Biografia Nato a Roma nel 1824 da una famiglia di origine ferrarese, Giorgio Lana seguì l'esempio del padre Vincenzo, militare di carriera, ma riuscì a mantenere il suo interesse per le Arti e le Scienze, arrivando a conseguire una laurea dottorale in Filosofia e Tecnica, seguita dal conseguimento della matricola di Architetto ed Ingegnere presso la Scuola di architettura classica di Roma.
Fu ammesso a 19 anni (nel 1843) nel Corpo del Genio dell'Esercito pontificio. Due anni dopo (nel 1845), grazie alle competenze acquisite ed alla sua passione per l'Architettura, riuscì a presentare al Governo un progetto di caserma che ricevette premi ed onorificenze e gli valse la nomina a Tenente di 1ª Classe.
Nel 1848, nel fermento generale per un risorgimento antiaustriaco, anche lo Stato Pontificio aderì all'iniziativa del regno di Sardegna allestendo un Corpo armato, formato da circa 12.000 soldati regolari e circa 4.000 volontari e comandato dal Generale Giovanni Durando cui Giorgio Lana, nella fase iniziale, partecipò direttamente. Ma, 29 aprile di quell'anno, ubbidendo al richiamo papale, aderì alla nuova linea di comportamentoNel 1848 lo Stato Pontificio era impegnato per l'indipendenza italiana in una guerra contro l'Austria. Il 29 aprile 1848 Pio IX, con l'Allocuzione papale Non semel al Concistoro dei cardinali, modifica radicalmente la sua scelta formalmente perché come capo della Chiesa universale ed allo stesso tempo capo di uno Stato italiano, non poteva mettersi in guerra contro un regno cattolico: "Fedeli agli obblighi del nostro supremo apostolato, Noi abbracciamo tutti i Paesi, tutte le genti e Nazioni in un istintivo sentimento di paterno affetto" smentendo, in un colpo solo, tutti i cattolici impegnati più o meno militarmente nel Risorgimento italiano. A cominciare dal suo Esercito che di fatto fu abbandonato a Nord del Po. e si sganciò dalle operazioni militari di Durando. In quei giorni, in licenza, raggiunse la famiglia d'origine a Ferrara, e lì tutti cercarono di convincerlo ad abbandonare lo Stato pontificio e passare ai Piemontesi (come molti altri soldati ed Ufficiali, Giovanni Durando compreso, stavano facendo) ma lui rifiutò e rientrò a Roma nel corpo del Genio dell'Esercito regolare.
Alla proclamazione della Repubblica romana (9 febbraio 1849), a tutti i militari in servizio fu richiesto un giuramento di fedeltà che Giorgio Lana, coerente nella sua fedeltà al Pontefice, rifiutò di fare. Per questo fu destituito dai suoi incarichi e condannato a morte per tradimento. Mezza Europa dichiarò guerra alla Repubblica: gli Austriaci invasero da Nord le Legazioni pontificie e la Toscana ed arrivarono ad occupare i territori pontifici fino all'Umbria; i Borboni di Napoli, che ospitavano il Papa, risalirono da Sud; i Francesi, presa Civitavecchia, marciarono su Roma. Nella situazione un po' confusa, Lana riuscì ad entrare in latitanza ed a restare nascosto fino alla caduta della Repubblica (3 luglio 1849) ed alla restaurazione del potere papale. A settembre del 1849, quindi, rientrò nell'esercito col grado che aveva in precedenza (Tenente di 1ª classe) e riprese la sua carriera. Negli anni seguenti ricoprì vari incarichi di comando, prima a Forlì, poi a Bologna e poi ad Ancona, dove rinforzò fortemente le difese e la Cittadella, in stretta cooperazione con il comandante locale dell'Artiglieria, il Maggiore Giulio Especo y Vera, e divenne Tenente di 2ª Classe (1851) e poi Capitano.
