La chiesa doppia è un edificio religioso cattolico costituito da due chiese affiancate e collegate fra loro; la prima, detta martyrium, è dedicata a un martire e usata per il clero mentre la seconda, la "chiesa basilicale", è dedicata alla Vergine Maria e usata come chiesa parrocchiale e vescovile.
Storia Le cattedrali di Milano, Brescia, Cremona e Pavia erano formate da due chiese, una piccola e una grande, collegate tra loro; in origine, durante il IV secolo, vi erano due sale parallele affiancate, il ''martyrium'' e la chiesa basilicale, la prima dedicata alla Vergine veniva usata come chiesa parrocchiale e vescovile, mente l'altra era dedicata a un martire ed era destinata al clero.
Storiografia La storiografia moderna sul tema della cattedrale doppia si sviluppa tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XXI, partendo dagli studi condotti sui duomi gemini di Aquileia e di Salona e sulle cattedrali lombarde. Il primo saggio che affronta la tematica della cattedrale doppia in una chiave storica rigorosa e diacronica è quello del Krautheimer il quale, partendo dalla cattedrale di Pavia, analizza anche altre cattedrali doppie lombarde documentate in epoca altomedioevale e romanicaR. Krautheimer, The twin cathedral at Pavia in R. Solomon, Opicinus de Canistris, Warburg Institute, London 1936, 325-337. Per lo studioso, ammettendo che lo schema dei due edifici paralleli sia attestato sin dagli esordi dell'architettura paleocristiana, è soltanto nel V secolo che il concetto del doppio edificio prende realmente forma. Esso si sviluppa da una chiesa fornita di martyrium: la crescente diffusione del culto martiriale ne avrebbe determinato l'ampliamento fino a divenire una vera e propria seconda chiesa. Riguardo alla menzione di ecclesia hyemalis ed aestiva, documentata per le cattedrali lombarde tra i secoli IX e X, il Krautheimer ritiene che l'uso stagionale lombardo si sarebbe aggiunto a quello parrocchiale-martiriale consueto, riflettendosi nelle dediche: proprio il culto della Vergine occupava un posto importante nelle cerimonie del periodo invernale. D'altra parte, Krautheimer considera il santuario martiriale frequentato soprattutto dal clero, mentre il santuario dedicato alla Vergine serviva da chiesa episcopale e parrocchiale allo stesso tempoAl riguardo Piva fa notare una contraddizione; per Krautheimer la chiesa dedicata a S. Maria (V-VI sec.) era quasi sempre quella di dimensioni più ridotte; e quindi la meno adatta per un uso vescovile e parrocchiale allo stesso tempo. Cfr. P. Piva, La cattedrale doppia. Una tipologia architettonica e liturgica del Medioevo, Bologna 1990 (con integrazioni in Hortus Artium Medievalium I, 1995, 111- 116), 13.. Sul piano tipologico, inizialmente lo studioso prende in considerazione soprattutto i casi di edifici paralleli, associati a un battistero e ad un atrio. Agli studi di Hubert si deve, invece, la conoscenza di molte cattedrali doppie in Francia, dove si può osservare che nella zona a sud della Loira e in Borgogna la tipologia architettonica predominante era quella parallela, mentre nella zona a nord della Loira quella assiale orientata in senso est-ovestJ. Hubert, L art pré-roman, Paris 1938 (Chartres 1972). Oggetto delle sue ricerche sono anche le modalità di utilizzazione: Hubert, diversamente dal Krautheimer, attribuisce alla chiesa martiriale (solitamente dedicata a Santo Stefano o agli Apostoli) un impiego parrocchiale, individuando invece per la seconda chiesa (quasi sempre dedicata a Santa Maria) il luogo dove si sarebbe svolta la liturgia episcopale.
