Origini A Bardonecchia nel 1973 la prima ispezione della Commissione Antimafia al Nord La presenza della ndrangheta in Piemonte si attesta fin dai primi anni '60 nel campo dell'edilizia, nel cosiddetto fenomeno del racket dei cantieri, del cottimismo, e dell'intermediazione abusiva di manodopera concentrato maggiormente nella zona di Bardonecchia e della Val di Susa. Fu favorita dalla forte ondata migratoria, ma soprattutto da quella scellerata legge sul soggiorno obbligato d’inizio anni Sessanta: si trasferivano lontano dalla Sicilia e dalla Calabria i mafiosi, li si isolava e li si rendevano inoffensivi. Non aveva immaginato, il legislatore, che l’iniziativa sarebbe servita soltanto a "esportare" la criminalità.

Bardonecchia è stato il luogo simbolo dell'antico radicamento mafioso al Nord. Il primo mafioso inviato al soggiorno obbligato al Nord Italia, a Bardonecchia, è stato Rocco Lo Presti nel lontano 1963Il primo nel 63 a Bardonecchia La Stampa 17 marzo 2012, e cioè nel momento in cui s'intravedeva l'inizio di un eccezionale sviluppo edilizio mentre erano scarse le imprese di costruzione e manodopera locale. Lo Presti creó un piccola impresa edile a conduzione famigliare che iniziò a prendere piccoli appalti e successivamente appalti pubblici e si inserì così rapidamente nell'ambiente che conquistò una posizione di preminenza su tutte le altre imprese. Nel 1973 lo raggiunse il cugino Francesco Mazzaferro, anche lui inviato al soggiorno obbligato. Insieme domineranno il campo dell'edilizia in Val di Susa. Massicci casi di intermediazione e collocazione abusiva di manodopera, sfruttamento e decurtazione salariale, accompagnati da gravi atti di intimidazione catturarono ben presto l'attenzione della Commissione Parlamentare Antimafia che, attirata dai numerosi articoli sui giornali, mandò a Bardonecchia nel 1973, una delegazione presieduta da Pio La Torre, che accertò la presenza della criminalità organizzata nella località alpina, individuando in Rocco Lo Presti il boss mafioso . L'allora questore di Torino, Emilio Santillo, scrisse un voluminoso dossier sull'infiltrazione della 'ndrangheta in Piemonte, che controllava l'edilizia con particolare riferimento alla figura di Lo Presti e dei suoi legami in affari con le famiglie siciliane degli Inzerillo-Gambino-Spatola-Di Maggio di Palermo e con i Gambino di New York. Si parlò di un intenso traffico d'armi e preziosi proveniente dalla Francia controllato da Lo Presti con il boss della mafia marsigliese Gaetano Tany Zampa e di due omicidi commessi, il cui mandante sarebbe stato Lo Presti. Grazie a questo dossier nel 1975 Lo Presti venne accusato di essere a capo del cosiddetto fenomeno del racket delle braccia e su richiesta del procuratore capo di Torino, Bruno Caccia, venne condannato a tre anni di confino sull'isola dell'Asinara.

Secondo la DNA successivamente si è estesa in vari altri settori dell'illegalità: estorsione, traffico di droga e di armi del gioco d'azzardo. Le 'ndrine presenti sono: gli Ursino e i Belfiore di Gioiosa Jonica, i Lo Presti e i Mazzaferro di Marina di Gioiosa Jonica, i Commisso-Macrì di Siderno, i Morabito, i Bruzzaniti e i Palamara di Africo Nuovo, i Pesce e i Bellocco-Cacciola di Rosarno, i Summa, gli Agresta, i Trimboli e i Barbaro di Platì e infine i Vrenna e i Megna di Crotone, e i Casetto che operano a Torino.

Struttura In Piemonte la 'ndrangheta è strutturata come in Calabria in 'ndrine che formano locali. Nel primo decennio del XXI secolo si viene a conoscenza nell'operazione delle forze dell'ordine Minotauro che anche esponenti della 'ndrangheta piemontese richiedono una Camera di controllo analoga a quella ligure e lombarda.

Locali In Piemonte vi sono insediate 14 localiRelazione semestrale della DIA del 2º semestre 2020, p. 19-20 di cui 9 nella Provincia di Torino.

