LIslam sciita ( «partito, fazione», sottinteso «di ʿAli e dei suoi discendenti») è il principale ramo minoritario dell'Islam (intorno al 15% all'inizio del XXI secolo). Rappresenta la maggioranza della popolazione in Iran (90-95%), Iraq (62,5%), Azerbaigian e Bahrein, mentre nel Libano e nello Yemen costituisce una forte e significativa minoranza: nel Libano si stima che sia sciita un terzo della popolazione, mentre nello Yemen quasi la metà.
In Egitto, in Siria, in Turchia, in Afghanistan, in India, nel Qatar, nel Kuwait, in Pakistan, nell'Asia centrale ex sovietica, nell'Africa islamica a sud del Sahara, lo sciismo vanta invece quote assai minori (tra il 5% e il 10%), com'è il caso della stessa Arabia Saudita, con il suo scarso 4-5% all'incirca. All'interno dello sciismo ci sono individui che praticano forme religiose riconducibili al grande e variegato mondo del Sufismo anche se concepito in maniera diversa rispetto alla controparte sunnita. La principale Tariqa (confraternita) sufi di matrice Sciita è la Ni'matullahi.
Caratteristiche Gli sciiti derivano il loro nome dall'espressione araba "shīʿat ʿAlī" (fazione di ʿAlī), sovente abbreviata semplicemente in "Shīʿa". I membri sono detti "Shi'ī"
Hanno cominciato il loro lento cammino di differenziazione da quello che diventerà il sunnismo, per motivi al contempo politici e spirituali e il processo di separazione totale tra le due branche principali dell'Islam si avrà solo nel periodo medievale. L'occasione fu offerta dall'assassinio perpetrato dalle forze califfali omayyadi ai danni di al-Ḥusayn b. ʿAlī, figlio di ʿAlī b. Abī Ṭālib, avvenuto nel 680 a Karbalāʾ, in Iraq.Diventata per questo la seconda città santa sciita, dopo Najaf in cui fu sepolto suo padre, primo Imām sciita e quarto califfo dell'Islam. In quell'occasione si pose con forza la questione-cardine dell'imamato: se cioè ammettere che alla suprema carica islamica potesse accedere un qualsiasi credente (come era già stato il caso di Mu'āwiya ibn Abī Sufyān e di suo figlio e successore Yazīd ibn Mu'āwiya), oppure riservare il posto di califfo/imam a un appartenente alla cerchia ristretta dei Compagni del Profeta e - con l'inevitabile trascorrere del tempo - riservarlo a un appartenente al lignaggio di Maometto (Ahl al-Bayt). La figura dell'Imām nello Sciismo non ha solo una valenza politica, ma anche spirituale ed esoterica in quanto credono che l'Imām sia infallibile nell'interpretazione del Corano e della Sunnah e che solo tramite l'Imām si possa vedere il senso profondo della rivelazione (Bātin) oltre al senso letterario (Zahir), che è solitamente tenuto in conto in maniera preminente dai Sunniti.
Gli Alidi si cominciarono a differenziare dal resto della Umma, dal momento che considerarono ʿAlī unica guida (imām) legittimata a governare lAhl al-Bayt, mentre il resto dei musulmani ritenne che qualsiasi fedele di buona capacità religiosa, non necessariamente discendente del Profeta, anche se preferibilmente appartenente alla sua tribù - i Coreisciti -, potesse guidare a pieno titolo la comunità islamica.Una posizione più radicale (e nei fatti impercorribile) fu quella proposta da un terzo gruppo - assai minoritario - di musulmani: i Kharigiti. Essi pretendevano infatti che la guida della Umma dovesse essere riservata al "miglior musulmano" esistente, indifferenti circa l'estrema difficoltà e aleatorietà di una simile scelta.
Con il tempo gli Alidi misero per iscritto le loro riflessioni teologiche e politiche, evolvendo verso quello che diventerà l'Islam sciita vero e proprio. Da quanti si potranno di lì a poco legittimamente chiamare "sunniti" (la definizione sarà data da ibn Ḥanbal, con il suo auspicio che la Umma fosse una Ahl al-sunna wa-l-jamāʿa, cioè "Gente che si rifà alla tradizione [di Maometto] e che non origina secessioni"), gli sciiti presero a differenziarsi anche a proposito di alcuni altri istituti giuridici, ammettendo, per esempio, la legittimità del matrimonio a tempo prefissato, detto mutʿa, sulla scorta di precisi ḥadīth del Profeta, negando (a differenza dei sunniti) che Maometto avesse posto fine a una tal pratica preislamica al ritorno dalla conquista di Khaybar.
