La disabilità è la condizione di chi, in seguito a una o più menomazioni strutturali o funzionali, ha una ridotta capacità d'interazione con l'ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale.

Significato Il mondo della disabilità ha vissuto profonde trasformazioni in epoca contemporanea grazie allo sviluppo di un'area di ricerca che trae origine dall'attivismo di persone con disabilità. Tale area di studio si diffonde inizialmente nei paesi di cultura anglosassone per poi espandersi in Europa Settentrionale e, a partire dagli anni settanta del XX secolo, hanno preso corpo numerose azioni di rinnovamento dei servizi e degli interventi a favore della persona con disabilità.Causin P., De Pierri S., Disabili e Società. L'integrazione socio-lavorativa in prospettiva europea, Milano, FrancoAngeli, 1999 Il cosiddetto processo d'inserimento dei portatori di handicap, oggetto delle politiche sociali di quegli anni, è andato via via affinandosi, sino a diventare un processo d'integrazione.

Tale processo si presenta come un orizzonte di ricerca al suo interno molto differenziato, ma che appartiene a una teoria unificante che condivide una trama comune che comprende: approccio critico al linguaggio normativo e sociale del deficit, confronto critico con il modello medico che vede la disabilità come elemento individuale basato sul legame accidentale tra menomazione e l'essere disabile, l'esame delle pratiche sociali ed istituzionali che causano l'esclusione e il raggiungimento dell'emancipazione e dell'autodeterminazione nella prospettiva dei diritti. Inoltre, tra i termini inclusione sociale e integrazione sociale vi è una distinzione:

Linclusione sociale è la situazione in cui, in riferimento a una serie di aspetti che permettono agli individui di vivere secondo i propri valori, le proprie scelte, è possibile migliorare le proprie condizioni e rendere le differenze tra le persone e i gruppi socialmente accettabili. Lintegrazione sociale è, invece, qualcosa di più profondo, come l'inserimento delle diverse identità in un unico contesto all'interno del quale non sia presente alcuna discriminazione. L'integrazione è intesa come il processo attraverso il quale il sistema acquista e soprattutto conserva un'unità strutturale e funzionale, mantenendo un equilibrio attraverso processi di cooperazione sociale e di coordinamento tra i ruoli e le istituzioni.

Quello di disabilità non è un concetto universale, ma molto spesso la sua definizione è legata al ricercatore e/o al tipo di ricerca che si sta effettuando. Un tentativo di schematizzare gli orizzonti dello studio sulla disabilità è stato offerto dallo studioso David Pfeiffer, che individua nove interpretazioni del paradigma della disabilità:

La versione socio-costruttivista americana: Goffman parla di categorie che nelle interazioni sociali vengono avvilite, viene proiettato su di esse uno stigma che costruisce l'identità delle persone con disabilità. Il modello sociale inglese: presenta una prospettiva di classe sulla disabilità. La versione del deficit o impairment: differenza legata all'abilismo. La versione della continuità: ciascuno può essere disabile secondo l'idea di continuità tra disabilità e non disabilità. La versione della varietà umana: le persone con disabilità soffrono di discriminazione perché la loro comunità è molto differenziata. Disabilità come discriminazione: una persona si sente disabile solo quando si confronta con la discriminazione.

Non esiste a livello internazionale un'univoca definizione del termine, anche se il concetto di disabilità è stato dibattuto in occasione della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, redigendo un documento finale approvato dall'Assemblea generale il 25 agosto 2006.

Il Decreto Legislativo 62 del 3 maggio 2024 ha introdotto in Italia una nuova terminologia ufficiale per parlare dei concetti di disabilità e persona disabile. Lo ha fatto modificando gli articoli 3 e 4 della Legge 104 del 1992.

In base all'articolo 3 della Legge 104/92: "È persona con disabilità''' chi presenta durature compromissioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali che, in interazione con barriere di diversa natura, possono ostacolare la piena ed effettiva partecipazione nei diversi contesti di vita su base di uguaglianza con gli altri, accertate all'esito della valutazione di base".

Di conseguenza, la condizione di disabilità è "una duratura compromissione fisica, mentale, intellettiva, del neurosviluppo o sensoriale che, in interazione con barriere di diversa natura, può ostacolare la piena ed effettiva partecipazione nei diversi contesti di vita su base di uguaglianza con gli altri".

La classificazione ICIDH La classificazione ICIDH (International Classification of Impairments Disabilities and Handicaps) del 1980 dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) distingueva tra: Menomazione intesa come perdita o anormalità a carico di una struttura o una funzione psicologica, fisiologica o anatomica e rappresenta l'estensione di uno stato patologico. Se tale disfunzione è congenita si parla di minorazione; Disabilità, ovvero qualsiasi limitazione della capacità di agire, naturale conseguenza ad uno stato di minorazione/menomazione; Handicap, svantaggio sociale vissuto da una persona a seguito di disabilità o minorazione/menomazione. Questo significa che mentre la disabilità viene intesa come lo svantaggio che la persona presenta a livello personale, l'handicap rappresenta lo svantaggio sociale della persona con disabilità. L'ICIDH prevede la sequenza: Menomazione→Disabilità→Handicap, che, tuttavia, non è automatica, in quanto l'handicap può essere diretta conseguenza di una menomazione, senza la mediazione dello stato di disabilità. Le origini della parola handicap risalgono alla descrizione di svantaggio nelle corse dei cavalli, dove animali diversi erano caricati con pesi diversi per svantaggiarli.

Si parla di handicap per descrivere uno svantaggio fisico, senza tenere in considerazione la condizione che si crea, quando viene detta questa parola, che può manifestare nella persona con disabilità un senso di disagio e rabbia per la sua situazione.

