Il Vallo di Sicilia è un'unità territoriale, o più spesso amministrativa, in cui veniva divisa la Sicilia, la cui istituzione è stata ipotizzata relativa al periodo normanno e la cui forma - pur con notevoli cambiamenti nei primi secoli di esistenza - rimase quasi invariata fino alla riforma amministrativa del Regno di Sicilia in età borbonica.
Etimologia L'origine etimologica del termine Vallo non è del tutto chiara.
Genericamente si tende a far discendere il termine da un termine latino, oppure arabov. ad es. . attraverso il vocabolo wālī (); in questo caso, tuttavia, il termine definisce le magistrature preposte alle province e non le medesime, che sono chiamate wilāya..
Di diverso avviso fu a suo tempo l'Amari, il quale ritenne che il termine vallis che appare nei primi documenti normanni dovette intendersi come la traduzione in lingua latina del termine iqlīm, con significato indistinto nei primi diplomi normanni di "territorio" e quindi estendibile a qualsiasi città, distretto o provinciacfr. .. L'origine latina proverrebbe dal termine vall accanto a vallum, a sua volta una possibile eredità sanscrita dalla radice var- o val- di varaṇà, che indica un palo, una palizzata o in generale un confine a palizzateVedi , Vallo..
L'origine da valle viene comunque rigettata da molti studiosiPer completezza tuttavia, riguardo all'iniziale denominazione del "Vallo Demone" l'Amari , tra le altre ipotesi avanzate, propone anche un'origine dal toponimo valle, riferendosi in quel caso alla vallata tra l'Etna e i Nebrodi (da lui definiti Appennini in quanto parte della catena appenninica di Sicilia), dominata da Rometta e dalla presunta Demenna; cfr. . anche per la declinazione al maschile del vocabolo.
Storia Come detto, l'istituzione del Vallo si tende a far risalire all'epoca normanna. Il più antico di cui si ha notizia, infatti, è il Vallo di Demona, testimoniato da fonti relative al 1060cfr. M. Amari, cit., pp. 468-70 n. 4..
Origine
Se si fa riferimento alla conquista dei Normanni per quanto concerne la suddivisione in valli della Sicilia, la presenza di più divisioni amministrative, territoriali e religiose nella regione ha certamente radici più profonde. Sotto il dominio romano infatti l'Isola era divisa in due provinciae territoriali: la provincia Lilibetana e la provincia Siracusana, usando come limite territoriale il fiume Imera meridionale (detto comunemente Salso, perché presenta un'elevata salinità per un lungo tratto fino alla foce) e il fiume Imera settentrionale (al tempo ritenuto un unico fiume col precedente). Con la prima diffusione del Cristianesimo si istituirono pure le prime diocesi. La tradizione, sebbene non supportata da prove concrete, vede Siracusa quale la sede della seconda diocesi al mondo, dopo Antiochiavedi la storia della diocesi di Siracusa sul sito della stessa. e anche le diocesi di Agrigento, Catania, Messina, Palermo vantano un'antica fondazione. Tuttavia, sebbene vi siano numerose testimonianze della presenza di comunità cristiane organizzate intorno al III secolo quasi su tutta l'Isola, non vi sono certezze sulla loro amministrazione, sui confini delle diverse divisioni diocesane o su quali territori fossero di loro pertinenza: si può solo ragionevolmente supporre che, in qualche modo, il limite del Salso venne rispettato, anche se poi le diocesi venivano ulteriormente frazionate. Dopo la caduta dell'Impero Romano le principali istituzioni decaddero. Nel VII secolo l'Isola passa all'Impero Romano d'Oriente e sotto Giustiniano II diventa un thema bizantino. Tale thema aveva in Siracusa la principale città, dove risiedeva lo strategoto, mentre è probabile che esistesse una suddivisione interna del territorio con diverse città a capo di un distretto di pertinenza. Il turmarca Eufemio di Messina prese per un breve periodo possesso del thema di Sikelia, proclamandola impero autonomo, ma costretto alla fuga in Ifriqiya, favorirà la conquista aghlabide della Sicilia nel corso del IX e X secolo. Dalla caduta di Siracusa fino al 965 il thema continuerà ad esistere, pur circondato dai territori occupati dalle truppe islamiche, con capitale Rometta. Nel contempo vennero istituite delle suddivisioni territoriali e vennero create delle forme di governatorato locale, probabilmente degli iqlīm o iklim (talora riportato anche ikrim) affidati ai rispettivi giundcfr. ., a partire dalla seconda metà del IX secolo. Amari giustifica la possibilità della suddivisione in tre province in età islamica e, nel contempo, la citazione nei più antichi documenti Normanni del solo Val Demone, con la necessità di rispettare l'antica suddivisione romana in due province, cui si aggiunge la terza - il Val Demone, appunto - distinta perché non ancora conquistata. Anche le principali città che diedero nome ai valli troverebbero in questa occasione la loro origine: Mazara verrebbe preferita a Lilibeo perché sede del diwân di benefici militari, mentre Palermo e Agrigento sarebbero state allodi dei rispettivi conquistatori; Noto verrebbe preferita a Siracusa perché quest'ultima al tempo non si era ancora ripresa dalla sanguinosa battaglia dell'878; sull'origine del Val Demone l'Amari chiude con la possibile origine dal greco tondemenon (="perduranti" o "permanenti", forse nella fede o nell'Impero), riferito agli abitanti del territorio, termine che diede nome al vallo e al contempo ad un fortilizio divenuto in seguito cittàcfr. .. Significativo il fatto che una gola presso Rometta, capitale del thema non ancora dissolto, viene chiamata in un documento del 963 "Dimnasc" (la quale pronuncia sarebbe dimnaʃ)cfr. . Importante notare che nel Libro di Ruggero di Idrisi del 1154 il Valdemone è definito «iklim di Dimasc».. Verso la fine della dominazione islamica, quindi, la Sicilia appare divisa in tre potentati (quello di Abd Allah ibn Makut a Trapani, Marsala, Mazara, Sciacca e rispettivi territori; di Ibn al Hawwas a Castrogiovanni e Castronovo; di Ibn al Maklati a Catania) e diversi altri governatori avevano in mano altri territori di Sicilia, come quello di Al Hasan a PalermoPer pochi anni, poi venne cacciato e la città fu in mano a diversi notabili locali.; di Hamud ai-Aidel a BurgioQuest'ultimo fu in passato califfo a Cordova, ma venne cacciato da una rivolta e rifugiò in Sicilia.; di Ibn al Thumna a Siracusa.. Ancora ad AnaorTalora identificata erroneamente con Monte Naone presso Piazza Armerina., Jato, Vicari, Cefalà e Termini appaiono a capo delle rispettive divisiones, presentando una situazione amministrativa complessa analogamente a quanto avviene con gli alfoz andalusiv. ad es. ..
Istituzione
La conquista normanna iniziò da nord, con la presa dei territori ancora in parte bizantini. Tra i primi documenti del periodo normanno appare la menzione del valle Deminæ in un documento del Malaterra«Hic Christiani in valle Deminæ mantes, sub Saraceni tributarii erant»; Malaterra, Libro II, Capitolo XII in v. Caruso, cit., t. I p. 181; Muratori, cit., t. V pp. 539 e ss.; cit. in M. Amari, cit., pp. 468-70 n. 4. relativa al secondo sbarco di Ruggiero in Sicilia (1060). Tale definizione però probabilmente definiva un territorio circoscritto, non oltre la diakratèsis urbana, sebbene, come pure la presenza di funzionari a Castrogiovanni nel 1109 (baiuli, visconti, gabellieri), costituisse già una sorta di "embrione" dell'amministrazione provinciale che avrebbe caratterizzato piuttosto il secolo successivov. ad es. H. Bresc, cit., p. 323.. La prima descrizione della estensione di un vallo si ha del Val Demone nel 1154 in EdrisiAmari, cit., pp. 468-70 n. 4; H. Bresc, cit., p. 323. e genericamente si ritiene che tale sia anche la data della sua formalizzazioneA. Marrone, cit., p. 17.. L'attestazione successiva al 1130, anno di fondazione del Regno di Sicilia da parte di Ruggiero II, può indurre a credere che l'istituzione dei valli fosse una precisa volontà per gestire e amministrare meglio il Regno consolidato, accorpando le varie concessioni militari elargite durante il periodo della conquista. Al 1172 invece risale il primo riferimento certo relativo alla fondazione del secondo vallo, quello di Noto, mentre il terzo vallo a noi noto è a Castrogiovanni a partire dai documenti del 1183. La creazione di questi due avvenne sotto il regno di Guglielmo II (1166-1189). Del 1203, quindi notevolmente tardi rispetto ai precedenti, è il primo riferimento al Vallo di MazaraH. Bresc, cit., p. 323., in un documento redatto sotto la reggenza di Gualtiero di Palearia, tutore di un giovanissimo Federico (al tempo aveva appena nove anni), in quell'anno ancora ostaggio di Guglielmo di Capparone. Bisogna pensare, per l'età normanna, alla formalizzazione di una suddivisione amministrativa preesistente dal tempo dei quwwád siciliani, relativa a tre valli iniziali di (Noto, di Mazara e di Dèmona, ossia i medesimi di cui trattava l'Amari e originatisi dalla distinzione che fecero gli aghlabidi al momento della conquista dell'Isolacfr. M. Amari, cit., pp. 466-8.), la quale conobbe nella realtà amministrativa un notevole spezzettamento con la fondazione di numerosi altri giustizierati, il cui primo ad aggiungersi fu il Vallo di Castrogiovanni, probabilmente sulla base di concessioni precedenti. Con la fine del regno normanno e l'inizio della dinastia sveva i valli inizieranno ad accrescersi fino a raggiungere il loro numero massimo sotto la dinastia aragonese.
Età sveva