Marsicovetere (o Marsico Vetere, IPA: , Marsëcuvètrë in dialetto lucano centrale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Potenza in Basilicata. È composto dal centro storico, posto su un'altura e ricadente all'interno del parco nazionale dell'Appennino Lucano, e dalle zone decentrate di Villa d'Agri e Barricelle, che si trovano invece in area pianeggiante.
Geografia fisica Territorio
Il territorio Marsicoveterese, avente una superficie di con una densità di , confina a nord con il comune di Calvello, a est con il comune di Viggiano, a sud, in corrispondenza del fiume Agri, con i comuni di Grumento Nova e Tramutola, e ad ovest con i territori di Paterno e Marsico Nuovo.
Il centro storico è posto a circa , Villa d'Agri e Barricelle a circa 600 metri. Il punto più alto è la vetta del Monte Volturino (), quello più basso in prossimità del fiume Agri ().
Clima La stazione meteorologica più affine per altitudine e vicinanza è quella di Stigliano. Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a , mentre quella del mese più caldo, agosto, è di .
Origini del nome Il nome presenta un’origine incerta, con diverse ipotesi che ne spiegherebbero la derivazione, strettamente connesse alla teoria della nascita dell’insediamento nel IX-X secolo, nel periodo di riconquista bizantina dell’Italia meridionale operata da Niceforo Foca, quando la città romana di Grumentum era già in abbandono.
Pertanto, il toponimo potrebbe risalire dal termine greco-bizantino Martzikon (Μαρτζίκον) o Martzion (Μάρτζιον), con il suffisso -ikon, tipico dei toponimi militari e amministrativi dell’Impero bizantino, spesso utilizzato per indicare insediamenti fortificati o strategici. Questa ipotesi è coerente con il contesto storico del IX-X secolo, quando i Bizantini stabilirono nuove fortificazioni per difendere i territori riconquistati dai Longobardi, e con l’uso frequente di suffissi simili nei toponimi dell’Italia meridionale legati al dominio bizantino.
Un'altra ipotesi lega il toponimo al vocabolo tardo latino marsicum, che a sua volta si ricondurrebbe al longobardo marsik, indicando un luogo paludoso o acquitrinoso. Questa spiegazione si collega alle caratteristiche geografiche della Val d'Agri nell’Alto Medioevo, che presentava zone con ristagni d’acqua o terreni umidi, derivati dalle piene del fiume Agri e dalla conformazione della valle stessa. Tale etimologia rifletterebbe quindi una denominazione descrittiva basata sulla caratteristica ambientale del territorio circostante in quell’epoca.
Un’ulteriore teoria collega l’origine del nome al ver sacrum, rituale che avrebbe condotto un gruppo di Marsi ad insediarsi in area lucana. Diffusa dai topografi del XVIII secolo, l’ipotesi è stata respinta dal Racioppi, evidenziando l’incongruenza cronologica e la mancanza di prove storiche, linguistiche e archeologiche.
La specificazione Vetere, dal latino Vetus, che distingue Marsicovetere dalla vicina Marsico Nuovo, non si riferisce necessariamente a insediamenti di epoche differenti, ma rifletterebbe il confine in movimento tra le aree sotto il controllo bizantino e longobardo. Questa distinzione rispecchia quindi un’evoluzione geopolitica e militare della regione, legata alla competizione per il controllo del territorio durante l’Alto Medioevo.
Storia
Antichità e presenza romana Marsicovetere si trova in un’area abitata fin dall’antichità, come dimostrano i reperti archeologici rinvenuti nella zona, che attestano la presenza di insediamenti di epoca preromana e romana. Lo storico romano Strabone menzionò una località chiamata Vertina, la cui identificazione con il territorio di Marsicovetere fu proposta per la prima volta dal Pacichelli nel XVII secoloStrabone cita nella Geografia una fiorente città, Vertina, nelle vicinanze di Grumentum. In virtù di importanti rinvenimenti archeologici nell'area di Marsicovetere, a partire dal Pacichelli si ipotizzò che Vertina potesse sorgere su un'altura contigua all'attuale abitato, denominata Civita, in zona Tempa di San Nicola.. Questa ipotesi si basava principalmente sull’affinità verbale tra Vetere e Vertina, un criterio ritenuto debole e infondato dal Racioppi, che confutò tale teoria in mancanza di riscontri storici, lasciando la collocazione di Vertina del tutto ipotetica.
