Calasetta (Câdesédda in ligure tabarchino, Cädessedda o Câdezédda in ligure, Cal 'e Sèda in sardo) è un comune italiano di abitanti della provincia del Sulcis Iglesiente in Sardegna.
Situato sulla punta settentrionale dell'isola di Sant'Antioco nell'arcipelago del Sulcis, era inoltre un comune onorario dell'ex provincia di Genova. È nota come «la bianca», per il colore prevalente delle abitazioni. Sono caratteristici il bianco calce, appunto, l'azzurro del cielo e del mare, e il verde dei ginepri sulle spiagge.
Geografia fisica Territorio Geologicamente il territorio calasettano deve la sua attuale struttura ad un grande sconvolgimento tellurico accaduto più di un milione di anni fa, nell'era terziaria. Il territorio comunale costituisce la parte nord-occidentale dell'isola di Sant'Antioco, ed è formato da basse colline con coste scoscese a falesie verso ovest, mentre ad est la costa è bassa e caratterizzata da un golfo marino di bassa profondità, che separa l'isola dalla Sardegna. Il comune di Calasetta ha un'altitudine media di 9 m s.l.m., la misura è espressa in metri sopra il livello del mare dal punto in cui è situata la casa comunale, (con l'indicazione della quota minima e massima sul territorio comunale, espressa rispettivamente in 0 m e 142 m).
Nella parte esterna (lato ovest), vi sono poche spiagge di ampie dimensioni (sebbene rinomate), soggette, soprattutto quelle esposte a maestrale, ad imponenti mareggiate invernali.
Clima Il clima e la situazione geografica di Calasetta sono completamente comprese in un clima definibile come mediterraneo caldo, con inverni tiepidi o freschi, umidi e a volte ventosi, (vento prevalente il maestrale), e con estati molto calde, molto soleggiate e aride, con un intervento fortemente moderatore delle temperature massime recato dai venti marini.
La piovosità estiva è ridottissima, fatto che limita la vegetazione estiva delle erbacee (abbondantissime e fiorite in inverno), e privilegia invece la vegetazione a macchia mediterranea, bassa sul lato ovest, a ginepro, mirto, lentisco, rosmarino, e palma di San Pietro. La parte orientale ha una vegetazione a macchia più alta ed è quella che alloggia la maggior parte delle coltivazioni.
Cale, coste e spiagge del comune Nel litorale del comune di Calasetta, partendo da est verso ovest e poi da nord verso sud, si hanno le seguenti cale, coste e spiagge più conosciute:
Costa "Punta Dritta" Lido "Punta Dritta" Lido Cirdu o stagno di Cirdu ("Cedro") Lido Giunchea o Giunchera ("Giuncaia") Spiaggia Cussorgia ("Pascolo Concesso") Lido Su Fossu ("Il Fosso") Lido Capriolu ("Capriolo") Lido Büllu u fre da Büllassa (cioè: "Billo fratello di Bullassa") Punta Rosarieddu Lido Riu Tupei ("Rio Tupei") Lido Furnoxe ("Fornace") Lido U Disc-cu ("il disco") Lido U Bugasu ("La Baia") Riva Marina Marina - Porto di Calasetta molo Pescatori Marina - Porto di Calasetta molo Traghetti Marina - Porto di Calasetta banchine pescatori
Marina - Porto di Calasetta - Punta de L'Uisottu ("Punta dell'Isolotto") Marina - Porto di Calasetta porticciolo turistico Marina - Porto di Calasetta Fanò du Fransaise (cioè: "Fanale del Francese" o "Isolotto del Francese") Marina - Porto Barla Marina - Punta du Pàize o A Punta ("Punta del Paese" o "La Punta") Marina Sc-coggiu Sabetta ("Scoglio Elisabetta") Marina Sc-coggiu Russu ("Scoglio Rosso") Costa Punta da a Cruxe ("Punta della Croce") Costa Sutta Ture ("Sottotorre") Spiaggia Sottotorre o Spiaggia di Punta Croce Promontorio Punta Manca Belvedere Punta Manca Costa Punta Manca Costa Daou Botta ("Da Botta") Costa Ca' Gianca ("Casa Bianca") Costa Vigna du Doutu Biggio ("Vigna del dottor Biggio") Lido Spiaggia la Salina Lido Spiaggia Stagno della Salina Promontorio Punta della Salina Costa Punta della Salina Calette Punta Salina Costa Ciannassee ("Spianate") Costa Labirintu ("Labirinto") Costa Dou Recantu ("Dell'Angolo") Lido Spiaggia Grande o Spiaggiagrande o anche Porto Maggiore Lido La Tonnara: vecchia tonnara con piccolo molo per imbarcazioni Costa Punta Maggiore o Perdas Nieddas ("Pietre Nere") Costa Fanò de Tera ("Faro di Terra")
