Vedi Napoli e poi muori è un documentario italiano del 2006, diretto da Enrico Caria.

Trama Enrico Caria, regista e giornalista satirico napoletano, emigrato a Roma negli anni Ottanta in seguito alla prima guerra di camorra e al devastante terremoto del 1980, decide di fare ritorno a Napoli, spinto dal desiderio di riscoprire una città che sembra vivere un nuovo Rinascimento. La metropoli partenopea è in fermento: il centro storico è stato riqualificato e la città è addirittura candidata a ospitare l’America’s Cup, la più prestigiosa competizione velica al mondo, con investimenti previsti per oltre un miliardo di euro.

Tuttavia, la rinascita urbana e l’immagine patinata della "Napoli turistica" si scontrano ben presto con una realtà ben diversa: nelle periferie scoppia una nuova guerra di camorra. Il protagonista si ritrova così a osservare le contraddizioni di una città spaccata in due: da un lato il golfo con il Vesuvio, il Castel dell’Ovo e le luci del turismo; dall’altro, le aree dimenticate di Napoli nord – Secondigliano, Melito, Scampia – dove la violenza esplode e la criminalità organizzata riprende terreno.

Quando il conflitto tra clan termina e l’attenzione mediatica si affievolisce, i gruppi criminali tornano a espandersi silenziosamente, riaffermando il loro controllo sul territorio.

Il documentario, che usa la formula della docufiction con la partecipazione di Giulio Gargia come guida del protagonista usa la voce del regista e di giornalisti (quali Roberto Saviano, nella sua prima apparizione), politici (Tano Grasso), scrittori (Francesco Costa) attori, musicisti (A67) e compaesani, offre uno sguardo critico e disilluso su una città sospesa tra bellezza e degrado, speranza e rassegnazione.

Pubblicazione Venne prodotto dall'Istituto Luce nel 2006 e poi distribuito nei cinema d'Italia il 26 gennaio 2007.

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