L'incidente del Fiume Azzurro, anche incidente della Amethyst o incidente dello Yangtze, ebbe luogo tra il 20 e il 21 aprile 1949 nell'ambito dei più ampi eventi della guerra civile cinese: la fregata della Royal Navy britannica, in navigazione lungo il Fiume Azzurro in Cina in forza dei trattati di epoca coloniale che davano alle potenze mondiali il diritto di navigare attraverso il corso d'acqua, finì sotto il fuoco di batterie d'artiglieria dell'Esercito Popolare di Liberazione comunista appostate sulla riva settentrionale del fiume, nel corso di una fase di pesanti combattimenti contro le forze nazionaliste; la Amethyst fu pesantemente danneggiata e infine costretta ad arenarsi su un banco fangoso lungo il fiume, con numerose vittime tra il suo equipaggio.

Due diversi tentativi di soccorrere la fregata intrapresi da altre unità della Royal Navy fallirono sotto il fuoco dell'artiglieria cinese, con ulteriori perdite umane tra gli equipaggi britannici; lo scontro si trasformò quindi in uno stallo, con la Amethyst bloccata sul corso del fiume e circondata dai reparti cinesi. Mentre entrambe le parti ingaggiavano colloqui diplomatici, la situazione si sbloccò infine nella notte tra il 30 e il 31 luglio 1949 quando la Amethyst riuscì a eludere la sorveglianza cinese e a raggiungere il mare aperto.

Antefatti

Il Fiume Azzurro è il più lungo corso d'acqua della Cina con quasi chilometri di alveo, e in particolare il suo tratto finale di circa 300 chilometri, navigabile anche per imbarcazioni di grosse dimensioni, costituì per molto tempo una delle principali vie di comunicazione tra il porto di Shanghai alla foce del fiume e la città di Nanchino, a lungo capitale della Repubblica di Cina, nell'interno.. Per tale ragione, il fiume fu oggetto dei cosiddetti "trattati ineguali", la serie di accordi diplomatici imposti alla Cina dalle principali potenze mondiali nel corso della seconda metà del XIX secolo e dei primi anni del XX che di fatto istituivano una sorta di regime coloniale internazionale sulle terre cinesi: in particolare, già il trattato di Nanchino del 1842, conclusivo della prima guerra dell'oppio, impose alla Cina l'apertura al commercio internazionale del porto di Shanghai (compreso nella lista dei cosiddetti "Treaty ports"), dove gli insediamenti commerciali aperti da britannici, statunitensi e francesi andarono a costituire una concessione internazionale dotata di extraterritorialità.

I vari trattati riconoscevano inoltre alle potenze mondiali il diritto di dislocare nei porti cinesi e far navigare nelle acque interne della Cina proprie unità navali da guerra, al fine di mantenere aperti al commercio i porti concordati e di garantire protezione militare ai propri cittadini e ai propri interessi economici e politici. Britannici e statunitensi presero quindi l'abitudine di dislocare abitualmente proprie cannoniere e unità leggere a Shanghai e Nanchino: la Royal Navy in particolare istituì un comando apposito (China Station) per dirigere le proprie attività navali nelle acque cinesi, con quartier generale a Singapore e sedi distaccate a Hong Kong e Weihai. Interrotto nel periodo della seconda guerra mondiale a causa del conflitto con il Giappone, il tradizionale dislocamento di unità navali britanniche a Shanghai e nel Fiume Azzurro riprese a partire dal 1946, nell'ottica di un progetto politico del Regno Unito teso a ripristinare e mantenere i propri privilegi di stampo coloniale in Cina, nonostante la situazione nel paese stesse inevitabilmente mutando..

