LAssemblea costituente tunisina del 2011 () è stata un'assemblea costituente di 217 membri eletta in 33 circoscrizioni elettorali il 23 ottobre 2011 dagli aventi diritto, in occasione della prima tornata elettorale realmente libera organizzata dopo l'indipendenza del Paese nel 1956, frutto delle Primavere arabe, che in Tunisia hanno dato vita (prima di ogni altro Paese arabo) alla cosiddetta Rivoluzione dei Gelsomini contro il potere dittatoriale di Zine El-Abidine Ben Ali.
Essa ha redatto la nuova Costituzione della Tunisia e ha avuto del pari il compito di designare un governo transitorio del Paese.
Antefatti
La Tunisia aveva già eletto un'assemblea costituente il 25 marzo del 1956, qualche giorno appena dopo la proclamazione dell'indipendenza dall'occupante francese. Tale assemblea aveva abolito il regime monarchico e proclamato la Repubblica il 25 luglio 1957, prima di adottare la Costituzione, promulgata il 1º giugno 1959.
Caduta del regime di Ben Ali
In seguito al suicidio commesso da Mohamed Bouazizi, giovane commerciante di strada a Sidi Bouzid, che si dette fuoco per protestare in tal modo contro il sequestro della sua mercanzia da parte della polizia, il 17 dicembre 2010, il regime autocratico al potere cominciò a essere vigorosamente cointestato. Decine di commercianti, cui si unirono giovani e amici e parenti di Bouazizi si riunirono per protestare sull'accaduto. Durante il week-end, le adunate si moltiplicarono; la polizia cercò di disperderle ma la situazione degenerò: numerosi agenti e manifestanti rimasero feriti e si ebbero interpellanze, parlamentari e non.«Chronologie», Cahier Tunisie: le sursaut d'une nation, 20 gennaio 2011, pp. 2-3
Il 24 dicembre 2010, la rivolta si estese al centro del Paese, in special modo a Menzel Bouzaiane, dove Mohamed Ammari fu ucciso dalla polizia a colpi d'arma da fuoco che lo colpirono al petto. Altri manifestanti furono feriti, compreso Shawki Belhoussine El Hadri, che morì il 30 dicembre. La polizia affermò di aver agito in stato di legittima difesa. Una sorta di coprifuoco fu quindi imposto nella cittadina dalle forze dell'ordine.
Il 28 dicembre 2010, il Presidente Ben Ali si recò al capezzale di Mohamed Bouazizi. Lo stesso giorno criticò in un suo discorso ufficiale diffuso in diretta sulla catena televisiva nazionale Tunisie 7 i manifestanti che sarebbero solo «una minoranza di estremisti e di agitatori», annunciando che sanzioni severe sarebbero state prese nei loro confronti e attaccò i network televisivi internazionali che egli accusò di diffondere accuse menzognere e di essere responsabili dei disordini. Ma il suo discorso non ebbe alcun impatto sugli ascoltatori e altre cittadine di provincia insorsero, tra cui Gafsa, Susa, Gabès e Kasserine.
Il 3 gennaio 2011, manifestazioni contro la disoccupazione e la crescita del costo della vita degenerarono a Thala: duecentocinquanta persone, per la maggior parte studenti, sfilarono in sostegno di Sidi Bouzid ma furono dispersi dalla polizia. In tutta risposta esse dettero fuoco a pneumatici e attaccarono l'ufficio del Raggruppamento Costituzionale Democratico, il partito presidenziale al potere.