Un allargamento importante dell'area geografica e del ventaglio cronologico è stato operato da André GrabarA. Grabar, L'art de la fin de l antiquité et du Moyen Age, II, Paris 1968, 919-938 che analizzò le cattedrali doppie nate in Russia, a partire dall'epoca della conversione del paese al cristianesimo (verso la fine del secolo X secolo). Lo studioso constatò che nella maggior parte dei casi esse erano chiese palatine (Vladimir, Kiev): di qui l'ipotesi che l'origine delle cattedrali doppie in Russia fosse direttamente riconducibile a Costantinopoli dove Santa Sofia e Sant’Irene andavano a formare la doppia cattedrale imperiale, mentre Santi Pietro e Paolo e Santi Sergio e Bacco costituivano la chiesa doppia del monastero palatino.
In definitiva la diffusione del cristianesimo attraverso i canali imperiali contribuì, fra i secoli IV e VI, alla propagazione del modello doppio prima in Occidente e poi in seguito in Russia. Tale diffusione, secondo lo studioso, avrebbe successivamente riguardato anche i monasteri.
Per quanto riguarda la fruizione degli ambienti, Grabar rilevò in Russia l'identica designazione (estivo/invernale) riscontrata in Lombardia; ma questa distinzione stagionale non gli impedì di ipotizzare usi simultanei. Un'altra voce in contrasto con il rigido impianto esplicativo del Krautheimer è quella di De Capitani d'Arzago. Le sue riflessioni sul modello doppio sono contenute in due lavori: il primo del 1944A. De Capitani d'Arzago, Architettura dei secoli IV e V in Alta Italia, Milano 1944 ed del 1952A. De Capitani d'Arzago, La “Chiesa Maggiore” di Milano, S. Tecla, Milano 1952. Quest'ultimo affronta in generale il problema partendo dallo studio della cattedrale milanese di Santa Tecla: contesta le tesi del Krautheimer, sostenendo che l'uso stagionale non si poteva far risalire a prima della riforma carolingia del clero e della liturgia del secolo IX, che incentivò l'officiatura diurna e notturna, e la vita comune del clero Per il periodo precedente al secolo IX, De Capitani d'Arzago mostra tutta la sua perplessità: a Milano, la presenza di due chiese vicine non individuavano a priori la presenza di una cattedrale doppia, inoltre le denominazioni aestiva et hiemalis non sono anteriori, secondo le fonti, al secolo IX stesso.
Nel 1953 il Kempf pubblica un breve e pregnante contributo sul problemaT. K. Kempf, Ecclesia cathedralis eo quod ex duabus ecclesiis perficitur, in Arte del I Millennio, Torino 1953, 3-10, analizzando, a partire dall'epistola 32 di Paolino di Nola a Sulpicio Severo, il simbolismo trinitario della chiesa doppia e del battistero di Treviri, da lui scavato a partire dal 1943Il complesso era formato da due aule di dimensioni imponenti suddivise in tre navate e dotate di propilei, atri, portici e vestiboli. Proprio tra i vestiboli delle due chiese era situato il battistero strutturato in un edificio di forma quadrata; più ad est fu localizzato un secondo battistero di diversa cronologia. Gli scavi, condotti dal museo diocesano sotto la direzione del dott. Theodor Kempf, rivelarono altre strutture sotto le due chiese. Sotto l’edificio sud fu ritrovato un ambiente a tre navate datato all’età di Costantino. Sotto la chiesa nord emerse invece una sala che Kempf attribuì all’imperatrice Elena, madre di Costantino, la quale, secondo la tradizione, avrebbe concesso la propria dimora per l’edificazione della cattedrale. Il palazzo imperiale era stato infatti distrutto nel 326 ed a partire da questa data non ci fu soltanto il raddoppiamento del complesso ma anche la ristrutturazione della chiesa nord che fu dotata di matronei. Inoltre venne realizzato, al posto del vecchio presbiterio, un ambiente a pianta quadrangolare suddiviso all’interno in nove campate comunicanti ad ovest con le navate ed i matronei della chiesa settentrionale. Non si sa con certezza quale ruolo svolgesse