All'inizio del 1949 gli eventi della ormai pluridecennale guerra civile cinese presero decisamente una piega favorevole alle forze comuniste di Mao Tse-tung, impegnate in una dura lotta contro i nazionalisti del Kuomintang capitanati da Chiang Kai-shek: dopo la decisiva vittoria riportata nella campagna di Huaihai nel nord del paese, le forze dell'Esercito Popolare di Liberazione comunista (EPL) presero Pechino il 31 gennaio 1949, respingendo verso sud le indebolite truppe nazionaliste e procedendo alla volta della capitale Nanchino. I nazionalisti stabilirono una linea di difesa lungo la sponda sud del Fiume Azzurro, e il 9 aprile l'area del bacino fu dichiarata dall'EPL come zona di guerra, formalmente interdetta al passaggio e alla navigazione; l'EPL iniziò ad ammassare sulla riva nord quasi un milione e mezzo di uomini con centinaia di pezzi di artiglieria, in previsione di un attraversamento pianificato per la fine del mese..

L'incidente L'attacco alla Amethyst In virtù dei Trattati di Tientsin del 1858, l'ambasciata britannica a Nanchino godeva del permesso di disporre di un contingente militare a guardia delle proprie strutture, ivi compresa un'unità da guerra della Royal Navy. Assegnato a questo compito, ai primi di aprile del 1949 il cacciatorpediniere attendeva quindi di essere rilevato per cambio turno dalla fregata della Royal Australian Navy, in quel momento ancorata a Shanghai; preoccupato per il peggiorare della situazione bellica lungo le rive del Fiume Azzurro, però, l'ambasciatore australiano a Nanchino chiese al suo omologo britannico, Ralph Stevenson, di sostituire la Shoalhaven con un'unità della Royal Navy. Stevenson girò la richiesta al quartier generale della China Station, in quel momento retto dal viceammiraglio Alexander Madden in sostituzione del suo titolare, l'ammiraglio Patrick Brind: Madden scelse per questo compito la HMS Amethyst, una fregata (sloop-of-war nell'iniziale classificazione della Royal Navy) appartenente a una versione modificata della classe Black Swan, veterana della seconda guerra mondiale e armata con sei cannoni da 101,6 mm.

La Amethyst fu fatta rientrare da Hong Kong a Shanghai per il 13 aprile, da dove poi salpò la mattina del 19 aprile alla volta di Nanchino agli ordini del capitano di corvetta Bernard Skinner; informato dei combattimenti in corso tra nazionalisti e comunisti, per indicare la sua estraneità alla lotta Skinner fece innalzare sugli alberi della nave due grosse insegne della marina britannica (White Ensign), oltre a far dipingere lungo lo scafo una fila di Union Jack. Dopo aver risalito il fiume per circa 100 miglia alla velocità di 11 nodi, nel pomeriggio del 19 aprile la fregata raggiunse Jiangyin dove ormeggiò per la notte; l'unità si sistemò vicino ad alcune imbarcazioni della marina nazionalista, e vista la vicinanza delle forze comuniste i cinesi le imposero un totale oscuramento. Skinner riprese la navigazione la mattina del 20 aprile, ma alle 8:30, a poche miglia da Jiangyin, l'unità fu fatta oggetto di una dozzina di colpi d'artiglieria sparati dalla riva nord e caduti nelle sue vicinanze, probabilmente colpi d'avvertimento dell'EPL: il comandante interpretò le cannonate solo come un semplice scambio di colpi tra le opposte fazioni cinesi, e fatte stendere altre due bandiere britanniche lungo le fiancate riprese la navigazione alla velocità aumentata di 19 nodi..

Intorno alle 09:20 la Amethyst giunse in vista del villaggio di San Chiang Ying, dove era posizionata una batteria di cannoni dell'EPL, parte della 18ª Divisione di artiglieria: senza altri avvertimenti i cinesi aprirono subito il fuoco sull'unità britannica con cannoni campali da 101 e 76,2 mm e pezzi controcarro da 37 mm, sparando ad alzo zero. Il comandante Skinner ordinò la massima velocità, ma la fregata fu subito colpita in rapida successione: un proiettile centrò in pieno la plancia ferendo gravemente Skinner e gran parte dei suoi ufficiali, un secondo colpì la timoneria e un terzo mise fuori uso le torrette dell'armamento principale a prua. Intorno alle 09:35 la Amethyst, ormai fuori controllo, finì con l'arenarsi su un banco fangoso presso l'isola di Lo Cheng Chow: gli artiglieri dell'EPL continuarono il tiro sull'unità immobilizzata, centrando l'infermeria e uccidendo il medico e l'infermiere di bordo.