Alle pendici dell’attuale abitato, in prossimità della Via Herculia, la potente famiglia romana dei Bruttii Praesentes edificò la Villa romana di Marsicovetere, estesa per oltre 1.700 m². Nel II secolo la villa divenne residenza dell’imperatrice Bruzia Crispina, moglie dell’imperatore Commodo. Essa sorgeva in una posizione strategica, all'incrocio tra la via Herculia e due tracciati trasversali: un percorso di collegamento con la via Popilia e un aspro diverticolo che risaliva il corso del torrente Molinara in direzione di Anxia.
Dopo la caduta in disgrazia e la successiva esecuzione di Bruzia Crispina, la villa passò sotto la gestione di procuratores imperiali, incaricati dell’amministrazione dei beni appartenenti al patrimonio. Rimase in uso fino al VII secolo, assumendo un ruolo centrale nella gestione delle risorse agricole e nel controllo della rete viaria locale. Questa funzione rifletteva l’importanza della regione nella struttura amministrativa e viaria dell’Impero romano, consolidando il ruolo dell’attuale Marsicovetere come centro strategico in epoca classica e tardo-antica.
Crisi tardo-antica e dominazioni La crisi del VI-VII secolo, dovuta prima alle guerre gotiche con la diffusione della peste di Giustiniano e poi all’invasione longobarda, comportò il declino dei siti di pianura a favore di insediamenti più sicuri localizzati a quota più elevata. Ciò determinò il popolamento del sito della Civita, anche detto Tempa di San Nicola, un insediamento fortificato già abitato in epoche precedenti. Qui è attestata anche la presenza di un edificio religioso, probabilmente sorto sulle vestigia di un luogo di culto più antico, menzionato ancora nel XVII secolo come Santa Maria La Civita, ma che al tempo potrebbe essere stato dedicato a San Nicola di Bari, il cui culto si diffuse a partire dall’VIII secolo.
Proprio in questo periodo l’area della Val d'Agri, ancora soggetta ai Longobardi, venne raggiunta da comunità monastiche in fuga dalla persecuzione iconoclastica in atto nell’Impero bizantino. Nel territorio di Marsicovetere si conserva un chiaro riferimento a tale fenomeno nell’onomastica dell’area detta la Laura, dal greco Λαύρα, localizzata a monte dell’attuale abitato. Si tratta di un sito che probabilmente ospitava una piccola comunità monastica, rifugiatasi in un agglomerato di grotte ancora oggi ben visibili.
Nei decenni centrali del IX secolo l’area di Marsicovetere fu coinvolta nel collasso della presenza longobarda in Lucania. Le guerre intestine tra i principati favorirono l’ingresso dei Saraceni, che dal 836 effettuarono incursioni sistematiche partendo dalle basi sulla costa jonica, fino a consolidare avamposti collegati all’Emirato di Bari (847–871). Una possibile testimonianza toponomastica di tale fase è il toponimo Monte Saraceno, rilievo del gruppo del Volturino, collocato lungo la Via Herculia e in posizione strategica tra l’Agri e il Basento, con vasto controllo visivo fino alle Murge. L’instabilità generata da queste incursioni portò all’abbandono degli insediamenti di pianura: secondo la tradizione riportata dal Di Meo, la distruzione definitiva di Grumentum si verificò nel 878, con rifugio dei superstiti nei siti d’altura, tra cui la Tempa San Nicola, che venne fortificata.
Riconquista bizantina La svolta politica e militare giunse con l’iniziativa dell’imperatore Basilio I, che nel 882 affidò allo Strategos Niceforo Foca il comando di una grande spedizione per ristabilire il controllo bizantino sull’Italia meridionale. La Val d'Agri divenne uno degli assi principali dell’avanzata bizantina negli anni 885–886, poiché costituisce il più naturale corridoio di penetrazione da Taranto verso i territori longobardi .