Scoglio Mangiabarche o Fanò de Mangiaborche ("Faro di Mangiabarche"), con il vecchio monumentale faro Costa Le Batterie con vecchie postazioni militari anti-aeree Costa Mangiabarche Costa ’’Niu de Passue’’ (Nido dei Passeri) con tre faraglioni Costa L'Egua ("L'Acqua") Costa Riu Canò de l'Ergiu ("Rio Canale Ergiu") Costa Macori o Maccori con la lunga scogliera di alte falesie (da 20 m a 40 m) Costa ’’U Passu de Maccori’’ (’’Il Passo di Maccori’’) Costa ’’A Chinolla’’ (‘’La Colonna’’ o ‘’Il Faraglione’’) Costa A Gúndua’’ o ’’Sedda Gùndula ("Sella Gondola!) con alte falesie (da 20 m a 40 m) Costa ’’Canò de Canne’’ (’’Canale di Canne’’) Costa ’’U Furnu’’ (‘’Il Forno’’) Costa La Vedetta con alte falesie (da 20 m a 40 m) Costa Concali Su Para ("Conca del Prete") Costa ‘’Punta di Câgólli’’ (‘’Punta Caragoli’’ o ‘’Chiocciola’’ o ‘’Lumaca di mare’’) con alte falesie (da 20 m a 40 m) Costa Arcu de Mercuredducfr e Costa Mercureddu Grotta Mercureddu piscina naturale Costa ’’Gruttuín’’ (‘’Grottoni’’) Costa ’’A Grotta du Ràixe’’ (‘’La Grotta del Rais o Capo dei tonnarotti’’) Cala e Grotta dei Tuffi Costa Giuanneddu Mei con alte falesie (da 20 m a 40 m) Costa Grottoni dei Colombi Costa ’’Grotta de Côlunga’’ (’’Grotta di Calalunga’’) Costa di ’’Côlunga’’ (’’Calalunga’’)
Origini del nome L'etimologia del toponimo Calasetta è ancora incerta. Secondo Giovanni Spano la denominazione deriverebbe da Calasèda, o Calesgèdda oppure Calaxedda diminutivo di "cala" ("piccola cala" o "piccolo porto"). Dello stesso parere fu Emidio De Felice; mentre un'interpretazione diversa si riscontra in una "Relazione" del 1737, in lingua spagnola, sullo stato dell'Isola di Sant'AntiocoRelazione di Vicente Frongia, Sant'Antioco del 2 giugno 1737, in ASC, Seg. di Stato II, vol. 1291. Secondo altri, invece, l'origine del nome sarebbe Cala de Sedda o Cal'e Sedda, Sedda, in lingua sarda significa "sella" o "sella di cavallo", infatti esaminata l'orografia del territorio nella zona della torre sabauda, quale punto più alto del borgo, si può dire che si configuri una specie di sella posta alla sommità di due lati discendenti dalla stessa: un lato occupa il versante diretto alla marina e al porticciolo; l'altro lato invade la zona attigua alla spiaggia di sotto la torre. Così possono essere visti come due lati, tali da raffigurare una sella di cavallo da cui forse il nome del paese. Altri ancora (Maria Cabras, ricercatrice storica locale), al contrario, attribuiscono l'origine della denominazione in sardo campidanese alla contrazione di Cala de Seda, cioè Cal'e Seda, o anche Cala Seda, cioè Cal'e Sera, ossia "Cala della Seta". Infatti, nel sardo campidanese seda o sera significa "seta", perché pare che il mare dell'arcipelago sulcitano abbondasse di particolari molluschi, da cui si ricavava la "seta di mare", cioè una sorta di "seta naturale marina" ottenuta dai filamenti che secerne una specie di molluschi bivalvi marini (Pinna nobilis), endemica del Mediterraneo, volgarmente noti come "nacchere" o "penne" (pinnae margaritiferae), dal cui interno i filamenti ricavati venivano utilizzati per la tessitura del bisso.Vittorio Angius, voce "Cala-seta", in Goffredo Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, III, Torino, G. Maspero, 1836, pp. 305-306. Si confermerebbe quest'ultima interpretazione in un documento del 1754, riguardante un progetto di colonizzazione dell'Isola di Sant'AntiocoCarta unita a una Memoria del Signor Ingegnere Bessone a riguardo dell'Isola di Sant'Antioco, del 20 maggio 1754, in AST, Sardegna, Materie Feudali, mazzo 21. In questo documento si alternano le denominazioni in dialetto sulcitano di Calasera o Calesera oppure nella parlata dei commercianti liguri Calasetta o anche Cala di Seta, traduzione dal dialetto sardo locale operata dai piemontesi, organizzatori del progetto di colonizzazione. Diversamente in un più antico documento del secolo XIII la "Cala" è indicata come Porto BarlaCompasso da Navegare, f. 183 v., in Motzo Bacchisio Raimondo, La Sardegna nel Compasso da Navigare, opera italiana della metà del secolo XIII, in «Archivio Storico Sardo», XX, Cagliari, pp. 152 e segg..
Storia
Preistoria e storia antica
Il territorio calasettano ha origini molto antiche. Nella zona di Calasetta è attestata la presenza dell'uomo primitivo con la sua attività e cultura, come si rileva nella presenza del sito archeologico delle Domus de janas di Tupei, (in lingua sarda Domus de Janas significa "Case delle Fate"), sono grotte scavate nella roccia adibite a funzioni sepolcrali, di epoca prenuragica, Per il periodo successivo, nelle campagne di Calasetta si riscontra l'esistenza di alcuni nuraghi e resti nuragici. Si segnalano per importanza i seguenti nuraghi, posti su un'altura o cumulo (in dialetto calasettano: bricco): Bricco Le Piane o Bricco delle Piane (su una collinetta alta 24 m); Bricco Scarperino (alto 48 m) e Bricco Sisineddu o Poggio Sisineddu (alto 40 m). Sono presenti nelle campagne del paese anche successivi insediamenti fenici, punici e romani, come testimoniano alcuni rinvenimenti. In località Tupei si sono rilevate presenze fenicie diverse incisioni su una roccia trachitica, denominata Sedda de Antiogu Selis, e altre incisioni rupestri su una sommità rocciosa (alta 49 m) in località Sisineddu. A 50 metri da Bricco Scarperino fu rinvenuto un mezzo sarcofago di origine punica o romana (dimensioni: 1 m × 0,50 m × 0,50 m). In località Campu Scia Maìn sono stati rinvenuti i seguenti reperti romani (tutti in ossidiana nera): perforatori, punta di lancia, raschiatoi e numerosi coltellini, con frammenti di vasi in terracotta. A 15 metri dal Rio Tupei sono stati rinvenuti i resti di un'antica costruzione romana, con un muro maestro (lungo 10 m), due tronconi di muri laterali e un muro di tramezzo. Queste strutture murarie sono costruiti in piccoli blocchi di tufo uniti con malta e spessi 50 cm. Altri resti simili su una collinetta vicina.
Storia medievale e moderna Nel periodo medioevale, nello specifico giudicale, non è attestata alcuna presenza abitativa permanente nel territorio calasettano, compreso nella curatoria del Sulcis, nel giudicato di Cagliari.
Durante il dominio spagnolo, si segnala il sopralluogo, nell'anno 1572, lungo le coste e il litorale calasettano da parte del Capitano di Iglesias, don Marco Antonio Camos, descrivendo nella sua Relaçion de todas las costas maritimas de lo Reyno de Cerdeña, i siti ottimali per l'edificazione di torri costiere per la guardia e la vedetta, con sentinelle armate, secondo le prescrizioni ordinate nel 1572-1573 dal re Filippo II di Spagna per la perlustrazione delle coste sarde.
L'insediamento tabarchino La popolazione di Calasetta è un'isola linguistica tabarchina (variante del dialetto ligure), come la prospiciente Carloforte sulla vicina isola di San Pietro; questa peculiarità culturale è dovuta alla colonizzazione e fondazione del paese da parte di coloni liguri provenienti dalle coste tunisine. Per il comune passaggio della comunità pegliese abitante nella piccola isola tunisina, ora promontorio e sobborgo della cittadina di Tabarca, la popolazione di Calasetta, in analogia con quella della vicina Carloforte, definisce se stessa come tabarchina, e l'idioma ligure parlato a Calasetta è detto tabarchino.
Alla metà del 1500 un gruppo di liguri, partiti da Pegli (sobborgo della metropoli di Genova) partirono per la piccola isola di Tabarka vicina alla costa della Tunisia, al seguito dei Lomellini, cospicuo casato genovese, che aveva avuto una concessione sul posto, per praticare commerci e la pesca del corallo.