Sarmatismo (detto anche Sarmatianismo) è un termine che designa lo stile di vita, la cultura e l'ideologia dominanti della szlachta (nobiltà) della Confederazione polacco-lituana dal XV al XVIII secolo. Insieme alla "libertà dorata", esso formava un aspetto centrale della cultura della Confederazione. Al suo nucleo vi era la credenza che i nobili polacchi fossero discesi dagli antichi Sarmati.Tadeusz_Sulimirski, The Sarmatians, New York, Praeger Publishers, 1970, p. 167.P. M. Barford, The Early Slavs, Ithaca, Cornell University, 2001, p. 28. Tale movimento è stato oggetto di grandi celebrazioni da parte dei suoi aderenti, come pure di aspre critiche.

Il termine e la cultura si rifletterono principalmente nella letteratura polacca del XVII secolo, come nelle memorie di Jan Chryzostom Pasek,Pamiętniki Jana Chryzostoma Paska [anni 1690] (Poznan 1836), tradotte in inglese da C. S. Leach come Memoirs of the Polish Baroque. The Writings of Jan Chryzostom Pasek, Università di California, 1976. e le poesie di Wacław Potocki. L'aristocrazia polacca (szlachta) indossava una lunga giacca guarnita di pelliccia, chiamata żupan, stivali alti fino alla coscia e portava una sciabola (szabla). Anche i baffi erano popolari, nonché varietà di piumaggio nei copricapi maschili. I "Sarmatisti" di Polonia si battevano per lo status di una nobiltà a cavallo, per l'uguaglianza tra di loro ("libertà dorata"), e per l'invincibilità di fronte agli altri popoli.Simon Schama, Landscape and Memory, Vintage, New York, 1995, p. 38. Il Sarmatismo lodava le vittorie passate dell'esercito polacco e chiedeva che i nobili polacchi coltivassero la tradizione. Un elemento inseparabile del loro costume della festa era una sciabola chiamata karabela.

Sarmazia (in polacco, Sarmacja) era un nome semileggendario, poetico, per la Polonia che era di moda nel XVIII secolo e che designava le qualità associate ai cittadini istruiti della vasta Confederazione polacco-lituana. Il Sarmatismo influenzò grandemente la cultura, lo stile di vita e l'lideologia della nobiltà polacca. Esso era unico per il suo miscuglio culturale di tradizioni orientali, occidentali e native. Il movimento influenzò considerevolmente anche le culture nobiliari di altri stati contemporanei — Ucraina, Moldavia, Transilvania, Despotato di Serbia, Ungheria e Croazia asburgiche, Valacchia e Moscovia. Criticato durante l'Illuminismo polacco, il Sarmatismo fu riabilitato dalle generazioni che abbracciarono il Romanticismo polacco. Essendo sopravvissuto al realismo letterario del periodo "positivista" in Polonia, il Sarmatismo godette di un trionfale ritorno con la Trilogia di Henryk Sienkiewicz, il primo Premio Nobel per la letteratura della Polonia (1905).

Origini tardomedievali e legami con la storia antica

Il termine Sarmatismo fu usato per la prima volta da Jan Długosz nella sua opera del XV secolo sulla storia di Polonia.Andrzej Wasko, "Sarmatism or the Enlightenment: The Dilemma of Polish Culture", Sarmatian_Review XVII.2. Długosz fu anche responsabile di aver legato i Sarmati alla preistoria della Polonia e questa idea fu continuata da altri cronisti e storici come Marcin Bielski, Marcin Kromer e Maciej Miechowita. Il Tractatus de Duabus Sarmatiis di Miechowita esercitò grande influenza all'estero, dove per qualche tempo fu una delle opere di riferimento più usate nella Confederazione polacco-lituana.