questo ambiente: al suo centro furono ritrovate le fondazioni di un’edicola dodecagonale, di età costantiniana secondo l’ipotesi di Kempf, forse una memoria per la reliquia della tunica del Cristo; altri studiosi interpretarono la struttura in modo diverso (cfr. Heitz 1987: lo studioso pensa ad un riferimento al baldacchino di dodici colonne eretto dall’imperatrice Elena al centro del Santo Sepolcro a Gerusalemme)., ipotizzandone un'influenza su tutte le cattedrali doppie posteriori. Nella pubblicazione di Kempf sono presentati alcuni confronti, soprattutto per la chiesa nord, con il Santo Sepolcro a Gerusalemme e la basilica della Natività a Betlemme. Quanto alle funzioni lo studioso suppone che la chiesa principale a nord (dedicata a San Pietro) avrebbe avuto funzione memoriale (e ciò sembra trovare conferma dal fatto che vi è conservata attualmente la reliquia della tunica di Cristo), mentre la chiesa minore a sud (con dedica alla Vergine) avrebbe accolto i neofiti e svolto la funzione di chiesa parrocchiale. J. Hubert, nel corso del Congresso internazionale di Studi Longobardi del 1951, fornì una sintesi sull'argomentoJ. Hubert, Les Cathédrales doubles et l histoire de la liturgie, in Atti del primo Congresso internazionale di studi Longobardi, Spoleto 1951, 167-176 focalizzata sul fondamentale rapporto tra le cattedrali doppie e la liturgia, in contestazione, seppur indiretta, con il Krautheimer. Per lo studioso francese, infatti, la liturgia è più importante della spiegazione climatica - che tuttavia non viene esclusa - e la tipologia della cattedrale doppia si deve applicare non solo a quelle con andamento parallelo, ma anche a quelle con andamento assiale, il cui prototipo è da rintracciare nel Santo Sepolcro di Gerusalemme. Dopo aver osservato che anticamente la cattedrale non era intesa come una chiesa ma come nucleo di edifici, Hubert constata che la ricerca archeologica aveva rivelato che la doppia cattedrale non era una tipologia particolare, ma quasi una regola, e proprio per questo le fonti spesso non ne parlano dandola per scontata od implicita. Almeno nella fase più antica, anche l'uso stagionale di una delle due basiliche era strettamente legato a quello liturgico, in quanto non si riuscirebbe altrimenti a spiegare l'utilizzo simultaneo delle due strutture che si evince dalle fonti.
Per quanto riguarda le dediche Hubert osserva che quelle alla Vergine e ad un martire sembrano apparire dal secolo V e sono da ricondurre rispettivamente la prima al concilio d'Efeso del 431, quella al martire, spesso locale, sarebbe invece stata una scelta autonoma delle singole chiese.
Nel 1962 LehmannH. E. Lehmann, Von der Kirchenfamilie zur Kathedrale, in Festschrift Frederich Gerke, Baden Baden 1962, 21-37 sostiene che la chiesa doppia, assieme al battistero, deve essere sempre collegata ad una sede vescovile e che la chiesa del culto parrocchiale non è la chiesa della liturgia vescovile, che spesso evolve in cappella del vescovo. Lo studioso tedesco, conducendo un'analisi sulle doppie dediche di alcune cattedrali tedesche, ne deduce spesso l'esistenza originaria di doppie cattedrali (soprattutto per Colonia, Magonza e Spira); in altri casi, invece, una cappella vicina gli fa supporre una originaria doppia cattedrale (Metz, Regensburg e Worms). Lehmann propone un'evoluzione precisa: il sistema dei complessi doppi (presente tra l'altro anche in monasteri e luoghi di pellegrinaggio) sarebbe sorto in epoca paleocristiana, quindi sarebbe persistito sino ai secoli dell'Altomedioevo. A partire dall'epoca carolingia si assisterebbe ad una tendenza “unificante”: la necessità di poter celebrare più funzioni liturgiche nello stesso edificio avrebbe portato all'utilizzo di più altari in una sola chiesa e determinato il raddoppiamento del coro; questa tendenza è registrabile fino ad età ottoniana (X secolo).