Secondo alcuni studiosi sunniti (e, negli ultimi tempi, i Wahhabiti in particolare), una parte dell'Islam sciita penserebbe che dal Corano - raccolto all'epoca del califfo ʿUthmān b. ʿAffān - siano stati espunti alcuni passaggi e una sūra intera (la sūrat al-wilāya, ovvero "capitolo della luogotenenza") che attestavano la designazione a succedergli, fatta da Maometto in favore di ʿAlī. Questa affermazione è respinta dagli attuali sciiti che ribadiscono invece che nello sciismo nessuno avrebbe mai affermato l'incompletezza del testo sacro islamico e trovano le motivazioni delle loro credenze nel Corano (che è lo stesso per i sunniti) e negli Hadith (non tutti sono uguali tra Sunniti e Sciiti).
Nel suo Uṣūl al-Kāfī, Muḥammad b. Yaʿqūb al-Kulaynī al-Rāzī, o Kulīnī (vissuto nel X secolo), affermò peraltro sull'autorità di Jābir:
ovvero
Affermazioni non dissimili sono riscontrabili nel Tafsīr al-Shāfiʿī min kitāb al-kashshāf di Tabrisī (o Tabarsī).
Quanti nell'Islam sciita negano che il Corano sia stato in qualche modo alterato per odio nei confronti della Ahl al-Bayt, si rifanno all'autorità di Abū Jaʿfar Muḥammad b. ʿAlī ibn Bābawayh al-Qummī, detto Shaykh Ṣadūq (Il venerabile grandemente veritiero), che affermò:
Tutte queste differenziazioni, non toccando alcun punto della dogmatica islamica (non essendo articolo di fede la completezza o meno del Corano), non legittimano comunque quelle fazioni più estremiste dell'Islam sunnita wahhabita che parlano dell'Islam sciita come di un'eresia. Tale atteggiamento del tutto recente contraddice la lunga tradizione moderata dell'Islam sunnita che ha sempre considerato lo sciismo come una variante dell'Islam e che ha costantemente negato per quattordici secoli che si possa applicare ai suoi seguaci la definizione di kuffār.Plurale di kāfir, colpevole di kufra (empietà massima e imperdonabile, per stroncare la quale sarebbe lecito in teoria "versare il sangue").
L'Islam sciita - minoritario in termini assoluti (circa il 15% dei fedeli musulmani di tutto il mondo) - è maggioritario in Iraq, nel Libano e in alcune aree del Golfo Persico e, con poche eccezioni, del tutto dominante in Iran, dove lo sciismo fu forzatamente imposto dalla dinastia dei Safavidi (1501-1722).
Gli sciiti, per quanto riguarda la Sunna, preferiscono i Quattro libri ai Sei libri prediletti dai sunniti.
Come i Paesi sunniti, anche quelli sciiti sono iscritti all'Organizzazione della cooperazione islamica.
Origine dell'Islam sciita
Il termine sciismo viene da shīʿat ʿAlī, il partito di ʿAlī. La parola shīʿa è riportata diverse volte già nel Corano, per indicare l'affiliazione alla scuola di pensiero di personaggi, sia positivi sia negativi, dei Libri Sacri, come i profeti Abramo e Mosè, da una parte, e il Faraone, dall'altra.
Muhammad al-Shahrastani, nel suo al-Milal wa al-Nihal, una fonte sui diversi gruppi in cui si divide l'Islam, scrive:
Alla morte di Maometto, nel 632, la questione della sua successione fu all'origine della più grande divisione all'interno dell'islam. I discepoli di ʿAlī ibn Abī Ṭālib ritenevano che gli unici legittimati ad esercitare il potere fossero gli appartenenti allAhl al-Bayt, la "Gente della Casa" (la famiglia del Profeta), e che dunque ʿAlī, la loro Guida, sulla base delle indicazioni fornite dal Profeta (vedi Ghadīr Khumm), fosse l'unico successore legittimo. Essi sostenevano che i ruoli di Imam (guida religiosa) e Califfo (autorità politica) dovessero cumularsi in un'unica persona, ma dovettero riconoscere come primo Califfo Abū Bakr, eletto dal resto della comunità (Umma).
La disputa sembrò ricomporsi con l'accesso di ʿAlī al califfato dopo la morte violenta del terzo califfo ʿUthmān ibn ʿAffān. Ma il suo potere fu contestato da Muʿāwiya ibn Abī Sufyān, governatore omayyade della Siria, che gli si ribellò apertamente. Dopo un lacerante conflitto non conclusivo tra i due, ʿAlī fu assassinato nella moschea di Kufa da un seguace del neonato kharigismo.
