La morte a Venezia (titolo originale: Der Tod in Venedig) è una novella dello scrittore tedesco Thomas Mann pubblicata nel 1912. Considerata come una delle opere più significative di Mann, è certamente una delle più note al grande pubblico, anche grazie all'omonimo film del 1971 per la regia di Luchino Visconti e al melodramma Morte a Venezia del 1973 del compositore Benjamin Britten.
Trama Gustav von Aschenbach è un famoso autore cinquantenne, recentemente nobilitato per onorarne il successo artistico; ha quindi acquisito l'aristocratico "von" da aggiungere al nome. Egli è un uomo che ha interamente dedicato l'esistenza alla propria arte, in una maniera quantomai disciplinata e costante, metodica fino al limite dell'ascesi. Una creatività faticosa ma socialmente fruttuosa. Dopo essere rimasto vedovo sente all'improvviso nel suo animo l'impetuoso desiderio di viaggiare, di avere nuove esperienze, di provare cambiamenti, per cui si appresta a partire per una località mediterranea.Nell'affrontare "la letteratura del «disagio» borghese, che è letteratura della crisi, del tramonto e dell'apocalisse, de Martino analizza la Morte a Venezia, osservando come l'improvvisa voglia di viaggiare di Gustav von Aschenbach, preludio al soggiorno fatale nella città lagunare, vada interpretata come fuga e rottura dell'ordine borghese, come cupida ricerca del caos e come «impulso verso esotiche esperienze del primordiale»". Conte, Domenico, Ur: origini e politica in Thomas Mann, Archivio di storia della cultura: XXIII, 2010, p. 177 (Napoli: Liguori, 2010).
Dopo una falsa partenza in direzione di Pola, sulla costa dell'Istria ai confini dell'Impero austro-ungarico, decide di andare a Venezia ed una volta arrivato prende una suite al grand'Hotel des Bains all'isola del Lido di Venezia. Tra gli ospiti del grande albergo, quella sera stessa mentre sta cenando, nota una nobile famiglia polacca in vacanza e tra loro un ragazzo di più o meno quattordici anni, abbigliato con un vestito alla marinara.
Aschenbach rimane folgorato dalla bellezza dell'adolescente, che ricorda un'antica scultura greca. Le sue tre sorelle maggiori invece sono vestite da sembrare quasi delle suore. L'uomo continua a spiare il ragazzo e la sua famiglia ed in spiaggia sente che lo chiamano Tadzio. Il giovane finisce per incarnare ai suoi occhi l'ideale di bellezza classica, grecizzante, alla quale l'artista venuto dal Nord ha sempre aspirato. Ma il tempo caldo ed umido comincia a incidere sulla salute di Gustav, il quale decide di ripartire alla volta di un luogo più salubre. La mattina della partenza scorge Tadzio e l'uomo viene preso da un fortissimo sentimento di rimpianto. Quando raggiunge la stazione ferroviaria e scopre che i suoi bagagli sono stati inviati per errore a Como, é costretto a ritornare in albergo, fingendo d'essere arrabbiato, ma intimamente felice.
Rimanere così all'Hotel in attesa dei bagagli smarriti. Durante i giorni seguenti l'interesse di Gustav nei confronti del ragazzino si trasforma in una vera e propria ossessione. Lo osserva in continuazione, lo segue con circospezione in giro per la città, su e giù tra le calli e i ponti. Una sera, all'uscita dal ristorante dell'albergo, Tadzio, voltandosi a un tratto verso di lui, rivolge a Gustav un sorriso affascinante, quasi invitante; sconvolto, l'uomo lo paragona al Narciso della mitologia greca. Precipitatosi nel giardino vuoto, Gustav ha il coraggio finalmente di confessare a sé stesso la verità: "Ti amo!". Dopo qualche giorno Gustav, durante un'escursione nella città oppressa da una esiziale afa estiva, nota degli avvisi del "Dipartimento della Salute" che consigliano di evitare di mangiare frutti di mare e si comincia a sentire dappertutto un forte odore di disinfettante. Le autorità comunque continuano categoricamente a negare che possa trattarsi di qualcosa di grave.
