I Catalano Gonzaga sono una famiglia storica originaria della Calabria Citeriore. Il re Filippo III di Spagna (1598-1621), con Regie Patenti del 24 ottobre 1615, conferì a Francesco Maria Catalano il titolo di Duca sub feudo acquirendo.

Andrea Catalano sposò il 16 aprile 1666 Diana Gonzaga, figlia di Giuseppe Gonzaga e di Ottavia Ricci, ultima discendente di Carlo Gonzaga (?-1484), figlio naturale di Francesco III Gonzaga di Novellara (ramo direttamente discendente da Feltrino Gonzaga, signore di Reggio Emilia ed erede di Luigi, primo signore di Mantova). La linea di Novellara si estinse nel 1728.

Francesco III fu inviato per conto del Marchese di Mantova in aiuto del Principe di Bisignano nel 1475. La Principessa di Sanseverino cedette al Gonzaga l'assoluto dominio dei possedimenti di Roggiano in Calabria e Francesco III li cedette al figlio Carlo, che diede vita al ramo "Gonzaga di Calabria Citra". Pietro Catalano, figlio di Andrea e Diana Gonzaga, venne autorizzato con Regie Patenti del 1714 ad aggiungere al proprio cognome quello materno e a inquartare le armi Gonzaga. Per successione Napolitana , dal matrimonio fra don Pasquale Catalano Gonzaga, senatore del Regno, e Marianna Rossi di Castro, figlia unica di Giovan Battista di Castro, vennero aggiunte le baronie di Castro, Cerfignano, Diso, San Giovanni, Marittima, Ortelle, Spongano, Vignacastrense, Freucci e Lago Limini.

La famiglia detiene i titoli di Duca di Cirella, Duca di Grisolia e Duca di Majerà (trasmesso al figlio secondogenito del fu duca Gaetano, Marcantonio, ed ai suoi discendenti in linea maschile primogenita).

Storia I Gonzaga di Novellara

Il ramo dei Gonzaga che ha messo radice in Calabria Citra discende dai Gonzaga di Novellara. È morto nel Settecento, il secolo che ha visto la scomparsa di tutti i rami della grande casata mantovana, ad eccezione di quello di Vescovado, tuttora esistente.

Il primo ramo dei Gonzaga di Mantova che si staccò dal tronco familiare fu quello, detto, poi, di Novellara. Il suo fondatore, Feltrino, era il terzogenito di Luigi Gonzaga, l'ex podestà di Reggio che il 28 agosto 1328 sollevò i cittadini di Mantova, cacciò dalla città i Bonacolsi, che ne eran signori, e fu proclamato capitano generale del comune e del popolo, iniziando una signoria che doveva durare quattro secoli ed «assurgere a rango di potenza europea».

Feltrino, nonostante fosse appena uscito dall'adolescenza, venne incluso, con il padre ed i fratelli maggiori Guido e Filippino, nella investitura concessa su Mantova da Ludovico il Bavaro l'11 novembre di quello stesso 1328 e, poi, confermata dall'imperatore Carlo IV di Lussemburgo il 17 giugno 1354. Turbolento e spregiudicato, ambizioso ed insofferente dell'ascendente che andava prendendo il nepote Ugolino, l'abilissimo primogenito di Guido, nelle decisioni familiari, Feltrino, dopo aver contribuito per trent'anni in pace ed in guerra alla politica gonzaghesca di consolidamento e di espansione, decise, nel 1358, un colpo di testa. Galoppò con i suoi figli a Reggio, che apparteneva ai Gonzaga dal 1334. Si impadronì della città e se ne proclamò unico signore. La famiglia lo dichiarò «inimico, ribelle, e traditore» e lo privò «d'ogni privilegio, honore, e dignità delli quali i Gonzaghi solevano partecipare»Franz von Lobstein, Settecento calabrese ed altri scritti, Fiorentino, 1973-1977, p. 499.

Feltrino tenne da solo il dominio di Reggio per circa dodici anni. Nel 1370, assediato da Nicolò d'Este, odiato dal popolo, tradito dagli amici, anziché cedere all'Estense, preferì vendere la città ed il suo contado a Bernabò Visconti, per 50.000 scudi d'oro. Riservò, per sé e per i suoi discendenti, Novellara e Bagnolo, che aveva fortificate, ed alcune altre terre circonvicine. Così nacque lo stato autonomo di Novellara, feudo dell'Impero, i cui signori, come sovrani indipendenti, ricevettero investitura direttamente dall'Imperatore e coniarono moneta.

Quando nel 1441 morì Giacomo Gonzaga di Guido di Feltrino, l'investitura imperiale su Novellara venne data ai suoi figli, Gianpietro, Giorgio e Francesco. Il primo non ebbe vita lunga. Morì nel 1455, senza prole.

Se Giorgio era uomo di pace, il fratello Francesco, nato intorno al 1420, fu uomo di guerra. Buon condottiero, fu al servizio di Filippo Maria Visconti e di Francesco Sforza, di Borso e di Ercole I d'Este, di Gianfrancesco Gonzaga marchese di Mantova. Con la sua condotta d'uomo d'arme partecipò quasi a tutte le guerre combattute in Italia. Mai contro i collaterali di Mantova. Legato da affettuosa e devota amicizia al marchese Gianfrancesco, fu suo fedele alleato in ogni circostanza. Sotto la signoria condominiale di Giorgio e di Francesco, Novellara prosperò, s'ingrandì e si abbellì. Furono compiute opere di bonifica e di irrigazione. La popolazione aumentò. Francesco aveva oltrepassato i sessant'anni quando morì a Novellara il 4 febbraio 1484. Aveva alcuni figli, tra i quali Gianpietro e Carlo. Nel 1501, Massimiliano d'Austria elesse Novellara a feudo dell'Impero con titolo comitale. Gianpietro ne fu il primo conte. Molti anni prima, Carlo, condotto dal padre nel Regno di Napoli, si era fermato in Calabria senza far più ritorno a Novellara. È il capostipite dei Gonzaga che vissero in San Marco per oltre due secoli.

I Gonzaga di Calabria Citra

I Gonzaga di Calabria Citra hanno vissuto nella dignità di feudatari dell'allora potente famiglia dei Sanseverino di Bisignano.Anna MariaRao, Governare il feudo, FrancoAngeli, Milano Da costoro ebbero feudi, terre ed incarichi governativi, militari e giurisdizionali, sin quando, nel 1606, la linea primogenita della principesca Casata si estinse nel prodigo e disordinato Nicolò Berardino V principe di Bisignano.

Dalle testimonianze prodotte nel corso del processo nobiliare celebrato negli anni 1566 e 1567 per l'ammissione di Andreace Gonzaga, da San Marco in Calabria Citra, nell'Ordine di Santo Stefano, si rileva, difatti, che Carlo Gonzaga viene in Calabria da giovanetto, in compagnia del padre, Francisco de Nuvolara, che lo affidò ai Sanseverino perché lo educassero alla loro corte nelle armi e nelle lettere, come conveniva, in quei tempi, a ragazzo di nobile lignaggioFranz von Lobstein, p. 500.

A parte questa usanza, abituale nelle grandi case baronali di allora, non sarebbe da escludere che Francesco abbia voluto allontanare il figlio Carlo da Novellara, di proposito, per evitare, in avvenire, nella propria famiglia, quelle lotte intestine, inevitabilmente provocate dal regime condominiale delle investiture imperiali e che, nelle passate generazioni, avevano travagliato i Gonzaga di Novellara e quelli di Mantova, portando questi ultimi sino al fratricidio.

Comunque, dalle predette testimonianze, non appare in quale anno Carlo è arrivato in Calabria con il padre. Il canonico novellarese Vincenzo Davolio, nelle sue « Memorie Istoriche di Novellara », manoscritto del '700 ricco di richiami a documenti d'archivio, scrive che Francesco Gonzaga « viaggiò più volte nel Regno di Napoli ». Di questi viaggi, però, menziona soltanto quello del 1473, quando il signore di Novellara fece parte della «nobile ed illustre cavalcata» che accompagnò a Napoli Sigismondo d'Este, incaricato di rilevare e scortare a Ferrara la cognata Eleonora d'Aragona, figliuola di Ferrante I e novella sposa di Ercole I.

Nel 1487, Girolamo Sanseverino principe di Bisignano, uno dei capi della congiura dei baroni, fu imprigionato e fatto occultamente morire nelle segrete di Castel Nuovo. Poco dopo, la vedova Vanella Gaetani, temendo per l'incolumità dei suoi tre figli, Berardino, Giacomo ed Onorio, imbarcò nascostamente con essi su un brigantino e si rifugiò a Terracina, presso i Colonna, stretti parenti dei Sanseverino. Il Porzio scrive che il brigantino fu noleggiato da un « secretissimo famigliare ». Costui non era altri che Carlo Gonzaga, il quale preparò l'avventurosa fuga con l'aiuto di Luca d'Ogliastro e Luca Falcone, padroni del veliero, entrambi di Belvedere, feudo dei Sanseverino.

Sino ad oggi, non è stato trovato alcuno scritto che consenta di affermare se Carlo imbarcò anche lui con i fuggitivi, se, successivamente, li accompagnò nelle loro peregrinazioni a Roma, presso papa Innocenzo IV, a Venezia, a Parigi, alla corte di Carlo VIII, oppure se rientrò direttamente da Napoli e da Terracina con Luca d'Ogliastro e Luca Falcone.

Berardino principe di Bisignano ed i fratelli Giacomo ed Onorio tornarono a Napoli con Carlo VIII, nel 1495. Berardino, quando venne reintegrato negli stati paterni, ne nominò governatore generale Carlo Gonzaga, al quale donò anche i feudi di Prato e di Santo Sfefano in tenimento di San Marco ed altre terre minori.

San Marco divenne la culla di questo ramo dei Gonzaga. Carlo vi sposò Filippa di Ruggero Valentoni barone di Cervicati, la quale gli diede due figli, Domenico e Lancillotto. Di quest'ultimo si conosce soltanto che si trasferì a Napoli, ove esercitò l'avvocatura e rappresentò gli interessi di casa Bisignano. La sua discendenza si è estinta, a Napoli, nella terza generazione.

Domenico, primogenito di Carlo e detto Minicuccio « in quell'idioma volgare napoletano »Franz von Lobstein, p. 501, fu auditore generale di Pietroantonio IV principe di Bisignano. Dal suo matrimonio con Sveva Frassia dei baroni di San Giorgio, nacquero ben sei figli maschi, Gian Girolamo, Giovanni Maria, Pietroantonio, Antonio Baranco, Andreasio ed Aurelio.

Di Gian Girolamo si sa che lo ebbero in grande stima, e lo colmarono di benefizi, non soltanto i Bisignano ma anche Vincenzo I duca di Mantova e Ferrante Gonzaga conte di Guastalla, duca d'Ariano e principe di Molfetta che fu tra gli italiani nei quali Carlo V ebbe maggiore fiducia, in guerra ed in pace. Avviato alla carriera giuridica, Gian Girolamo fu nominato, giovanissimo, giudice civile e criminale a Crotone, poi governatore dello stato di San Pietro in Galatina. Avviò e portò a termine, nella corte urbinate ed in quella pontificia, le trattative per il matrimonio di Niccolò Bernardino Sanseverino, unico figlio del principe di Bisignano, con Isabella Della Rovere figlia di Guidobaldo II Della Rovere duca d'Urbino. Negli archivi gonzagheschi è conservata una sua copiosa corrispondenza con i congiunti padani, Vincenzo duca di Mantova, Alfonso conte di Novellara, Ferrante conte di Guastalla ed i suoi figli Cesare ed Ottavio, Vespasiano conte di Sabbioneta. Fu spesso ospite del duca d'Urbino e del duca di Parma Ottavio Farnese. Era già in età avanzata, quando Vincenzo I lo chiamò a Mantova e lo nominò senatore e suo consigliere. Nonostante avesse avuto tre mogli, Isabella Hurtado dei baroni di Santa Caterina Pistolesi, Porzia Celidoni dei baroni di Carossino ed Anna de Ribera, Gian Girolamo ebbe una sola figlia, nata dal primo letto e morta in giovanissima età. Il senatore morì nel 1601. Lasciò suo erede universale il duca Vincenzo, dimenticando la giovane moglie ed i nipoti.

Quando, nel 1528, Odet de Foix, conte di Lautrec tentò la conquista del Regno di Napoli, Giovanni Maria, altro figlio di Domenico, fu costantemente al fianco del principe di Bisignano, Pietroantonio, che, fedele all'Imperatore, era accorso da Napoli in Calabria per contrastare le soldatesche di Simone Tebaldi e le bande dei baroni filofrancesi. In ricompensa, Pietroantonio con diploma dato da Roggiano 5 dicembre 1530, considerando ed apprezzando « devotionem amorem fidelitatem Magnifici Domini Joannis Maria de Agonzhaga», gli concesse in feudo la bagliva di Bonifati, per sé ed i suoi discendenti. Cinque anni più tardi, nel 1535, Giovanni Maria partecipò all'impresa di Tunisi, imbarcando sulla galea allestita dal principe di Bisignano. Rientrato a San Marco, prese in moglie Petruzza Santacroce.

Suo figlio Sertorio nel 1571, partecipò alla battaglia di Lepanto assieme ad almeno altri otto Gonzaga, appartenenti a rami diversi, dei quali si conoscono i nomi.