Per descrivere la situazione di una persona con disabilità, molto spesso il linguaggio giornalistico o televisivo usa il termine "handicap", ma questo non è ben accetto dalle persone interessate perché la persona "ha" una disabilità, non "è" una disabilità o un handicap.

Tale classificazione negli anni ha mostrato una serie di limitazioni. Non considera che la disabilità è un concetto dinamico, in quanto può anche essere solo temporanea. È difficile stabilire un livello oltre il quale una persona può considerarsi persona con disabilità. La sequenza può essere interrotta, nel senso che una persona può essere menomata senza avere disabilità. Nell'ICIDH si considerano solo i fattori patologici, mentre un ruolo determinante nella limitazione o facilitazione dell'autonomia del soggetto è giocato da quelli ambientali.

Negli anni 90, l'OMS ha commissionato a un gruppo di esperti di riformulare la classificazione tenendo conto di questi concetti. La nuova classificazione, detta ICF (International Classification of Functioning) o Classificazione dello stato di salute, definisce lo stato di salute delle persone piuttosto che le limitazioni, dichiarando che l'individuo "sano" si identifica come "individuo in stato di benessere psicofisico" ribaltando, di fatto la concezione di stato di salute. Introduce inoltre una classificazione dei fattori ambientali.

Il nuovo standard ICF Il concetto di disabilità cambia e secondo la nuova classificazione (approvata da quasi tutte le nazioni afferenti all'ONU) diventa un termine ombrello che identifica le difficoltà di funzionamento della persona sia a livello personale che nella partecipazione sociale.

In questa classificazione i fattori biomedici e patologici non sono gli unici presi in considerazione, ma si considera anche l'interazione sociale: l'approccio, così, diventa multiprospettico: biologico, personale, sociale. La stessa terminologia usata è indice di questo cambiamento di prospettiva, in quanto ai termini di menomazione, disabilità ed handicap (che attestavano un approccio essenzialmente medicalista) si sostituiscono i termini di Strutture Corporee, Attività e Partecipazione.

Di fatto lo standard diventa più complesso, in quanto si considerano anche i fattori sociali, e non più solo quelli organici.

Funzioni corporeeStrutture corporee Funzioni mentali Funzioni sensoriali e dolore Funzioni della voce e dell'eloquio Funzioni dei sistemi cardiovascolare, ematologico, immunologico, respiratorio Funzioni dell'apparato digerente e dei sistemi metabolico ed endocrino Funzioni riproduttive e genitourinarie Funzioni neuro - muscolo - scheletriche correlate al movimento Funzioni cutanee e delle strutture correlate Sistema nervoso Visione e udito Comunicazione verbale Sistemi cardiovascolare e immunologico, apparato respiratorio Apparato digerente e sistemi metabolico ed endocrino Sistemi genitourinario e riproduttivo Movimento Cute e strutture correlate Fattori ambientaliAttività e partecipazione Prodotti e tecnologia Ambiente naturale e cambiamenti effettuati dall'uomo Relazione e sostegno sociale Atteggiamenti Sistemi, servizi e politici Apprendimento ed applicazione delle conoscenze Compiti e richieste generali Comunicazione Mobilità Cura della propria persona Vita domestica Interazione e relazioni personali Aree di vita principali Vita sociale, civile e di comunità

La nuova classificazione è subentrata all'ICIDH il 21 maggio 2001 quale nuovo standard di classificazione dello stato di malattia e di salute.

Differenze tra le due prospettive

L'ICIDH era coerente con una prospettiva organicistica, e il punto di partenza è sempre lo stato morboso (malattia congenita o sopravvenuta, incidente) in seguito al quale si origina una menomazione, intesa come perdita (o anomalia) funzionale, fisica o psichica, a carico dell'organismo. Tale menomazione può sfociare in disabilità, intesa come limitazione della persona nello svolgimento delle "normali" attività, mentre questa può portare all'handicap, ovvero allo svantaggio sociale che si manifesta nell'interazione con l'ambiente.

Quella dell'ICF è una prospettiva multidimensionale, che non si limita solo ai fattori organici, definiti come "funzioni" e "strutture corporee". In effetti l'intero schema dell'ICF è fondamentalmente una ripartizione in due macrocategorie, a loro volte ulteriormente suddivise: Parte 1: Funzionamento e disabilità, comprendente i fattori organici; Strutture corporee (organi e strutture anatomiche in genere) Funzioni corporee (le funzioni fisiologiche espletate da tali strutture) Parte 2: Fattori contestuali; Fattori ambientali (ovvero dell'ambiente fisico - sociale) Fattori personali, consistenti nella capacità d'interazione con l'ambiente fisico - sociale. Ogni fattore interagisce con gli altri, ed i fattori ambientali e personali non sono meno importanti dei fattori organici. Lo schema generale è: funzioni e strutture corporee ↔ Attività ↔ Partecipazione.

In sostanza l'ICIDH valutava i fattori di disabilità iniziando dalla menomazione, mentre l'ICF valuta le abilità residue dell'individuo (tale ottica è evidente sin dal nome dello standard, ovvero "classificazione internazionale delle funzionalità"), sostituendo al concetto di "grado di disabilità" quello di "soglia funzionale".

Ciò che è fondamentalmente diverso è l'ambito di applicazione: mentre l'ICIDH è limitato al semplice ambito della disabilità, l'ICF descrive i vari gradi di funzionalità partendo dall'interazione dei suoi fattori e prevedendo anche diverse sottoclassi dello stesso parametro.Lo schema è tratto dal

Strutture corporee Funzioni mentali