Lo stato sociale (in inglese: welfare state, ) è l'insieme delle politiche sociali che proteggono i cittadini di uno Stato dai rischi e li assistono nei bisogni legati alle condizioni di vita e sociali.
Il termine è anche usato in un'accezione più ampia, per definire un orientamento dello Stato e/o di istituzioni sociali volto a proteggere e promuovere il benessere economico e sociale dei cittadini, sulla base dei principi di pari opportunità, equa distribuzione della ricchezza e responsabilità pubblica per i cittadini più fragili.
Le prime politiche dello stato sociale, come le pensioni pubbliche e le assicurazioni sociali, si svilupparono a partire dal 1880 nei paesi occidentali in via di industrializzazione. La Grande depressione, la prima e la seconda guerra mondiale diedero impeto all'espansione dello stato sociale, per affrontare la disoccupazione, la perdita di produzione e il collasso del sistema finanziario. Alla fine degli anni Settanta i sistemi di welfare sono entrati in crisi in molti paesi per effetto di politiche neoliberiste, crisi economiche, trasformazioni sociali ed economiche, cambiamenti demografici e problemi di sostenibilità finanziaria.Luciano Gallino, Con i soldi degli altri. Il capitalismo per procura contro l'economia, Einaudi, Torino 2009. ISBN 978-88-06-18599-2
Storia Ogni società contempla delle norme per la ridistribuzione della ricchezza tra i propri cittadini. In alcune società queste norme sono di tipo religioso. Ad esempio, nelle società islamiche è consuetudine la Zakat. Nell'Antica Roma vi era, invece, la lex frumentaria.
Le politiche sociali contemporanee nel mondo occidentale trovano le loro radici nell'assistenza caritatevole e beneficenza nei confronti dei poveri. Nel corso dei secoli, gli attori principali furono organizzazioni associate alla Chiesa e la filantropia nobiliare. In Europa, le prime forme assistenziali pubbliche si svilupparono in Inghilterra e Francia a partire dal XVI secolo, non solo a scopo assistenziale, ma anche repressivo e di controllo sociale dei poveri. In Inghilterra nel XVI secolo si introdusse per prima una tassazione per finanziare strutture di ricovero forzato per i poveri, affidate alle parrocchie..
Nel mondo occidentale, la velocità di sviluppo dello stato sociale e la sua organizzazione hanno mostrato differenze nazionali, pur in un certo grado di similitudine generale. Le basi dello stato sociale vennero gettate tra fine del 1800 e primi del 1900; esso si consolidò dopo il primo conflitto mondiale e sotto l’impulso della grave crisi del 1929. Lo stato sociale continuò a crescere fino alle prime crisi fiscali degli anni 1980, quando i presupposti della sua espansione vennero messi in discussione.
Fasi storiche Nei paesi occidentali, la storia dello stato sociale viene tipicamente divisa in cinque fasi.
Nascita (dal 1800 alla prima guerra mondiale)
Nel corso dell’ottocento, la rivoluzione industriale e la crescita demografica cambiarono fondamentalmente le società europee e crearono nuovi strati di povertà e fragilità sociale. I movimenti operai crebbero fortemente verso la fine del secolo, accentuando la richiesta di tutele e introducendo forme di mutualità. Le prime forme di protezione sociale assunsero non solo ruoli di assistenza, ma anche di ordine pubblico e di gestione della forza lavoro. Il nascente intervento statale (più accentuato in alcuni paesi, come la Francia, che in altri) si combinava con il tradizionale ruolo della beneficenza e delle istituzioni religiose e con un ruolo crescente delle associazioni operaie e dei sindacati.
Le prime assicurazioni sociali obbligatorie furono generalmente quelle contro gli infortuni sul lavoro (1880-1900). Successivamente vennero introdotte quelle per le malattie (1880-1920) e contro la disoccupazione (a cavallo della prima guerra mondiale).
