Lontana da corti e da salotti letterari, visse subendo la prepotenza dei fratelli, segregata nel proprio castello, dove diede vita alla sua produzione letteraria. La sua breve vita, contrassegnata da isolamento e tristezza, si concluse con il suo assassinio per mano degli stessi fratelli a motivo di una presunta relazione clandestina con il barone Diego Sandoval de Castro, che subì la medesima sorte.

Quasi sconosciuta in vita, Isabella di Morra acquistò una certa fama molto dopo la morte, grazie al recupero dovuto agli studi di Angelo De Gubernatis e di Benedetto Croce: divenne così nota la sua tragica vicenda biografica, ma anche la sua vena poetica, tanto da essere considerata una delle voci più autentiche della poesia italiana del XVI secolo, nonché una pioniera, anticipatrice del Romanticismo..

Non si conoscono informazioni documentate inerenti alla sua vita prima della biografia della famiglia Morra, dal titolo Familiae nobilissimae de Morra historia, pubblicata nel 1629 da Marcantonio, figlio del fratello minore Camillo. Ricerche d'archivio hanno consentito di acquisire notizie sulla famiglia Morra, utili a datare più correttamente eventi che coinvolgono Isabella, anche precedenti alla data del 1629.

Biografia Inizi Nacque a Favale (l'odierna Valsinni, in provincia di Matera) da Giovanni Michele di Morra, barone di Favale, e Luisa Brancaccio, appartenente a un'aristocratica famiglia napoletana. Altri componenti della famiglia erano i fratelli Marcantonio, Scipione, Decio, Cesare, Fabio, Camillo e la sorella Porzia. L'anno preciso di nascita rimane ignoto; generalmente viene riportato quello dedotto da Benedetto Croce, che lo situa poco dopo il 1520,. mentre altri studiosi, come Giovanni Caserta, ritengono sia nata qualche anno prima, ponendo la data intorno al 1516.

A confermare il 1520 come data di nascita ci sono alcuni documenti d'archivio, il cui ritrovamento è dovuto alle successive ricerche di Pasquale MontesanoP. Montesano, La vera storia di Isabella Morra. Vita e morte di una poetessa. Altrimedia Edizioni, Matera, 2022. Infatti, i capitoli matrimoniali tra Giovan Michele Morra e Aloisa Brancaccio portano la data del 7 aprile 1517ARCHIVIO DI STATO NAPOLI (AS-NA), Regia Camera della Sommaria, Attuari diversi, Ordinamento Zeni, fascio 62, fascicolo 6: “Causa creditorum Marci Antonii et Michelis Morra cum Verdella Galiota et aliorum, 1637 e segg.”, f. 92v.. Il contratto dotale precedeva non di molto il matrimonio, che fu celebrato nel mese di giugno. Del 20 giugno 1517 è, infatti, un atto del barone Antonio Morra, rogato in Napoli dal notaio Giovanni Antonio Malfitano, a favore del figlio Giovan Michele, nel quale devolveva a titolo di donazione 200 carlini d’argento provenienti dai beni privati e feudali che possedeva nel distretto di Oriolo della provincia di Calabria, in occasione del matrimonio del primogenito, affinché lo stesso potesse più comodamente vivere e sostenersi con la moglie e i figli … ‹‹[…] ad hoc ut ipse dominus Joannes Michael comodius possit se suam uxorem filios et familiam alere et sustentare››ARCHIVIO DI STATO BENEVENTO (AS-BN), Fondo Pedicini, 9.

Dalla loro unione, in quasi 11 anni di convivenza, nacquero otto figli: Marcantonio, Scipione, Isabella, Decio, Cesare, Fabio, Porzia e Camillo. Solo di quest’ultimo si conosce la data di nascita, il 30 settembre 1528. È uno dei pochissimi riferimenti precisi che fornisce suo figlio Marco Antonio (1561-1618) nella storia della famiglia, pubblicata postuma nel 1629. Il primogenito Marcantonio deve essere nato nel 1518; il secondogenito Scipione e Isabella “coetanea Scipionis” non oltre il 1520. Isabella, assieme al fratello Scipione, poco più grande di lei o forse gemello,. venne educata dal padre, uomo colto e amante della letteratura, che le trasmise l'amore per la poesia.

