Il massacro di Camp Speicher, conosciuto anche come massacro di Tikrit, fu una strage commessa il 12 giugno 2014, nel quadro dell'avanzata dell'ISIS all'interno dello Stato dell'Iraq. Venne commessa dai miliziani dell'ISIS dopo aver conquistato la base militare di Camp Speicher, vicino a Tikrit, dove poi uccisero migliaia di soldati. Si è ipotizzato che le vittime del massacro siano state circa 1700 soldati iracheni.
Le vittime accertate furono non meno di 160 reclute dell'Aeronautica militare irachena, sebbene il numero esatto sia ancora imprecisato. Lo Stato Islamico ha rivendicato l'uccisione di 1.700 sciiti, mentre il 17 settembre 2014 il governo iracheno in una dichiarazione ufficiale ha stabilito in 1.095 il numero di perditehttps://arabic.cnn.com/middleeast/2014/09/18/iraq-isis-camp-speicher (in arabo).
Quadro storico Il 5 giugno 2014 ha avuto inizio quella che sarà poi conosciuta come l'offensiva nell'Iraq settentrionale, un attacco condotto dai militanti dello Stato Islamico, e da gruppi di insorti ad esso allineati, contro il governo federale iracheno, con l'obbiettivo dichiarato di raggiungere Baghdad. L'offensiva è stata in sostanza la prosecuzione, su vasta scala, degli scontri di minore entità che avevano avuto luogo tra i due schieramenti già a partire dal dicembre 2013. La tattica estremamente aggressiva delle formazioni attaccanti, composte in larghissima parte da militanti esperti formatisi nei combattimenti avvenuti nei mesi precedenti in SiriaIraq, Syria and the Middle East – An essay by Tony Blair | Latest News | The Office of Tony Blair , ha permesso allo Stato Islamico di conseguire, durante il mese di giugno, una serie di risultati eclatanti, complice anche il fenomeno, nello schieramento opposto, dei cosiddetti “ghost soldiers”.
5 giugno: viene attaccata la città di Samarra, sfruttando la rapidità di movimento delle tecniche, con le quali sono velocemente attaccati e sopraffatti numerosi check-point, fino a conquistare gli edifici governativi, l'università e due moschee. Solo l'arrivo di rinforzi e l'avvio di attacchi aerei ha consentito di prevenire la completa conquista della città. 6 giugno: l'ISIS attacca da nord-ovest l'importante città di Mosul (la seconda più popolosa dell'Iraq), entrando rapidamente in possesso della zona occidentale. Le forze dell'ISIS ammontano a circa 1.500 insorti, mentre il governo schiera in zona più di 22.000 militari; nonostante la sproporzione di 15 a 1, le forze governative non riescono a contenere l'avanzata fino al centro della città. Man mano che gli insorti avanzano, aumentano i resoconti di atrocità: vengono descritte impiccagioni e crocifissioni di prigionieri, mentre altri sono arsi vivi sui cofani degli HUMVEE. 7 giugno: un commando di insorti penetra nell'importante città di Ramadi; qui attacca l'università e, dopo avere soppresso il personale di guardia, tiene in ostaggio circa 1.700 studenti, prima che il contrattacco delle forze governative riesca a ricacciare indietro gli attaccanti. 8 giugno: mentre gli scontri infuriano a Mosul, l'ISIS riesce a catturare altre importanti zone di territorio ad est, fino ad arrivare quasi a Kirkuk, la quale viene abbandonata dall'esercito regolare preso dal panico, e subito rioccupata da formazioni di Peshmerga curdi ostili al Califfato. 9 giugno: Mosul cade. Rappresaglie ed atrocità nei confronti degli avversari catturati. Tra l'altro vengono giustiziati 670 sciiti nella prigione di Badush. Voci secondo cui l'ISIS si sarebbe impossessata della banca centrale, dalla quale vengono depredati valori per circa 429 milioni di dollari, sono state successivamente smentite. 10 giugno: a seguito della caduta di Mosul, il primo ministro iracheno Nouri Al-Maliki chiede al parlamento l'autorizzazione a decretare lo stato di emergenza nazionale, ma i rappresentanti della fazione sunnita ed i curdi si oppongono, temendo un aumento sproporzionato del potere del governo a discapito delle rispettive parti. 