Bianchi, si precipitarono in piazza e diedero aspra battaglia ai Gozzadini di Brandelisio, che ne uscirono vincitori in un primo momento. Quando Taddeo e Zerra Pepoli giunsero sul luogo, cercarono di calmare gli animi, scortarono Brandelisio al suo palazzo e lo convinsero a disarmarsi. Una volta nel suo palazzo, Brandelisio venne però aggredito dagli uomini di alcune famiglie scacchesi vicine ai Pepoli (i Loiano, i Bianchi e i Bentivoglio), costringendolo alla fuga, dalla quale non fece più ritorno... La mattina seguente, infatti, il podestà proclamò il bando contro tutti i Gozzadini e i loro alleati. Il 14 luglio venne creata una nuova balìa composta interamente da uomini dei Pepoli e da Taddeo stesso, il quale ormai non aveva più rivali per il dominio della città.

Il 28 agosto, con un rapido colpo militare e senza spargimento di sangue, le truppe dei Pepoli presero possesso della piazza. Nel frattempo Taddeo faceva ingresso nel palazzo comunale per essere nominato Capitano del Popolo e, di fatto, signore di Bologna. Il sabato seguente il Consiglio del Popolo ratificò la nomina con una maggioranza schiacciante,.. nominando Taddeo "generalis et perpetuus conservator et gubernator comunis et populi Bononie"..

La signoria di Bologna