Locali in Piemontein grassetto le locali attive secondo la 2ª relazione semestrale 2020 della DIALocale'ndrinecapo locale/societànoteLocale di TorinoOrdinanza Crimine del 2010, p.1594 Ursino, Belfiore, Casetto, Aquino-Coluccio, Lo Presti-Ursino, Crea-Simonetti di Stilo e i Ruga di Monasterace A oggi (gennaio 2012) è definito "passivo". Esso gestiva anche il "Crimine" di Torino e dintorni, cioè era responsabile di azioni illecite a beneficio di tutti i locali dell'area.Locale di Siderno a Torino Commisso, Cordì Francesco Tamburi, Giuseppe Catalano (con dote superiore a quella di padrino) Locale attivato dai CommissoLocale di Natile di Careri a Torino Cua-Ietto-Pipicella, Cataldo, Pelle, Carrozza Saverio Napoli (Capo società) Locale attivato dai Cua-Ietto-PipicellaLocale di Carmagnola Bonavota Salvatore Arone Secondo gli inquirenti era attiva da decenni.Locale di Chivasso Gioffrè-Santaiti, Pesce-Bellocco Pasquale Trunfio Esistente almeno dal 1972, il processo Colpo di Coda ne conferma l'esistenza nel 2017.Locale di Collegno Francesco Tamburi Locale di Costigliole d'Asti Catarisano-Stambè-Emma Rocco Zangrà Scoperto con l'operazione Barbarossa di maggio 2018. Sarebbero attivi nel traffico di droga e nelle estorsioni nonché infiltrazioni nelle società di calcio Asti Calcio, Pro Asti Sandamianese, Costigliole Calcio e Motta Piccola California, sono stati segnalati casi di omicidio e tentato omicidio.Locale di Cuorgné Bruzzese, Ursino-Scali Bruno Iaria Fu attivato dai Bruzzese di Grotteria.Locale di Giaveno Locale di Grugliasco Francesco Tamburi Locale di Moncalieri Ursino-Scali, Aquino-Coluccio, Bonavota Rocco Raghiele Creata dagli UrsinoLocale di Nichelino Belfiore, Bonavota Creata dai Belfiore.Locale di Rivoli Ruga-Metastasio Salvatore De Masi Fu chiuso dopo l'arresto di Adolfo Crea e Aldo Cosimo Crea dei Ruga-MetastasioOrdinanza Crimine del 2010, p.1595.Locale di San Mauro Torinese Crea-Simonetti, Lo Presti-Ursino Adolfo e Aldo Cosimo Crea esponenti di spicco (operazione Big Bang del 2016)Locale di San Giusto Canavese Ursino-Scali, Raso-Albanese, Spagnolo-Varacalli Natale Romeo Attivato dagli Spagnolo-Varacalli di Ciminà e Cirella di Platì. Ultima operazione: Cerbero del 2019.'Ndrina distaccata a Salassa, Rivarolo Canavese e Castellamonte, Ozegna, Favria e Front Antonino Occhiuto Locale di Santhià Locale di Volpiano Trimboli, Marando, Agresta, Barbaro Francesco Perre In principio fu capo-locale Natale Agresta, poi Pasquale Marando, poi passò a Domenico Marando. Quando fu arrestato fu sostituito da Vincenzo Portolesi, poi passò a Francesco Costanzo, poi ad Antonio Agresta che fu capo locale fino all'operazione Minotauro, per ultimo Francesco Perre. Il locale fu attivato dai Barbaro. Ultima operazione: Cerbero del 2019.Locale di Natile di Careri ad Alessandria Trimboli, Cua-Ietto-Pipicella Traffico di droga (Operazione Chiosco Grigio del 2009), il locale di 'ndrangheta viene citato anche da Rocco Varacalli nel 2012.Locale del Basso Piemonte Bruno Francesco Pronestì Rivelato dall'operazione Maglio-Albachiara, è collegato alle 'ndrine dei Raso, Gullace, Albanese, di Cittanova e operanti in Liguria.Locale di Bra Luppino Salvatore e Francesco Luppino sono due esponenti di spicco della localeLocale di Livorno Ferraris Aquino-Coluccio Pasquale Maiolo Il processo Colpo di Coda ne conferma l'esistenza nel 2017.

Storia In Piemonte la 'ndrangheta è presente e molto ben ramificata in tutte le province fin dagli anni '60, e in vari settori dell'illegalità: edilizia, prostituzione, estorsione, traffico di droga e di armi, gioco d'azzardo e imprenditoria.