Aschenbach pare ignorare il pericolo, in quanto in qualche modo gli piace pensare che il male che sta vivendo Venezia sia un po' simile alla propria intima sofferenza amorosa. Una sera sulla veranda gli ospiti dell'albergo vengono intrattenuti musicalmente da una banda di artisti di strada; durante quest'esibizione Gustav, estasiato, cerca di rubare almeno uno sguardo al bel Tadzio, che si trova appoggiato noncurante al parapetto della ringhiera in una posa statuaria. Infine i loro occhi si incontrano, seppure per un solo brevissimo istante, e a Gustav rimane la sensazione che possa esservi un'attrazione reciproca. In seguito cerca d'informarsi sulle effettive condizioni sanitarie e dopo essere stato ripetutamente rassicurato che l'unico rischio al momento esistente per la salute fosse lo scirocco, viene informato da un inglese che è invece in atto una grave epidemia di colera. Gustav considera l'opportunità di avvertire del pericolo la madre del ragazzino, ma alla fine decide di non farlo, per non vedere partire e perderlo così per sempre.
Una notte l'uomo ha un sogno intriso di dionisismo orgiastico, il che gli rivela la natura prettamente sessuale dei suoi sentimenti verso Tadzio. In seguito inizia a fissare l'adolescente sempre più apertamente e a pedinarlo, ma anche così i sentimenti dell'uomo, seppure sempre vissuti intensamente nel proprio intimo, non si esternano mai oltre qualche fuggevole scambio d'occhiate. L'intera esistenza di von Aschenbach ruota ossessivamente attorno a Tadzio, simbolo per lui di una gioventù svanita, ma anche oggetto di impulsi omosessuali che lo scrittore non era consapevole di possedere o che forse aveva fino allora represso, pur senza voler però concretizzare sessualmente la furiosa attrazione. Gustav incomincia anche a preoccuparsi del proprio aspetto e nel vano tentativo di ringiovanire, si fa tingere capelli e baffi e truccare il viso così da credersi più attraente. Così imbellettato segue per l'ennesima volta Tadzio attraverso Venezia, oppressa da un caldo infernale. Persolo di vista nel cuore della città, esausto e assetato, compra alcune fragole mature e le mangia riposando in una piazzetta deserta, contemplando tra sé e sé l'ideale platonico della bellezza.
Il racconto si conclude sulla spiaggia del Lido, dove von Aschenbach all'apparenza frebbricitante, disteso su di una sedia a sdraio osserva Tadzio giocare con amici. Il ragazzo, dopo avere litigato con uno di loro ed esserne stato picchiato, entra nelle basse acque lagunari e camminando si allontana dalla riva, ma prima di svanire alla sua vista malferma, lancia un ultimo sguardo con il suo ammiratore. L'uomo cerca d'alzarsi per raggiungerlo, ma crolla esausto sulla sedia. Lo scrittore morente, nel delirio degli ultimi istanti di vita, immagina sé stesso che lo segue verso un ideale aldilà.
Il corpo di Gustav verrà scoperto poco dopo.
Riferimenti a persone reali Gustav Mahler È opinione diffusa che il personaggio di von Aschenbach si ispiri in parte al compositore Gustav Mahler. Il film di Luchino Visconti ricavato dal racconto nel 1971 è infatti fortemente legato a questa identificazione, influenzando diverse parti originali della sceneggiatura che si sono andate a integrare sulla trama del racconto.
La scena finale del film è accompagnata proprio dalla Quinta Sinfonia di Gustav Mahler (Adagietto, IV movimento).
August von Platen Il nome di Gustav von Aschenbach contiene invece allusioni a un altro artista, il celebre poeta tedesco omosessuale August von Platen-Hallermünde: August riprende l'anagramma di Gustav, mentre Ansbach, il luogo di nascita di von Platen, richiama Aschenbach. L'ispirazione a Platen è resa più esplicita dal fatto che anche il poeta tedesco, come il personaggio di Mann, morì di colera in Italia, a Siracusa, ove si era recato per turismo sessuale.
Autobiografia La moglie di Thomas Mann, Katia, ricorda che l'idea della storia nacque durante una vacanza che fece nella primavera del 1911 con il marito a Venezia:
Lo stesso Mann menzionò questa storia in una lettera scritta all'amico Phillipp Witkop il 18 luglio 1911, mentre ancora stava lavorando alla stesura del racconto:
Il vero Tadzio Il ragazzo che sembra abbia ispirato il personaggio di "Tadzio" era il barone Władysław Moes, il cui primo nome era di solito abbreviato in Władzio o Adzio. La sua identità fu scoperta dal traduttore di Thomas Mann, Andrzej Dołęgowski, intorno al 1964 e la notizia venne pubblicata dalla stampa tedesca nel 1965. Alcune fonti riferiscono che lo stesso Moes non seppe di essere l'ispiratore della storia fino a che non vide la versione cinematografica di Visconti nel 1971.