I suoi seguaci riposero allora tutte le loro aspettative nei suoi due figli, al-Ḥasan ibn ʿAlī e al-Ḥusayn ibn ʿAlī. Ḥasan fu indicato da ʿAlī come suo successore all'imamato, ma fu costretto a sciogliere il suo esercito per carenza di fondi e accettare un accordo con Muʿāwiya, stipulando però con lui un patto secondo il quale, alla morte di questi, il potere sarebbe tornato ad al-Ḥasan o, in sua mancanza, a suo fratello al-Ḥusayn.
Ma Muʿāwiya, contravvenendo al patto, nominò suo figlio Yazīd per la successione al califfato. Al-Ḥasan nel frattempo era morto, forse avvelenato dallo stesso Muʿāwiya (secondo la versione sciita), e al-Ḥusayn, che ne aveva ereditato l'imamato, rifiutò categoricamente di giurare fedeltà a Yazīd, sia per questione di legittimità, sia per una pretesa indegnità mostrata dallo stesso. Messo di fronte alla scelta tra la sottomissione e lo scontro, al-Ḥusayn progettò di raggiungere la città irachena di Kufa, dove gli alidi erano molto forti e gli avevano promesso il loro sostegno.
Ma le truppe califfali intercettarono al-Ḥusayn a Kerbelāʾ, sulla strada per Kufa, impedendogli anche l'accesso all'acqua dell'Eufrate. Al-Ḥusayn, con soli 72 combattenti (gli abitanti di Kufa erano stati nel frattempo duramente repressi e si guardarono bene dall'intervenire in suo soccorso), dovette fronteggiare l'assai maggiore contingente armato califfale spedito dal wālī di Kufa e l'esito fu inevitabilmente la morte sua, dei suoi familiari e dei suoi discepoli. La battaglia di Kerbelāʾ, del 680, segnerà la definitiva rottura tra gli alidi e il resto della comunità che più avanti prenderà il nome di Ahl al-Sunna (da cui il nome di "sunniti").
Il destino tragico di al-Ḥusayn scosse le coscienze dei musulmani e accrebbe la determinazione a lottare per l'ideale di un potere giusto e rispettoso dei princìpi fondamentali dell'Islam originario. Il martirio divenne il simbolo della lotta contro l'ingiustizia. Il senso dello sciismo è in questo massacro, e quindi nel culto dei martiri. Tutti i discendenti di al-Ḥusayn, ovvero gli Imam dellAhl al-Bayt, la Famiglia del Profeta, ebbero un destino tragico di prigionia e di avvelenamenti.Per gli sciiti, gli Imam sono le guide, i custodi del Libro. La loro legittimità non deriverebbe dalla discendenza carnale dal Profeta, ma dalla loro eredità spirituale; essi ebbero una conoscenza profonda del significato del Corano e ne spiegarono il senso esoterico (bātin) ai fedeli. Lo studioso Henry Corbin considera lo sciismo la corrente più esoterica dell'Islam.Henry Corbin, Storia della filosofia islamica, Adelphi, 1991, p. 51. ISBN 88-459-0141-6.
Il dodicesimo Imam di questa catena di successione iniziata con ʿAlī e proseguita con al-Ḥasan e al-Ḥusayn, sfuggì alla repressione del califfo di turno occultandosi nell'874. Questo fenomeno sovrannaturale mise dunque termine alle rivendicazioni del potere temporale e diede una dimensione fortemente escatologica e religiosa allo sciismo. Gli sciiti duodecimani, ovvero coloro che riconoscono una successione ininterrotta di dodici Imām, da quel momento accettarono passivamente l'ordine politico stabilito, nell'attesa della parusia del loro ultimo Imam che, alla fine dei tempi, tornerà a manifestarsi e a ristabilire la giustizia in Terra. In questa attesa, nessun potere politico è pienamente legittimo.
La Rivoluzione Iraniana del 1979 ha in parte modificato questo atteggiamento, stabilendo il potere del giurisperito (velāyat-e faqih), in cui spicca la figura della Guida Suprema (rahbar) - coadiuvato da alcune istituzioni di Mulla -, che, pur non esente da difetti ed errori, cerca di creare e gestire una società islamica quanto più giusta possibile e preparare le condizioni per il ritorno dell'Imam Atteso.
Particolari dottrinali Lo sciismo è basato su cinque fondamenti dottrinali: