Il Reial Club Deportiu Espanyol de Barcelona, noto come RCD Espanyol o Espanyol, è una società calcistica spagnola con sede nella città di Barcellona. Milita nella Primera División, prima divisione del campionato spagnolo.
Disputa le partite interne all'RCDE Stadium (40.500 spettatori). Anche se attualmente esiste soltanto la sezione calcistica, il club è formalmente una società polisportiva, avendo avuto in passato anche le sezioni di pallacanestro e hockey su pista. Disputa il derby di Barcellona con i blasonati cugini del Barcelona.
Al 2026-2027 ha militato per 90 stagioni in Primera División, risultando il quarto club spagnolo con più presenze nella massima serie del campionato nazionale (a pari merito con l'). Il miglior risultato che ha ottenuto in tale competizione è il terzo posto, raggiunto quattro volte (1932-33, 1966-67, 1972-73 e 1986-87). Vanta nel proprio palmarès la conquista di 4 Coppe di Spagna (1928-29, 1940, 1999-2000 e 2005-06). Il club ha partecipato sette volte alla Coppa UEFA, raggiungendo la finale nelle edizioni 1987-88 e 2006-07 e perdendo, in entrambi i casi, il trofeo ai tiri di rigore.
Storia La fondazione e gli inizi (1900-1906)
La società fu fondata il 28 ottobre 1900 con il nome di Sociedad Española de Football da Octavi Aballí, Lluís Roca e Àngel Rodríguez Ruiz, tre studenti di ingegneria dell'Università di Barcellona, con l'intenzione di creare un club sportivo formato solamente da giocatori spagnoliStoria dell'Espanyol, dal sito ufficiale, sul modello del Català. Con quest'ultima squadra l'Español disputò i primi incontri della sua storia, di cui però non sono stati documentati i risultati. Nel 1901 la squadra, assorbendo la fallita Deportiva Santanach, assunse il nome di Club Español de Foot-BallAntoni Closa, Garcia, Jaume Rius i Solé, Joan Vidal i Urpí. Un Segle de fútbol català: 1900-2000. Barcelona: Federació Catalana de Futbol (2001). L'anno seguente l'Español esordì nella neonata Coppa di Spagna, di cui detiene il primato di essere stata la prima squadra a segnare nella manifestazione, mentre nel 1903 ebbe il primo incontro con una squadra straniera, il .
Sospensione e ripresa delle attività (1906-1920)
Nel 1906, a causa dell'abbandono della squadra da parte dei giocatori per motivi prevalentemente di studioSegura Palomares, Joan. Pagg. 39-40, l'Español interruppe la propria attività per riprenderla tre anni dopo, sotto forma di società polisportiva (le prime sezioni ad essere attivate furono, assieme a quella calcistica, quella di ju-jitsu, scherma e boxe) con il nome di Club Deportivo Español. Nel 1911 la squadra acquistò i primi calciatori stranieri, mentre l'anno successivo il re Alfonso XIII conferì alla società il titolo di Real. Negli anni successivi l'Español iniziò ad affermarsi in campo regionale, vincendo quattro volte (1904, 1912, 1915 e 1918) il campionato di Catalogna, mentre negli anni venti la squadra cominciò ad affermarsi anche a livello internazionale, grazie a dei tour disputati in Europa e in Sudamerica (dove sfidò anche le nazionali argentina e uruguayana), durante i quali si misero in luce diversi giocatori, tra cui il portiere Ricardo Zamora. Altro avvenimento degno di nota fu l'apertura, nel 1923, dello stadio di Sarriá, destinato ad ospitare gli incontri casalinghi della squadra.
La vittoria in Coppa del Re e i primi campionati (1920-1936)
L'Español fu iscritto di diritto alla prima edizione del campionato spagnolo di massima divisione: la squadra, che detiene il primato di aver segnato il primo gol nella storia del campionato, concluse al settimo posto, riscattandosi però nella coppa nazionale, in cui si affermò dopo aver sconfitto per 2-1 il . Nelle stagioni successive l'Español disputò campionati di classifica medio-alta, con picchi nelle stagioni 1929-30 e 1932-33, in cui conquistò rispettivamente il quarto e il terzo posto. Da notare che durante questo periodo la squadra perse la denominazione Real a causa dell'istituzione della repubblica in Spagna.
Il dopoguerra (1940-1960) Interrotta l'attività nel 1936 a causa della guerra civile, l'Español tornò attiva al termine delle ostilità, centrando nel 1940, alla prima stagione dopo la fine del conflitto, la sua seconda vittoria in Coppa del Re (all'epoca "Copa del Generalísimo"), ottenuta sempre ai danni del Real Madrid (2-1).
A questo trionfo seguirono due decenni di piazzamenti di media classifica, con un'impennata all'inizio degli anni cinquanta, quando l'Español conquistò due quarti posti consecutivi nelle stagioni 1952-53 e 1953-54.
L'esordio in Europa e le prime retrocessioni (1960-1980) Nella stagione 1961-62 l'Español esordì in Europa giocando la Coppa delle Fiere: alle buone prestazioni offerte dalla squadra (che fu eliminata ai quarti di finale) in campo europeo fece da contraltare un campionato sottotono che costò, al termine della stagione, la prima retrocessione in Segunda División.
Riguadagnata prontamente la massima serie, l'Español, trascinato da Alfredo Di Stéfano, rigiocò la Coppa delle Fiere nella stagione 1965-66 (in cui venne eliminato ancora una volta ai quarti di finale in un derby barcellonese con il ) e guadagnò il terzo posto nella stagione seguente. A questo risultato però seguì un calo delle prestazioni da parte della squadra, che al termine della stagione 1968-69 retrocesse nuovamente in seconda categoria.
Risalito subito in massima serie, l'Español disputò durante gli anni settanta dei campionati di media classifica, partecipando per due volte alla Coppa UEFA grazie ad un terzo e quarto posto, ottenuti rispettivamente durante le stagioni 1972-73 e 1975-76.
La prima finale di Coppa UEFA (1980-1989)
Per tutti gli anni ottanta l'Español continuò a navigare in posizioni di centro-classifica, con un'impennata nella stagione 1986-87. La squadra, guidata da Javier Clemente al suo primo anno sulla panchina catalana, concluse la stagione regolare al terzo posto, per poi mantenere la posizione nel girone finale, guadagnandosi l'accesso alla Coppa UEFA 1987-1988 dopo dieci anni di assenza dal palcoscenico europeo.
Nella competizione europea l'Español, dopo aver eliminato anche e , raggiunse la finale che la vide opporsi al . Dopo aver vinto la gara di andata a Barcellona per 3-0, i catalani si fecero rimontare al ritorno, che vide il Bayer Leverkusen prevalere per 3-0 al termine dei tempi regolamentari, e persero la coppa ai tiri di rigore a causa degli errori in sequenza di Urquiaga, Zúñiga e Losada.
Nel 1988-1989 la squadra incappò in una stagione negativa che si concluse con la retrocessione della squadra in Segunda División, avvenuta dopo aver perso i play-out contro il .
La risalita, l'arrivo di Camacho e il cambio di nome (1989-1995) La risalita in Primera División (avvenuta vincendo ai play-off promozione/salvezza contro il ) fu immediata, ma l'Español, nonostante l'avvicendarsi di allenatori titolati (tra cui Luis Aragonés e Ljubomir Petrović, appena laureatosi Campione d'Europa e del mondo con la ), continuò poi a navigare in posizioni di classifica medio-bassa della Primera División, fino a retrocedere per una seconda volta al termine della stagione 1992-93, dopo aver perso di misura i play-out contro il .
La svolta si ebbe con l'ingaggio di José Antonio Camacho: al suo primo anno sulla panchina catalana riportò la squadra in massima serie, concludendo il campionato al primo posto. Verso la fine della stagione 1994-1995, che si concluse con il sesto posto finale da parte della squadra, fu deciso il cambio di nome della società che, già divenuta nel 1992 una Sociedad Anonima Deportiva, assunse il nome di Reial Club Deportiu Espanyol de Barcelona. La parola Deportiu (che è una catalanizzazione della parola Deportivo) non esiste in lingua catalana; infatti la traduzione corretta sarebbe Esportiu. Tale scelta fu fatta per mantenere l'acronimo RCD. Alla sua prima stagione con il nuovo nome l'Espanyol migliorò ulteriormente la propria posizione in classifica, concludendo il campionato al quarto posto, che valse l'accesso in Coppa UEFA.
Verso il centenario e oltre (1995-2003) Nella stagione successiva all'abbandono di Camacho, il 1996-1997, la squadra disputò un anonimo campionato che si concluse con l'uscita dalla Coppa UEFA ai sedicesimi di finale contro il e con un dodicesimo posto finale. Unico avvenimento degno di nota fu il cambio di stadio: la squadra si trasferì infatti al termine della stagione nello stadio olimpico Lluís Companys. L'ultima partita giocata nello stadio di Sarriá fu disputata il 21 giugno 1997 contro il e vide la vittoria dei catalani per 3-2.
Nella stagione 1999-00 la squadra festeggiò il centenario della sua fondazione (celebrato anche con un match amichevole contro la selezione argentina, vinto per 2-0 dai catalani). Al termine del campionato l'Espanyol tornò, dopo sessant'anni, al successo in Coppa del Re, grazie alla vittoria in finale per 2-1 contro l'.
Nelle stagioni seguenti a questa vittoria l'Espanyol continuò a navigare nelle posizioni basse della classifica, toccando il punto più basso nella stagione 2002-03, quando concluse al diciassettesimo posto.
Anni duemila e seconda finale di Coppa UEFA (2000-2009) Nella stagione 2004-05, con Miguel Ángel Lotina in panchina, l'Espanyol tornò a disputare un campionato di buon livello, concludendo al quinto posto, ad un solo punto dalla zona Champions League. L'anno successivo la squadra si classificò solo al quindicesimo posto, ma si assicurò la qualificazione in Coppa UEFA (da cui era stata eliminata, durante la stagione, ai sedicesimi di finale) per il secondo anno consecutivo, grazie alla vittoria della quarta Coppa del Re, conquistata dopo aver sconfitto in finale per 4-1 il .
Al termine della stagione Lotina lasciò la panchina dell'Espanyol ad Ernesto Valverde. L'Espanyol concluse il campionato a metà classifica, ma riuscì a raggiungere la finale di Coppa UEFA per la seconda volta nella sua storia, dopo aver vinto tutte le partite del girone eliminatorio e aver eliminato in sequenza il , il , il e il senza perdere neanche un incontro. La finale, che vide opposti i catalani al detentore della coppa, vide di nuovo l'Espanyol perdere ai rigori: dopo essere passata due volte in svantaggio (tra cui una durante i tempi supplementari), la squadra riuscì in entrambi i casi a pareggiare (giocando buona parte della partita in dieci a causa dell'espulsione di Hurtado al 68') e ad arrivare ai rigori, dove però i tiratori si fecero parare tre dei quattro tentativi dal dischetto.
Nel giugno 2007 il bomber Raúl Tamudo divenne il miglior marcatore nella storia dell'Espanyol.
Nella stagione 2008-2009 il ritorno sulla panchina della squadra di Mauricio Pochettino salvò l'Espanyol dalla retrocessione.
Anni duemiladieci: il nuovo stadio (2010-2019) Dopo dodici stagioni trascorse allo stadio olimpico Lluís Companys, all'inizio della stagione 2009-2010 il club si trasferì in un nuovo impianto, lo stadio Cornellà-El Prat. La partita inaugurale, disputata il 2 agosto 2009, coincise con una vittoria dell'Espanyol per 3-0 contro il . L'8 agosto 2009, mentre era in ritiro con la squadra per preparare delle amichevoli in Italia, si spense a Coverciano, all'età di 26 anni, il capitano della squadra Dani Jarque per un asistolia. In suo onore l'Espanyol decise di ritirare la maglia numero 21 che gli apparteneva e da allora durante ogni partita casalinga al minuto 21 parte un minuto di applauso in suo onore.
Il 10 settembre 2009 l'IFFHS diramò la classifica dei migliori club europei del XX secolo, collocando l'Espanyol al 98º posto.