Nell'Agosto del 1860, quando l'Esercito sardopiemonteseCon la protezione di Napoleone III, a seguito della II Guerra d'Indipendenza e dell'Impresa dei Mille invase le Legazioni pontificie e si avviò verso il Regno delle Due Sicilie, Giorgio Lana si trovò schierato in prima linea, agli ordini di Christophe Louis Léon Juchault de Lamoricière e partecipò alla Battaglia di Castelfidardo, a conclusione della quale l'Esercito pontificio, duramente sconfitto, per una certa sproporzione fra i due schieramenti ma anche per un errore strategico fataleIl Corpo d'Armata fu diviso in due tronconi: una parte comandata da Georges de Pimodan, indirizzato verso nord e l'altra verso Ancona, comandata dal generale de Lamoricière per assicurarsene il mantenimento. La parte di Pimodan, però, era troppo esigua: circondato dalle truppe del Gen. piemontese Enrico Cialdini, l'esercito si disperse nelle campagne in mille scontri. Lo stesso Pimodan fu ferito a morte e preso prigioniero. De La Moricière, pentitosi della scelta, cercò di tornare indietro ma era troppo tardi e per questo finì anche lui nella morsa dell'Esercito sardopiemontese., si ritirò ad Ancona e lì fu assediato. La difesa fu strenua e Lana vi partecipò con un certo impegno, subendo una ferita ad un piede ed ottenendo una promozione sul campo, perché il 21 settembre 1860, in piena battaglia, il Generale de La Moricière lo nominò Maggiore. Alla resa (28 settembre 1860), fu arrestato e portato a Torino, dove fu salvato dalla prigionia dall'intervento di un vecchio commilitone del padre Vincenzo (passato con i Piemontesi) e dalla sua fama di architetto militare. Richiesto di entrare nell'Esercito piemonteseUna fonte coeva (il fratello Agostino) riporta che Cavour stesso lo abbia incontrato e lodato per le fortificazioni di Ancona, invitandolo in prima persona ad entrare nell'Esercito piemontese, Lana, tenace nella sua fedeltà a Pio IX, rifiutò categoricamente. Alla fine non fu incarcerato ma gli venne concesso di tornare a Roma. A Roma gli fu confermato il grado di Maggiore e ricevette la nomina a Comandante del Genio pontificio.
Il Corpo del Genio pontificio ebbe, in quel periodo, una serie di vicissitudini, a causa di scelte organizzative del Ministero delle Armi, fino allo scioglimento nel 1862. Il Maggiore Lana fu quindi assegnato allo Stato Maggiore Generale. Nel 1866 il Corpo del Genio viene ricostituito e Giorgio Lana, col grado di Tenente Colonnello ne venne di nuovo nominato Comandante, con il compito di rivedere e riprogettare tutte le fortificazioni dei territori rimasti allo Stato pontificio, Roma in primis. Nell'arco di meno di due anni Lana riprogettò e realizzò varie grandi opere (tra cui la Darsena romana del Porto di Civitavecchia) e il Piano generale per la difesa di Roma (realizzato insieme al Direttore delle opere di Roma, Maggiore Francesco Oberholtzer). Il Piano impressionò, in patria e all'estero, al punto che lo Stato maggiore prussiano ne chiese ufficialmente una copia per studiarne le caratteristiche e lo Stato francese, su proposta del Genio dell'Esercito francese, lo insignì con la Legion d'Onore. Quello stesso anno Lana partecipò alla Battaglia di Mentana, contro il tentativo insurrezionale garibaldino. La partecipazione gli fruttò l'Ordine di San Gregorio Magno.
Tre anni dopo, nel 1870, Roma si trovò minacciata molto da vicino. Il Piano generale per la difesa fu rivisto ed adeguato e le opere riprogettate (e realizzate sempre con la partecipazione diretta del Maggiore Francesco Oberholtzer, suo stretto collaboratore), ma lo scontro finale con l'Esercito italiano (20 settembre 1870) fu piuttosto rapido e senza speranza. Lo Stato Maggiore generale (Gen. Hermann Kanzler, che era anche Ministro delle Armi) aveva ricevuto dal Papa Pio IX l'ordine di arrendersi immediatamente dopo l'apertura della prima breccia nel muro di cinta. Quando cominciò la battaglia, tutti gli Ufficiali superiori erano riuniti al Consiglio di Guerra, a Piazza Colonna. Verso le dieci del mattino, dopo cinque ore di bombardamento, arrivò -via telegrafo- la notizia dello sfondamento a Porta Pia. Il Colonnello Giorgio Lana fu inviato di gran carriera a verificare sul posto. La verifica confermò la breccia (come testimoniato da una lettera autografa riportata poco oltre) e l'ordine di resa fu diramato immediatamente. Poche ore dopo la città era completamente occupata. In serata fu firmata la resa.
