Cesa è un comune italiano di abitanti della provincia di Caserta in Campania.
Geografia fisica Il comune è situato nella piana campana (ager campanus), ovvero Piana del Volturno, e fa parte dell'agro aversano, alla destra dei Regi Lagni. Cesa è il terzo comune più piccolo della provincia di Caserta per superficie territoriale, lo precedono Curti e Portico di Caserta. È il terzo comune più a sud nella provincia di Caserta, lo precedono Parete e Sant'Arpino.
Origine del nome
Diverse sono le ipotesi sull’etimologia del nome Cesa, che trae origine da una voce latina, caesus, dal verbo caedere (tagliare). Infatti Cesa sorgeva come borgo dell’antica Atella, e di conseguenza era tagliato fuori dalle grandi vie di comunicazione. Una spiegazione egualmente attendibile, e riconducibile sempre al verbo latino caedere, ipotizza che Cesa in origine fosse un terreno boschivo chiamato in seguito a disboscamento “silva caesa” (selva tagliata).
A favore di quest'ultima ipotesi, è interessante rilevare che nell'anno 755 nella piccola vallata di Tredozio (Forlì-Cesena) sorse una nuova abitazione rurale che fu chiamata Cesata. Come avvenne per la località di Cesa, anche Cesata fu posta sotto la protezione di San Cesario, diacono e martire. Tra le ipotesi dell'etimologia del nome Cesata, alcune fonti ipotizzano che il prefisso caes- rimandi al termine desueto "cesina" (cioè, "terra disboscata"), col valore antico di "strage di alberi", "strage nella selva"Romanistisches Jahrbuch, volume 8, W. de Gruyter, 1958..
Secondo lo studioso Domenico Chianese «più sicura dell'etimologia di Gricignano è quella di Cesa che non è altro che un'accorciatura di Cesine e Cesinole»Domenico Chianese, I casali antichi di Napoli, Tip. Pesole, Napoli 1938. e ricorda che Carlo II donò al suo medico le cesine di Afragola con tutti i vassalli.
È da notare che anche il nome della località Cesinola, frazione di San Cesareo di Cava de' Tirreni, lascia pensare che la zona un tempo fosse un bosco ceduo, cioè di alberi destinati al taglio. La radice ces- permane in altri termini italiani in cui si presuppone un taglio, come cesura, cesoia, parto cesareoSalvatore Fasano, Le strade di Cava de' Tirreni. Toponomastica storica, Area Blu Edizioni, 2013.. Tutte queste località avrebbero in comune la radice del nome, il ricordo del grande condottiero Giulio Cesare o degli imperatori romani (i divi Cesari) ed il santo protettore, San Cesario di Terracina (invocato, tra l'altro, anche per la buona riuscita del parto cesareo).
A pochi chilometri da Cesa, nel territorio di Giugliano, lungo il corso della via Consolare e Campana, esisteva anche un’altra località sotto il nome di "Sancti Cesarii ad Silicem"A. Gallo, Aversa Normanna, Aversa, 1988, p.88 (San Cesario in SiliceLe due vie che limitano a destra e a sinistra la contrada San Cesario, si congiungono alla via «Silice di Barracano» (scilicet prope consularem viam seu Campanam).) nella quale si trovava la piscina «gradata» (esiste ancora il sito "Le Puscinelle" dove vi sono i resti di queste antiche cisterne d'epoca romana che avevano la funzione di raccogliere e conservare le acque meteoriche e di falda).
Storia La zona fu centuriata in epoca gracchiana (Ager Campanus I) e successivamente all'epoca di Silla e Cesare (Ager Campanus II); di entrambe le centuriazioni rimangono evidentissime tracceGiacinto Libertini, Persistenza di luoghi e toponimi nelle terre delle antiche città di Atella e Acerrae, Istituto di Studi Atellani, 1999..
Cesa fu in origine probabilmente uno dei minuscoli casali appartenenti alla Liburia Atellana, in cui si svolsero pochi eventi storici di rilievo. Il primo documento che accerta l'esistenza del borgo è un diploma dei principi Pandolfo I e Landolfo III di CapuaChronicon Vulturnense, sive Chronicon antiquum Monasterii Sancti Vencentii de Vulturno, auctore Johanne eiusdem coenobii monacho ab anno circiter DCCIII ad MLXXI, in L. MURATORI, Rerum Italicarum scriptores (Scrittori di cose italiche), Milano 1723, t. I, part. 2, p. 460., risalente all'anno 964 d.C.F. M. Pratilli, Dissertatio de Liburia, Napoli, 1745., ma oltre a questo poco è noto sulla sua più remota storia.