11 giugno: gli insorti attaccano Tikrit, città natale del dittatore Saddam Hussein, e la conquistano la sera stessa. L'impatto è gravissimo, anche perché è il secondo capoluogo di provincia a cadere in due giorni. Numerosi detenuti vengono liberati dalle carceri, e confluiscono tra le file dei sostenitori del Califfato. Nel frattempo l'avanzata dell'ISIS prosegue verso la città petrolifera di Baiji, che verrà definitivamente conquistata il giorno 20. 12 giugno: le forze dell'ISIS attaccano la cittadina di Udhaim, situata a meno di 90 km da Baghdad. Gli scontri avvengono in una zona che dista meno di un'ora di macchina dalla capitale. A questo punto, funzionari del governo iracheno ammettono apertamente che è in corso un “disastro strategico”, e si fanno strada sospetti di connivenze tra ISIS ed alcuni alti ufficiali dell'esercito, di fede sunnita e già appartenenti al partito Ba'th, i quali avrebbero facilitato l'avanzata fulminea dei ribelli.
La base aerea di Camp Speicher
La base aerea di Camp Speicher, precedentemente conosciuta come COB Speicher nell'ambito delle Forze Armate statunitensi, è un'installazione militare attualmente in uso all'Aeronautica militare irachena. L'installazione venne concepita come base principale dell'Accademia dell'Aeronautica militare irachena, col nome di Al Sahra, durante gli anni settanta, e sorse sul sito di una precedente base aerea, seguendo il concetto di “Super-base”, dottrina elaborata alla luce delle esperienze conseguite durante le guerre arabo-israeliane del 1967 e del 1973. La costruzione della base venne affidata ad aziende inglesi, alle quali, nei successivi anni ottanta, subentrarono altri specialisti dalla ex - Jugoslavia. La base è dotata di due piste principali da 2.900 metri, ed una secondaria della lunghezza di 2.200 metri. L'installazione è situata a circa 170 km a nord di Baghdad, vicino al fiume Tigri, e soprattutto alla città di Tikrit, storica roccaforte sunnita e terra di origine del dittatore iracheno Saddam Hussein.
Nel 2003 durante la Guerra d’Iraq (Seconda Guerra del Golfo) venne catturata dall'Esercito americano, ed adibita ad importante base operativa (contingency operating base - COB). Il nome venne cambiato dall'amministrazione militare americana in Camp Speicher, in onore del Capitano Michael Scott Speicher, la prima vittima statunitense della Guerra del Golfo (1991); tale denominazione è stata lasciata inalterata dall'amministrazione irachena, anche dopo che le forze armate americane hanno lasciato l'Iraq, fino all'agosto del 2014, quando il primo ministro Nouri Al-Maliki ha deciso di rinominare l'installazione in onore di Majid al-Tamimi, un generale iracheno morto mentre partecipava ad una missione su Sinjar. Durante l'occupazione americana, la base è stata sede del quartier generale del USF-N (United States Forces–North); dal 2003 al 2011 la base è stata adattata all'utilizzo da parte dell'esercito americano, con l'installazione di un gran numero di alloggi in container, oltre che di numerosi elementi distintivi delle basi militari americane (una grande mensa, impianti sportivi, esercizi commerciali e diversi fast food). Gli ultimi reparti delle forze armate statunitensi hanno abbandonato l'installazione nell'ottobre 2011, al termine dell'impegno americano in Iraq. Dopo il ritiro degli USA, la base aerea di Camp Speicher è tornata nella disponibilità dell'Aeronautica militare irachena, che l'ha adibita ad aeroporto militare e centro di addestramento. Al mese di dicembre 2014, nonostante i ripetuti comunicati con cui l'ISIS ne rivendica la conquista, la base è ancora in mano alle forze armate regolari dell'Iraq.