I presunti antenati della szlachta, i Sarmati, erano una confederazione di tribù prevalentemente iraniche che vivevano a nord del Mar Nero. Nel V secolo a.C. Erodoto scrisse che queste tribù erano discendenti degli Sciti e delle Amazzoni. I Sarmati si mescolarono con i Goti e altri popoli nel II secolo d.C., e potrebbero aver avuto legami forti e diretti con la Polonia. Tuttavia tali questioni non sono semplici da chiarire.T. Sulimirski, The Sarmatians, New York, Praeger, 1970, pp. 166–167, 194, 196 (legami sarmatico-polacchi). Vedi sotto. La leggenda attecchì e crebbe finché la maggior parte di coloro che erano all'interno della Confederazione, e molti all'estero, credettero che molti nobili polacchi fossero in qualche misura discendenti dei Sarmati (Sauromates). Un'altra tradizione giunse a supporre che i Sarmati stessi fossero discesi da Jafet, figlio di Noè.Colin_Kidd, British Identities before Nationalism; Ethnicity and Nationhood in the Atlantic World, 1600–1800, Cambridge University Press, 1999, p. 29.

Alcuni simpatizzanti del Sarmatismo tendevano a credere che, in quanto membri della nobiltà polacca medievale, erano i discendenti dell'antico popolo sarmatico. Conseguentemente i loro antenati avrebbero conquistato e asservito gli Slavi nativi e, come i Bulgari in Bulgaria o i Franchi germanici che conquistarono la Gallia (Francia), alla fine adottarono la lingua locale. Tale nobiltà giunse a credere che appartenevano (almeno figurativamente) a un popolo diverso (per quanto remotamente nel tempo) dagli Slavi che governavano. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, questa visione del Sarmatismo non aveva origine, almeno non completamente, in convinzioni popolari o ignoranti. "Mappe romane, confezionate durante il Rinascimento, avevano il nome di Sarmazia scritto sulla maggior parte del territorio della Confederazione polacco-lituana, il che 'giustificava' l'interesse per le 'radici sarmatiche'."Iwo Cyprian Pogonowski, Poland. An illustrated history, New York, Hippocrene, 2003, p. 73.

Secoli dopo gli studiosi moderni scoprirono prove che mostravano che gli Alani, un popolo tardosarmatico che parlava un idioma iranico, invasero effettivamente le tribù slave nell'Europa orientale prima del VI secolo, e che questi "Sarmati formarono evidentemente la classe dominante dell'area, che fu gradualmente slavizzata."T. Sulimirski, The Sarmatians, 1970, pp. 26, 196. Sulimirski (pp. 196n11, 212), note a piè di pagina di G. Vernadsky e altri. La loro connessione politica diretta con la Polonia, tuttavia, rimane alquanto incerta.Cfr. George_Vernadsky, Ancient Russia, New Haven, Yale University, 1943, pp. 78–90, 129–137. "Gli Alani misero radici più profonde in Russia, ed entrarono in più stretta cooperazione con i nativi — specialmente con gli Slavi — che con qualsiasi altra tribù migratoria. Come sappiamo, fu dai clan alanici che le tribù slave degli Anti furono organizzate." Vernadsky, 1943, p. 135. Nella sua pubblicazione del 1970 The Sarmatians (nella serie "Ancient Peoples and Places") Tadeusz Sulimirski (1898–1983), uno storico polacco-britannico, archeologo e ricercatore sugli antichi Sarmati, discute le abbondanti prove dell'antica presenza sarmatica nell'Europa orientale, ad es., i ritrovamenti di vari oggetti funebri come ceramiche, armi e gioielli. Altre possibili influenze etnologiche e sociali sulla szlachta polacca includerebbero l'araldica d'ispirazione tamga, l'organizzazione sociale, le pratiche militari e le usanze di sepoltura.T. Sulimirski, The Sarmatians, 1970, pp. 151–155 (Tamgha); pp. 166–167 (ceramiche, punte di lancia, altri oggetti funebri; araldica d'ispirazione tamgha), pp. 194–196 (gioiell, autorità tribale).