Tre Ufficiali pontificiIl Maggiore Francesco Oberholtzer, del Genio Pontificio, il ten. Colonnello Azzarelli dell'Artiglieria e l'Intendente Munari e tre Ufficiali Italiani furono nominati in una apposita Commissione, prevista dal trattato di pace, per eseguire la smobilitazione dell'Esercito pontificio e la conseguente consegna all'Esercito italiano di tutti i beni, mobili ed immobili afferenti a quella struttura. Tra questi c'era il progetto, di Lana, per una nuova caserma da costruire vicino al Colosseo.
Nel 1871, Giorgio Lana, che naturalmente non accettò di entrare nell'Esercito italiano, fu pensionato (a 47 anni, dopo 28 anni di servizio) e si trasferì ad Albano, sui Castelli romani. Per motivi di salute, qualche tempo dopo, ritornò a Roma e lì, mantenendo costantemente una vita di cattolico molto osservante (partecipava quotidianamente alle funzioni religiose nella Chiesa di Santa Maria della Pace) e la sua passione per l'arte, riuscendo a collezionare una buona quantità di opere, il 17 luglio 1878 morì di febbre tifoidea, lasciando in eredità all'Accademia Romana di Belle Arti le sue collezioni d'arte ed un fondo per borse di studioNel 1879 Il Ministero per l'educazione nazionale accettò il "Legato Lana": Visto il testamento olografo 16 giugno 1872 e la dichiarazione olografa 11 maggio 1874 con cui il Commendatore Giorgio Lana costituì, nominò e dichiarò sua erede universale l'Accademia Romana di Belle Arti, denominata di San Luca, con l'obbligo di stabilire un concorso per borse di studio per giovani meritevoli nello studio delle arti e dell'architettura, si autorizza ... Bollettino ufficiale del Ministero per l'educazione nazionale 1879.
Il fratello maggiore Agostino Lana (Roma, 1821 - 1901), Cancelliere Generale dei Chierici Regolari Ministri degli InfermiPiù noti con la denominazione di Camilliani, ordine religioso fondato da San Camillo de Lellis nel 1584, con il quale Giorgio ebbe per tutta la vita rapporti molto stretti, scrisse quello stesso anno un libro in sua memoria: .
Sintesi cronologica della vita militare
1843 entrò, diciannovenne, nel Genio pontificio, forte della laurea in Architettura 1845 fu nominato tenente di 1ª classe, grazie ad un progetto innovativo per una caserma 1846 21 giugno Conclave che elesse Pio IX. Un mese dopo il nuovo Papa concesse l'amnistia per i reati politici. 1847 Il nuovo Papa continuò ad aprire progressivamente alle richieste liberali: Consulta di Stato, libertà agli Ebrei, libera circolazione dei giornali, la costituzione del Municipio di Roma ed altre iniziative dello stesso stile politico. 1847 luglio: gli Austriaci, preoccupatissimi delle aperture politiche pontificie, invasero le Legazioni pontificie. In particolare entrarono con molta violenza a Ferrara. Forti proteste di Pio IX. Lo scontro si protrasse per tutto l'anno, fino agli accordi di dicembre '47 1848 il Tenente Giorgio Lana partì con il Corpo di Spedizione pontificio, comandato dal Generare Giovanni Durando, per fare la guerra all'Impero Austro-Ungarico 1848 29 aprile, con l'Allocuzione Non semel, Pio IX cambiò radicalmente posizione e sconfessò tutte le operazioni militari contro l'Impero Austro-Ungarico, abbandonando al suo destino il Corpo di spedizione del Generale Durando. Giorgio Lana seguì l'indicazione papale e rientrò a Roma, sempre nei ranghi dell'Esercito pontificio. A Roma, però, dopo parecchi sommovimenti e tensioni, e dopo una prima apertura verso un governo costituzionale, si scatenarono gli eventi che portarono, l'anno dopo, alla Repubblica romana. 1849 Al momento dell'insediamento della Repubblica, fu richiesto all'Esercito di giurare fedeltà al nuovo Stato. Giorgio Lana, fedele a Pio IX, rifiutò di aderire e, a causa di una conseguente condanna a morte, diede inizio alla sua latitanza. 1849 a luglio l'Esercito francese entrò in Roma e ripristinò lo Stato Pontificio, avviando la restaurazione. Lana fu reintegrato dell'esercito e mantenne il suo grado di Tenente