Il massacro di Camp Speicher
Gli avvenimenti precedenti al 12 giugno 2014 avevano destato grave preoccupazione in tutto l'Iraq, dal momento che l'avanzata dell'ISIS contro l'esercito regolare iracheno era apparsa subito inaspettatamente violenta. Un gran numero di reclute delle forze armate regolari irachene venne frettolosamente inviato alla base aerea di Camp Speicher, per fornire protezione, solo per scoprire, una volta arrivate, che le armerie della base erano vuote. Altre reclute affluirono invece a Camp Speicher da altre basi già sotto attacco o sotto la diretta minaccia dell'avanzata dell'ISIS, che erano state evacuate per evitare danni peggiori.
Per motivi non ancora completamente chiariti, nella mattinata del giorno 12 giugno 2014, numerose reclute abbandonarono la base, disarmate ed in abiti civili, incamminandosi a piedi verso la vicina città di Tikrit. Nei giorni successivi, sono stati diffusi resoconti riguardanti l'uccisione di circa 1.700 (il numero delle vittime è incerto) tra queste reclute. Il massacro sarebbe avvenuto prevalentemente a colpi di arma da fuoco, in esecuzioni di massa da parte di militanti dell'ISIS e di simpatizzanti sunniti avversi al regime di Nouri Al-Maliki.
Il numero delle vittime
Secondo l'organizzazione Human Rights Watch, le immagini diffuse dall'ISIS, confrontate con fotografie acquisite dai satelliti di sorveglianza, hanno permesso di accertare un minimo di vittime tra le 560 e le 770 vite umane, anche se si tratta di una stima prudenziale. L'ISIS, dal canto suo, ha rivendicato un numero di esecuzioni pari ad almeno 1.700 vite umane. Il 22 giugno il ministro per i diritti civili iracheno Mohamed Shia Sudani ha dichiarato che non meno di 175 cadaveri di prigionieri sono stati gettati nel fiume Tigri, mentre molti altri sono stati sepolti in fosse comunihttps://www.nytimes.com/2014/06/16/world/middleeast/iraq.html https://www.hrw.org/news/2014/06/26/iraq-isis-execution-site-located. Il 3 settembre successivo, il generale Qassim Atta, portavoce delle forze armate irachene, ha affermato che il numero di militari, già presenti nella base di Camp Speicher ed ora considerati dispersi, ammonterebbe a più di 11.000. Il 18 settembre il ministero per i diritti umani iracheno ha rilasciato una dichiarazione ufficiale, nella quale si riporta che 1.095 militari risulterebbero ancora dispersi a seguito dell'”attacco alla base Speicher”, anche se non è chiaro se tale cifra riguardi il computo totale delle vittime, o soltanto quelle per le quali non è ancora certa la sorte. Pur non sussistendo dubbi riguardo all'effettivo compimento di una strage nella città di Tikrit, l'effettiva entità del massacro è da considerare tuttora incerta.
Uso dei social network da parte dello Stato Islamico
Nei giorni successivi, le immagini del massacro sono apparse nei mass media, suscitando sconcerto anche nel mondo arabo per la loro crudezza e per l'entità della strage. In particolare, già il 13 giugno un account Twitter presumibilmente appartenente ad un simpatizzante o affiliato all'ISIS, proclamava l'uccisione di un numero non inferiore a 1.700 sciiti. Nei giorni a seguire, circa 60 fotografie rappresentati scene dell'ammassamento dei prigionieri, dei viaggi verso i luoghi delle esecuzioni, nonché delle esecuzioni stesse, sono state inserite in vari social network da persone che presumibilmente hanno assistito alla strage. Altre immagini raffigurano prigionieri stipati nei cassoni di camion Navistar militarizzati o di veicoli commerciali. Molte delle scene raffigurate nelle fotografie e nei filmati includono il vessillo nero dell'ISIS.