Giovanni Michele fu costretto a emigrare prima a Roma e infine a Parigi nel 1528, dopo la sconfitta delle truppe di Francesco I di Francia di cui era sostenitore e la vittoria di Carlo V d'Asburgo per il possesso del Regno di Napoli. Scipione seguì il padre a Roma, dove rimase per approfondire gli studi; l’ambasciatore francese presso la Santa Sede ebbe occasione di ammirarlo e lo portò con sé, raggiungendo così il padre a Parigi. Il feudo di Favale, di cui erano titolari i Morra fin dall'epoca normanna, fu alienato per alcuni anni al re di Spagna. Il crimine commesso da Giovanni Michele poté essere perdonato tramite il pagamento di un'ammenda ma lui rimase in Francia servendo nell'esercito e partecipando alla vita culturale della capitale. Dopo varie trattative legali, il territorio tornò ai Morra, e fu conferito al primogenito Marcantonio.Caserta, Isabella di Morra e la società meridionale del Cinquecento, p. 22

A Favale rimase la moglie con i figli (l'ultimogenito Camillo nacque dopo la partenza del padre) e Isabella fu affidata ad un precettore che la istruì negli studi di Petrarca e degli autori latini. I rapporti tra Isabella e i fratelli minori Decio, Fabio e Cesare erano aspri e si incrinarono sempre di più. I fratelli, che, a detta del nipote Marcantonio, il «luogo agreste» aveva reso «feroci e barbari»,. la rinchiusero nel castello di Favale, dove trascorse gran parte della sua breve esistenza. Nel maniero Isabella si dedicò a comporre le sue liriche, trovando nella poesia l'unico conforto per alleviare la solitudine.

Tuttavia, successivi studi hanno dimostrato che Isabella Morra ebbe occasione di uscire dal suo castello, frequentando le corti del tempo. Fu chiamata alla corte di Pietro Antonio Sanseverino, Principe di Bisignano, nei primi mesi del 1543 col ruolo di dama di compagnia di Felicia Sanseverino, secondogenita del Principe e di Giulia Orsini, morta ad aprile del 1538, con la provvigione di 70 ducati all’anno. I mandati di pagamento firmati dalla principessa Erina, seconda moglie di Pietro Antonio, dalla quale dipendeva il personale femminile, erano emessi ogni quattro mesi: il primo del 25 aprile … ad madama Isabella Morra gentildonna di compagnia di la Ill.ma Signora Donna Felicia, docati correnti vinti tre, tarì uno et grana tridici et se li danno ad complimento di sua provisione per tutto li presenti mesi, ad docati settanta lo anno, come appare per un mandato di la Illustrissima Signora Principessa: 23.1.13ARCHIVIO PRIVATO SAVAGLIO, Castrolibero (APSC), Libro et notamento deli denari delo Illustrissimo Principe di Bisignano che pervenirono in potere di me Jacovo Antonio Pappasidero Thesoriero generale di Sua Signoria Illustrissima in lo presente anno 1543, foll. 31v-32.. Gli altri due, con uguale formula e cifra, risultano registrati il 31 agosto ed il 31 dicembre.Ivi, foll. 44, 60; Cfr. P. MONTESANO, Isabella Morra alla corte alla corte dei Sanseverino… cit., pp. 259, 260, 261, con la riproduzione dei documenti.

Per il ruolo che svolgeva, Isabella Morra continuò a percepire regolarmente le sue spettanze nel corso del 1544 e 1545, sempre in tre rate. In quest’ultimo anno il suo compenso era aumentato, superava i 92 ducati. Il terzo mandato di pagamento di fine dicembre, che coincideva con le festività natalizie, le fu anticipato al 30 novembre: ad madama Isabella Morra, dama di compagnia di la Illustrissima Signora Donna Felicia docati correnti quaranta sej tarì tre et grana doi et meczo per tanti li competino ad complimento di sua provisione de la tercza de augusto proximo passato et per tutta la tercza di natale proxima futura 1545 come appare per un mandato del (a) Ill.ma Sig.ra Principessa ….ARCHIVIO PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA, MORANO (APM), Libro et notamento… cit., Anno 1545, annotazione del 30 Novembre. Cfr. P. MONTESANO, Isabella Morra alla corte dei Sanseverino…cit., p. 263, con riproduzione del documento.