Consolidamento (periodo inter-bellico) Gli anni 1920 e 1930 furono un'epoca di crescita dello stato sociale in molti paesi, democratici o totalitari. È questo il caso ad esempio degli Stati Uniti con le politiche del New Deal che seguirono la crisi economica del 1929; in Germania con la crescita dello stato sociale nazista sui fondamenti costruiti dal Governo di Bismarck alla fine dell’800; in Svezia, con lo sviluppo delle politiche sociali di ispirazione socialdemocratica; in Gran Bretagna, con l’estensione di assicurazioni universaliste; in Italia, con le riforme sociali centraliste e stataliste promosse dal regime fascista. In generale si produsse un ampliamento delle tutele a una sezione più larga della popolazione e vennero lanciati nuovi e più elaborati schemi di previdenza e sostegno al reddito..
Espansione (1945-1975) Nel secondo dopoguerra una fase di forte crescita economica e delle tensioni e domande sociali produsse una forte espansione delle politiche e della spesa sociale. I regimi di welfare cominciarono a divergere significativamente tra i paesi. Nei paesi anglosassoni e scandinavi si affermò un modello universalistico volto a limitare l'esclusione sociale. Nei paesi europei continentali si estesero invece gli schemi previdenziali legati alle categorie occupazionali e basati sulla contribuzione.
Crisi (anni 1970-1980) Durante gli anni Settanta, la crescita economica rallentò a causa delle crisi petrolifere e delle tensioni internazionali. Disoccupazione e tensioni sociali aumentarono in Europa. I presupposti dell'espansione precedente dello stato sociale vennero meno. L'espansione delle politiche sociali era stata sostenuta dalla crescita economica, dall'espansione industriale, da un relativo equilibrio dei ruoli sociali e da una relativa efficacia delle politiche pubbliche. Ora, nuovi fenomeni si accentuavano rompendo gli equilibri precedenti e introducendo profonde trasformazioni sociali, politiche ed economiche: la crescita economica si indebolì; il settore terziario soppiantò l'industria come settore dominante; la globalizzazione economica e l'integrazione europea cambiarono le relazioni economiche e politiche; l'invecchiamento della popolazione, assieme a immigrazione, trasformazioni di valori sociali e dei rapporti di genere crearono nuove domande sociali. Queste profonde trasformazioni, assieme a pressioni per il risanamento fiscale, misero in crisi i modelli di stato sociale, che furono chiamati a contenere i costi e allo stesso tempo a rispondere a nuove domande di servizi e tutele.
Riforma (dagli anni 1990 ad oggi) A partire dagli anni Novanta, i regimi sociali hanno vissuto frequenti riforme e trasformazioni, diverse da Paese a Paese, volte a riconciliare domande spesso contrastanti tra loro: la riduzione dei costi, nuove politiche di ridistribuzione, tutele verso nuove fragilità sociali o nuovi diritti sociali, e ricalibratura delle politiche sociali esistenti.Anthony Barnes Atkinson ,Disuguaglianza. Che cosa si può fare?, Raffaello Cortina Editore, 2015, ISBN 978-88-6030-788-0
Stato sociale digitale A partire dagli anni Duemila, l'implementazione delle programmazioni dello stato sociale tramite sistemi digitalizzati ha portato a quello che viene definito stato sociale digitale, in un documento dell'Onu del 2019 vengono evidenziati i risultati controversi di questo sistema in merito a discriminazioni, privacy e bias.
Interpretazioni storiche Molti fattori hanno avuto e continuano ad avere un ruolo nel generare l’evoluzione dello stato sociale e diverse scuole di pensiero attribuiscono loro una importanza diversa. Alcune scuole di pensiero usano una interpretazione ideologica. Altre una chiave di lettura sociologica basata sulla teoria della convergenza.. Più recentemente si è affermata un'interpretazione storico-istituzionalista, che vuole integrare il ruolo di idee, contesto storico e meccanismi istituzionali nel guidare lo sviluppo dello stato sociale..