L'unico ufficiale superstite, il direttore di tiro tenente di vascello Geoffrey Weston, diede ordine di abbandonare la nave ai membri dell'equipaggio ancora in grado di muoversi: 59 marinai e 4 inservienti cinesi si gettarono in acqua, ma furono oggetto di colpi di mitragliatrice sparati dalle postazioni dell'EPL che uccisero due dei britannici e ne ferirono diversi altri; dieci degli uomini gettatisi in acqua risalirono a bordo della Amethyst, dove erano rimasti Weston e altri 51 uomini impossibilitati a muoversi o impegnati a distruggere i documenti e le apparecchiature riservate, mentre gli altri raggiunsero le postazioni nazionaliste sulla riva sud da dove furono poi evacuati verso Shanghai. I cinesi cessarono il tiro con l'artiglieria, ma continuarono a sparare raffiche di mitragliatrice contro chiunque cercasse di muoversi a bordo della nave; in totale, l'equipaggio della fregata aveva avuto 19 morti e 25 feriti gravi.

I tentativi di soccorso Weston riuscì a inviare una comunicazione dell'attacco al comando della China Station: il viceammiraglio Madden ne informò l'ambasciata britannica a Nanchino, e ordinò al cacciatorpediniere Consort, distante non più di 60 miglia dal luogo dell'attacco, di accorrere in aiuto della Amethyst. Intorno alle 14:30, preceduto da un'incursione aerea dei nazionalisti sulle postazioni dell'EPL, il cacciatorpediniere comparve sul luogo dello scontro: al comando del capitano di fregata Ian Robertson, il Consort procedeva alla sostenuta velocità di 30 nodi e con una decina di bandiere britanniche bene in vista, ma fu subito oggetto del tiro dei cannoni cinesi a cui rispose con i suoi pezzi principali da 120 mm e con quelli antiaerei da 40 mm. Continuando a sparare, Robertson manovrò intorno alla Amethyst nel tentativo di prenderla a rimorchio, ma dopo due ore di tentativi dovette desistere: finito sotto il tiro di più batterie cinesi, il Consort dovette interrompere l'azione e ripiegare su Shanghai dopo aver incassato 56 colpi di cannone (più vari altri che lo trapassarono senza esplodere) che provocarono la distruzione della timoneria, della sala radio e delle torri di prua oltre a 12 morti e 30 feriti tra l'equipaggio..

Scesa la notte Weston, benché egli stesso ferito, riuscì a disincagliare la Amethyst dopo aver alleggerito lo scafo di ogni peso inutile, e intorno alle 01:15 del 21 aprile riuscì a far guadagnare alla martoriata unità una nuova posizione presso Hsiao Ho, a due miglia di distanza. Alle prime ore del mattino i britannici fecero un secondo tentativo di soccorrere l'unità: messi in allarme dal pomeriggio precedente, giunsero da Shanghai dopo una sosta notturna a Jiangyin l'incrociatore pesante e la fregata ; il viceammiraglio Madden riteneva che la presenza del London, una grossa unità della classe County di tonnellate di dislocamento e armata con otto cannoni da 203 mm, avrebbe scoraggiato i cinesi dal riprendere le ostilità, ma così non accadde. Verso le 10:36, a circa 15 miglia più a monte dell'ancoraggio di Jiangyin, le due unità finirono sotto il tiro di una batteria dell'EPL, a cui il London rispose con i suoi grossi calibri per circa quattro minuti; intorno alle 11:05, nelle vicinanze di Kuo Chieng Chiang e ormai a 19 miglia di distanza dalla Amethyst, le due unità finirono di nuovo sotto il fuoco dell'artiglieria comunista: un proiettile centrò in pieno la plancia uccidendo il pilota cinese e ferendo diversi ufficiali tra cui il comandante capitano John Hodges, mentre i pezzi controcarro da 37 mm in dotazione ai cinesi sparavano colpi ad alta velocità in grado di perforare le torrette corazzate dell'incrociatore..