Nel 1543, si ritrova nei libri contabili del Principe di Bisignano anche Cesare Morra, che per qualche tempo aveva svolto la funzione di “giardinero” nella tenuta principesca di San Mauro (Corigliano), retribuito il 6 settembre, con nove ducati, quattro tarì e tredici grana, ad complimento di sua provisione per tutto mese di maggio prossimo passato, come appare per un mandato di Sua Signoria Ill.ma.APSC, Libro et notamento…, cit., Anno 1543, f. 48. Cfr. P. MONTESANO, Isabella Morra alla corte alla corte dei Sanseverino… cit., p. 258. Il suo era tutt’altro che un lavoro umiliante per un giovane di nobile rango; aveva ricevuto invece un incarico di direzione, delicato e qualificato, quello di dare un aspetto artistico, architettonico ai giardini nella tenuta più prestigiosa del Principato, con varie decorazioni e abbellimenti. La cura dei giardini, infatti, era un’altra moda del tempo e doveva essere opera di veri artisti, di maestri altamente specializzati. Ai lavori più pratici e manuali provvedevano addetti giornalieri e personale stagionale.

Nell’autunno del 1545 nella corte di Cassano si intensificarono le voci del prossimo fidanzamento tra Felicia Sanseverino promessa ad Antonio Orsini, duca di Gravina e conte di Matera. Con la sottoscrizione dei capitoli matrimoniali agli inizi di maggio del 1546, seguiti dal matrimonio, Felicia Sanseverino si trasferì a Matera, dove fissò la sua residenza nell’antica dimora di Castelvecchio, seguita dalla servitù e dalla sua dama di compagnia Isabella Morra.

Isabella Morra decise dunque di seguire Felicia nella contea di Matera. Si ignora la reazione della madre e dei fratelli a questa sua scelta, che indicava la volontà di allontanarsi definitivamente dal feudo paterno, ma si ritiene non sia stata indolore. Documenti di estrema importanza ai fini della verità storica ci arrivano ancora una volta da alcuni superstiti registri della cancelleria del principe di Bisignano. Atti che, seppure succintamente, fanno chiarezza e determinano la cronologia degli accadimenti, smentendo i tempi riportati da Marco Antonio Morra nella storia della famiglia, a volte artatamente omissiva, come - è il caso di riaffermarlo - di non fare mai cenno ai Sanseverino di Bisignano e al ruolo rivestito dagli zii Isabella e Cesare in quella corte.

È del 6 giugno 1546 un mandato di pagamento di cinque carlini del principe Pietro Antonio a favore di Cataldo Bloisi mandato da Cassano a trovar lo magnifico Bisanci contestabule a Miglionico per recuperar la mula condusse Isabella Morra in Matera.AS-NA, Regia Camera della Sommaria, Attuari Diversi, II Numerazione, Busta n. 81, f. 147. Cfr. P. MONTESANO, La vera storia di Isabella Morra. Vita e morte di una poetessa. Altrimedia Edizioni, Matera, 2022, p. 42. (In Appendice Doc. III, p. 72).. Un ordine per riprendere quella “mula” della scuderia Sanseverino, a dorso della quale aveva viaggiato Isabella o erano stati sistemati i suoi bagagli al seguito della principessa Sanseverino, ora moglie del duca Antonio Orsini. Da questa informazione si deduce che la nuova contessa di Matera, la sua dama di compagnia e alcuni servitori erano arrivati nella nuova destinazione diversi giorni prima, già nell’ultima decade di maggio.

Il rapporto con Don Diego Sandoval de Castro

Isabella ebbe modo di stringere una corrispondenza segreta con Diego Sandoval de Castro, poeta di origine spagnola e barone del vicino paese di Bollita (oggi Nova Siri), nonché castellano di Cosenza. Poeta di qualche reputazione, Sandoval era membro dell'Accademia degli Umidi e nel 1542 aveva pubblicato, a Roma, un volume di rime petrarchiste. I due intrapresero uno scambio segreto di lettere in cui il pedagogo di Isabella svolse il ruolo di intermediario. Si dice inoltre che entrambi ebbero modo di incontrarsi in alcune occasioni in un casale della famiglia Morra, a metà strada tra Favale e Bollita.Raffaele Nigro, Memorie e disincanti: uomini e scritture del Mezzogiorno, Di Girolamo, 2010, p. 261 Di che natura fosse il rapporto tra Diego Sandoval de Castro e Isabella, nella Basilicata remota e al di fuori delle maggiori correnti culturali del tempo, rimane a oggi un mistero.