Le manifestazioni proseguirono e il movimento si rafforzò progressivamente con le più diverse componenti della società civile. Il 6 gennaio, furono gli avvocati che a migliaia proclamarono lo sciopero, in segno di protesta contro le violenze poliziesche. L'8 gennaio, un commerciante di 50 anni si immolò a sua volta, sempre a Sidi Bouzid. Gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine divennero via via più letali: l'8 e il 9 gennaio, quattordici civili furono uccisi a colpi d'arma da fuoco a Thala, Kasserine e Regueb secondo il governo ma il numero indicato dall'opposizione fu di venti, e almeno ventitré secondo il giornale francese Le Monde. Il 10 gennaio, un giovane diplomato di Sidi Bouzid pose fine alla sua esistenza, portando a cinque il numero dei suicidi dopo quello di Mohamed Bouazizi. Gli scontri proseguirono nel triangolo Thala-Kasserine-Regueb: marce funebri alla memoria dei morti dei giorni precedenti degenerarono in nuovo incidenti con la polizia; un nuovo bilancio stilato da un responsabile sindacale parlò di almeno cinquanta morti e il personale dell'ospedale di Kasserine protestò ufficialmente «per il numero elevato di vittime e la gravità delle ferite». A Tunisi, gli studenti manifestarono e la polizia anti-sommossa assediò l'Università El Manar in cui centinaia di studenti si erano asserragliati. A Ettadhamen-Mnihla, nella periferia di Tunisi, violenti urti scoppiarono tra le forze di polizia e i manifestanti che saccheggiarono un magazzino e incendiarono una banca.
Zine El-Abidine Ben Ali denunciò, il 10 gennaio 2011, in un'intervista televisiva, «atti terroristici», promettendo la creazione di 300.000 nuovi posti di lavoro entro il 2012. Il 12 gennaio, uno sciopero generale fu proclamato a Sfax. Una manifestazione radunò circa 50.000 cittadini. Gli slogan a quel punto erano diventati chiaramente politici. I locali del partito del RCD furono attaccati e dati alle fiamme. Il Primo ministro Mohamed Ghannouchi annunciò l'allontanamento dalle sue funzioni del ministro degli Interni Rafik Belhaj Kacem e la liberazione di tutte le persone imprigionate dopo l'inizio del conflitto civile, nell'ottica di una pacificazione degli animi e della rivolta in atto. Nel pomeriggio, nuovi scontri si ebbero a Biserta e a Jbeniana, in cui le forze di polizia si ritirarono. A Biserta, si assisté a scene di saccheggio di alcuni esercizi commerciali. Gli abitanti della città sospettarono dell'accaduto miliziani organizzati dal regime e cominciarono a organizzarsi in gruppi di autodifesa.
Le contestazioni non cessarono, il Presidente Ben Ali annunciò il 13 gennaio l'adozione di misure supplementari in occasione di un nuovo intervento televisivo, in particolare la garanzia della libertà di stampa e di espressione politica, così come la sua rinuncia a una nuova candidatura nel 2014.
Il 14 gennaio 2011, mentre la contestazione non scemava, Ben Ali annunciò lo scioglimento del suo governo e promise l'organizzazione di elezioni legislative entro sei mesi.
Il 15 gennaio, una rivolta di prigionieri nella prigione di Mahdia fu stroncata nel sangue dalle guardie carcerarie, con la conseguente morte di cinque persone, ma secondo alcuni testimoni i morti furono alcune decine. Per evitare altre violenze, il direttore del carcere decise di liberare tutti i detenuti, un migliaio o forse 1.200. Quarantadue prigionieri trovarono la morte lo stesso giorno nell'incendio del carcere di Monastir, a seguito del quale i prigionieri furono tutti liberati. In totale, 11.029 detenuti fuggirono, su un totale di 31.000 imprigionati a tutto il mese di gennaio. Solo 1.470 furono ripresi.Isabelle Mandraud, «En Tunisie, les exactions de groupes armés entretiennent un climat de tension», Le Populaire du Centre, 3 febbraio 2011, p. 10
Il 16 gennaio sera, l'esercito tunisino dette l'assalto al palazzo presidenziale di Cartagine, nel quale si trovavano membri della Guardia Presidenziale rimasti fedeli a Ben Ali.Tunisie: l'armée donne l'assaut au palais présidentiel, dispaccio AFP, 16/101/2011,
Più tardi nella giornata, abbandonò però precipitosamente la Tunisia per l'Arabia Saudita, mentre le forze armate rifiutavano di solidarizzare con Ben Ali, proteggendo invece i manifestanti contro la polizia: cosa che convinse il Presidente della Repubblica ad abbandonare precipitosamente la Tunisia, assieme a una parte dei suoi parenti più stretti. e a rifugiarsi nell'ospitale Arabia Saudita dopo uno scalo a Malta.