Władysław Moes nacque nel 1900: aveva solo undici anni - non ancora compiuti - quando fu visto a Venezia dai coniugi Mann ed era quindi più giovane sia dei ricordi di Katia Mann sia della finzione letteraria. Morì nel 1986 e quindi, a differenza del suo omologo letterario, non fu destinato a una morte precoce, come supponeva Aschenbach basandosi sul colorito pallido del fanciullo. Moes è sepolto nel cimitero Powązki a Varsavia. È stato anche soggetto di una biografia: Il vero Tadzio di Gilbert Adair.
Influenza culturale La canzone di Roberto Vecchioni: La bellezza (Gustav e Tadzio), tratta dall'album Il lanciatore di coltelli (2002), s'ispira direttamente a questo racconto. Viene citato da Diane Keaton nel film di Woody Allen Io e Annie del 1977. Si parla di Morte a Venezia anche nel film di Ridley Scott Un'ottima annata con Russell Crowe.
Note
Bibliografia
Edizioni originali Der Tod in Venedig, München: Hyperion 1912.
Traduzioni in italiano trad. di Emma Virgili, Milano: Treves, 1930 (pubblicato con Le confessioni di un cavaliere d'industria); Milano: Garzanti, 1947 trad. di Alessandra Scalero, Milano: Edizioni del Quadrante, 1930; Milano: Bietti, 1930 (con Fiorenza) trad. di Anita Rho, Torino: Einaudi, 1954 trad. di Emilio Castellani, Milano: Mondadori, 1957 (con Cane e padrone) trad. di Bruno Maffi, Milano: Rizzoli, 1959 trad. di Enrico Filippini, Milano: Feltrinelli, 1965 (con Tonio Kroger e Tristano) trad. di Salvatore Tito Villari, Milano: Garzanti, 1965 (con Tonio Kroger e Cane e padrone); Vallardi, 1994 trad. di Francesco Saba Sardi, Milano: Bompiani, 1988 trad. di Brunamaria Dal Lago Veneri, Roma: Newton Compton, 1990 trad. di Paola Capriolo, Collana Scrittori tradotti da scrittori n. 38, Torino: G. Einaudi, 1991 trad. di Elisabeth Galvan, Venezia: Marsilio, 2009
Critica Monografie: Frank Donald Hirschbach, The Arrow and the Lyre: A Study of the Role of Love in the Works of Thomas Mann, M. Nijhoff, L'Aia 1955; passim (specialmente la sezione The Loves of Two Artists: Tonio Kröger and Death in Venice, op. cit., pp. 14-segg). Jaume Radigales, Muerte en Venecia. Luchino Visconti. Estudio Critico, Barcelona: Paidos 2001. Gilbert Adair, La vera storia di Tadzio, l'icona bionda di Morte a Venezia, Arcana, Roma 2002. Articoli Lee Slochower, ‘The Name of Tadzio in Der Tod in Venedig’, German Quarterly, vol. 35, No. 1 (gennaio 1962). "Oldenbourg Interpretationen", Nr. 61, Der Tod in Venedig, München 1993, ISBN 3-486-88660-6. Ursula Geitner, Männer, Frauen und Dionysos um 1900: Aschenbachs Dilemma. In: "Kritische Ausgabe" 1/2005, 4-sgg. . De Maria, Bruno, Lagune, lagune! Una lettura gruppoanalitica di Morte a Venezia Rivista italiana di gruppoanalisi. Fascicolo 3, 2003 (Milano: Franco Angeli, 2003).
Voci correlate
Benjamin Britten Letteratura gay Morte a Venezia (balletto) Omoerotismo Pederastia Temi LGBT nella letteratura
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Collegamenti esterni
Allen Barra, Oh Boy. Tadzio, Adzio, and the secret history of Death in Venice , "Village voice", 3-9 december 2003. Sul ragazzino che ispirò il personaggio di Tadzio, Władysław "Adzio" Moes. La mort à Venice. Sulla genesi e le ispirazioni del romanzo. Molto ricco di documenti storici. Tadzio & Władysław Moes. De la réalité au mythe.
Categoria:Racconti di Thomas Mann Categoria:Opere ambientate a Venezia Categoria:Gustav Mahler Categoria:Opere che trattano il tema della pederastia