Interpretazioni ideologiche Le interpretazioni ideologiche si concentrano sulle idee che hanno influenzato la legislazione sociale. Storici liberali hanno enfatizzato la graduale ricerca di giustizia sociale nell'evoluzione delle norme e delle politiche, come mezzo per il miglioramento del benessere collettivo. Storici marxisti vedono nella legislazione sociale uno strumento di controllo delle masse da parte delle classi dominanti la società capitalistica: il loro obiettivo è preservare il sistema e le tutele sociali sono dunque un prezzo da pagare per provvedere alla salute e istruzione della forza lavoro e per prevenire o mitigare contestazioni.
Interpretazioni contestuali In campo economico e sociologico, la teoria della convergenza postula che società diverse, per effetto della diffusione dell’industrializzazione e di cambiamenti ad essa associati (crescita economica, urbanizzazione, cambiamenti demografici, ecc.) tendono ad assumere strutture sociali ed economiche simili. Tra le conseguenze, esse tendono a sviluppare uno stato sociale simile perché tra le loro società c’è una convergenza di bisogni e strutture. Le ideologie contano solo secondariamente. Questa prospettiva è detta anche contestuale.
Interpretazioni storico-istituzionaliste Questa prospettiva considera che l’evoluzione dello stato sociale è solo secondariamente determinata dal contesto sociale ed economico, ma molto di più dalle istituzioni. Con il termine istituzioni non si intendono qui solo le organizzazioni formali, concrete (p.e., ministeri, enti, ecc.) ma anche l’insieme di regole, leggi e anche, più diffusamente, idee, valori, schemi mentali che si riflettono in una determinata politica sociale. Ad esempio, la politica di assistenza sociale come istituzione è costituita non solo da leggi, regolamenti ed organizzazioni, ma anche dalle idee, dai valori, dai modi di pensare (relativi, in questo esempio, a chi è necessario assistere, come e con quali risorse) che informano e soggiacciono agli aspetti istituzionali formali, concreti e più visibili. Le istituzioni così intese si riflettono (in maniera dinamica, in continuo graduale cambiamento) nell'apparato statale del welfare (la burocrazia, fatta di idee, regole e strutture).
Attraverso le varie istituzioni, che sono in relazione tra loro, si gioca la competizione per il potere, cioè la competizione politica. La competizione politica da impulsi attraverso le riforme, e le istituzioni (come sopra intese) frenano e allo stesso tempo guidano il cambiamento dello stato sociale. L’assetto istituzionale esistente determina quindi gli esiti della politica. Il processo di cambiamento (la storia) non è una semplice sequenza di eventi, ma una evoluzione. Le istituzioni influenzano i cambiamenti possibili: le scelte di ieri restringono il ventaglio delle opzioni disponibili per domani (perché ad esempio rinforzano idee, impegnano risorse, rafforzano determinati attori, diffondono certi valori, a scapito di altri). In sostanza, i cambiamenti dipendono dal percorso.
Per spiegare l’evoluzione dello stato sociale, non è dunque sufficiente studiare i cambiamenti visibili (le leggi, le organizzazioni). Bisogna analizzare come quei cambiamenti visibili sono stati influenzati dai cambiamenti di valori, idee, modi di pensare e di agire degli attori coinvolti, e viceversa. Solo in questa maniera è possibile cercare un nesso causale tra un cambiamento osservato (p.e., una riforma sociale) e i fattori istituzionali che l’hanno determinato.
Questa prospettiva si rivela particolarmente utile nello studiare la fase attuale della storia dello stato sociale: aiuta a spiegare l’origine della configurazione attuale delle politiche sociali e la difficoltà d fare riforme radicali; essa aiuta anche a identificare quelle che sono le riforme possibili.
Definizione
Una definizione di stato sociale accettata universalmente non esiste. ll concetto di stato sociale, che si è molto diffuso in particolare dagli anni 1950, ha assunto diversi significati, che possono variare in base al contesto a cui ci si riferisce..