Anni '60

L'omicidio Timpano Nel dicembre del 1969 a Exilles lungo la statale della Val di Susa viene trovato il cadavere di Vincenzo Timpano, appena arrivato da Grotteria. È stato ucciso dal cognato Giuseppe Oppedisano, che a sua volta è cognato di Rocco Lo Presti. Il cadavere è stato cosparso di benzina e dato alle fiamme. Viene trovata sul luogo del delitto l'Alfa Romeo 1750 di proprietà di Lo Presti. Oppedisano confessa, ma non rivelerà mai il movente. Lo Presti, ha invece un alibi inattaccabile. Era in volo su un aereo verso il sud Italia.

L'omicidio D'Aguanno Nel giugno del 1970 viene trovato a Moncalieri in una discarica abbandonata il cadavere di Luigi D'Aguanno, un ricettatore appena uscito di galera. Qualcuno dice che abbia pagato con la vita una soffiata alla polizia. Viene fermato per l'omicidio Carmine Messina a bordo dell'auto di proprietà di Rocco Lo Presti. Anche questa volta, come per l'omicidio Timpano, Lo Presti, risulta essere in volo su un aereo diretto in Calabria.

Anni '70 La strage del 1º maggio Il 1º maggio 1971 è la Festa dei Lavoratori. Ottomila torinesi sono in piazza Vittorio Veneto a Torino per la tradizionale sfilata. In un bar sotto i portici alcuni immigrati calabresi parlano sottovoce. Stanno discutendo con Carmelo Manti, intonacatore cottimista. All'improvviso il Manti si alza, estrae una pistola, spara e uccide i quattro compaesani e si confonde tra la folla. Lascia a terra Domenico Parisi, Giuseppe Prochilo, Alfredo Muoio e Franco Maltraversi. Sono "mercanti di braccia" che esigono il pagamento della tangente. Deve loro quasi 2 milioni di lire. Giuseppe Prochilo, boss del racket dell'edilizia è il luogotenente di Rocco Lo Presti. La strage del 1º maggio alza il velo e rompe il fronte di omertà sul racket dell'edilizia. Arrestato e interrogato dal giudice, il Manti, rivela ogni segreto sul racket. Racconta di appalti e subappalti, cottimismo, sfruttamento, tangenti. Torino scopre un'organizzazione germogliata sulla miseria e sulla sofferenza di tanti immigrati. Rivela i nomi dei boss che controllano il racket. Tra i nomi c’è anche quello di Rocco Lo Presti.

Il tentato omicidio di don Mico Tripodo Il 15 ottobre 1973, due killer sparano ad Avigliana il boss della 'ndrangheta calabrese don Mico Tripodo, che si era allontanato dal soggiorno obbligato di Fondi in provincia di Latina. Mancano la vittima ma feriscono la moglie e il figlio. La presenza di Tripodo era frequentemente segnalata a Bardonecchia.

Il locale di Chivasso, l'assalto al banco di Roma a Volpiano e l'inizio della stagione dei sequestri

Le prime prove accertate sono datate 1972, quando un affiliato, ora pentito, ha fatto richiesta formale di aderire al locale di Chivasso, in provincia di Torino. Tra il 1977 e il 1978 viene assaltato dalle 'ndrine per ben due volte il banco di Roma di Volpiano, comune della provincia di Torino.

Il sequestro-omicidio Ceretto Il Piemonte fu inoltre, toccato dalla stagione dei sequestri. Tra gli anni '70 e gli anni '80 sono stati registrati 37 casi di sequestri di persona e precisamente tra il 1973 e il 1984. Uno dei più clamorosi sequestri di persona compiuti dalla 'ndrangheta in Piemonte negli anni Settanta per il triste epilogo, fu il sequestro-omicidio di Mario Ceretto, un ricco industriale di Cuorgnè, rapito la sera del 23 maggio 1975 e ritrovato morto una settimana più tardi in un campo abbandonato a Orbassano. Verrà arrestato come uno dei mandanti Rocco Lo Presti. Assolto in primo grado, verrà condannato in appello a 26 anni di reclusione. Ma nel dicembre del 1982 la Cassazione annulla clamorosamente per irregolarità la sentenza, e rinvia gli atti alla Corte d'appello di Genova e il giudizio si conclude con un'assoluzione per insufficienza di prove, escludendo Lo Presti definitivamente da ogni coinvolgimento nel caso Ceretto. Anni più tardi si scoprirà che non è stata del tutto casuale questa decisione da parte della Suprema Corte. Rocco Lo Presti avrebbe dato, all'archivista del Vaticano, monsignor Don Simeone Duca, 30 milioni di lire per una sua intercessione presso il magistrato della Corte di Cassazione di Claudio Rendina.

La faida di Ciminà arrivò anche in Piemonte