Cultura e moda

Le credenze e i costumi sarmatisti divennero una parte importante della cultura szlachta, penetrando tutti gli aspetti della vita. Il Sarmatismo glorificava l'uguaglianza fra tutti gli szlachta e celebrava il loro stile di vita e le loro tradizioni, che includevano il montare a cavallo, la vita rurale dei villaggi, la pace e un relativo pacifismo.Nella Confederazione_polacco-lituana, nella quale il Sejm si oppose e mise il veto alla maggior parte delle proposte di guerra del re; per alcuni esempi e la discussione, vedi Specialmente pp. 9–11, 114, 181, 323. Vedi anche Teoria_della_pace_democratica. Rese anche di moda abiti e stili orientali, come lo zupan, il kontusz, la sukmana, il pas kontuszowy, la delia e la szabla. In tal modo riusciva a integrare la nobiltà multietnica creando un senso di unità e orgoglio quasi nazionalista nella libertà dorata politica della szlachta. Permetteva anche di differenziare la szlachta polacca dalla nobiltà occidentale (che la szlachta chiamava pludracy, un riferimento alle loro calze, un capo di abbigliamento non indossato dagli szlachta ma popolare tra gli Occidentali).

I Sarmatisti valutavano grandemente i legami sociali e familiari. Le donne erano trattate con onore e galanteria. Le conversazioni erano una delle occupazioni preferite. Gli ospiti erano sempre benvenuti – parenti, amici, perfino stranieri, specialmente dall'estero. Il latino era parlato ampiamente. Si organizzavano feste sontuose con una grande quantità di alcol, una delle ragioni per cui liti e zuffe tra gli uomini erano piuttosto comuni durante tali eventi, oltre alle questioni d'onore, un aspetto di primaria importanza. I balli più popolari in queste feste erano la polonaise, la mazurka e l'oberek. Gli uomini vivevano più a lungo delle donne; si sposavano anche più tardi. Il matrimonio era descritto come una "profonda amicizia". Gli uomini spesso viaggiavano molto (ai Sejm, ai Sejmik, alle indulgenze, ai tribunali o alle attività comuni), mentre le donne restavano a casa e si prendevano cura della proprietà, del bestiame e dei bambini. Le nascite erano molto numerose, ma la mortalità infantile era alta e molti morivano prima di raggiungere la maturità. I bambini e le bambine erano allevati separatamente, in compagnia di uomini e di donne. Le cause, anche per questioni relativamente irrilevanti, erano comuni, ma nella maggior parte dei casi si raggiungeva un compromesso.

Le cerimonie funebri nella Polonia sarmatista erano molto elaborate, con alcune caratteristiche particolari che le distinguevano da altre parti d'Europa. Erano eventi attentamente pianificati, pieni di sfarzo e di splendore. Nel periodo tra la morte di un nobile e il suo funerale si facevano preparativi complessi, che impiegavano un gran numero di artigiani, architetti, decoratori, servi e cuochi; erano tanto elaborati che a volte passavano molti mesi prima che tutti i preparativi fossero completati. Prima della sepoltura, la bara con il cadavere era posta in una chiesa in mezzo alla elaborata architettura del castrum doloris ("castello del dolore"). Scudi araldici, che erano collocati ai lati del feretro, e un foglio di latta con un epitaffio svolgevano un ruolo supplementare e fornivano informazioni sul defunto. Le celebrazioni religiose erano di solito precedute da una processione, che terminava il suo percorso in chiesa. Era guidata da un uomo a cavallo che interpretava il ruolo del nobile deceduto e ne indossava l'armatura. Quest'uomo entrava nella chiesa e cadeva da cavallo facendo un gran fracasso, mostrando in questo modo il trionfo della morte sul potere terreno e sul valore cavalleresco. Alcune di queste cerimonie duravano fino a quattro giorni e terminavano con una veglia che aveva poco a che fare con la serietà della situazione e poteva facilmente trasformarsi in veri e propri bagordi. Occasionalmente interi gruppi di membri del clero prendevano parte alla sepoltura: nel XVIII secolo, 10 vescovi, 60 canonici e 1.705 sacerdoti parteciparono al funerale di un nobile polacco.