Il generale Ali Seriati, capo della sicurezza di Ben Ali, fu arrestato in quella stessa giornata.Noureddine Hlaoui, Tunisie – In video, il 14 gennaio, narrato da Ali Seriati, su: Business News, 27/07/2011, Tuttavia, la sera del 14 e nei giorni seguenti, bande di sostenitori del regime benalista, armati e utilizzando veicoli fuoristrada, percorsero le vie di Tunisi e poi quelle di altre città tunisine, per seminare il terrore e il disordine. Gli abitanti di Tunisi si organizzarono allora in Comitati di quartiere per proteggersi: secondo Benoît Delmas, la Rivoluzione s'era giocata in quei cinque giorni.
Kaïs Ben Ali (Qays b. ʿAlī), nipote del deposto Presidente e potente politico di M'saken fu interrogato dalle forze armate.Pauline Fréour, Des proches de Ben Ali objets de règlements de compte, su: Le Figaro, 16/01/2011, Rafik Belhaj Kacem, ultimo ministro degli Interni di Ben Ali, liquidato il 12 gennaio, fu a sua volta arrestato nella sua regione natale di BéjaBorzou Daragahi, Former Tunisia government figures arrested, new Cabinet to be name, su: Los Angeles Times, 16/01/2011, .
Interim di Fouad Mebazaa
Il Primo ministro, Mohamed Ghannouchi, si proclamò in quella stessa cruciale giornata del 14 gennaio Presidente a interim, in virtù dell'art. 56 della Costituzione tunisina del 1959, che prevedeva che:
L'indomani, di fronte alla «vacanza definitiva del posto di Presidente della Repubblica», il Consiglio costituzionale, attraverso il suo presidente Fethi Abdennadher, designò Fouad Mebazaâ come Presidente della Repubblica tunisina a interim, in forza dell'articolo 57, che prevedeva che:
Egli investì della carica di Primo ministro Ghannouchi, incaricato di formare un governo di unità nazionale, in attesa dello svolgimento di regolari elezioni democratiche.
In seguito a negoziati con alcuni partiti d'opposizione "legale", il potere interinale annunciò nella serata del 16 gennaio 2011 la costituzione di un governo provvisorio dal quale sarebbero state escluse le principali figure del deposto regime di Ben Ali. Maya Jribi, segretario generale del Partito Democratico Progressista (PDP) annunciò che un nuovo governo che avrebbe escluso i partiti filo-governativi sarebbe stato varato per il 17 gennaio e che sarebbe stato composto dai rappresentanti del Movimento per il Rinnovamento (Ettajdid), del Forum Democratico per il Lavoro e le Libertà (Ettakatol) e dal PDP, cui sarebbero state affiancate personalità indipendenti.Tunisie: nouveau gouvernement lundi, dispaccio AFP su: Le Figaro, 16/01/2011,
Il 17 gennaio 2011, dopo neppure 17 ore, una volta costituito e reso pubblico il governo di transizione, Mohamed Ghannouchi annuncia la liberazione di tutti i prigionieri politici, l'annullamento del divieto d'attività per la Lega dei Diritti dell'Uomo e la libertà totale d'informazione."Tunisie: la liberté totale d'information garantie", su: Le Parisien, 17/01/2011, Il Ministero delle Comunicazioni, accusato di censurare la stampa e d'impedire la libertà di parola, è d'altra parte soppresso. Yadh Ben Achour,Figlio di Mohamed Fadhel Ben Achour specializzato in dottrine politiche islamiche e diritto pubblico, antico preside della Facoltà di Scienze giuridiche di Tunisi, che aveva presentato le proprie dimissioni dal Consiglio costituzionale nel 1992 e che era un oppositore del deposto regime, viene nominato alla testa della "Commissione di riforma dei testi e delle istituzioni" per ripulirli dei dispositivi messi in atto dal regime di Ben Ali per impedire qualsiasi opposizione. La Commissione ha come fine quello di riformare le leggi, specialmente nel campo penale, ma anche le leggi sulle associazioni, quelle sulla costituzione dei partiti politici e quelle costituenti il codice della stampa.