La riconquista fu seguita da un’ampia riorganizzazione territoriale: i Bizantini istituirono presidi lungo le principali vie di comunicazione e nei punti d’altura strategici. In questo quadro, tra la fine del IX e gli inizi del X secolo, l’area dell’odierna Marsicovetere appare inserita nel sistema difensivo bizantino, identificabile con un phrourion, ovvero un appostamento militare.
La posizione del presidio rispondeva a precise esigenze di controllo militare e amministrativo, poiché dominava le due vie d’accesso ai territori bizantini per chi proveniva da Salerno. La prima era la Via Herculia, che conduceva in direzione di Bari attraverso il diverticolo che supera la gravina del torrente Jòme, tra il nuovo phrourion e la preesistente civitas della Tempa San Nicola; la seconda era la direttrice che da Grumentum portava a Taranto, seguendo il corso del fiume Agri.
Feudalesimo medievale Con l'avvento dei Normanni il borgo fu fortificato con castello e mura. Nel maggio 1151 la presenza del castello e del borgo circostante è attestata in un atto di donazione di « [...] Alexander Marsici Veteris dominus...», il quale concedeva il Monasterium Sancti Iohannis, in località Valloni, alla Badia di Cava. La particolarità di tale documento è legata all'onomastica del luogo, permettendo di affermare che nel XII secolo l'insediamento portava già questo nome. Nel Catalogus baronum del 1152 Marsicovetere rientrava nella Contea di Gravina e il predetto Alessandro è menzionato come possessore del castello di Marsicovetere, a servizio del conte Gilberto (cugino spagnolo della regina Margherita di Navarra). Successore di Alessandro fu il fratello Bartolomeo, citato in un atto di donazione del 1188, con il quale concesse la Ecclesiam Sanctae Mariae, in località Molinara, alla Badia di Santo Stefano di Marsiconuovo.
Nel successivo periodo svevo, a seguito dell’esilio impartito al Conte Gilberto nel 1169, si suppone che il castello di Marsicovetere fosse transitato dalla Contea di Gravina alla Contea di Marsiconuovo, presumibilmente per ragioni di contiguità territoriale e per afferenza alla medesima Diocesi. Se ne avrebbe testimonianza in epoca successiva, dai Registri della Cancelleria Angioina, nei quali si menziona Ruggiero Sanseverino, Conte di Marsico, come possessore di Marsicovetere prima del 1269. Pertanto, a seguito della Congiura dei Baroni, Marsicovetere avrebbe seguito la vicenda della Contea di Marsico, confiscata ai Sanseverino e concessa prima ad Enrico di Spernaia (1256), poi a Riccardo Filangieri (1260 circa), per poi essere restituita al succitato Ruggiero Sanseverino con l’avvento degli Angioini (1266).
Nel 1334 Marsicovetere fu rifugio di Angelo Clareno, punto di riferimento dei Francescani spirituali, ricercato dall'Inquisizione e già scomunicato dal 1317. Qui, nel convento di Santa Maria di Loreto, in località Santa Maria dell'Aspro, introdusse l'ordine dei Fraticelli e produsse un'effervescenza religiosa fondata su una spiritualità che predicava il rinnovamento della vita in attesa dell'apocalisse (compiendo, secondo alcune fonti, anche alcuni miracoli). Clareno morì il 15 giugno 1337 e la sua tomba divenne metà di frequenti pellegrinaggi.
Feudalesimo moderno Ben altra importanza assunse Marsicovetere nell'età moderna, infatti re Ferdinando I di Napoli donò, nel 1468, Marsicovetere ad Ettore Caracciolo Pisquizi (patrizio napoletano e fratello di Sergianni Caracciolo, primo ministro al tempo di Giovanna II) con il titolo di Signore. Il primo a essere insignito del titolo di Principe di Marsicovetere da re Filippo III di Napoli fu Salvatore Caracciolo il 4 giugno 1646. Secondo una descrizione dei beni feudali, effettuata dall'erario Giovanni Masino, i principi possedevano un palazzo in paese, con un giardino (detto il Giardinello) e una cappella intitolata a San Michele, oltre ad un palazzo in campagna con numerosi vigneti intorno.