Fu legata probabilmente a le vicende della morente Atella e, più tardi, della nascente Aversa, poiché, dopo il Mille, Cesa fu per lungo tempo un casale della città normanna (tale rimase fino alla costituzione dei comuni in epoca murattiana), appartenuto prima al feudo del conte Roberto di Sant'Agata, e successivamente ai Carafa, ai Villano, ai Palomba, ai Del Tufo e ai Maresca, che ne furono gli ultimi proprietari.
Inizialmente la zona apparteneva alla diocesi di Atella, passò alla diocesi di Aversa dopo la sua costituzione.
Esiste anche un attestato risalente al 1156 che menziona Cesa: si tratta di un atto di permuta tra la Congregazione Capitolare di San Paolo di Aversa ed un certo Unfrida Rebursa, che cedette tre terreni «in territorio ville que dicitur Cesa» in cambio di una corte, alcune case ed un orto che appartennero a Guglielmo DecanoCod. Dipl. Aversa, p. 117, doc. LXVIII..
Nel Repertorio delle Pergamene di Aversa (1215-1549) si legge che nel 1304 il Re Carlo II «ordina che quella via fuori della città di Aversa sia chiusa, cioè dal Trivio di qua dal Ponte a Selice fino alle villa di CesaRepertorio delle pergamene della università e della città di Aversa, dal luglio 1215 al 30 aprile 1549, Tip. R. Rinaldi, 1881.» in modo che i viaggiatori passino per la città di Aversa dove potranno riposarsi e trovare ogni cosa che sia di loro gradimento.
A Cesa esisteva un monastero di Montevergine, fondato da Bartolomeo di Capua, protonotario e logoteta del Regno di NapoliErnesto Rascato, Presenza benedettina verginiana in Campania, Aversa 2013.. Qui i monaci verginiani erano presenti nella Cappella della Santissima Trinità, eretta vicino alla chiesa di San Cesario Martire. Quel monastero venne trasferito ad Aversa per opera di Nicolò Porcarii, tra il 1343 e il 1382, al tempo della regina Giovanna IF. De Michele, Abbozzo Storico su Cesa (con una lettera inedita di Francesco Bagno), Napoli, 1939-XVII, p. 5..
In un atto del 1310 di Carlo II d'Angiò per valutare i beni di Aversa, Cesa risulta un casale della città («casali Cesae pertinentiarum Civitatis AversaeL. Giustiniani, Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli, II, Napoli 1797, p. 94.»).
Il Priorato di Capua (Sacro Militare Ordine di San Giovanni di Gerusalemme) possedeva un edificio nel casale di Cesa; dal cabreo del 1680Valletta, National Library of Malta, Archivio dell'Ordine di Malta, 6186, Cabreo del Priorato di Capua fatto dell'Eccellentissimo Priore Gabuccini 1680, in Appendice. apprendiamo che venne venduto da Domenico De Marino ad Alfonso Acquaviva d'AragonaMarcello Romano, Cesa: la domus di San Giovanni, in "Il Gran Priorato Giovannita di Capua", Altrimedia (2008), pp. 159-162. (cavaliere gerosolimitano dal 1601Bartolomeo Dal Pozzo, Roberto Solaro di Govone, Ruolo generale de' Cavalieri Gerosolimitani della veneranda lingua d'Italia, Torino 1714, p. 184.) e dunque il possedimento passò all'Ordine. La parte occidentale di questo edificio confinava con i beni della Chiesa di San Cesario. Il 24 settembre 1679 il cespite era tenuto in affitto dagli eredi del defunto Giovanni Luca di Marino. Per mancanza di documenti non sappiamo con esattezza l'anno in cui i cavalieri gerosolimitati si stabilirono a Cesa e quanti fossero i loro possedimenti in questo casale.
Nel 1806 furono emanate le Leggi eversive della feudalità che comportarono la fine dei privilegi feudali nel Regno di Napoli e l'inizio dell'Amministrazione comunale.
Monumenti e luoghi d'interesse
Chiesa di San Cesario diacono e martire Nel 1097 esisteva già una chiesa dedicata al santoMenzionata nel documento mediante il quale il 20 ottobre 1097 Roberto, conte di Sant'Agata, donava alla cattedrale di Aversa le chiese di S. Maria di Casapesenna, di S. Lorenzo di Friano, di S. Cesario di Cesa e di Sant'Elpidiano di Forano site nel suo feudo: «In nomine domini nostri Ihesu Christi. Rotbersus, divina ordinante clementia Sancte Agathensis (…) concedo Sancte matri ecclesie Beati Pauli Adversani(…) ecclesiam Sanctii Cesari de Cesa». che, divenuta parrocchia nel 1572, fu ampliata e restaurata nel corso dei secoli. La chiesa di S. Cesario è elencata nelle Rationes Decimarum del 1324 («Presbiter Thomas de Iullano pro ecclesia S. Cesarii de villa Cese tar. sex»M. Inguanez, L. Mattei-Cerasoli e P. Sella (a cura di), Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Campania, Città del Vaticano, 1942.). Dopo l’Unità d’Italia, il parroco Luigi Della Gala promosse la ricostruzione della chiesa con le offerte del popolo. Il nuovo tempio fu compiuto nel 1872 su progetto dell'architetto Filippo BottaMarco di Mauro, Il patrimonio artistico della Chiesa di S. Cesario a Cesa, in "Raccolta Rassegna Storica dei Comuni", vol. 24, Istituto di Studi Atellani, 2010.. L'interno, in stile rinascimentale, presenta tre navate divise da colonne ioniche. Le volte, le tre cupole, l'abside ed il transetto sono decorati con pregevoli affreschi realizzati da Luigi Tagliatatela e da Raffaele Iodice durante il ventennio fascista; quest'ultimo nel 1943 ha firmato le due scene della vita di San Cesario, gli Evangelisti, l’Eterno Padre e la pesca miracolosa che campeggia sulla cantoria. Particolarmente suggestive e pregevoli sono la cappella dedicata al patrono e quella dedicata a Sant’Anna, impreziosite da stupende decorazioni in stucco, affreschi ed altari marmorei.
Chiesa di Maria SS. del Rosario La chiesa era di iuspatronato dei Signori Ascanio, Orazio e Mario Della Tolfa, i quali nel 1602Atto del notaio Giovanni Girolamo Censone del 20 aprile del 1602. la cedettero al convento della Sanità di NapoliArchivum fratrum praedicatorum, volume 39, 1969. - previo consenso di Mons. Bernardino Morra, vescovo d’Aversa (1598-1605). Nel 1608 il nobile Ascanio Della Tolfa donò parte del palazzo di sua proprietà ai Padri Domenicani Riformati; i religiosi si stabilirono nel paese ed utilizzarono alcune stanze al pianterreno come conventoP. Alfredo Di Landa, Nel solco della carità: Don Giustino Marini (1797-1837), Aversa, 2011.. Nel 1808, a causa della legge di soppressione, i Domenicani abbandonarono l'edificio. Successivamente la Chiesa, con l'annesso convento, fu restaurata e riaperta al pubblico dal Servo di Dio don Giustino MariniVitale Roberto, Compendio della vita del Servo di Dio sac. Giustino Marini di Cesa, Aversa, Tip. D. Molinaro, 1949.. L'interno, a una navata, con una sola cappella laterale nella parete destra (con sottostante cripta nella quale sono visibili i resti dei monaci), accoglie quattro altari oltre a quello maggiorePasquale Costanzo, Don Giustino Marini: una vita al servizio del prossimo; trascrizione postuma con un breve saggio sulla chiesa del Rosario di Cesa, a cura di Franco Pezzella, Istituto di Studi Atellani, 2008..
Chiesa della Madonna dell'Olio È ubicata proprio accanto al cimitero; all'interno si ammira sul marmoreo altare maggiore, un affresco raffigurante la Vergine col Bambino, collocabile tra il XIV e il XV secoloFrancesco De Michele, Cesa: storia, tradizioni e immagini, Napoli, 1987.. La struttura era sicuramente una "grancia eremitica" molto antica (forse dei secoli XIV-XV) nata nel posto e sui resti di un precedente sito religioso paganoAndrea Russo, Terre d'Atella: i segni della storia, Unione dei Comuni Atella, 2006.. Nella chiesetta vennero sepolti i bambini di Cesa morti durante l'epidemia vaiolosa del 1836; fu abbandonata per lungo tempo, riaperta al culto e rimessa a nuovo da fra' Domenico da Monopoli nel XX secolo.
Palazzo Marchesale